Caro gasolio, Tir fermi e bus a rischio in Sicilia. Atteso il confronto con Salvini

Consegne in difficoltà e allarme per studenti e pendolari. La Regione cerca una mediazione con Roma. L’Europa raggiunge un’intesa sull’energia, ma gli aiuti richiedono ancora altri passaggi. L’ETS2 sarà operativo dal 2028

Sintesi

Il fermo degli autotrasportatori siciliani rischia di ripercuotersi anche sugli autobus. Le aziende del trasporto viaggiatori segnalano mancate consegne di gasolio e avvertono che, senza rifornimenti entro lunedì 19 ottobre, potrebbero dover ridurre i collegamenti. Sono a rischio gli spostamenti quotidiani.

Martedì 20 ottobre è previsto un confronto a Milano con il ministro Matteo Salvini, mentre il tavolo nazionale dell’autotrasporto è convocato per il 27 ottobre. Il Comitato siciliano chiede un accordo scritto e minaccia di proseguire la protesta. La convocazione, da sola, non basta a fermare i camion.

La Regione ha annunciato nuovi interventi e dispone già di uno stanziamento da 15 milioni contro il caro carburanti. Restano centrali i tempi di pagamento, insieme agli arretrati degli incentivi marittimi e ai crediti d’imposta. Le imprese chiedono sostegni utilizzabili subito.

Il vertice europeo ha raggiunto un’intesa dopo il confronto sulle politiche energetiche. Le conclusioni mantengono il sistema delle quote di emissione e chiedono misure contro i rincari. Non ne deriva uno sconto immediato sul gasolio.

Articolo

Il caro gasolio sta mettendo sotto pressione il trasporto delle merci e rischia di compromettere anche quello delle persone. Oggi 18 ottobre, in Sicilia, il fermo degli autotrasportatori si accompagna all’allarme delle aziende di autobus: se le consegne di carburante non riprenderanno regolarmente, da lunedì 19 ottobre alcuni servizi potrebbero essere ridotti. Il rischio riguarda soprattutto chi utilizza ogni giorno i collegamenti urbani ed extraurbani per raggiungere scuole e posti di lavoro.

L’allarme delle aziende di autobus

Antonio Graffagnani (presidente di Anav Sicilia, associazione delle imprese del trasporto viaggiatori) ha segnalato che diverse aziende hanno già ricevuto comunicazioni di mancata consegna del gasolio. Se i rifornimenti non arriveranno, le scorte residue potrebbero consentire soltanto una parte delle corse, con priorità ai collegamenti essenziali del mattino per studenti e lavoratori.

Alle difficoltà di approvvigionamento si aggiungono i rallentamenti provocati dai presidi e dalle interruzioni della circolazione segnalati in alcune zone. Il Comitato organizzatore del fermo siciliano ha però indicato come modalità della propria protesta la sosta dei camion e l’interruzione della movimentazione delle merci, distinguendola dai blocchi stradali.

Il fermo e le due date del confronto

Il calendario del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti registra il fermo siciliano dal 16 al 20 ottobre, per 120 ore. Salvatore Bella (coordinatore del Comitato trasportatori siciliani) ha successivamente annunciato la volontà di proseguire fino al 27 ottobre senza un accordo soddisfacente. La scadenza formalmente riportata nel calendario e il prolungamento prospettato dagli organizzatori restano quindi due elementi distinti.

Un primo confronto è previsto martedì 20 ottobre a Milano. Ieri 17 ottobre Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana) ha annunciato, dopo un colloquio con Matteo Salvini (ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti), la partecipazione degli autotrasportatori siciliani al tavolo. Il giorno precedente Salvini aveva già incontrato Luca Sammartino (vicepresidente della Regione). La comunicazione regionale riferisce un impegno al confronto, non un protocollo già sottoscritto.

Rimane inoltre la convocazione nazionale per il 27 ottobre alle 16, presso il ministero, con il coinvolgimento anche della Presidenza del Consiglio e dei ministeri dell’Economia e delle Imprese. Unatras (coordinamento delle associazioni nazionali dell’autotrasporto) considera il ritorno al tavolo necessario dopo mesi di contestazioni sui costi del gasolio e sulla mancata disponibilità delle risorse. La convocazione è stata confermata da Confartigianato. Confartigianato Imprese

Le richieste degli autotrasportatori

Il Comitato siciliano sta dicendo questo: le imprese dell’autotrasporto aspettano ancora somme e agevolazioni che, secondo gli organizzatori della protesta, avrebbero dovuto essere già disponibili o comunque rese utilizzabili.

