Il Consiglio dei ministri impugna la legge siciliana sui ristori per i danni del maltempo di gennaio 2026. La giurisprudenza corrente

Dal Consiglio dei Ministri del 27 marzo 2026 alla proroga per Stromboli fino al ricorso contro la norma regionale sui ristori post-maltempo: criticità su DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) ed esenzioni nei canoni demaniali

Sintesi

Il Consiglio dei Ministri del 27 marzo 2026 ha prorogato lo stato di emergenza per Stromboli dopo gli eventi del 19 e 20 ottobre 2024 e ha impugnato la legge siciliana sui ristori per i danni del maltempo di gennaio 2026. La contestazione riguarda norme su DURC e concessioni ritenute in contrasto con la Costituzione e con la tutela della concorrenza. I contributi già erogati rischiano effetti incerti tra possibili recuperi e verifiche. Il confronto istituzionale richiama precedenti della giurisprudenza costituzionale che limita deroghe generalizzate. Restano aperti scenari tra modifica della legge regionale o giudizio davanti alla Corte costituzionale.

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Il Consiglio dei Ministri si è riunito venerdì 27 marzo 2026 alle ore 17.05 a Palazzo Chigi sotto la guida del Presidente Giorgia Meloni, con segretario il Sottosegretario Alfredo Mantovano. Nel corso della seduta, su proposta del Ministro per la protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci, è stata approvata la proroga di 12 mesi dello stato di emergenza già deliberato per gli eccezionali eventi meteorologici verificatisi il 19 e 20 ottobre 2024 sull’isola di Stromboli, nel territorio del comune di Lipari. La misura si inserisce nel quadro normativo della gestione straordinaria delle calamità, disciplinata dal Codice della protezione civile.

Parallelamente, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, il Governo ha esaminato 16 leggi regionali deliberando l’impugnazione della legge della Regione siciliana n. 3 del 30/01/2026, relativa agli interventi urgenti per i danni causati dal maltempo del 19, 20 e 21 gennaio 2026. Secondo l’esecutivo nazionale, alcune disposizioni eccedono le competenze statutarie regionali e si pongono in contrasto con l’articolo 117 della Costituzione, che attribuisce allo Stato competenze esclusive in materia di tutela della concorrenza e previdenza sociale.

Il nodo della contestazione riguarda due norme specifiche. La prima contestata introduce l’esenzione dall’obbligo di presentazione del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva), requisito essenziale per accedere a contributi pubblici e partecipare a gare. Tale deroga, priva di una delimitazione precisa dei soggetti beneficiari, viene considerata dal Governo eccessivamente generica e potenzialmente lesiva dell’equilibrio competitivo tra imprese. La seconda disposizione prevede l’esonero dal pagamento dei canoni concessori per il 2026 per le concessioni demaniali marittime a finalità turistico-ricreativa, sportiva e nautica, misura anch’essa ritenuta distorsiva della concorrenza su scala nazionale.

La sequenza degli atti mostra un iter già segnato da rilievi preventivi. Il 04 febbraio 2026 il Commissario dello Stato aveva segnalato criticità alla Regione Siciliana, seguite da osservazioni del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze). Nonostante ciò, la norma è stata approvata dall’ARS (Assemblea Regionale Siciliana) e ha dato avvio all’erogazione dei ristori. All’inizio di marzo risultavano circa 1200 domande e oltre 7 milioni di euro già distribuiti tramite l’assessorato alle Attività produttive e Irfis (Istituto Regionale per il Finanziamento alle Industrie in Sicilia).

La giurisprudenza della Corte costituzionale risulta consolidata nel ritenere illegittime deroghe generalizzate alla regolarità contributiva, anche in presenza di emergenze, salvo casi rigorosamente circoscritti e motivati. Durante la pandemia da COVID-19 erano state introdotte eccezioni temporanee, ma in un contesto normativo straordinario e uniforme a livello nazionale, elemento che qui risulta assente.

Sul piano politico-istituzionale, la vicenda apre un cortocircuito tra il Governo nazionale e l’esecutivo regionale guidato da Renato Schifani, che aveva sostenuto la necessità di interventi rapidi per sostenere imprese e stabilimenti balneari colpiti dal ciclone Hany. Tuttavia, secondo Roma, tali misure rischiano di alterare il mercato e di generare effetti discriminatori.

Le prospettive restano incerte. Il Governo potrebbe optare per una soluzione negoziale con la Regione, inducendo una modifica o abrogazione della legge per evitare il contenzioso, oppure proseguire fino al giudizio della Corte costituzionale. In entrambi i casi, si pone il problema dei contributi già erogati, che potrebbero essere oggetto di recupero o revisione qualora la norma venisse dichiarata incostituzionale. La vicenda evidenzia ancora una volta la tensione tra esigenze emergenziali locali e vincoli giuridici nazionali ed europei in materia di concorrenza e finanza pubblica.