Sintesi
La nuova tensione geopolitica in Medio Oriente ha interrotto parte delle forniture energetiche dal Golfo Persico ma secondo il presidente di Enel Paolo Scaroni la situazione non produrrà uno shock paragonabile alla crisi del 2022. Il dirigente evidenzia che le scorte mondiali di petrolio nei Paesi dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sono molto elevate e potrebbero evitare carenze di greggio e ridurre la pressione sui prezzi. Più delicata la situazione del gas naturale liquefatto proveniente dal Qatar, anche se per l’Italia la quota copre solo una parte limitata del fabbisogno complessivo e gli stoccaggi nazionali restano superiori alla media europea. Scaroni ritiene inoltre che il conflitto regionale possa trovare una soluzione negoziale nel breve periodo per interesse degli stessi attori coinvolti, mentre sul lungo termine resta aperto il tema del possibile ritorno delle forniture energetiche russe dopo la guerra in Ucraina. L’analisi si inserisce nel quadro delle politiche europee di sicurezza energetica e della progressiva diversificazione delle fonti avviata dopo il 2022.

Articolo
La nuova crisi geopolitica che coinvolge il Medio Oriente e il Golfo Persico ha riacceso i timori di un’altra emergenza energetica globale. Tuttavia, secondo l’analisi di Paolo Scaroni, presidente di Enel e già amministratore delegato di Eni, lo scenario attuale non riprodurrà lo shock energetico vissuto dall’Europa nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina. In un’intervista al quotidiano economico “Il Sole 24 Ore” il manager sostiene che la situazione, pur complessa, presenta condizioni strutturali differenti e dispone di margini di stabilizzazione più rapidi.

Scaroni osserva che il blocco temporaneo di alcune rotte energetiche nel Golfo Persico ha provocato interruzioni nelle spedizioni di petrolio e gas naturale liquefatto. Tuttavia ritiene probabile una svolta nel breve periodo poiché la prosecuzione di un conflitto su larga scala non conviene a nessuna delle parti coinvolte. Il dirigente cita anche il comportamento storicamente pragmatico dei dirigenti iraniani, spesso indicati con il termine “pasdaran” (Corpo delle guardie della rivoluzione islamica dell’Iran, struttura militare e ideologica nata dopo la rivoluzione del 1979), che in passato hanno dimostrato capacità di compromesso per preservare stabilità interna e potere politico.

