Sintesi
La rissa avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 agosto 2026 davanti a un locale di Giardini Naxos (Comune turistico costiero ionico della Città metropolitana di Messina) ha riaperto la domanda su chi debba prevenire e contrastare la violenza nella vita notturna. Le indagini sono state affidate ai Carabinieri e, fino al 16 agosto, non sono emersi comunicati ufficiali pubblici su identificazioni o provvedimenti a carico dei partecipanti. Il filmato sui social ne ha documentato la violenza.

Della rissa rispondono anzitutto coloro che vi hanno preso parte. La responsabilità generale dell’ordine e della sicurezza pubblica nella provincia fa capo al Prefetto, mentre il Questore dirige e coordina sul piano tecnico e operativo i servizi e l’impiego della forza pubblica.

Il Commissariato di pubblica sicurezza di Taormina, la Compagnia e la Stazione dei Carabinieri eseguono prevenzione, pattugliamenti, interventi e indagini secondo i servizi assegnati. La Polizia locale controlla soprattutto viabilità, ordinanze, orari, occupazioni, autorizzazioni e vendita di alcolici, collaborando alle operazioni di sicurezza nei casi previsti. La responsabilità operativa può essere valutata soltanto conoscendo il piano e gli ordini di servizio di quella notte.

Il sindaco dirige l’amministrazione comunale, impartisce le direttive alla Polizia locale e, nella fattispecie, poiché a Giardini Naxos non risulta istituito un commissariato territoriale, esercita anche le attribuzioni residuali di Autorità locale di pubblica sicurezza quale ufficiale del Governo. Non comanda tuttavia Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica assiste il prefetto, ma non dispone pattuglie. In sostanza, il sindaco ha compiti reali, ma non possiede la direzione tecnico-operativa delle Forze statali.
Il 19 giugno 2026 la Prefettura ha richiesto personale aggiuntivo e ha previsto servizi rafforzati nelle aree turistiche. Il 23 luglio è stato sottoscritto un protocollo per prevenire illegalità e pericoli nei locali e nelle immediate vicinanze. Dopo la rissa occorre verificare se quelle misure siano state attuate nella zona, nell’orario e con le risorse programmate. In termini semplici, per attribuire una responsabilità specifica servono documenti, chiamate e tempi d’intervento, non impressioni ricavate dal video.
Articolo
Questo approfondimento è nato dalla domanda ricevuta dopo la rissa raccontata nei giorni scorsi: chi risponde dell’ordine pubblico a Giardini Naxos ? La generica risposta (per le specificità bisogna sempre rivolgersi in ogni settore ai professionisti) non può dipendere dalla simpatia politica o avversione verso un’Amministrazione oppure per appartenenze (non è la licea editoriale di Mediterranea24 che cerca di essere oggettiva e doviziosa). Occorre quindi distinguere 3 piani che solitamente nel dibattito vengono spesso confusi: la responsabilità di chi ha commesso la violenza; la competenza istituzionale di chi deve organizzare la prevenzione; l’eventuale responsabilità per una specifica omissione.
Nella notte tra il 13 e il 14 agosto 2026 un video divenuto virale ha mostrato una violenta colluttazione davanti a un locale. I Carabinieri hanno avviato gli accertamenti. Alla data del 16 agosto, la ricerca nelle fonti ufficiali e nelle testate locali consultate non ha restituito comunicati pubblici su persone identificate, denunciate o arrestate per quel fatto. Agatino Salvatore Bosco (sindaco di Giardini Naxos, lista civica Giardini Naxos Bene Comune), in un comunicato del Comune, ha definito grave l’episodio, ha riconosciuto l’insufficienza delle misure adottate e ha chiesto una presenza più incisiva e coordinata sul territorio. Il video consente di vedere la rissa, ma non indica chi abbia ricevuto il servizio di vigilanza, dove si trovassero le pattuglie, quando sia arrivata la prima richiesta di soccorso e quanto sia durato l’intervento.
La prima responsabilità resta personale. Chi ha partecipato alla rissa può rispondere sul piano penale e civile secondo la condotta accertata nei suoi confronti. Per passare dalla responsabilità degli autori a quella di un’amministrazione o di un funzionario non basta che il fatto sia avvenuto. Occorre provare un dovere concreto di intervenire o prevenire, una condotta omessa, la prevedibilità dell’evento e il rapporto tra quell’omissione e il danno. È quindi scorretto e peraltro appare grossolano, assolvere o accusare prefetto, questore, sindaco, poliziotti, carabinieri o agenti municipali osservando soltanto 68 secondi di immagini.
