Conflitto in Medio oriente. Hormuz chiuso, rotte stravolte, rischi energetici, turismo riorientato

Conflitto in Medio oriente tra Usa, Israele contro l'Iran, coinvolta tutta l'area. Stretto di Hormuz chiuso. Navi petroliere e metaniere costrette a circumnavigare l'Africa per raggiungere i porti dell'Europa. Rischi energetici per l'Italia. Turismo riorientato verso il mediterraneo europeo compresa la Sicilia. Salvo potenziali imprevisti della guerra

Sintesi

Il conflitto in corso Usa, Israele contro l’Iran e che ha coinvolto indirettamente l’intera regione Medio orientale con anche la chiusura dello Stretto di Hormuz interrompendo il passaggio di petroliere e gasiere, ha inciso sui grandi scali container del Golfo come Abu Dhabi e Dubai, imponendo la circumnavigazione dell’Africa attraverso la deviazioni verso il Capo di Buona Speranza del Sudafrica e generando un impatto potenziale sui porti siciliani. Le minacce dei ribelli Houthi nel Mar Rosso hanno aggravato la crisi riducendo i transiti nel Canale di Suez e spingendo gli operatori europei a sospendere le prenotazioni verso il Medio Oriente. Sul piano energetico l’Italia risulta al momento coperta grazie alle scorte di gas e alle forniture via Algeria, Libia e Azerbaijan, mentre restano osservate speciali le importazioni dal Qatar. In parallelo l’instabilità mediorientale sta favorendo un dirottamento dei flussi turistici verso il Mediterraneo occidentale con la Sicilia indicata come meta sicura, replicando in parte l’effetto già registrato durante le Primavere Arabe del 2011. Salvo un allargamento che vorrebbe però significare ben altro.

Articolo

La chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico mondiale di greggio e gas naturale, ha determinato l’arresto delle navi cisterna dirette soprattutto verso la Cina, principale acquirente via mare del petrolio iraniano. Il blocco ha inciso anche sull’operatività di due tra i maggiori hub container del Golfo, Abu Dhabi e Dubai, che complessivamente movimentano l’anno circa 20 milioni di TEU (Twenty-foot Equivalent Unit, unità equivalente a un contenitore da 20 piedi esternamente a circa 6,06 metri di lunghezza, 2,44 metri di larghezza e 2,59 metri di altezza. Internamente offre un volume di circa 33 metri cubi con una capacità di carico utile massima di circa 28 tonnellate). Le merci già in banchina o in navigazione verso tali scali devono essere riallocate in porti alternativi per garantire la consegna degli ordini, con inevitabili ritardi nella catena distributiva.

Il quadro si è aggravato con l’ingresso nel conflitto dei ribelli Houthi, che hanno minacciato attacchi alle navi in transito nel Mar Rosso, rendendo nuovamente critico il passaggio attraverso il Canale di Suez. Già in precedenza i transiti nello stretto egiziano si erano contratti di circa il 50% durante la prima ondata di attacchi. Gli operatori marittimi dell’area del Golfo hanno quindi disposto la deviazione immediata delle rotte verso porti rifugio o verso il Capo di Buona Speranza, con circumnavigazione dell’Africa e rientro nel Mediterraneo attraverso Stretto di Gibilterra, con aumento dei tempi di percorrenza e dei costi assicurativi.

Le ripercussioni sui porti italiani, in particolare su quelli siciliani, si articolano su due livelli temporali. Alessandro Panaro, responsabile Med & Energy del centro studi SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno) collegato a Intesa Sanpaolo, ha spiegato che nel breve periodo armatori e operatori logistici sono chiamati a gestire l’emergenza per le 4-5 settimane di conflitto preannunciate dagli Stati Uniti, mentre in caso di protrazione si renderà necessario ripensare assetti produttivi, approvvigionamenti di materie prime, flussi energetici e reti distributive globali. Già nelle prime fasi della crisi numerosi operatori europei hanno sospeso le prenotazioni verso il Medio Oriente, determinando uno stop ai nuovi container destinati all’area. In Sicilia compagnie come MSC hanno comunicato il blocco dei booking verso quei mercati, con possibili effetti visibili negli scali isolani nelle settimane successive.

Sul versante energetico l’impatto immediato appare contenuto. Le scorte nazionali di gas risultano adeguate e Eni riceve metano tramite gasdotti sottomarini da Algeria e Libia con approdo in Sicilia, nonché dall’Azerbaigian in Puglia. Edison, principale importatore nazionale di gas dal Qatar, risulta coperta nel breve termine da 5 navi metaniere partite prima del blocco e dirette al rigassificatore di Rovigo. In caso di prolungamento dell’interruzione, spetterebbe a Qatar Energy riorganizzare le forniture ricorrendo a operatori alternativi.

Accanto ai rischi logistici ed energetici emergono possibili ricadute positive sul turismo siciliano. Un precedente storico è rappresentato dalle “Primavere Arabe” del 2011, avviate in Tunisia e poi estese ad altri Paesi del Nord Africa, che insieme nello stesso anno alla guerra in Libia produssero uno spostamento dei flussi turistici verso la Sicilia, percepita come destinazione più stabile nel Mediterraneo centrale. Dal 2011 in avanti l’isola ha beneficiato di un effetto sostitutivo, con crescita degli arrivi stranieri superiore all’11% in alcune annualità e con il superamento di 16 milioni di presenze nel 2023.

La crisi mediorientale in corso inerenti il conflitot Stati uniti, israele contro l’Iran e implicitamente tutta la regione Medio orientale, sta generando una nuova riallocazione dei flussi verso il Mediterraneo occidentale. La chiusura di spazi aerei e la cancellazione di oltre 20000 voli in pochi giorni negli hub del Golfo hanno indotto molti viaggiatori a riorientare le prenotazioni. Nel 2024 la Sicilia ha superato 22 milioni di presenze e nel 2025 ha registrato ulteriori incrementi, consolidando il posizionamento come meta sicura e competitiva per cultura ed enogastronomia. Permangono criticità di breve periodo con circa 3500 prenotazioni a rischio a causa dell’instabilità, ma la tendenza generale appare orientata a un rafforzamento dell’attrattività dell’Isola, salvo un’eventuale estensione del conflitto verso i confini meridionali dell’Europa.