Accise sui carburanti: il Governo riduce lo sconto e riapre il nodo degli aiuti mirati

Dal 7 giugno al 3 luglio 2026 benzina e gasolio tornano ad avere lo stesso taglio fiscale, pari a 5 centesimi di accisa e 6,1 centesimi al litro con Iva. Resta anche aperto il confronto su costi pubblici, autotrasporto e interventi selettivi

Sintesi

Dopo la fiammata dei prezzi petroliferi seguita alla crisi mediorientale di marzo, il Governo ha avviato dal 19 marzo 2026 una serie di interventi temporanei sulle accise, prima con il decreto-legge 33/2026, poi con il decreto-legge 42/2026, quindi con il decreto-legge 63/2026, con il decreto dell’8 maggio, con il decreto-legge 89/2026 e infine con il decreto interministeriale pubblicato il 6 giugno, che dal 7 giugno al 3 luglio riallinea benzina e gasolio a uno sconto di 5 centesimi di accisa, pari a 6,1 centesimi al litro considerando l’IVA (Imposta sul valore aggiunto). La misura mantiene invariato il beneficio sulla benzina, ma dimezza quello sul diesel, che nella fase precedente godeva di una riduzione di 10 centesimi di accisa, cioè 12,2 centesimi al litro con IVA. Il MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) segnala che il 7 giugno la benzina self sulla rete stradale è scesa a 1,919 euro al litro, mentre il gasolio è risalito a 1,989 euro, con valori autostradali rispettivamente pari a 2,015 e 2,078 euro. La nuova proroga costa 149,4 milioni di euro ed è finanziata con il meccanismo delle accise mobili, cioè l’utilizzo dell’extragettito IVA generato dall’aumento dei prezzi energetici, senza un nuovo impatto diretto sul deficit. Sullo sfondo restano le raccomandazioni di FMI (Fondo monetario internazionale), OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e Unione europea, orientate a superare i tagli generalizzati e a privilegiare sostegni mirati alle famiglie vulnerabili e ai settori più esposti. Le associazioni dei consumatori, invece, contestano la riduzione del beneficio sul gasolio, mentre il tema degli autotrasportatori resta aperto per i crediti d’imposta riconosciuti da marzo a giugno. Il taglio delle accise resta soprattutto una questione normativa, fiscale e di politica economica.

Articolo

Il nuovo passaggio sulle accise segna una riduzione graduale dell’intervento pubblico sui carburanti. Il decreto interministeriale pubblicato il 6 giugno 2026, firmato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, stabilisce che dal 7 giugno al 3 luglio 2026 le aliquote di benzina e gasolio siano entrambe fissate a 622,90 euro per 1.000 litri, con una riduzione di 5 centesimi di accisa che, sommata all’IVA, produce uno sconto effettivo di 6,1 centesimi al litro. Per il GPL (Gas di petrolio liquefatto) l’aliquota resta a 242,77 euro per 1.000 chilogrammi, mentre per il gas naturale usato come carburante l’accisa rimane pari a zero.

La vicenda nasce a marzo, quando la crisi nell’area del Golfo e le tensioni connesse al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran hanno spinto al rialzo petrolio, gas e carburanti. Il decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 marzo ed entrato in vigore il 19 marzo, ha introdotto il primo taglio temporaneo, valido fino al 7 aprile, portando le accise di benzina e gasolio a 472,90 euro per 1.000 litri e quella del GPL a 167,77 euro per 1.000 chilogrammi. Nello stesso provvedimento sono stati previsti anche controlli sui prezzi, comunicazioni giornaliere, divieto di rincari infragiornalieri e un credito d’imposta per l’autotrasporto, nel limite di 100 milioni di euro, calcolato sulla maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto a febbraio.

Il secondo intervento è arrivato con il decreto-legge 3 aprile 2026, n. 42, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 aprile ed entrato in vigore il 4 aprile. La norma ha prorogato dall’8 aprile al 1° maggio le stesse aliquote ridotte per benzina e gasolio, sempre pari a 472,90 euro per 1.000 litri, ha confermato l’azzeramento dell’accisa sul gas naturale e ha esteso il quadro anche a HVO (Hydrotreated Vegetable Oil, olio vegetale idrotrattato) e biodiesel, cioè carburanti alternativi derivati da processi di sintesi o idrotrattamento. Il provvedimento ha inoltre inserito un credito d’imposta fino al 20% per le imprese agricole, calcolato sugli acquisti di gasolio e benzina effettuati nel mese di marzo, entro un limite di 30 milioni di euro.

Con il decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63, entrato in vigore il 1° maggio, il Governo ha cambiato impostazione. Dal 2 maggio la benzina ha perso gran parte dello sconto, passando a un taglio di 5 centesimi di accisa, mentre il gasolio ha continuato a beneficiare di una riduzione più ampia, pari a 20 centesimi di accisa, cioè 24,4 centesimi al litro con IVA. In termini di aliquote, la benzina è stata fissata a 622,90 euro per 1.000 litri, il gasolio a 472,90 euro, il GPL a 242,77 euro per 1.000 chilogrammi e il gas naturale a zero.