In particolare, il Comitato indica circa 104 milioni di euro di arretrati, cioè contributi relativi al passato che le imprese attenderebbero ancora di ricevere; chiede poi altri 70 milioni per il 2026/2027 destinati agli incentivi per chi sposta le merci dalla strada alle navi; segnala inoltre 430 milioni di crediti d’imposta sul gasolio, cioè somme che le imprese potrebbero usare per pagare meno tasse e compensare in parte il costo del carburante; infine rivendica altri 400 milioni per periodi che, secondo il Comitato, sarebbero rimasti senza adeguata copertura.

Questi importi, però, non significano che il Governo nazionale abbia già stanziato adesso nuove somme per oltre 1 miliardo di euro. Sono le cifre che il Comitato indica come ancora da sbloccare, rendere utilizzabili o riconoscere alle imprese.

Una parte importante della vertenza riguarda il Sea Modal Shift, cioè un incentivo pensato per convincere le aziende a caricare i camion o le merci sulle navi invece di far percorrere loro tutta la strada. In questo modo si cerca di ridurre traffico, costi e inquinamento.

Il credito d’imposta sul gasolio, invece, funziona diversamente: non è necessariamente denaro che arriva subito sul conto dell’impresa. È un credito che può essere utilizzato per pagare meno imposte o compensare altri debiti fiscali, recuperando così almeno una parte della spesa sostenuta per il carburante.

Il problema denunciato dagli autotrasportatori è soprattutto quello dei tempi: gasolio, traghetti e altri costi devono essere pagati subito, mentre contributi e crediti fiscali possono arrivare o diventare utilizzabili mesi dopo. Per questo il Comitato non chiede soltanto annunci, ma pagamenti effettivi e impegni scritti con tempi certi.

Mediterranea24 ha già ricostruito il percorso degli aiuti e degli incentivi marittimi.

Gli aiuti regionali e i passaggi ancora necessari

La Regione ha documentato uno stanziamento da 15 milioni di euro per l’autotrasporto, previsto dalla legge regionale 13/2026. La comunicazione del 25 settembre sullo schema del decreto attuativo indica un contributo pari al 70% della maggiore spesa ammissibile, confrontando il prezzo pagato con la media nazionale del gasolio di febbraio 2026, per acquisti dal 1° marzo al 31 dicembre.

Stanziamento, domanda e pagamento sono passaggi diversi. Lo schema annunciato prevede una prima quota fino a 50.000 euro attraverso un regime semplificato di aiuti e una richiesta alla Commissione europea per la parte ulteriore. Schifani ha inoltre promesso risorse nelle variazioni di bilancio all’esame dell’Assemblea regionale siciliana. Quest’ultimo annuncio non dimostra, da solo, che altri 15 milioni siano già approvati e disponibili per le imprese.

Comuni, sindacati e consumatori chiedono interventi

Oggi 18 ottobre Anci Sicilia (Associazione nazionale dei Comuni italiani, articolazione regionale) ha chiesto una riduzione temporanea delle accise (imposte applicate ai carburanti). Paolo Amenta (presidente dell’associazione) e Mario Emanuele Alvano (segretario generale) sollecitano anche l’impiego delle risorse regionali disponibili, nel rispetto dei vincoli di bilancio, per sostenere il comparto e limitare le conseguenze sulle comunità.

Federconsumatori Sicilia (associazione di tutela dei consumatori) riconosce le ragioni economiche della protesta, ma richiama alla responsabilità per le possibili conseguenze sulle forniture alimentari. Il rischio di difficoltà nei supermercati resta legato alla durata e all’estensione del fermo.

Emanuele Ronzoni (segretario della Uil Sicilia, Unione italiana del lavoro) e Katia Di Cristina (segretaria della Uiltrasporti Sicilia, categoria dei lavoratori dei trasporti) hanno collegato il caro carburante alle difficoltà della rete autostradale. Nella presa di posizione del 15 ottobre contestano anche l’ipotesi di ridurre a 60 chilometri orari la velocità dei mezzi pesanti sulle autostrade A18 e A20.

