Muore annegata in un sottopasso ferroviario allagato. I precedenti. La sicurezza. Il caso della SS114 a Sant’Alessio

Il caso di Latisana riapre il problema dei sottopassi. I precedenti mortali e gli obblighi di sicurezza. La criticità della SS114 a Sant’Alessio Siculo

Sintesi

Il maltempo che il 10 settembre ha investito il Centro-Nord ha provocato 2 vittime, allagamenti, esondazioni, alberi e tetti abbattuti e pesanti disagi alla circolazione. A Latisana, in provincia di Udine, Antonietta Zamarian, 83 anni, è morta annegata nella propria auto dentro un sottopasso invaso dall’acqua. A Sinalunga, nel Senese, una donna di circa 80 anni è morta dopo essere stata ferita da una scheggia di una finestra infranta dal vento. In Toscana sono state registrate oltre 63.000 fulminazioni in 12 ore. Un’ondata violenta che ha trasformato in pochi minuti strade e infrastrutture in punti di pericolo.

Il caso di Latisana riporta l’attenzione sui sottopassi allagati. Negli anni non sono mancati episodi analoghi: Guido Zabena, 51 anni, morì nella notte tra il 2 e il 3 luglio 2018 nel sottopasso ferroviario tra Rivarolo Canavese e Feletto; Anna Maria Mancini, 57 anni, perse la vita il 2 dicembre 2013 nel sottopasso di Fontanelle a Pescara; Antonio Benedetti, 78 anni, morì nell’aprile 2015 nel sottopasso di Castelfranco Emilia. Vicende diverse, accomunate dallo stesso pericolo: un sottopasso può trasformarsi in pochi minuti in una trappola mortale.

La normativa nazionale non stabilisce con una formula generale che ogni sottopasso debba necessariamente possedere una pompa, ma impone agli enti proprietari o gestori di garantire sicurezza, manutenzione ed efficienza della strada e dei relativi impianti. Dove l’acqua non può defluire naturalmente, gli impianti di raccolta e sollevamento costituiscono una soluzione tecnica normalmente utilizzata. La Cassazione ha inoltre già riconosciuto responsabilità per un sottopasso con criticità conosciute e privo di adeguate misure preventive. Il punto non è quindi soltanto avere una pompa, ma impedire che una depressione stradale conosciuta possa trasformarsi in una vasca accessibile ai veicoli.

A Sant’Alessio Siculo il problema merita una verifica specifica. Una segnalazione pubblica risale al 2019; nell’ottobre 2025 il sottopasso ferroviario della SS114 si è nuovamente riempito d’acqua, raggiungendo circa un metro, e nella notte sono servite idrovore per riaprire la statale.

Articolo

Due vittime e un’ondata di danni

Strade e sottopassi invasi dall’acqua, fiumi oltre gli argini, auto bloccate o ribaltate, alberi abbattuti, tetti danneggiati e circolazione ferroviaria rallentata. Il maltempo che il 10 settembre ha colpito ampie zone del Centro-Nord ha lasciato 2 vittime e una lunga sequenza di emergenze. In Toscana sono state registrate oltre 63.000 fulminazioni in 12 ore, mentre i fiumi Salarco e Bruna hanno raggiunto il primo livello di guardia.

A Latisana (Comune della provincia di Udine, in Friuli-Venezia Giulia) Antonietta Zamarian, 83 anni, residente a San Michele al Tagliamento, è morta annegata nella propria automobile, rimasta intrappolata nel sottopasso ferroviario di via Dietro la Chiesa completamente invaso dall’acqua. Due carabinieri hanno tentato di raggiungerla ed estrarla dall’abitacolo e sono stati successivamente accompagnati in ospedale senza conseguenze gravi.

Nel pomeriggio un’altra tragedia si è verificata a Sinalunga (Comune della provincia di Siena, in Toscana). Secondo la prima ricostruzione, una donna di circa 80 anni sarebbe andata a chiudere una finestra durante una violenta tromba d’aria quando una raffica ha infranto i vetri: una scheggia le avrebbe reciso la vena safena provocando una grave emorragia. Il sindaco Edo Zacchei ha confermato il decesso, mentre gli accertamenti sulla dinamica sono ancora in corso.

A Cassino (Comune della provincia di Frosinone, nel Lazio) un grosso pioppo è caduto davanti alla facoltà di Ingegneria, investendo 2 studenti e intrappolandoli tra i rami. A Roma un albero è precipitato su un’automobile in via Ardeatina e il conducente è stato trasportato in ospedale in codice rosso. A Brescia l’acqua è penetrata anche negli Spedali Civili: sono stati interessati l’area dell’accettazione e alcuni reparti e 6 pazienti sono stati temporaneamente trasferiti, senza interruzione dell’assistenza.

Morti nei sottopassi: i casi documentati dell’ultimo decennio

La tragedia di Latisana impone una domanda: quante persone sono morte in Italia negli ultimi 10 anni in sottopassi allagati? Una ricerca incrociata sulle fonti nazionali, locali e giudiziarie accessibili, per il periodo compreso tra settembre 2016 e settembre 2026, ha consentito di individuare 2 episodi mortali direttamente e inequivocabilmente documentati: Rivarolo Canavese-Feletto, nella notte tra il 2 e il 3 luglio 2018, Guido Zabena, 51 anni, operaio residente a Favria, annegato nella Fiat Punto rimasta bloccata nel sottopasso ferroviario durante un violento temporale; Latisana, 10 settembre 2026, Antonietta Zamarian, 83 anni, annegata nell’automobile sommersa dall’acqua.

