Sintesi
Il 30 gennaio 2026 la Regione Siciliana ha approvato una legge per sostenere le imprese danneggiate dal maltempo con circa 41 milioni di euro. Il 04 febbraio emergono rilievi del Commissario dello Stato e del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze). Il 27 marzo 2026 il Consiglio dei Ministri impugna la norma per violazione dell’articolo 117 della Costituzione. Il nodo principale riguarda l’esenzione dal DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) e l’esonero dei canoni demaniali. La Regione ridimensiona il problema parlando di questione tecnica risolvibile. Le Opposizioni denunciano errori e cattiva gestione. Le imprese temono effetti sui ristori già concessi. Il contesto normativo richiama precedenti giurisprudenziali contrari a deroghe generalizzate. Restano aperti scenari tra modifica della legge e giudizio della Corte costituzionale.

Articolo
La vicenda prende forma quando il 30 gennaio 2026 quando l’ARS (Assemblea Regionale Siciliana) approva una norma urgente destinata a sostenere le imprese colpite dagli eventi meteorologici del ciclone Harry tra il 19 e il 23 gennaio, con uno stanziamento di circa 41 milioni di euro. Il provvedimento nasce in un contesto emergenziale legato ai danni provocati dal ciclone Hany e mira a garantire ristori immediati al tessuto economico locale.

Già il 04 febbraio 2026 emergono le prime criticità. Il Commissario dello Stato segnala rilievi sulla compatibilità della norma con il quadro costituzionale, seguiti dalle osservazioni del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze), che evidenziano possibili contrasti con la disciplina nazionale in materia di concorrenza e previdenza sociale. Nonostante tali segnalazioni, la legge prosegue il proprio iter ed entra in vigore, consentendo l’avvio delle erogazioni. A inizio marzo risultano circa 1200 istanze presentate e oltre 7 milioni di euro già distribuiti attraverso l’assessorato alle Attività produttive e Irfis (Istituto Regionale per il Finanziamento alle Industrie in Sicilia).

Il 27 marzo 2026 il Consiglio dei Ministri, riunito a Palazzo Chigi sotto la presidenza di Giorgia Meloni con segretario Alfredo Mantovano, su proposta del ministro Roberto Calderoli decide di impugnare la legge regionale. La contestazione si fonda sull’articolo 117 della Costituzione, che attribuisce allo Stato competenze esclusive in materia di tutela della concorrenza e previdenza sociale.
Il punto centrale riguarda il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva), certificazione obbligatoria che attesta la regolarità di un’impresa nei versamenti contributivi e fiscali. La legge siciliana introduce una deroga generalizzata a tale obbligo per le aziende danneggiate dal ciclone, consentendo loro di accedere ai contributi pubblici senza presentare il documento. Secondo il Governo nazionale, questa previsione risulta troppo ampia e non delimitata, configurando un potenziale squilibrio competitivo tra imprese e una violazione delle norme statali.
Un secondo elemento di criticità riguarda l’esenzione dal pagamento dei canoni concessori per il 2026 relativa alle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreativa, sportiva e nautica. Anche questa misura viene considerata distorsiva del mercato su scala nazionale, poiché altera le condizioni di concorrenza tra operatori economici.
Dal punto di vista giuridico, la posizione dello Stato si inserisce in un orientamento consolidato della Corte costituzionale, che ha più volte ritenuto illegittime deroghe generalizzate alla regolarità contributiva, ammettendo eccezioni solo in presenza di circostanze straordinarie rigidamente circoscritte e disciplinate a livello nazionale, come avvenuto durante l’emergenza COVID-19.
Sul piano istituzionale, Il Governo regionale siciliano di centrodestra guidato dal presidente Renato Schifani, ridimensiona la portata dell’impugnativa, definendola una questione tecnica limitata al DURC e assicurando che il Governo nazionale interverrà con una norma correttiva in sede di conversione del decreto-legge sugli aiuti. L’assessore regionale del territorio e dell’ambiente, Giusi Savarino, avvocato, ribadisce la continuità delle misure a sostegno dei balneari.
Le Opposizioni, tuttavia, contestano duramente questa lettura. Michele Catanzaro presidente del gruppo parlamentare del Partito democratico all’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) denuncia l’approssimazione dell’Esecutivo regionale, mentre il segretrio regionale del PD Anthony Barbagallo critica il coordinamento tra Governo nazionale e regionale. Anche esponenti del Movimento 5 Stelle come Dolores Bevilacqua e Nuccio Di Paola sottolineano la gravità della situazione e la carenza di dialogo istituzionale.
Di segno opposto le posizioni della Maggioranza. Stefano Pellegrino capogruppo all’Ars di Forza Italia, respinge le accuse definendole strumentali mentre Nino Germanà senatore e commissario regionale della Lega in Sicilia, parla di interpretazioni distorte da parte delle Opposizioni.
Le prospettive restano aperte. Il Governo potrebbe intervenire con una modifica normativa per sanare i profili critici oppure proseguire nel contenzioso davanti alla Corte costituzionale. In caso di dichiarazione di illegittimità, si porrebbe il problema della sorte dei contributi già erogati, con possibili richieste di restituzione o revisione.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









