Sintesi
Nessun capoluogo siciliano compare tra le prime 50 città italiane per risultati ambientali. Nel rapporto Ecosistema urbano 2026, Enna è 55ª e Ragusa 69ª. Palermo e Catania sono rispettivamente al 104° e al 103° posto, su 106 città esaminate. L’Isola resta nella parte bassa della classifica.

Seguono Enna e Ragusa Siracusa, Messina, Trapani, Caltanissetta e Agrigento, tutte oltre l’86° posto. La graduatoria riguarda i Comuni capoluogo e non descrive automaticamente la situazione di tutti gli altri centri delle rispettive province.

Tra i problemi emergono le perdite d’acqua, il ricorso all’automobile, la scarsità di verde e le difficoltà della raccolta differenziata. Non mancano però risultati positivi, che cambiano da una città all’altra. La stessa città può andare bene in un settore e restare indietro in un altro.

La Sicilia resta nelle retrovie nonostante le ingenti risorse destinate al territorio: un monitoraggio parlamentare del marzo 2026 ha rilevato circa 12,73 miliardi di euro per progetti PNRR, mentre l’accordo firmato a Palermo da Meloni e Schifani nel 2024 ha previsto altri 6,8 miliardi del Fondo sviluppo e coesione. I finanziamenti non hanno ancora cancellato il divario.

