Italia, più occupati ma energia e tassi pesano su famiglie e imprese

L’Italia ha oggi più persone al lavoro, ma famiglie e imprese rischiano di pagare una parte di questa crescita attraverso carburanti, bollette e credito più costosi

Sintesi

L’Istat registra 1,6 milioni di occupati in più rispetto al 2021, ma il mercato del lavoro invecchia. Confindustria indica nell’energia una delle principali emergenze per le imprese.

Il mercato del lavoro italiano continua a mostrare segnali positivi: rispetto al 2021 sono aumentati gli occupati e diminuiti i disoccupati, mentre nel secondo trimestre 2026 l’occupazione è cresciuta ancora. Ma il miglioramento non riguarda allo stesso modo tutte le generazioni: arretrano i più giovani e cresce soprattutto la fascia tra 50 e 64 anni.

Intanto l’economia deve confrontarsi con due pressioni che finiscono direttamente sui bilanci di famiglie e imprese: energia e costo del denaro. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran continua a comprimere le forniture energetiche; la BCE ha quindi aumentato di altri 25 punti base i tassi, mentre il Governo ha prorogato per appena una settimana la riduzione fiscale sul gasolio. Confindustria, dalla missione in Argentina e Brasile, torna a chiedere risposte strutturali soprattutto sull’energia.

Articolo

Il lavoro cresce, ma soprattutto tra gli over 50

La fotografia dell’Istat mostra un miglioramento significativo rispetto al 2021. In cinque anni il tasso di occupazione è aumentato di 4,4 punti percentuali, con circa 1,6 milioni di occupati in più, mentre quello di disoccupazione è diminuito di 3,4 punti, con 787mila persone in meno alla ricerca di lavoro.

La crescita, però, ha una forte componente anagrafica. Tra i 15-24enni il tasso di occupazione è diminuito di 1,2 punti, mentre tra i 50-64enni è salito di 7,8 punti. Per questi ultimi l’Istat richiama due fattori: l’invecchiamento della popolazione e gli effetti delle riforme pensionistiche, che hanno progressivamente prolungato la permanenza nel mercato del lavoro.

Il dato più recente conferma comunque una dinamica ancora positiva. Nel secondo trimestre 2026, secondo il rapporto pubblicato dall’Istat l’11 settembre, gli occupati destagionalizzati sono saliti a 24 milioni 363mila, 155mila in più rispetto al trimestre precedente e 246mila in più rispetto a un anno prima. Crescono soprattutto i dipendenti a tempo indeterminato e gli autonomi.

Energia: la crisi internazionale torna sui conti italiani

Il quadro del lavoro si inserisce però in un’economia nuovamente sottoposta allo shock energetico. L’Agenzia internazionale dell’energia segnala che ad agosto la produzione mondiale di petrolio è diminuita di 1,6 milioni di barili al giorno e che oltre 10 milioni di barili giornalieri di produzione del Golfo erano ancora fermi. La produzione saudita è scesa da 8,24 a 5,97 milioni di barili al giorno tra luglio e agosto.

I future sul Brent, al momento della pubblicazione del rapporto IEA dell’11 settembre, viaggiavano intorno a 105 dollari al barile, circa il 45% sopra i livelli precedenti alla guerra. È questo shock, insieme alle tensioni sul gas, a riaccendere l’inflazione e a riflettersi progressivamente su trasporti, produzione e prezzi finali.

Il Governo è intervenuto ancora sui carburanti. Il decreto-legge 10 settembre 2026 n. 157, entrato in vigore oggi, proroga dall’11 al 17 settembre la riduzione dell’accisa sul gasolio, mantenendola a 532,90 euro per mille litri. La riduzione complessiva rispetto all’aliquota ordinaria equivale a circa 17 centesimi al litro considerando anche l’Iva. Il decreto quantifica in 86 milioni di euro per il 2026 il costo della proroga delle aliquote agevolate e aggiunge 16 milioni per il credito d’imposta destinato all’autotrasporto.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato ulteriori interventi per la prossima settimana e il decreto introduce anche procedure per accelerare i provvedimenti relativi a infrastrutture e attività energetiche strategiche, compresa la possibilità di esercitare poteri sostitutivi davanti all’inerzia regionale.

BCE: secondo rialzo del 2026

A complicare ulteriormente il quadro è arrivata il 10 settembre la seconda stretta monetaria dell’anno. La Banca centrale europea ha aumentato di 25 punti base tutti e tre i tassi di riferimento. Dal 16 settembre il tasso sui depositi salirà al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%.

La BCE prevede per il 2026 un’inflazione media del 3%, ancora nettamente superiore all’obiettivo del 2%, indicando proprio il conflitto mediorientale e il rincaro dell’energia tra le principali pressioni sui prezzi. Francoforte, tuttavia, non ha annunciato in anticipo altri rialzi: le prossime decisioni saranno prese volta per volta sulla base dei dati.

Per le famiglie questo significa soprattutto prestiti e mutui variabili potenzialmente più costosi. Ad agosto, prima dell’ultima decisione BCE, il TAN medio rilevato da MutuiOnline era del 2,80% per il variabile e del 3,46% per il fisso. Oltre il 90% delle richieste continua infatti a orientarsi verso il fisso. Soltanto nell’ipotesi di un ulteriore rialzo futuro il variabile medio potrebbe raggiungere circa il 3,30%, avvicinandosi ulteriormente al fisso: non si tratta quindi del livello già prodotto dalla decisione del 10 settembre, ma di una simulazione.

Anche la FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani) invita a osservare gli effetti della stretta sul credito. Il segretario generale Lando Maria Sileoni sottolinea che il rialzo arriva proprio mentre mutui e finanziamenti alle famiglie stavano tornando a crescere e chiede alle banche di non interrompere il sostegno all’economia reale.

Orsini: energia prima delle campagne elettorali

È in questo contesto che da San Paolo il presidente di Confindustria Emanuele Orsini torna a indicare il costo dell’energia come una delle priorità per le imprese italiane e giudica l’Europa troppo “miope” rispetto alla velocità con cui altre aree economiche stanno cambiando.

Da San Paolo, in Brasile, ieri 10 settembre 2026, durante la missione imprenditoriale di Confindustria e ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) in Argentina e Brasile, una missione che ha coinvolto oltre 90 imprese e più di 2.600 incontri tra aziende con sul tavolo anche l’accordo commerciale Unione europea-Mercosur, applicato provvisoriamente dal 1° maggio 2026 e che apre nuove opportunità di scambio con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, Emanuele Orsini (attuale presidente per il quadriennio 2024-2028) ha chiesto alla politica di concentrarsi sui problemi economici prima che sulle campagne elettorali, annunciando che a ottobre Confindustria presenterà ai partiti dieci priorità. Tra le richieste ci sono energia, estensione delle semplificazioni della ZES al resto del Paese e incentivi alle aggregazioni tra imprese per aumentare produttività e capacità di investimento.

Il quadro che emerge è quindi meno contraddittorio di quanto sembri: l’occupazione italiana cresce e mostra una maggiore stabilità, ma cresce dentro un Paese demograficamente più anziano e dentro un’economia sottoposta nuovamente al doppio costo dell’energia e del denaro. Ed è proprio sulla capacità di evitare che questi due fattori erodano redditi, investimenti e nuova occupazione che si misurerà la tenuta dei prossimi mesi.

Nell’immagine di copertina, uno stabilimento produttivo italiano, un distributore di carburanti, la missione imprenditoriale in Brasile di Confindustria e ICE.