Sintesi
La Regione Sardegna ha approvato il Piano regionale della portualità turistica che prevede 6 nuovi porti e circa 4.000 nuovi posti barca per colmare il divario con la media nazionale e garantire una navigazione più sicura lungo i 1.849 km di costa. Il Piano mira a uno sviluppo sostenibile del turismo nautico durante tutto l’anno, con un sistema integrato di infrastrutture moderne e riqualificate, servizi diffusi e collegamenti tra costa ed entroterra. Parallelamente, il Consiglio regionale ha dato il via libera alla Finanziaria da 12,5 miliardi di euro, che destina la quota principale alla sanità con oltre 4,2 miliardi, rafforza enti locali, mobilità, sviluppo economico, energia, scuola e politiche sociali, e introduce interventi strutturali per la sicurezza sul lavoro attraverso il Patto di Buggerru. La manovra è sostenuta anche da risorse aggiuntive concordate con lo Stato e punta a rafforzare diritti essenziali, servizi di prossimità, occupazione, innovazione e tutela delle fasce più fragili, delineando una strategia di crescita equilibrata e di lungo periodo per l’intera Sardegna.

Articolo
La Sardegna accelera sulla portualità turistica e sulla programmazione economico-finanziaria, definendo due pilastri strategici destinati a incidere sullo sviluppo dell’isola nei prossimi decenni. La Giunta regionale ha approvato il Piano regionale della rete della portualità turistica, uno strumento di pianificazione che affronta un divario strutturale evidente: a fronte di 1.849 km di costa, la dotazione attuale è pari a 13,2 posti barca per km, nettamente inferiore alla media nazionale di 20,5. L’obiettivo è rafforzare la sicurezza della navigazione, incrementare l’offerta di attracchi e rendere il turismo nautico una presenza stabile durante tutto l’anno.

Come spiegato dall’assessore regionale ai Lavori pubblici Antonio Piu, il Piano rappresenta un atto di indirizzo per un settore considerato decisivo, orientato a investimenti su sicurezza, sviluppo e valorizzazione dell’isola come destinazione privilegiata anche fuori stagione. Il progetto punta alla creazione di un sistema integrato che consenta di navigare in condizioni di maggiore protezione lungo l’intero perimetro costiero, distribuendo in modo più equilibrato servizi e opportunità.

