Il Lions Club San Giovanni La Punta San Gregorio-Terre Gentilizie, guidato dal Presidente Dott. Matteo Sanfilippo, nella serata di lunedì 27 ha dibattuto il tema della “Demografia e longevità, fragilità e opportunità”. Al convegno è intervenuta la dott.ssa Graziella Torrisi presidente VI circoscrizione Lions. Relatori sono stati l’avv. Maria Rosa Romeo Family protection specialist Banca Mediolanum e il dott. Pietro Banna componente Comitato nazionale Longevità.

Demografia e longevità, fragilità e opportunità
LA FOTOGRAFIA DI OGGI
Partiamo dai numeri al 31 dicembre 2025. In Italia siamo 58,9 milioni di residenti, in calo per il nono anno consecutivo. Perdiamo popolazione. La speranza di vita è alta: 81,8 anni per gli uomini, 85,7 per le donne. Un risultato straordinario del nostro sistema di welfare e sanità. Ma aumenta la solitudine: 4,5 milioni di vedovi, di cui 3,8 milioni donne. L’invecchiamento è strutturale: il 24,7% della popolazione ha più di 65 anni. Nel 2002 era il 19%. Nel 2050 sarà il 34,5%: un cittadino su tre. La natalità è al minimo storico: 1,18 figli per donna. Per garantire il ricambio generazionale ne servirebbero 2,4. Siamo a meno della metà. Un dato sociale emergente: 3.000 matrimoni l’anno tra over 70 e assistenti familiari. Segnale di fragilità, solitudine e bisogno di cure. “NON C’È CONSULENZA SENZA PROTEZIONE”. Tradotto: non bastano le analisi tecniche. Servono politiche pubbliche che proteggano le persone nelle fasi più fragili della vita.

LA PIRAMIDE ROVESCIATA*
Confrontiamo tre modelli demografici. Stati Uniti: piramide classica, base larga. Molti giovani, ricambio assicurato, sistema sostenibile. Francia: forma a “botte”. La natalità tiene grazie a politiche familiari strutturali, ma la base si restringe. Italia: trottola rovesciata. Pancia larga nelle età centrali, base strettissima, vertice che si allarga. Significa che una minoranza di giovani in età attiva dovrà sostenere una maggioranza di anziani. È un problema di sostenibilità del sistema previdenziale, sanitario e assistenziale. Ma prima ancora è un problema di coesione sociale.

LE CULLE VUOTE*
I dati sulle nascite confermano il quadro. Gennaio-maggio 2025: 137.000 neonati, contro i 149.530 dello stesso periodo 2024. Calo dell’8% in un anno. Proiezione a fine 2025: 340.000 nascite. Nel 1964 erano oltre un milione. L’immagine del nido con le culle vuote è il simbolo di questo inverno demografico. Meno nascite significa chiusura di reparti maternità, asili, scuole. Significa desertificazione dei territori. Significa meno innovazione, meno energia, meno futuro.
LA SFIDA AL 2050*
Le proiezioni 2022-2050 sono chiare. Popolazione totale: da 59 milioni a 54,4 milioni. Perdiamo 4,6 milioni di abitanti. Età media: da 46,2 a 50,7 anni. Diventiamo il Paese più vecchio d’Europa. Popolazione attiva 15-64 anni: dal 63,5% al 54,3%. Cala di 9 punti. Over 65: dal 23,8% al 34,5%. Over 85: dal 3,8% al 7,2%. Raddoppiano. Conseguenza diretta: aumenta la domanda di salute, di assistenza non autosufficienti, di spesa pensionistica. Con una base contributiva sempre più ridotta. La sfida è fiscale, organizzativa, ma soprattutto sociale.
INFORMAZIONE E SCELTA CONSAPEVOLE*
Davanti a questi dati, cosa fare? La slide lo dice: “INFORMARSI È UN DIRITTO, SCEGLIERE CONSAPEVOLMENTE È UN’OPPORTUNITÀ”.
Primo: garantire informazione corretta. I cittadini hanno diritto di conoscere la realtà demografica del Paese. Le scelte politiche e personali si fanno sui dati, non sulle percezioni. Secondo: creare le condizioni per scelte consapevoli. Una coppia giovane oggi sceglie di non avere figli anche per incertezza economica, lavoro precario, costo della casa, carenza di servizi. Scegliere di avere un figlio deve tornare a essere un’opportunità, non un rischio. Terzo: proteggere. Torna il concetto chiave: “NON C’È CONSULENZA SENZA PROTEZIONE”. Servono reti di protezione sociale: per la genitorialità, per la conciliazione vita-lavoro, per la non autosufficienza, per il contrasto alla solitudine.
LONGEVITÀ DI QUALITÀ*
Ultimo quadro, il più propositivo: “PERSONE LONGEVE”. Se l’Italia sarà un Paese di anziani, decidiamo che tipo di invecchiamento vogliamo. La geroscienza individua i fattori della longevità sana: 1. Età biologica inferiore a quella cronologica: stili di vita incidono più dell’anagrafe; 2. Predisposizione genetica: fattore di partenza, non di destino;3. Sistema immunitario efficiente: prevenzione contro infezioni, patologie autoimmuni, tumori; 4. Stile di vita: dieta mediterranea e microbiota intestinale sano sono fattori protettivi riconosciuti; 5. Abitudini: socializzazione e lettura mantengono la plasticità neuronale. Il cervello resta giovane se stimolato.
CONCLUSIONE: DALLA DIAGNOSI ALLE POLITICHE
Il percorso è chiaro. Partiamo da un Paese che invecchia e non genera. Abbiamo una struttura demografica insostenibile nel medio periodo. Le nascite sono al minimo storico. Al 2050 avremo meno abitanti, più vecchi, con più bisogni. Ma abbiamo anche due leve: 1. L’informazione e la scelta: servono politiche strutturali per la natalità. Non bonus una tantum, ma lavoro stabile, casa accessibile, asili nido, congedi parentali paritari. Mettere i giovani nelle condizioni di poter scegliere di fare famiglia; 2. La qualità della longevità: investire in prevenzione, stili di vita sani, contrasto alla solitudine, invecchiamento attivo. Socializzazione e cultura sono presìdi sanitari. Un Paese senza ricambio generazionale non ha futuro economico. Un Paese di anziani soli e malati non ha coesione sociale. La sfida demografica è la madre di tutte le politiche pubbliche: tocca sanità, welfare, scuola, lavoro, urbanistica. Non si risolve in una legislatura. Ma si affronta adesso, con scelte coraggiose. Perché la demografia non è destino. È la somma delle nostre scelte, individuali e collettive. E scegliere di invertire la curva, oggi, è l’unica opportunità che abbiamo per garantire sostenibilità e qualità della vita, domani.









