Sintesi
Nel 2025 in Sicilia aumentano i Comuni senza sportelli bancari arrivando a 152 con un incremento rispetto all’anno precedente. La riduzione delle filiali e del personale evidenzia un progressivo arretramento dei servizi finanziari sul territorio. I sindacati e le associazioni segnalano un impatto negativo su cittadini fragili e imprese locali. La digitalizzazione viene indicata come fattore ambivalente che senza adeguato supporto rischia di ampliare le disuguaglianze. Il fenomeno si inserisce in un quadro più ampio di trasformazione del sistema creditizio e di spopolamento territoriale.

Articolo
L’analisi più recente della Banca d’Italia sull’articolazione territoriale degli istituti di credito fotografa una situazione sempre più critica in Sicilia, dove il fenomeno della desertificazione bancaria continua a intensificarsi nel corso del 2025. Il numero dei Comuni privi di sportelli bancari sale a 152, con un incremento di 3 unità rispetto al 2024, confermando una tendenza già consolidata negli anni precedenti e coerente con il calo demografico che interessa ampie aree dell’Isola.

La contrazione riguarda anche il numero complessivo delle filiali, che nell’arco di un anno passa da 1.024 a 997 unità con una riduzione pari a 27 sportelli. Questo arretramento si riflette nel rapporto tra presenza bancaria e popolazione, che si attesta a 21 sportelli ogni 100.000 abitanti, un dato tra i più bassi a livello nazionale e superiore soltanto a quello registrato in regioni come Campania e Calabria. Il punto più critico si registra nella provincia di Palermo, dove si tocca una soglia particolarmente bassa.

L’analisi territoriale evidenzia squilibri marcati tra le diverse aree provinciali. Nel Palermitano si contano 31 Comuni privi di sportelli, mentre nella provincia di Messina soltanto 36 Comuni su 108 dispongono di almeno una filiale. La copertura risulta ancora più limitata nell’Agrigentino con 30 Comuni serviti su 43 e nel Trapanese con 18 su 25, delineando un quadro di progressiva rarefazione dei servizi finanziari.
Parallelamente si registra una riduzione dell’occupazione nel settore bancario, con 282 posti di lavoro in meno nell’ultimo anno, elemento che contribuisce ad aggravare la fragilità del sistema economico locale. Secondo Giuseppe Gargano, segretario generale della UILCA Sicilia, si tratta di “un processo non arrestabile nel silenzio evidente della politica e delle istituzioni”, destinato a produrre conseguenze pesanti soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione e per il tessuto produttivo regionale, con il rischio di favorire fenomeni illegali come l’usura.
Nella stessa direzione si colloca l’analisi di Gabriele Urzì, rappresentante della FABI a Palermo, che sottolinea come il sistema bancario stia attraversando una fase complessa di trasformazione. Da un lato si registra una crescente spinta verso la digitalizzazione dei servizi, dall’altro emerge un deficit strutturale di presidi fisici che incide profondamente sulla vita quotidiana dei cittadini. La chiusura delle filiali non rappresenta soltanto una riduzione numerica ma un cambiamento sostanziale che altera le dinamiche sociali ed economiche locali.
La digitalizzazione, pur non essendo di per sé un elemento negativo, diventa problematica quando si configura come unica modalità di accesso ai servizi. In assenza di adeguati strumenti di accompagnamento, com’erano ad esempio fino all’anno passato nell’Isola i “facilitatori digitali“, essa rischia di trasformarsi in un fattore di esclusione per anziani e cittadini con basso livello di istruzione, per i quali l’utilizzo dei servizi bancari online non risulta immediato né sempre sicuro. Anche il sistema produttivo ne risente, con imprese e artigiani che perdono interlocutori diretti e relazioni consolidate.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda l’aumento delle truffe informatiche, fenomeno che secondo gli operatori del settore presenta una correlazione con la riduzione della presenza fisica delle banche sul territorio. La minore assistenza diretta espone infatti gli utenti a maggiori rischi nell’utilizzo degli strumenti digitali.
Sul piano istituzionale interviene anche Mario Emanuele Alvano, segretario generale della ANCI Sicilia, che evidenzia come la contrazione degli sportelli nelle aree interne e montane rappresenti un segnale allarmante di arretramento dei servizi essenziali. In molti territori l’unico presidio rimasto è quello di Poste Italiane, che svolge una funzione finanziaria sempre più rilevante, assumendo un ruolo sostitutivo rispetto al sistema bancario tradizionale.
Il quadro complessivo indica dunque una trasformazione profonda del sistema creditizio regionale, inserita in un contesto più ampio di cambiamenti economici e sociali. La progressiva riduzione degli sportelli comporta un aumento delle distanze tra cittadini e servizi, specialmente tra la terza età, una diminuzione delle opportunità e un aggravamento delle difficoltà quotidiane, delineando un processo che, se non governato con politiche adeguate, soprattutto di guida digitale, rischia di amplificare le disuguaglianze territoriali e sociali.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