La protesta nel Mezzogiorno e i trattori in Sicilia

Le tensioni coinvolgono anche Puglia, Calabria e Basilicata, dove le cronache hanno riportato distributori senza carburante, code e problemi di rifornimento. Pasquale Russo (presidente di Conftrasporto, confederazione delle imprese del trasporto e della logistica) ha sottolineato la presenza di mobilitazioni autonome, esterne alle proclamazioni delle principali associazioni. La minaccia di un fermo nazionale resta distinta dalle proteste locali già in corso.

In Sicilia la mobilitazione si intreccia con quella degli agricoltori, tornati in strada nel calatino e nella Valle del Belice, anche lungo la statale 624 Palermo-Sciacca. I due comparti condividono il peso dei costi energetici, ma mantengono richieste proprie. La contemporaneità delle proteste può amplificare le difficoltà nella produzione e nella distribuzione delle merci.

L’Europa ha raggiunto un’intesa sull’energia

Il vertice del Consiglio europeo (istituzione che riunisce i capi di Stato o di Governo dell’Unione europea), tenuto il 15 e 16 ottobre a Bruxelles (capitale del Belgio), si è concluso con un accordo. Le conclusioni ufficiali chiedono alla Commissione di valutare ulteriori interventi contro il caro energia e accolgono l’intenzione di prorogare il quadro temporaneo degli aiuti pubblici per i settori industriali più esposti. Sono indirizzi da attuare, non un taglio immediato del prezzo alla pompa.

Il compromesso mantiene l’ETS (sistema europeo di scambio delle quote di emissione), chiedendo maggiore stabilità dei prezzi e attenzione alla competitività delle imprese. Il meccanismo impone ai settori interessati di coprire le emissioni con apposite quote, attribuendo un costo all’inquinamento. I leader hanno contemporaneamente ribadito la necessità di accelerare rinnovabili, reti e risparmio energetico per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.

L’ETS2 è un nuovo sistema europeo distinto dall’ETS già esistente. Riguarderà, tra le altre cose, i combustibili usati negli edifici e nel trasporto stradale, quindi anche carburanti come benzina e gasolio.

Il meccanismo, però, non è ancora pienamente operativo oggi. Le comunicazioni istituzionali indicano come avvio effettivo il 2028.

Per questo, quando si parla oggi dei costi sostenuti dagli autotrasportatori, non si può dire che sul loro gasolio sia già applicato un nuovo prelievo ETS2. Quel sistema deve ancora entrare pienamente in funzione.

Il Consiglio europeo ha inoltre chiesto di aggiornare la valutazione sugli effetti che l’ETS2 potrà avere su famiglie e imprese e sulle misure di protezione previste per attenuarne l’impatto.

In pratica: l’ETS2 potrà incidere in futuro sul costo dei combustibili, ma nel 2026 non è ancora una tassa già applicata al gasolio degli autotrasportatori.

L’ETS già oggi operativo riguarda invece, tra gli altri settori, grandi impianti industriali ed energetici, aviazione e, dal 1° gennaio 2024, anche il trasporto marittimo. Gli autotrasportatori stradali non pagano direttamente questo ETS sul gasolio, ma quelli che utilizzano i traghetti denunciano che le compagnie di navigazione trasferiscono sui noli e sui biglietti una parte dei costi delle quote di emissione. In Sicilia il Comitato trasportatori ha parlato di circa 400 euro in più per alcuni viaggi in nave, con costi che possono poi riflettersi sul prezzo finale delle merci e quindi sui consumatori.

Il successivo ETS2, invece, riguarderà direttamente anche i combustibili destinati al trasporto stradale e diventerà pienamente operativo nel 2028.

I precedenti di Mediterranea24

Mediterranea24 ha seguito il confronto sui contributi all’autotrasporto, le iniziative sui prezzi dei carburanti e il collegamento tra crisi energetica europea e proteste siciliane. Il prossimo passaggio decisivo riguarda gli impegni scritti, le risorse effettivamente utilizzabili e la continuità dei rifornimenti.