Disoccupazione ai minimi storici al 5,1%, ma crescono inattività e divari tra generazioni e genere

I dati dell’Istat indicano un miglioramento dell’occupazione complessiva in Italia con il tasso più basso dall’inizio delle serie storiche nel 2004. Tuttavia aumentano gli inattivi e persistono difficoltà strutturali per donne e giovani, mentre il lavoro cresce soprattutto tra gli over 50

Sintesi

Il mercato del lavoro italiano registra a gennaio un tasso di disoccupazione al 5,1%, il valore più basso dall’inizio delle serie storiche dell’Istat (Istituto nazionale di statistica) nel 2004, con 70mila occupati in più rispetto al mese precedente e 99mila disoccupati in meno. L’incremento dell’occupazione porta il tasso generale al 62,6%, ma l’aumento riguarda quasi esclusivamente gli uomini mentre la partecipazione femminile e quella dei giovani tra 15 e 24 anni restano deboli. Parallelamente cresce il numero degli inattivi che raggiunge 12,6 milioni di persone, segnalando che una parte del calo della disoccupazione deriva dall’uscita di molti individui dalla ricerca di lavoro. Il confronto europeo mostra un tasso di disoccupazione complessivo italiano inferiore alla media dell’Eurozona e dell’Unione Europea, ma una disoccupazione giovanile ancora elevata rispetto agli altri Paesi membri. Economisti e istituzioni sottolineano quindi un quadro con elementi positivi ma anche fragilità strutturali, legate soprattutto alla partecipazione femminile, alla condizione dei giovani e all’aumento del lavoro autonomo.

Articolo

Il mercato del lavoro italiano mostra segnali di miglioramento ma anche nuove fragilità strutturali. I dati diffusi dall’Istat (Istituto nazionale di statistica, ente pubblico che produce le principali statistiche ufficiali del Paese) indicano che a gennaio il tasso di disoccupazione è sceso al 5,1%, il livello più basso registrato dall’avvio delle serie storiche nel 2004. Rispetto a dicembre si contano 70mila occupati in più e 99mila persone disoccupate in meno, mentre il tasso di occupazione cresce al 62,6% con un aumento di 0,2 punti percentuali.

Il miglioramento complessivo non riguarda però tutte le categorie della popolazione. L’incremento dell’occupazione è dovuto quasi interamente alla crescita del lavoro maschile. Il tasso di occupazione degli uomini raggiunge infatti il 71,3%, mentre quello femminile si ferma al 53,9% e registra una lieve contrazione rispetto al mese precedente. Parallelamente aumenta il tasso di inattività che sale al 33,9%, con un incremento di 0,1 punti percentuali.

Le criticità emergono in modo evidente osservando la partecipazione di giovani e donne al mercato del lavoro. Nella fascia tra 15 e 24 anni il tasso di occupazione registra una diminuzione dello 0,2%, mentre l’inattività cresce dello 0,8%. Anche tra le donne si osserva una dinamica negativa con una riduzione dello 0,1% del tasso di occupazione e un aumento dello 0,2% dell’inattività. Il fenomeno segnala una persistente difficoltà di accesso al lavoro stabile per una parte significativa della popolazione attiva.

Considerando l’andamento su base annua, a gennaio il numero complessivo degli occupati raggiunge 24 milioni 181mila persone, con un aumento di 70mila unità rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La crescita interessa soprattutto i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato che arrivano a 16 milioni 455mila unità con un incremento di 71mila persone. I lavoratori con contratti a termine diminuiscono invece a 2 milioni 449mila con una riduzione di 196mila unità, mentre i lavoratori autonomi salgono a 5 milioni 277mila con un aumento di 195mila persone.

Il numero dei disoccupati scende a circa 1,3 milioni con una riduzione di 384mila unità rispetto a gennaio dell’anno precedente. Tuttavia nello stesso periodo cresce la platea degli inattivi che raggiunge i 12,6 milioni di individui con un incremento di 322mila persone. Questa dinamica evidenzia un meccanismo di “vasi comunicanti” nel mercato del lavoro, dove una parte significativa della riduzione della disoccupazione è collegata all’uscita di molti individui dalla ricerca attiva di lavoro piuttosto che a un effettivo ingresso nell’occupazione.

Un ulteriore elemento critico riguarda la disoccupazione giovanile. Il tasso per la fascia under 25 si attesta al 18,9%, in calo di 1,9 punti percentuali rispetto a dicembre e di 2,1 punti rispetto a gennaio dell’anno precedente. Nonostante il miglioramento, il dato resta superiore alla media europea. Secondo Eurostat (Ufficio statistico dell’Unione Europea) nello stesso periodo la disoccupazione giovanile nell’Unione Europea si colloca al 15,1% mentre nell’area dell’euro si attesta al 14,8%.

Nel confronto complessivo tra Paesi europei la situazione italiana appare invece più favorevole. Il tasso generale di disoccupazione al 5,1% è inferiore alla media dell’Eurozona, pari al 6,1%, e a quella dell’intera Unione Europea che si attesta al 5,8%. Il dato conferma una tendenza di miglioramento rispetto agli anni precedenti, quando la crisi economica e le trasformazioni del mercato del lavoro avevano portato il livello della disoccupazione su valori molto più elevati.

Il ministro del Lavoro Marina Calderone ha commentato i dati sottolineando che “l’Istat descrive un mercato del lavoro in una fase che resta positiva” e ha definito il nuovo livello della disoccupazione “un traguardo inedito per il nostro Paese”. Secondo il Governo il miglioramento riflette l’effetto delle politiche economiche e delle riforme del mercato del lavoro attuate negli ultimi anni.

L’analisi degli economisti evidenzia tuttavia un quadro più complesso. Francesco Seghezzi, presidente della fondazione Adapt (Associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e sulle relazioni industriali), sottolinea che i dati mostrano “luci e ombre”. L’aumento degli occupati rappresenta certamente un segnale positivo ma non può essere interpretato isolatamente senza considerare la crescita degli inattivi e la debolezza della partecipazione femminile al mercato del lavoro.

Anche l’ufficio studi di Confcommercio osserva che la crescita dell’occupazione rappresenta la più consistente registrata da aprile 2024 ma mette in evidenza due criticità strutturali. Il tasso di partecipazione femminile nella fascia di età tra 15 e 74 anni resta molto inferiore agli standard europei con un divario stimato intorno a 12 punti percentuali. Allo stesso tempo si registra una progressiva espansione dell’inattività che riguarda soprattutto i giovani.

La crescita dell’occupazione riguarda in particolare la popolazione più anziana. Gli occupati con più di 50 anni registrano un aumento tendenziale del 4,8% rispetto a gennaio dell’anno precedente. Questo fenomeno è collegato sia alle riforme pensionistiche che hanno progressivamente innalzato l’età di uscita dal lavoro, sia alle trasformazioni demografiche caratterizzate dall’invecchiamento della popolazione e dalla riduzione delle coorti giovanili.

Nel complesso il mercato del lavoro italiano appare quindi in una fase di espansione moderata ma accompagnata da squilibri significativi. Il calo della disoccupazione rappresenta un risultato importante, tuttavia la crescita degli inattivi, le difficoltà occupazionali di giovani e donne e la forte presenza del lavoro autonomo indicano la necessità di politiche mirate per aumentare la partecipazione al lavoro e migliorare la qualità dell’occupazione. Il dibattito economico e istituzionale resta quindi aperto su come rafforzare la crescita occupazionale senza ampliare le disuguaglianze generazionali e di genere che continuano a caratterizzare il mercato del lavoro italiano.