Tra gli obiettivi centrali rientra la costruzione di una rete di infrastrutture portuali turistiche sostenibili, moderne e adeguate alle esigenze attuali del comparto, anche attraverso interventi di riqualificazione e rifunzionalizzazione delle strutture esistenti. La Regione intende realizzare un vero circuito della navigazione turistica con una presenza diffusa di ormeggi, ripari e acque protette, garantendo elevati livelli di comfort e la disponibilità di una struttura portuale almeno ogni 20 miglia nautiche, oltre a incrementare nel medio-lungo periodo la presenza omogenea di porti turistici lungo l’intero arco costiero.
Il Piano si articola su tre scenari complementari. Il primo riguarda la manutenzione ordinaria e straordinaria, la rifunzionalizzazione, il riordino e la riqualificazione dei porti turistici esistenti, mantenendo invariato il numero complessivo di strutture e posti barca. Il secondo scenario prevede la messa in sicurezza e il completamento del circuito di navigazione intorno all’Isola, con la realizzazione di 6 nuove strutture portuali capaci di generare circa 1.200 nuovi posti barca. Il terzo scenario è dedicato allo sviluppo e alla crescita dell’offerta turistica nautica, con un innalzamento sostanziale delle prestazioni per intercettare una domanda più ampia, sia locale sia nazionale e internazionale. L’orizzonte temporale è fissato in 30 anni, in un quadro di regolamentazione, controllo, tutela ambientale, sicurezza e sviluppo sostenibile.
In parallelo alla pianificazione infrastrutturale, il Consiglio regionale ha approvato la manovra finanziaria che prevede una spesa complessiva di 12,5 miliardi di euro. La presidente della Regione Alessandra Todde ha definito la Finanziaria una base solida per i prossimi provvedimenti di legislatura, orientati alla tutela dei diritti essenziali, al rafforzamento dei servizi territoriali, al sostegno al lavoro e alle nuove generazioni e a uno sviluppo equilibrato dell’isola.
La quota più consistente delle risorse è destinata alla sanità, con 4,290 miliardi di euro per il funzionamento dell’intero sistema regionale, finalizzati a potenziare la sanità territoriale, l’assistenza domiciliare e i servizi di prossimità. Un secondo asse rilevante riguarda gli Enti locali, che nel 2026 riceveranno complessivamente 851 milioni di euro, inclusi ulteriori 100 milioni annui per il Fondo Unico, oltre a trasferimenti specifici ai Comuni per trasporto scolastico, assistenza agli alunni con disabilità, politiche sociali e manutenzione della viabilità locale.
Alla mobilità e ai trasporti sono destinati 900 milioni di euro, comprensivi delle risorse per la continuità territoriale aerea e marittima e degli interventi sul trasporto pubblico locale e sulla rete stradale. Lo sviluppo economico, la competitività e l’energia assorbono 587 milioni di euro, con misure dedicate a ricerca, innovazione, nuove iniziative imprenditoriali e contratti di investimento, per i quali sono previsti 100 milioni di euro nel triennio per attrarre e sostenere capitali privati. Sempre nel triennio sono programmati 203 milioni per la Programmazione Territoriale.
Ulteriori stanziamenti comprendono 530 milioni di euro a favore della non autosufficienza e delle persone più fragili, 287 milioni per il lavoro, comprensivi di un investimento strutturale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro attraverso il Patto di Buggerru (un protocollo d’intesa siglato nel 2024 tra la Regione Sardegna e i sindacati per rafforzare la sicurezza e la qualità del lavoro, istituito nel 120° anniversario dell’eccidio di Buggerru nel 1904*), finanziato con 5 milioni di euro l’anno. L’accordo prevede azioni per migliorare le condizioni lavorative, prevenire infortuni e malattie professionali, diffondere la cultura della prevenzione, promuovere formazione e informazione e costruire nuovi strumenti di tutela per lavoratrici e lavoratori. La Regione ha ribadito che la sicurezza sul lavoro rappresenta una priorità strutturale, sostenuta da investimenti stabili orientati alla prevenzione e alla protezione della salute.
Sono inoltre stati stanziati 239 milioni per la scuola, con un fondo per il funzionamento delle università pari a 43 milioni di euro annui, oltre a borse di studio e misure di sostegno agli studenti. Sono inoltre rafforzati gli interventi a favore dei piccoli Comuni fino a 5.000 abitanti e gli incentivi per famiglie e attività economiche nelle aree interne.
Il vicepresidente e assessore regionale alla Programmazione Giuseppe Meloni ha definito la manovra una scelta politica netta, costruita su priorità precise nonostante una partenza con risorse limitate. Grazie all’accordo con lo Stato sulle entrate, la Regione ha potuto iscrivere in bilancio risorse aggiuntive pari a 1 miliardo e 70 milioni di euro, che consentiranno, già con le prossime variazioni di bilancio, di rafforzare ulteriormente gli interventi a favore della Sardegna.
* L’eccidio di Buggerru del 4 settembre 1904 rappresenta una delle pagine più tragiche della storia del movimento operaio italiano: nella miniera Malfidano, a Buggerru nel comune di Iglesias (co-capoluogo poiché condivide il ruolo di centro amministrativo principale con Carbonia altra città storica, della provincia del Sulcis Iglesiente nella Sardegna sud-occidentale della regione dell’Iglesiente di cui è il principale centro abitato e a cui dà il nome), i minatori, già costretti a lavorare in condizioni disumane con salari miseri e turni massacranti, protestarono contro la decisione unilaterale della direzione di ridurre l’intervallo di riposo; le tensioni sfociarono in una violenta repressione da parte di delle forze dell’ordine e soldati, che aprirono il fuoco sugli scioperanti, causando la morte di 3 o 4 lavoratori (secondo le diverse fonti) e il ferimento di molti altri. L’eccidio scatenò un’ondata di sdegno in tutta Italia e portò, il 16 settembre 1904, alla proclamazione del primo sciopero generale della storia del Paese, segnando un punto di svolta nelle lotte sindacali; ancora oggi il 4 settembre è ricordato come simbolo della battaglia per la sicurezza sul lavoro e i diritti dei lavoratori.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.