Il punto di partenza è la Costituzione, che riserva allo Stato l’ordine pubblico e la sicurezza, fatta eccezione per la polizia amministrativa locale. Ossia, la tutela generale dell’ordine pubblico spetta allo Stato, attraverso prefetto, questore, Polizia e Carabinieri. Il Comune si occupa invece dei controlli amministrativi locali, come viabilità, orari, autorizzazioni e ordinanze, ma non comanda le Forze dell’ordine statali. L’ordine pubblico riguarda la pacifica convivenza e il governo delle situazioni che possono turbarla, mentre la sicurezza pubblica comprende la prevenzione dei pericoli e dei reati che minacciano persone e istituzioni. La Corte costituzionale, con la sentenza 69 del 2023, ha ribadito questa separazione. La sicurezza integrata, disciplinata dal decreto-legge 14 del 2017, mette in relazione Stato, Regioni ed Enti locali, ma lascia a ciascuno le proprie competenze e responsabilità. Collaborare non significa confondere la catena di comando.
La regola è identica a Milano come a Taormina e a Giardini Naxos. A Milano il sindaco può rispondere politicamente delle scelte urbane, degli orari, dell’illuminazione, della Polizia locale e degli altri servizi comunali, ma non dirige Polizia di Stato e Carabinieri. Nel capoluogo il Questore è anche Autorità locale di pubblica sicurezza. Se una trasmissione televisiva o dei social attribuiscono genericamente “la sicurezza” al sindaco, stanno, di tutta evidenza (almeno per chi ancora può e vuole vedere) usando una formula politica, non stanno descrivendo l’ordinamento dell’ordine pubblico.
La legge 121 del 1981 assegna al Prefetto la responsabilità generale dell’ordine e della sicurezza pubblica nella provincia, l’unità di indirizzo e il coordinamento delle Forze di polizia. Il prefetto dispone della forza pubblica e definisce, anche mediante i piani coordinati di controllo del territorio, le priorità generali. A Messina questa funzione è esercitata da Cosima Di Stani (Prefetta di Messina).
La stessa legge affida al Questore la direzione, la responsabilità e il coordinamento tecnico-operativo dei servizi di ordine e sicurezza pubblica e dell’impiego delle Forze assegnate. Salvatore La Rosa (Questore di Messina dal 12 gennaio 2026) traduce quindi la pianificazione generale in dispositivi operativi. In termini concreti, è il Livello che coordina dove e come impiegare le risorse statali disponibili, ferme restando le rispettive organizzazioni.
Sul versante esecutivo operano a Giardini Naxos la Polizia di Stato, attraverso il Commissariato di pubblica sicurezza (PS) di Taormina, e l’Arma dei Carabinieri, attraverso la Compagnia di Taormina e la Stazione di Giardini Naxos, oltre agli altri reparti eventualmente inseriti nel dispositivo. La Questura documenta che il Commissariato di Taormina coordina servizi interforze anche a Giardini Naxos. Questa competenza operativa non consente però di stabilire quale Corpo dovesse trovarsi davanti a quel locale tra il 13 e il 14 agosto. Lo possono chiarire soltanto il piano coordinato, gli ordini di servizio e le disposizioni impartite per quella fascia oraria.
Il ruolo del sindaco richiede una precisazione ulteriore. L’articolo 15 della legge 121 del 1981 stabilisce che, nei Comuni privi di un Commissariato di polizia istituito, le attribuzioni di autorità locale di pubblica sicurezza sono esercitate dal sindaco quale ufficiale del Governo. L’elenco ufficiale degli uffici della Questura indica a Giardini Naxos una Sottosezione della Polizia stradale, che è un ufficio specialistico e non un commissariato territoriale. Ne consegue che Il sindaco di Giardini Naxos, Agatino Salvatore Bosco, esercita le attribuzioni locali residuali previste dalla legge. Ciò non lo trasforma nel superiore gerarchico delle Forze statali e non gli attribuisce il potere di collocare direttamente una volante o una pattuglia dei Carabinieri davanti a un esercizio.
