Polemica sui ristori post ciclone tra la Meloni e La Vardera. L’impugnativa per motivi di diritto potrebbe essere superata senza andare innanzi alla Consulta

Dalla polemica sui social alla controversia giuridica sull’esenzione del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva): il caso dei ristori in Sicilia apre un doppio fronte tra Governo nazionale e Regione, con possibili soluzioni legislative per evitare il giudizio della Corte Costituzionale

Sintesi

Uno scambio diretto tra la presidente del Consiglio e un deputato regionale siciliano accende il dibattito politico sui ristori destinati alle aree colpite dal ciclone Harry. La polemica nasce dall’impugnazione della legge regionale siciliana da parte del Governo per presunti contrasti con la normativa nazionale sul DURC. Il confronto si sviluppa tra accuse politiche e difese istituzionali con riferimenti anche al risultato referendario. Tuttavia trattasi invece di tutta evidenza di una questione giuridica legata alla legittimità dell’esenzione contributiva per le imprese danneggiate. Si apre quindi un doppio binario tra contenzioso davanti alla Corte Costituzionale e possibile soluzione politica tramite modifica normativa nazionale. Il Governo valuta infatti una deroga estesa anche ad altre regioni colpite. In attesa di una decisione definitiva la norma regionale resta applicabile e i ristori possono essere erogati.

Articolo

Uno scambio notturno, reso pubblico sui social, riporta al centro del confronto istituzionale il rapporto tra Governo nazionale e Regione Siciliana. Protagonisti della vicenda sono Giorgia Meloni e Ismaele La Vardera, autore della pubblicazione che ha diffuso il contenuto di un messaggio privato ricevuto tramite WhatsApp. Nel messaggio attribuito alla presidente del Consiglio si legge una dura critica al metodo politico adottato dal deputato: “che modo vergognoso di fare politica, il cambiamento…”. La replica del parlamentare regionale insiste invece sulla legittimità della critica, rivendicando il diritto di sollevare dubbi sulla tempistica della decisione del Consiglio dei ministri e collegandola anche al clima politico successivo a un recente referendum.

L’origine dello scontro risiede nell’impugnazione da parte del Governo della legge regionale siciliana che prevedeva ristori pari a 40,8 milioni di euro per i territori colpiti dal ciclone Harry nel gennaio scorso. Il nodo centrale riguarda l’esenzione dal DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva, certificazione che attesta la regolarità dei versamenti previdenziali e assicurativi verso INPS, Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, INAIL, Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, e casse edili).

Secondo il Governo, su impulso del Ministero del Lavoro e dell’INPS, la norma regionale presenta criticità giuridiche in quanto formulata in termini generici e potenzialmente in contrasto con la normativa statale, che considera il DURC requisito essenziale sia per l’erogazione di contributi pubblici sia per la partecipazione a procedure di appalto. L’impugnativa si configura quindi come atto dovuto sotto il profilo tecnico-giuridico, più che come scelta discrezionale di natura politica. La vicenda si inserisce in una sequenza cronologica che parte dagli eventi calamitosi di gennaio, prosegue con l’approvazione della legge regionale sui ristori, quindi con la segnalazione tecnica dell’INPS, l’intervento del Ministero del Lavoro e infine la decisione del Consiglio dei ministri di impugnare la norma davanti alla Corte Costituzionale. Parallelamente si sviluppa il confronto politico amplificato dai social e dalle dichiarazioni pubbliche.

Sul piano giuridico, la Regione Siciliana si prepara a difendere la propria posizione richiamando precedenti recenti: durante l’emergenza Covid (malattia infettiva da coronavirus) e in occasione delle gravi emergenze legate agli incendi degli anni passati, i ristori sarebbero stati erogati anche in assenza di DURC senza rilievi da parte dello Stato. Questo elemento potrebbe rafforzare la linea difensiva davanti alla Consulta (Corte Costituzionale).

Ma il ciclone Harry ha colpito anche Calabria e Sardegna, da cui emergono richieste analoghe di sostegno economico con modalità semplificate. In questo contesto si inserisce la possibile soluzione politica: il Governo starebbe valutando l’introduzione di una deroga normativa nazionale che consenta, in via eccezionale, l’erogazione dei ristori senza obbligo di DURC per tutte le imprese danneggiate nelle tre regioni.

L’iniziativa sarebbe allo studio del Ministero del Lavoro guidato da Elvira Calderone, in raccordo con il Ministero dell’Economia e delle Finanze diretto da Giancarlo Giorgetti, con l’obiettivo di inserire un emendamento nella fase di conversione del decreto-legge n. 25, provvedimento che destina circa 1 miliardo di euro ai territori colpiti dal ciclone.

Se questa soluzione legislativa dovesse concretizzarsi, la controversia davanti alla Corte Costituzionale perderebbe rilevanza, trovandosi innanzi ad un nuovo quadro nazionale. In caso contrario, il contenzioso seguirebbe il suo iter ordinario innanzi alla Corte costituzionale con tempi più lunghi e incertezza sugli esiti. Nel frattempo, sul piano operativo, la norma regionale resta efficace. Come chiarito dall’Avvocatura regionale, nelle more del giudizio (fase transitoria in attesa di decisione definitiva), i ristori già concessi possono essere erogati e le pratiche amministrative proseguire senza interruzioni, garantendo un primo livello di risposta economica ai territori colpiti. Ma pur sempre nelle more di una controversia davanti alla Consulta.