In Italia guida Mantova, seguita da Trento e Bolzano. Cosenza è 9ª, unica città del Sud tra le prime 10. Napoli chiude la graduatoria. Il divario territoriale resta evidente.
Articolo
Nessuna città siciliana tra le prime cinquanta
I 9 capoluoghi siciliani si collocano tutti nella seconda metà della classifica nazionale di Ecosistema urbano 2026. Il risultato migliore dell’Isola è quello di Enna, 55ª, mentre Palermo è 104ª e Catania 103ª, davanti soltanto a Reggio Calabria e Napoli.
Il rapporto presentato il 26 ottobre 2026 è stato realizzato da Legambiente (associazione ambientalista) e Ambiente Italia (istituto di ricerca e consulenza ambientale), con la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore (quotidiano economico nazionale). La ricerca confronta 106 Comuni capoluogo, considerando aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia. Legambiente
La classifica prende in esame soltanto le 9 città capoluogo siciliane, cioè Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Trapani. Non valuta gli altri Comuni delle rispettive province. Per esempio, il risultato di Messina riguarda la città di Messina e non anche Taormina, Milazzo o gli altri centri del territorio, che possono avere servizi migliori o peggiori.
La classifica dei nove capoluoghi
Nella graduatoria completa Enna ottiene 55,01 punti su 100, contro una media nazionale di 55,72. Seguono Ragusa con 50,79 punti e Siracusa con 45,47.
Le posizioni e i punteggi delle 9 città sono: Enna 55ª, con 55,01 punti; Ragusa 69ª, con 50,79; Siracusa 87ª, con 45,47; Messina 89ª, con 45,19; Trapani 91ª, con 43,16; Caltanissetta 92ª, con 42,48; Agrigento 93ª, con 41,74; Catania 103ª, con 37,45; Palermo 104ª, con 36,74.
Rispetto all’edizione precedente, Enna guadagna 8 posizioni, mentre Ragusa ne perde 11. I cambiamenti di posto vanno letti con cautela: una città può arretrare anche perché altre hanno migliorato i propri risultati. Per capire che cosa succede davvero occorre guardare anche ai singoli dati.
Enna e Ragusa, risultati migliori ma problemi aperti
Enna è il capoluogo siciliano più avanti nella classifica generale. Tra i dati favorevoli figurano la raccolta differenziata, indicata al 70,2%, e una produzione annua di rifiuti pari a circa 425 chilogrammi per abitante. Restano invece elevato il numero di automobili e contenuto l’utilizzo dei mezzi pubblici, con circa 13 viaggi per abitante all’anno.
A Enna risulta che le famiglie consumano poca acqua. Questo dato, però, non significa necessariamente che siano più attente a non sprecarla. Se l’acqua arriva solo in alcuni giorni o per poche ore, le persone possono consumarne meno semplicemente perché ne hanno meno a disposizione.
A Ragusa la raccolta differenziata è indicata al 67,5% e risultano presenti impianti solari sugli edifici pubblici. Tra le difficoltà, invece, sono segnalate perdite idriche del 60,8%, un uso molto ridotto del trasporto pubblico e una presenza elevata di automobili.
Siracusa e Messina, acqua e servizi da migliorare
A Siracusa il quadro comprende una buona dotazione di impianti solari pubblici e un’estensione significativa delle zone a traffico limitato, cioè le aree in cui l’accesso dei veicoli è regolato. Pesano però le perdite della rete idrica, indicate al 65,1%, la disponibilità contenuta di verde accessibile e il basso utilizzo dei mezzi pubblici. Fonte:
A Messina il trasporto pubblico registra circa 107 viaggi all’anno per abitante, un dato significativo nel confronto con diversi altri capoluoghi dell’Isola. La città presenta però criticità nella rete idrica, con perdite indicate al 48,4%, e una disponibilità di verde accessibile pari a circa 5 metri quadrati per abitante. Gli alberi nelle aree pubbliche risultano circa 6 ogni 100 abitanti.
A Siracusa e Messina una parte dell’acqua che entra nelle tubature non arriva nelle case. Secondo i dati riportati, a Siracusa se ne perdono circa 65 litri ogni 100, a Messina circa 48 litri ogni 100.
Riparare e migliorare le tubature può ridurre queste perdite. Per avere acqua con regolarità nelle case, però, occorre anche che ce ne sia abbastanza alla fonte e che il servizio di distribuzione funzioni bene.
Trapani, Caltanissetta e Agrigento
A Trapani la raccolta differenziata del capoluogo è indicata al 66,6%. Restano limitati, nella rilevazione richiamata, l’uso dei mezzi pubblici e il verde accessibile. Per alcuni settori, tra cui l’acqua, risultano inoltre dati non disponibili nella ricostruzione consultata: un’assenza che rende più difficile valutare in modo completo i servizi cittadini.
A Caltanissetta la differenziata è indicata al 61,2% e la dotazione ciclabile risulta relativamente più ampia rispetto a quella di altri capoluoghi siciliani. Rimangono invece contenuti l’uso del trasporto pubblico e il numero di alberi nelle aree pubbliche.
Ad Agrigento la raccolta differenziata è indicata al 66% e il verde urbano accessibile a circa 27,3 metri quadrati per abitante. Tra le criticità figurano invece il numero di automobili, pari a circa 80 ogni 100 residenti, e la limitata dotazione ciclabile. Anche per Agrigento la ricostruzione consultata segnala l’assenza di alcuni dati sull’acqua e sulla depurazione.
Catania e Palermo in fondo alla graduatoria
Catania e Palermo occupano rispettivamente il 103° e il 104° posto nazionale. In entrambe incidono, tra gli altri fattori, le difficoltà della raccolta differenziata e la forte presenza di automobili.
A Catania la differenziata è indicata al 34%, mentre le perdite idriche sono pari al 47,2%. Il numero di automobili arriva a circa 82 ogni 100 abitanti. La città registra anche una concentrazione elevata di biossido di azoto, un gas inquinante legato soprattutto ai processi di combustione e al traffico.
A Palermo la raccolta differenziata è al 24,1%, il valore più basso tra i capoluoghi esaminati, mentre le perdite della rete idrica sono indicate al 42,7%. La rilevazione segnala anche un aumento dei viaggi sui mezzi pubblici, da 59 a 67 per abitante all’anno, ma il risultato complessivo resta tra i più bassi della graduatoria.
Rifiuti, il confronto con le province
Il rapporto mette a confronto i Comuni capoluogo. Un quadro diverso emerge quando si considerano tutti i Comuni di ciascuna provincia, compresi quelli più piccoli.
Come già raccontato da Mediterranea24 nell’approfondimento sulla raccolta differenziata e la Tari in Sicilia, i dati provinciali del 2024 collocavano Trapani al 77,03%, Ragusa al 68,74%, Caltanissetta al 66,44%, Enna al 66,34% e Messina al 65,64%. Seguivano Agrigento al 59,89%, Catania al 55,39%, Siracusa al 54,10% e Palermo al 36,90%.
Il dato di un capoluogo riguarda soltanto quella città. Il dato della provincia, invece, comprende anche tutti gli altri Comuni del territorio. Per esempio, la percentuale di Trapani città può essere diversa da quella dell’intera provincia.
Fare più raccolta differenziata, poi, non significa pagare subito una tassa sui rifiuti più bassa. La bolletta serve infatti a coprire anche altre spese, come quelle per il personale, i mezzi, la pulizia delle strade e il trattamento dei rifiuti.
Il quadro nazionale e le richieste di Legambiente
Nella classifica nazionale il primo posto va a Mantova, con 81,29 punti, seguita da Trento e Bolzano. Al 9° posto c’è Cosenza, unica città del Mezzogiorno nelle prime 10. All’ultimo posto si trova Napoli.
Secondo Legambiente, nei 106 capoluoghi la raccolta differenziata media è salita al 66,15% e i viaggi sui mezzi pubblici a 103 per abitante all’anno. La dispersione idrica media rilevata è scesa al 34,7%. Restano invece problemi diffusi lo smog, il consumo di suolo e il numero di automobili.
L’associazione chiede una strategia nazionale continua e coordinata per aiutare le città a fronteggiare le emergenze ambientali e climatiche. Per chi vive nei capoluoghi siciliani, la sfida si traduce in questioni concrete: poter contare su acqua meno dispersa, servizi di raccolta più efficaci, spostamenti più agevoli e spazi verdi accessibili.
I finanziamenti e i risultati ancora attesi
Le difficoltà dei capoluoghi siciliani emergono anche a fronte di risorse pubbliche consistenti destinate al territorio. Come già ricordato da Mediterranea24 nel suo approfondimento sul PNRR in Sicilia, il monitoraggio parlamentare riferito a marzo 2026 indicava circa 12,73 miliardi di euro di finanziamenti associati a progetti del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) localizzati nell’Isola.
A questi si affiancano le risorse del Fondo sviluppo e coesione, uno strumento nazionale destinato anche a ridurre le differenze tra i territori: il 27 maggio 2024, al Teatro Massimo di Palermo, Giorgia Meloni (presidente del Consiglio) e Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana) hanno firmato l’accordo per la Sicilia, già richiamato da Mediterranea24, che prevedeva 6,8 miliardi di euro, compresi 1,3 miliardi per il Ponte sullo Stretto e risorse per acqua, rifiuti, ambiente e trasporti. Si tratta di finanziamenti programmati per interventi diversi, non di somme tutte già spese o di opere tutte concluse.
Nonostante i fondi destinati alla Sicilia, nessun capoluogo dell’Isola si trova tra le prime 50 città nella classifica ambientale di Ecosistema urbano 2026. Avere i finanziamenti, però, non significa che tutte le opere siano già concluse: occorre realizzare i progetti perché i cittadini possano vedere risultati concreti, come tubature che perdono meno acqua, mezzi pubblici più efficienti e più spazi verdi.
Nell’immagine di copertina, un’illustrazione realizzata con IA, rappresenta la Sicilia, le perdite d’acqua, il traffico, la raccolta differenziata e i finanziamenti pubblici.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