L’8 maggio il taglio è stato prorogato fino al 22 maggio con un decreto ministeriale che ha mantenuto la stessa differenza tra benzina e diesel. In quel momento il beneficio fiscale era ancora fortemente sbilanciato a favore del gasolio, con una riduzione di 20 centesimi di accisa rispetto ai 5 centesimi della benzina. Il meccanismo si è retto sull’extragettito IVA, cioè sulle maggiori entrate incassate dallo Stato per effetto dell’aumento dei prezzi energetici, secondo lo schema delle accise mobili previsto dall’articolo 1, comma 290, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

Il 22 maggio è poi intervenuto il decreto-legge 89/2026, entrato in vigore il 23 maggio e valido fino al 6 giugno. In questa fase il Governo ha confermato lo sconto di 5 centesimi sulla benzina, ma ha dimezzato quello sul gasolio da 20 a 10 centesimi di accisa. Le aliquote sono state quindi fissate a 622,90 euro per 1.000 litri per la benzina, 572,90 euro per il gasolio, 242,77 euro per 1.000 chilogrammi per il GPL e zero per il gas naturale. Lo stesso provvedimento ha prorogato fino a giugno il credito d’imposta per l’autotrasporto e ha previsto ulteriori misure per agricoltura e trasporto pubblico locale.

L’ultima scelta, valida dal 7 giugno al 3 luglio, chiude temporaneamente la forbice tra i 2 carburanti principali: benzina e diesel tornano ad avere la stessa aliquota di accisa e lo stesso taglio nominale. Il MIMIT indica che il 7 giugno 2026, dopo l’entrata in vigore della nuova riduzione, la benzina self sulla rete stradale si attesta a 1,919 euro al litro, in calo di 0,002 euro rispetto al giorno precedente, mentre il gasolio sale a 1,989 euro, con un aumento di 0,009 euro. Sulle autostrade la benzina self è a 2,015 euro e il gasolio a 2,078 euro, confermando che il diesel resta il punto più sensibile per trasportatori, pendolari e filiere dipendenti dal trasporto su gomma.

Il costo della nuova proroga è nettamente più basso rispetto alle prime misure. Il decreto di giugno vale 149,4 milioni di euro, coperti con le maggiori entrate IVA maturate a maggio per effetto dell’inflazione energetica. È una cifra inferiore rispetto ai mesi precedenti e consente di finanziare l’intervento senza ricorrere a nuovo deficit, ma segnala anche che lo spazio fiscale per continuare con tagli generalizzati si è ristretto. Le prime misure erano state molto più onerose: il decreto di marzo indicava 417,4 milioni per il solo taglio iniziale, mentre il decreto di aprile valutava in 308 milioni il costo della proroga fino al 1° maggio.

La scelta politica è quindi diventata più delicata. Da una parte, il Governo ha usato l’andamento dei listini per ridurre progressivamente il beneficio sul gasolio, ritenendo che il calo dei prezzi alla pompa consentisse di alleggerire la misura. Dall’altra, la riduzione dello sconto arriva mentre i prezzi restano vicini o superiori ai 2 euro al litro, soprattutto in autostrada, e mentre il comparto dell’autotrasporto continua a chiedere stabilità per compensare i maggiori costi dei mesi scorsi. Giorgetti, alla vigilia della proroga, aveva parlato del “noto meccanismo” del decreto ministeriale, richiamando proprio l’uso dell’extragettito IVA come copertura.

Sul fronte internazionale, il FMI ha chiesto all’Italia di sostituire la riduzione generalizzata delle accise con trasferimenti monetari mirati alle famiglie più vulnerabili, perché i tagli uguali per tutti pesano sui conti pubblici e non distinguono tra chi ha reale bisogno di sostegno e chi può assorbire il rincaro. Anche l’OCSE, nel suo studio economico sull’Italia 2026, ha collegato la prosecuzione delle misure su accise, autotrasporto, pesca e agricoltura al rischio di rallentare il consolidamento fiscale. L’Unione europea, secondo le analisi più recenti, guarda con la stessa cautela agli interventi non selettivi e preferisce misure concentrate su redditi bassi, lavoratori esposti e imprese essenziali.

Le associazioni dei consumatori leggono invece la scelta in modo opposto. Massimiliano Dona, presidente dell’UNC (Unione nazionale consumatori), ha definito la riduzione dello sconto sul gasolio una “pessima idea”, sostenendo che il diesel resta ancora troppo caro, in particolare in autostrada, e che l’aumento può trasferirsi sui prezzi dei beni trasportati. La critica insiste su un punto concreto: il gasolio non riguarda solo l’automobilista privato, ma la logistica, la distribuzione, l’agricoltura e una parte rilevante del costo finale dei prodotti.

Il punto resta politico e fiscale: cioè decidere se continuare con sconti alla pompa per tutti o passare a un sistema di aiuti mirati, meno visibile nell’immediato ma più sostenibile per i conti pubblici e più coerente con le indicazioni europee e internazionali. Si dovrebbe anche programmare e con urgenza una condivisa e sostenuta riconversione europea e nazionale dell’energia e della mobilità, sottoposta a temepestivi e intransigenti controlli, in quanto è ormai lampante, almeno per chi ancora può e vuole vedere senza trasversale propaganda e slogan, che gli eventi globali possono compromettere l’economia di una Nazione e persino della stessa Unione Europea nei predetti due settori con annessi e connessi.