Come capo dell’amministrazione, il sindaco risponde invece delle scelte comunali e delle direttive alla Polizia locale. Può intervenire su orari, occupazione del suolo, viabilità, rumore, vendita di alcolici, autorizzazioni comunali e rispetto delle ordinanze. L’articolo 54 del Testo unico degli Enti locali gli consente inoltre, quale ufficiale del Governo, di adottare provvedimenti motivati, contingibili e urgenti per prevenire o eliminare gravi pericoli per l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana, con preventiva comunicazione al prefetto. La sentenza 115 del 2011 della Corte costituzionale ha escluso che questo potere possa diventare una facoltà ordinaria e senza limiti.
La Polizia locale non è una terza Forza di polizia statale. In base agli articoli 3 e 5 della legge 65 del 1986, svolge funzioni di polizia giudiziaria, polizia stradale e funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza entro i limiti previsti. Può concorrere a specifiche operazioni dopo gli accordi tra sindaco e Autorità competenti. A Giardini Naxos deve controllare gli ambiti comunali e può essere inserita nei servizi coordinati, ma non sostituisce il dispositivo statale di ordine pubblico.
Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica è un organo ausiliario e consultivo del Prefetto. Esamina le criticità, raccoglie anche il contributo dei sindaci interessati e concorre alla definizione delle strategie. Non dirige una sala operativa, non assegna una pattuglia e non impartisce ordini sul luogo di una rissa. Le decisioni generali restano del Prefetto, quelle tecnico-operative del Questore e l’esecuzione compete agli Uffici e ai Reparti incaricati.
Anche il gestore del locale ha obblighi propri. Deve rispettare autorizzazioni, prescrizioni, capienza, regole sulla somministrazione di alcol, impiego degli addetti ai servizi di controllo e tempestiva richiesta di aiuto quando emerge un pericolo. Se in un esercizio si verificano tumulti o gravi disordini, l’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS) attribuisce al Questore il potere di sospendere la licenza per ragioni di ordine e sicurezza pubblica. È un potere diverso dalle misure comunali sulle autorizzazioni amministrative, sugli orari o sulle occupazioni.
Prima della rissa erano già stati adottati atti specifici. Il 19 giugno 2026 una riunione presieduta dalla prefetta Di Stani, con i sindaci e le Autorità interessate, ha affrontato la sicurezza della vita notturna. Il comunicato della Prefettura ha documentato la richiesta di personale aggiuntivo per i territori a maggiore impatto turistico, la previsione di dispositivi più visibili e servizi interforze, l’invito ai sindaci a garantire controlli efficaci con la Polizia locale e il monitoraggio stradale vicino ai locali. Il 23 luglio è stato poi sottoscritto il protocollo provinciale per discoteche e locali, acquisito dal Comune di Giardini Naxos il 27 luglio, con misure di prevenzione dentro e nelle immediate vicinanze degli esercizi e impegni per gli operatori aderenti.
L’esistenza di un piano e di un protocollo non prova né l’efficacia né l’inefficacia del servizio svolto quella notte. Indica però quali verifiche (giornalistiche) amministrative siano necessarie: se l’area del locale fosse compresa tra quelle da presidiare; quale ufficio o reparto avesse ricevuto il servizio; quante unità fossero effettivamente disponibili; quale turno avesse predisposto la Polizia locale; a che ora sia arrivata la prima chiamata al Numero unico europeo 112; quando sia stata inviata e quando sia giunta la prima pattuglia; quali segnalazioni preventive fossero state trasmesse dal Comune o dal gestore; se il locale avesse aderito al protocollo e impiegato gli addetti previsti. Gli atti operativi e i dati dell’indagine possono essere sottratti all’accesso per esigenze di sicurezza o investigative, ma le Autorità possono comunque fornire risposte aggregate senza compromettere i servizi.
Della rissa rispondono anzitutto i partecipanti. Del sistema provinciale di ordine pubblico rispondono il Prefetto per la responsabilità generale e il coordinamento e il Questore per la direzione tecnico-operativa. Commissariato, Carabinieri e altri reparti rispondono dell’esecuzione dei servizi ricevuti. Il sindaco risponde delle funzioni comunali, della Polizia locale, delle segnalazioni, delle ordinanze adottate o omesse e delle attribuzioni locali esercitate come ufficiale del Governo, ma non comanda le Forze statali. Il Comitato consiglia, il gestore risponde dei propri obblighi. Per stabilire se, oltre agli autori della violenza, qualcuno abbia mancato un dovere specifico servono documenti e tempi verificabili. Il video, da solo, non basta.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.





