Sintesi
La mattina del 15 agosto una breve esplosione al Cratere di Nord-Est ha prodotto una colonna di cenere diretta verso sud. Dopo un temporaneo passaggio al rosso, il codice aereo è tornato arancione; il tremore vulcanico è rientrato su valori bassi e la cenere è rimasta confinata nell’area sommitale. L’attività effusiva è proseguita dalle bocche a quota 2.750 e 1.990 metri, con il fronte lavico più avanzato a circa 1.600 metri, vicino a Rocca Musarra.

Alle 12.24 un terremoto di magnitudo 3,9, profondo 1,2 chilometri, è stato localizzato a nord di Piano Pernicana, nel territorio di Linguaglossa. Il movimento della faglia della Pernicana ha lesionato la strada Mareneve tra il rifugio Brunek e il Clan dei Ragazzi. Alcune strutture sono state evacuate precauzionalmente, ma non sono stati segnalati feriti.

Alle 14 sono stati riaperti i settori C1 e B3 dello spazio aereo e sono ripresi i voli in partenza e in arrivo dall’aeroporto di Catania. Ai passeggeri è stato comunque raccomandato di controllare il proprio collegamento con la compagnia aerea.

Articolo
Le attività di volo in partenza e in arrivo all’aeroporto Vincenzo Bellini di Catania, nell’omonima Città metropolitana della Sicilia, sono riprese dalle 14 del 15 agosto 2026. La SAC, società di gestione dello scalo, ha disposto la riapertura dei settori di spazio aereo C1 e B3 dopo il passaggio dell’allerta vulcanica per l’aviazione dal rosso all’arancione. Nel comunicato ufficiale sulla riapertura la società ha invitato i passeggeri a verificare lo stato del proprio volo con la compagnia prima di raggiungere l’aeroporto, poiché il ripristino dello spazio aereo non ha eliminato automaticamente ritardi, cancellazioni e modifiche già decise dai vettori.
Il declassamento è arrivato al termine di una rapida successione di variazioni. Alle 10.40 circa si è verificata una breve esplosione al Cratere di Nord-Est, accompagnata da una colonna di cenere. Alle 10.52 il Volcano Observatory Notice for Aviation (avviso dell’osservatorio vulcanologico per l’aviazione), abbreviato in Vona, ha innalzato il codice al rosso, indicando una nube diretta verso sud-sud-est. Soltanto 29 minuti dopo, alle 11.21, un nuovo avviso lo ha riportato all’arancione: l’attività esplosiva stava diminuendo, non veniva più prodotta una nube e la debole cenere residua rimaneva confinata in prossimità della sommità.
Il ritorno all’arancione ha segnalato una riduzione del pericolo immediato per gli aeromobili, ma non ancora la conclusione dell’eruzione. Il codice Vona riguarda specificamente la possibile presenza di cenere nelle rotte aeree e può cambiare rapidamente in base all’attività del vulcano e alla direzione dei venti.
Nel comunicato delle 12.15 l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha riferito che i rilievi sul terreno mostravano ancora attività effusiva dalle bocche a quota 2.750 e 1.990 metri. Il fronte più avanzato dei flussi lavici si trovava a circa 1.600 metri, vicino a Rocca Musarra, sovrapponendosi alle colate precedenti. Dopo il breve picco associato all’esplosione del Cratere di Nord-Est, dalle 11 circa il tremore vulcanico è rientrato nella fascia dei valori bassi e l’attività infrasonica è risultata assente.
Mentre il quadro vulcanico mostrava segnali di attenuazione, alle 12.24 la rete dell’Osservatorio Etneo ha registrato un terremoto di magnitudo locale 3,9. La localizzazione rivista dall’Ingv ha collocato l’epicentro 2,8 chilometri a nord di Piano Pernicana, stazione montana del territorio di Linguaglossa, comune della Città metropolitana di Catania, a circa 6,2 chilometri dal centro abitato. L’ipocentro è stato individuato a soli 1,2 chilometri di profondità.
La ridotta profondità ha contribuito a rendere la scossa nettamente avvertibile nei centri del versante nord-orientale dell’Etna e a concentrare gli effetti vicino all’epicentro. Il terremoto ha prodotto deformazioni sull’asfalto della strada regionale Mareneve, nel tratto compreso tra il rifugio Brunek e il Clan dei Ragazzi, lungo il collegamento tra Linguaglossa e Piano Provenzana. La strada è stata chiusa e le strutture presenti nell’area sono state evacuate in via precauzionale.
Il capo del Dipartimento regionale della Protezione civile, Salvo Cocina, ha ricondotto le fratture alla riattivazione della faglia della Pernicana, collegata alla dinamica del vulcano. Sul posto sono intervenuti Protezione civile, Corpo forestale, Comune e Città metropolitana per le verifiche. Non sono stati segnalati feriti né ulteriori danni, fermo restando il proseguimento degli accertamenti sulla viabilità e sulle strutture.
Il tremore vulcanico e un terremoto non sono lo stesso fenomeno. Il primo è un segnale quasi continuo, legato soprattutto alla dinamica dei fluidi magmatici; il secondo deriva dalla rottura o dallo spostamento improvviso delle rocce lungo una struttura attiva. Per questo il ritorno del tremore su valori bassi non ha escluso il successivo movimento superficiale della faglia.
La Pernicana attraversa il versante nord-orientale dell’Etna e costituisce il limite settentrionale della parte orientale del vulcano, soggetta a un lento spostamento verso est. Una ricerca divulgata dall’Ingv l’ha descritta come uno dei “binari” che guidano questo movimento. Gli spostamenti possono accelerare in maniera episodica anche in rapporto alla risalita del magma, ma questa relazione non consente da sola di prevedere nuove scosse o un’evoluzione dell’eruzione.
La deformazione della Mareneve non costituisce un fenomeno senza precedenti. Il catalogo macrosismico dell’Osservatorio Etneo ha documentato che il 22 settembre 2002 la stessa strada, tra il Villaggio Mareneve e il Clan dei Ragazzi, è stata attraversata da una frattura con uno spostamento obliquo di 17,5 centimetri. Il precedente aiuta a comprendere perché le lesioni del 15 agosto si siano concentrate proprio lungo quel tratto, dove la carreggiata interseca una faglia attiva già conosciuta e costantemente sorvegliata.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.








