La morte di Valerio Merenda, 39 anni, riporta al centro una domanda che non possiamo più rimandare: quanto vale, davvero, la prudenza sulla strada?

Ci sono notizie che si leggono e poi ce ne sono altre che, anche dopo aver chiuso una pagina, continuano a rimanere dentro.

La morte di Vincenzo Valerio Merenda, 39 anni, taorminese residente a Trappitello, è una di quelle.

Valerio ha perso la vita dopo il grave incidente avvenuto sulla Statale 114, a Letojanni, nella tarda serata del 13 agosto. Era alla guida della sua Vespa quando si è verificato lo scontro con un’Audi. Trasportato in condizioni disperate al Policlinico di Messina, è morto nonostante i tentativi dei sanitari di salvarlo. La compagna che viaggiava con lui è rimasta ferita. Sulla dinamica sono in corso gli accertamenti.
Ma fermarsi alla dinamica dell’incidente, in questo caso, sarebbe quasi un errore.
Perché Valerio non è soltanto il nome della persona che compare nella cronaca di un incidente stradale.
È un figlio. Un compagno. Un fratello. Un amico.
Ed è anche una persona che aveva costruito il proprio percorso professionale nel mondo creativo: era cofondatore e produttore di Mash&Co, studio legato all’animazione e alla produzione di contenuti digitali, con una realtà sviluppata tra Taormina e Lille.
Le parole di Francesco
Forse, però, il modo più autentico per comprendere quanto sia grande questa perdita arriva proprio dalle parole del fratello Francesco Merenda.
Un messaggio affidato ai social che non ha nulla della comunicazione costruita. È semplicemente il tentativo, quasi impossibile, di dare una forma a qualcosa che forma non ne ha.
“Il dolore straziante che ha trafitto il nostro cuore è un mostro che non mi lascia respirare”.
Francesco racconta di non riuscire talvolta a rispondere ai messaggi, di avere difficoltà persino ad affrontare le cose più semplici. Ma racconta anche qualcosa di altrettanto importante: la presenza degli altri.
“Sentiamo tutto il vostro affetto”, scrive.
E in quelle parole c’è forse una delle poche cose che, in una tragedia, possono davvero aiutare.
Quando i social diventano un conforto
I social network vengono spesso raccontati soltanto attraverso i loro lati peggiori: la superficialità, l’aggressività, la solitudine dietro uno schermo.
Ma esiste anche un’altra dimensione.
Quella delle persone che, davanti a una tragedia, lasciano un messaggio. Un ricordo. Una preghiera. Una parola che magari non risolverà nulla, ma dirà a chi sta soffrendo: “Siamo qui”.
Non è poco.
Il dolore di Francesco non diminuisce perché qualcuno scrive sotto un post. Ma quel flusso di affetto può diventare una sorta di abbraccio collettivo, una presenza nei momenti in cui la solitudine rischia di diventare insopportabile.
Ed è forse questo uno dei pochi casi in cui la dimensione virtuale riesce davvero a trasformarsi in qualcosa di profondamente umano.
L’estate non può essere una stagione di distrazioni
È agosto. Le strade sono più trafficate, ci si sposta di più, si torna a casa più tardi, aumentano le occasioni di incontro e di movimento.
È anche il periodo in cui dovrebbe aumentare, insieme al traffico, la nostra attenzione.
Non sappiamo ancora quali siano le responsabilità nell’incidente che ha portato via Valerio e non spetta certo a un articolo stabilirlo. Saranno gli accertamenti a ricostruire quanto accaduto.
Ma una riflessione possiamo farla già adesso.
Una strada non perdona la superficialità.
Una manovra effettuata senza la necessaria attenzione. Una velocità non adeguata. Una distrazione di pochi secondi. Una scelta apparentemente insignificante.
Non occorre essere irresponsabili per provocare una tragedia. È proprio questa la consapevolezza che dovremmo portare con noi ogni volta che saliamo su un’auto o su una moto.
La prudenza non è paura.
È rispetto.
Rispetto per la nostra vita e per quella della persona che potremmo incontrare pochi metri più avanti.
Forse il modo più giusto per salutare Valerio è proprio quello di non lasciare che la sua morte venga consumata dalla velocità con cui oggi passiamo da una notizia all’altra.
Ieri una storia, oggi un’altra, domani una terza.
E invece alcune storie meritano di fermarci.
Quella di Valerio merita di fermarci.
Non per cercare colpe prima che siano accertate. Non per alimentare paura. Non per costruire titoli sensazionalistici.
Ma per ricordarci che la vita degli altri è affidata anche alle nostre scelte.
A Francesco, alla mamma Rosa, al papà Rosario, alla compagna Katrin e a tutti i familiari di Valerio va il nostro più sincero cordoglio.
Vice direttrice di Mediterranea24, giornalista pubblicista. Docente di Musica e di Sostegno nella scuola pubblica e docente a contratto presso l’Università degli Studi di Palermo per la formazione degli insegnanti specializzandi sul sostegno. Laureata in Psicologia Comportamentale e Cognitiva Applicata, con una solida formazione accademica in ambito musicale e tecnologico. Coreografa e professionista della danza, ha maturato una lunga esperienza nella didattica artistica e coreutica. Ha lavorato come corrispondente e giornalista televisiva per la TV regionale, curando servizi e approfondimenti per Futura Production su Messina e la Costa Ionica. Scrittrice, è autrice del romanzo contemporaneo Ghost Love – Tra noi niente eppure tutto. Si occupa di cultura, educazione, inclusione e territorio.







