Un bacio travolto dall’odio omofobo. Una nonna dà una lezione di civiltà

Insulti e invocazioni di morte contro due giovani. La famiglia li difende. Le tutele previste dalla legge e il precedente della Corte europea

Sintesi

Cristian Valdinoci e Luca Leonardi sono stati bersagliati da commenti omofobi dopo avere condiviso sui social le immagini di una festa di compleanno. Tra gli attacchi sono comparse anche invocazioni di morte. Cristian si è rivolto a un avvocato e sta valutando iniziative legali. Anche una frase pubblicata può avere conseguenze.

Loretta Togni, nonna settantenne di Luca e autrice della fotografia, ha difeso la coppia con una lettera. Ha messo al centro la felicità della famiglia, la libertà personale e la capacità dell’amore di superare i pregiudizi. Ai ragazzi è arrivato un sostegno concreto.

Diffamazione e minaccia possono essere perseguite anche quando avvengono online, se ricorrono gli elementi previsti dalla legge. Una sentenza europea ha già condannato l’inerzia delle autorità davanti a messaggi omofobi contro due uomini fotografati mentre si baciavano. La tutela deve funzionare anche in rete.

Articolo

Una torta, una festa in famiglia, un bacio fotografato dalla nonna. È bastata la felicità di due ragazzi per scatenare una sequenza di insulti omofobi, fino a messaggi che invocano la morte. È accaduto a Cristian Valdinoci (23enne di Cesena, in Emilia-Romagna) e Luca Leonardi (22enne di Cesenatico, Comune costiero della provincia di Forlì-Cesena, nella stessa regione). A difenderli è intervenuta Loretta Togni (nonna settantenne di Luca), con una lettera che ha rimesso al centro ciò che gli aggressori hanno calpestato: la libertà e la dignità delle persone.

Dalla festa agli attacchi sui social

Secondo il racconto di Luca riportato dal Corriere di Bologna, la fotografia è stata scattata il 30 settembre, durante i festeggiamenti per il compleanno di Cristian e le nozze d’argento dei genitori di Luca. Le immagini sono state pubblicate successivamente, il 4 ottobre, su Instagram e Threads (piattaforme social del gruppo Meta). Un momento privato, condiviso come fanno tante coppie, è così finito davanti a un pubblico molto più vasto.

Gay.it ha raccolto la testimonianza dei giovani il 13 ottobre. Il Resto del Carlino ha poi riferito di circa 600mila visualizzazioni e di commenti che intimavano ai ragazzi di nascondersi, li descrivevano come malati e arrivavano a invocarne l’uccisione. Cristian ha dichiarato di essersi rivolto a un avvocato per valutare come procedere. Le fonti consultate non documentano ancora una denuncia già formalizzata né provvedimenti giudiziari relativi a questi attacchi.

La risposta di nonna Loretta

La donna che aveva scattato la fotografia ha scelto di intervenire anche dopo gli insulti. Nella lettera ha anteposto la felicità dei propri familiari al pregiudizio, rivendicando la libertà di ciascuno e la possibilità di superare gli schemi imposti dagli altri. La conclusione è essenziale: “Viva l’amore”. La sua presa di posizione è stata ripresa Ieri, 17 ottobre, anche dall’Ansa (Agenzia nazionale stampa associata).

Non dovrebbe servire il coraggio di una nonna per difendere il diritto di due adulti a baciarsi. Eppure quella lettera assume un valore pubblico proprio perché rifiuta il ricatto del silenzio: essere accettati soltanto a condizione di restare invisibili. Nessuno dovrebbe dover cancellare una fotografia felice per proteggersi dalla crudeltà altrui.

Omofobia e misoginia, la stessa pretesa di comandare

C’è qualcosa di troglodita nella pretesa di decidere chi possa amare chi e quali affetti abbiano diritto di mostrarsi. L’indignazione nasce da questa sopraffazione: persone estranee si attribuiscono il potere di umiliare una coppia, giudicarne l’esistenza e intimarle di sparire. Una tastiera rende il gesto più facile, ma lascia intatta la responsabilità di chi lo compie.

In questa vicenda il collegamento con la misoginia emerge anche dal contenuto dei messaggi. Tra i commenti trascritti da Gay.it compaiono inviti volgari a coinvolgere donne per “correggere” l’omosessualità dei ragazzi. Il corpo femminile viene così ridotto a uno strumento al servizio di una presunta normalità maschile. È una doppia mortificazione: degli uomini omosessuali, ai quali si nega autonomia, e delle donne, trattate come mezzi anziché come persone. Gay.it

La medesima logica pretende di disciplinare sentimenti, corpi e ruoli: il maschio deve corrispondere a un modello imposto, la donna deve essergli funzionale, chi si sottrae viene deriso. Condannare questa cultura significa difendere una libertà comune. La famiglia di Luca, con la propria vicinanza, mostra quanto possa essere concreta un’altra scelta.

