Carburanti. Intervento d’urgenza del Governo: riduzione temporanea delle accise e misure anti-speculazione

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto contro il caro energia: taglio di 25 centesimi al litro, sostegni a trasporti e pesca e rafforzamento dei controlli sui prezzi in un contesto segnato dalla crisi internazionale

Sintesi

Il 18 marzo 2026 il Consiglio dei ministri riunito a Palazzo Chigi ha approvato un decreto legge per contrastare l’aumento dei carburanti legato alla crisi in Medio Oriente. Il provvedimento prevede una riduzione delle accise per 20 giorni con un taglio di circa 25 centesimi al litro e uno stanziamento complessivo superiore a 500 milioni di euro. Sono introdotti crediti d’imposta per autotrasportatori e pescatori e un sistema rafforzato di controlli contro la speculazione. Le Opposizioni criticano la tempistica del decreto mentre il Governo difende l’urgenza dell’intervento per contenere gli effetti economici della crisi internazionale.

Articolo

Il 18 marzo 2026, presso Palazzo Chigi, si è svolta la riunione del Consiglio dei ministri presieduto dalla premier Giorgia Meloni, conclusasi con l’approvazione di un decreto legge intitolato “Disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali”. Il provvedimento nasce in risposta all’impennata dei costi energetici determinata dalle tensioni geopolitiche legate al conflitto in Iran e alle ripercussioni sui mercati globali.

La riunione, iniziata alle 19 e durata circa 30 minuti, è stata preceduta da incontri tecnici nella stessa sede istituzionale con il coinvolgimento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Al termine del Consiglio, la presidente Meloni si è recata a Bruxelles per partecipare al Consiglio dell’Unione europea.

Il decreto introduce come misura principale una riduzione delle accise sui carburanti per un periodo limitato di 20 giorni, con un effetto immediato stimato in circa 25 centesimi di euro in meno al litro, comprensivi dell’impatto sull’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto). L’intervento, finanziato con una dotazione compresa tra 500 e 600 milioni di euro, mira a contenere gli aumenti definiti “ingiustificati” e a prevenire ulteriori rialzi legati alla volatilità dei prezzi del greggio.

Accanto alla riduzione delle accise, il provvedimento prevede un credito d’imposta destinato agli autotrasportatori e alle imprese della pesca, con l’obiettivo di compensare l’incremento dei costi operativi e impedire che tali aumenti si riflettano sui prezzi dei beni di consumo. In particolare, per il comparto ittico è stato previsto uno stanziamento di 10 milioni di euro con un credito pari al 20% della spesa per carburante nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026, come illustrato dal ministro Francesco Lollobrigida.

Un ulteriore elemento centrale del decreto riguarda il rafforzamento dei poteri di controllo del cosiddetto “Mr Prezzi”, figura istituzionale incaricata di vigilare sull’andamento dei prezzi al consumo. Vengono introdotti strumenti ispettivi più incisivi e sanzioni rivolte sia ai gestori degli impianti sia ai fornitori qualora emergano comportamenti speculativi. Il meccanismo prevede un collegamento più stringente tra il prezzo alla pompa e l’andamento delle quotazioni internazionali del petrolio, al fine di evitare disallineamenti a danno dei consumatori.

Nel dibattito politico, il decreto ha suscitato immediate reazioni critiche da parte dell’Opposizione, in particolare del Partito Democratico, che ha evidenziato la coincidenza temporale con il referendum imminente, attribuendo all’intervento una connotazione elettorale. L’esecutivo ha respinto tali accuse, ribadendo la necessità di un’azione tempestiva per contenere gli effetti economici della crisi energetica.

Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha sottolineato il carattere temporaneo ma significativo della misura, definendola “un aiuto consistente, legato all’evoluzione dello scenario internazionale”. Prima del Consiglio dei ministri, Salvini aveva partecipato a un tavolo di confronto con le principali compagnie petrolifere presso la Prefettura di Milano, con l’obiettivo di ottenere un impegno condiviso per la riduzione dei prezzi e il contenimento delle speculazioni.

Nel corso degli interventi pubblici, il Governo ha evidenziato anche il rischio legato alla stabilità delle forniture energetiche, con particolare riferimento allo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico petrolifero mondiale. In questo contesto, è stata ribadita la disponibilità a prorogare o rafforzare le misure adottate qualora la crisi dovesse protrarsi.

Dal punto di vista normativo, il decreto si inserisce nel solco di precedenti interventi emergenziali adottati in Italia negli ultimi anni per fronteggiare la volatilità dei prezzi energetici, basati su strumenti fiscali temporanei e meccanismi di compensazione settoriale. La giurisprudenza amministrativa ha in più occasioni riconosciuto la legittimità di tali misure straordinarie in presenza di condizioni di urgenza economica, purché limitate nel tempo e proporzionate agli effetti da mitigare.

Nel complesso, il provvedimento rappresenta una risposta immediata a una fase di forte instabilità internazionale, con l’obiettivo dichiarato di tutelare il potere d’acquisto delle famiglie e la sostenibilità economica delle imprese, in attesa di sviluppi sul piano geopolitico che possano determinare un riequilibrio dei mercati energetici.