Sul piano militare Scaroni sottolinea che l’Iran appare in una posizione strategica fragile. Secondo diverse analisi occidentali, l’Iran disporrebbe di difese limitate contro attacchi aerei e navali, mentre Stati Uniti e Israele possiedono una superiorità tecnologica significativa. Anche quando Teheran ha reagito colpendo obiettivi all’estero con droni o missili, le operazioni hanno avuto un impatto contenuto. In questo quadro il dirigente ritiene plausibile che le ostilità possano terminare con un compromesso politico piuttosto che degenerare in un conflitto prolungato.
Il contesto regionale resta tuttavia complesso. I rapporti tra l’Iran e molti Stati del Medio Oriente sono storicamente tesi per motivi politici, religiosi e culturali. Teheran rappresenta infatti una repubblica islamica con caratteristiche istituzionali particolari in un’area dominata invece da monarchie. Inoltre la maggioranza della popolazione iraniana segue l’islam sciita mentre gran parte dei Paesi vicini è di tradizione sunnita. A ciò si aggiunge una differenza etnica e linguistica rilevante, poiché gli iraniani appartengono al gruppo indoeuropeo mentre molti Stati dell’area sono arabi.
Un ulteriore elemento di rischio riguarda la sicurezza delle rotte marittime nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per una quota rilevante del commercio mondiale di petrolio. Alcuni leader politici internazionali, tra cui Donald Trump, hanno ipotizzato il ricorso a scorte militari per le petroliere e assicurazioni a basso costo per incentivare il traffico commerciale. Scaroni ricorda però che la protezione delle navi mercantili rappresenta un’operazione complessa. Oltre ai tradizionali siluri esistono nuove minacce tecnologiche come imbarcazioni senza equipaggio cariche di esplosivo o mine navali magnetiche telecomandate, strumenti che rendono più difficile la difesa delle rotte marittime.
Dal punto di vista energetico il dirigente distingue nettamente tra petrolio e gas naturale. Nel caso del greggio la situazione appare relativamente rassicurante. Nei Paesi membri dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) le scorte complessive sono stimate attorno a circa 4 miliardi di barili tra petrolio e prodotti raffinati. Questo livello di riserve consentirebbe di compensare eventuali interruzioni temporanee dell’offerta e limitare forti oscillazioni dei prezzi.
Diverso il discorso per il gas naturale, in particolare per il Gnl (gas naturale liquefatto, cioè metano raffreddato fino a circa meno 162 gradi per essere trasportato via nave). Gli stoccaggi globali sono meno abbondanti e un rallentamento nella ripresa della produzione potrebbe generare tensioni sul mercato internazionale. L’eventuale sospensione delle forniture dal Qatar colpirebbe soprattutto i Paesi asiatici come India, Pakistan, Bangladesh e Cina, che rappresentano i principali destinatari delle esportazioni del Paese del Golfo.
Per l’Italia il Qatar resta un fornitore importante ma non decisivo. Circa il 30% delle importazioni italiane di Gnl proviene da Doha ma tale volume copre approssimativamente l’8% del fabbisogno energetico complessivo. Inoltre il sistema italiano dispone di stoccaggi di gas relativamente elevati rispetto ad altri Paesi europei e l’avvicinarsi della stagione primaverile riduce la domanda per il riscaldamento. In questo contesto Scaroni ritiene improbabili difficoltà di approvvigionamento nei prossimi 2-3 mesi, mentre eventuali criticità potrebbero emergere soltanto nel caso in cui il blocco delle esportazioni qatariote si prolungasse fino all’estate, periodo in cui gli Stati europei iniziano a riempire nuovamente i depositi in vista dell’inverno.
Il confronto con la crisi del 2022 resta significativo. In quell’anno il prezzo del gas naturale sul mercato europeo TTF (Title Transfer Facility, principale hub virtuale di scambio del gas nei Paesi Bassi e riferimento per l’Europa) raggiunse il picco di circa 340 euro per megawattora. Attualmente i valori si collocano intorno ai 50 euro per megawattora, livello ancora elevato ma molto distante dalle punte registrate durante lo shock energetico successivo alla riduzione delle forniture russe.
La rottura con Mosca, avvenuta dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022 e sancita da numerosi pacchetti di sanzioni europee, ha profondamente modificato la struttura degli approvvigionamenti energetici del continente. L’Unione europea ha progressivamente sostituito il gas russo con forniture di Gnl provenienti da Stati Uniti, Qatar e altri produttori globali, oltre a rafforzare l’importazione tramite gasdotti dal Nord Africa e dall’Azerbaigian. Questa diversificazione ha aumentato la sicurezza energetica ma ha comportato costi economici rilevanti.
Scaroni ricorda tuttavia che la Russia rimane uno dei maggiori produttori di gas al mondo e dispone di tre grandi gasdotti storicamente collegati con il mercato europeo. In uno scenario futuro caratterizzato da un accordo di pace in Ucraina e da un cambiamento politico a Mosca, non si può escludere una graduale riapertura dei flussi energetici. Molte raffinerie europee, incluse quelle italiane, sono state progettate per lavorare il greggio Urals, la miscela petrolifera russa importata per decenni sin dall’epoca di Enrico Mattei, fondatore dell’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi).
La rinuncia alle forniture russe, pur considerata da molti governi europei una scelta eticamente e politicamente necessaria, ha rappresentato quindi un sacrificio significativo sul piano della sicurezza degli approvvigionamenti. Per questo motivo, secondo l’analisi di Scaroni, una politica energetica efficace dovrebbe sempre puntare su una rete di fonti diversificate e abbondanti, riducendo la dipendenza da singoli fornitori e mantenendo margini di flessibilità nei mercati globali dell’energia.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