Che cosa può prevedere la legge italiana

La libertà di espressione non assicura impunità alle aggressioni contro la reputazione. L’articolo 595 del codice penale punisce, in presenza dei suoi requisiti, la diffamazione. Il terzo comma prevede un’aggravante quando l’offesa viene diffusa attraverso un mezzo di pubblicità: anche internet può rientrare in questa previsione. Il dossier del Senato richiama in proposito la sentenza della Cassazione penale n. 28634 del 2021. La qualificazione dei singoli messaggi richiede comunque di esaminarne contenuto, destinatari e modalità di diffusione.

L’articolo 612 del codice penale punisce chi minaccia un’altra persona, per esempio prospettandole di picchiarla o ucciderla. Anche un messaggio sui social può costituire una minaccia: bisogna però leggere le parole e il contesto per capire se siano concretamente capaci di intimidire chi le riceve. Invocare la morte di due ragazzi è gravissimo, ma per stabilire se quella frase costituisca una minaccia punibile o un altro reato occorre una valutazione della magistratura.

La legge prevede specifiche punizioni e aumenti di pena per determinati atti commessi per odio razziale, etnico, nazionale o religioso. Gli articoli 604-bis e 604-ter, però, non comprendono espressamente l’odio contro una persona perché omosessuale. Perciò queste disposizioni non possono essere applicate soltanto perché un attacco è omofobo. Questo non significa che chi insulta o minaccia due ragazzi gay resti impunito: può rispondere, per esempio, di diffamazione o minaccia, se le parole e le circostanze presentano gli elementi richiesti dalla legge.

La dignità delle coppie è già un principio giuridico

Due persone dello stesso sesso hanno diritto a vivere liberamente la propria relazione e a essere tutelate come coppia. La Corte costituzionale lo ha riconosciuto con la sentenza n. 138 del 2010, richiamando l’articolo 2 della Costituzione, che protegge i diritti fondamentali delle persone anche nella vita insieme agli altri. La loro dignità va rispettata, indipendentemente dall’approvazione altrui.

Offendere pubblicamente una persona può danneggiarne la reputazione, cioè la considerazione che gli altri hanno di lei. Sui social il danno può diventare molto più grande, perché le offese possono raggiungere moltissime persone e restare accessibili per anni. Per questo la Corte costituzionale, nella sentenza n. 150 del 2021, ha ribadito che la legge deve proteggere la reputazione delle persone, rispettando anche la libertà di espressione.

Il precedente europeo del bacio su Facebook

Un caso molto simile è già arrivato alla Corte europea dei diritti dell’uomo. In Lituania due uomini avevano pubblicato su Facebook una foto mentre si baciavano. Avevano ricevuto centinaia di commenti, anche con inviti a ucciderli, ma le Autorità avevano rifiutato di avviare un’indagine. Il 14 gennaio 2020, la Corte ha condannato lo Stato lituano per non averli adeguatamente protetti, nella sentenza Beizaras e Levickas contro Lituania.

Secondo la Corte, anche il pregiudizio delle Autorità verso l’omosessualità aveva contribuito a lasciare i due uomini senza protezione. Erano stati violati il diritto a non essere discriminati, il rispetto della loro vita privata e familiare e il diritto a ottenere una risposta concreta dalle istituzioni. La sentenza non stabilisce le responsabilità per gli attacchi ai ragazzi italiani, ma chiarisce un principio: le Autorità devono esaminare seriamente i messaggi omofobi gravi, senza sminuirli o attribuirne la colpa a chi ha pubblicato un bacio, come emerge dalla decisione della Corte europea.

Un problema che riguarda tutti

Mediterranea24 ha già affrontato il rapporto tra visibilità, diritti e violenze omofobe in Italia e in Sicilia, ricostruendo episodi e iniziative pubbliche. La vicenda di Cesenatico richiama la stessa esigenza di sicurezza e pari dignità anche negli spazi digitali. Mediterranea24

L’indignazione deve diventare responsabilità: di chi scrive, di chi amministra le piattaforme, di chi educa e di chi deve valutare le segnalazioni. La lettera di Loretta ha dato ai ragazzi una protezione affettiva preziosa. Una società civile deve affiancarle una tutela concreta, perché nessuno sia costretto a scegliere tra mostrarsi felice e sentirsi al sicuro.