Per Rivarolo la vicenda ha avuto anche un lungo seguito giudiziario. Nel novembre 2022 il Tribunale di Ivrea aveva condannato in primo grado a un anno il sindaco, 2 assessori e 2 responsabili comunali. La Corte d’Appello di Torino li ha però successivamente assolti, ritenendo sussistente un ragionevole dubbio sulla prevedibilità dell’eccezionale evento meteorologico e valorizzando anche la condotta della vittima. È quindi necessario riportare l’intero esito giudiziario e non fermarsi alla condanna di primo grado.

Il 15 luglio 2020, durante un nubifragio di Palermo, nelle prime ore si segnalarono delle vittime nelle vetture all’interno di un sottopasso sommerso. Le successive verifiche dei Vigili del fuoco esclusero morti e dispersi: le automobili sommerse erano vuote.

Esistono analoghe precedenti tragedie, come quella di Anna Maria Mancini, 57 anni, morta nel sottopasso di Fontanelle a Pescara il 2 dicembre 2013, o quella di Antonio Benedetti, 78 anni, nel sottopasso di Castelfranco Emilia nell’aprile 2015. Sono precedenti importanti per comprendere il rischio, ma restano fuori dall’intervallo temporale richiesto.

Le pompe sono obbligatorie? La norma dice qualcosa di più ampio

Non risulta una disposizione nazionale che dica semplicemente: “ogni sottopasso deve essere dotato di pompe”. Il Codice della strada, all’articolo 14, impone però agli Enti proprietari, per garantire sicurezza e fluidità della circolazione, la manutenzione, la gestione e la pulizia delle strade, delle pertinenze e degli impianti, il controllo tecnico della loro efficienza e la corretta segnaletica. Per le strade in concessione questi compiti spettano, salvo diversa previsione, al concessionario.

Il decreto ministeriale 5 novembre 2001 n. 6792 stabilisce le norme funzionali e geometriche per la costruzione delle strade e contiene prescrizioni rivolte anche al corretto smaltimento delle acque. La regola, quindi, riguarda il risultato da ottenere: l’acqua meteorica deve essere raccolta e allontanata in condizioni compatibili con la sicurezza della piattaforma stradale.

Nei sottopassi posti a una quota inferiore rispetto ai possibili livelli esterni, il semplice deflusso per gravità può non essere sufficiente. I progetti tecnici contemporanei di RFI prevedono infatti, quando necessario, vasche di raccolta e impianti di sollevamento con elettropompe, destinati a impedire che l’acqua meteorica accumulata sulle rampe faccia salire pericolosamente il livello nel manufatto. Ciò dimostra quale sia la soluzione tecnica ordinariamente adottata, ma non equivale a una norma che prescriva identicamente lo stesso impianto in ogni sottopasso esistente.

Sul piano delle responsabilità è particolarmente significativa la sentenza n. 9161 del 28 febbraio 2018 della IV sezione penale della Cassazione, relativa alla morte avvenuta nel 2009 in un sottovia di Lecce. La Corte ha ritenuto rilevante che fosse già conosciuta l’insufficienza dell’impianto di smaltimento delle acque e che si fossero verificati precedenti allagamenti. La responsabilità non derivava dalla violazione di una specifica norma che imponesse una determinata pompa, ma dall’omessa prevenzione di un rischio conosciuto e prevedibile, compresa la mancata adozione di adeguate segnalazioni o della chiusura del passaggio.

In sostanza, se un sottopasso è noto per allagarsi, non è sufficiente attendere che arrivi l’acqua: occorre mantenere efficiente il sistema di smaltimento, adeguarlo se insufficiente e, quando il rischio si manifesta, impedire tempestivamente l’accesso o segnalarlo in maniera efficace.

Sant’Alessio Siculo, una criticità che ritorna

Il caso di Sant’Alessio Siculo (Comune della Città metropolitana di Messina, in Sicilia) presenta elementi che meritano attenzione proprio alla luce di questi principi. Una segnalazione del 3 maggio 2019 aveva già richiamato il problema del sottopasso. La documentazione storica consente inoltre di ricostruire almeno in parte l’origine dell’infrastruttura da una pubblicazione della Gazzetta Ufficiale dell’agosto 2012 che documenta interventi di RFI (Rete Ferroviaria Italiana) per la soppressione di passaggi a livello sulla linea Messina-Catania e indica, nel territorio di Sant’Alessio, un sottovia ferroviario al km 299+507 e un sottopasso al km 299+429.

il 9 febbraio 2019 una cronaca locale riferiva inoltre che il sottopasso nella zona sud era stato costruito alcuni anni prima proprio nell’ambito dell’eliminazione del passaggio a livello. Quel precedente riguardava soprattutto le ridotte dimensioni del passaggio, dove era rimasto bloccato un Tir, e non consente quindi di attribuirgli automaticamente problemi idraulici; conferma però la storia relativamente recente dell’opera.

La prova che il problema dell’acqua non può essere considerato superato arriva dalla notte tra 15 e 16 ottobre 2025. Tra Sant’Alessio e Forza d’Agrò caddero circa 174,5 millimetri di pioggia in 4-5 ore, con circa 80 millimetri concentrati tra le 21 e le 22. Il sottopasso ferroviario della SS114 si riempì perché l’acqua non riuscì a defluire e raggiunse, secondo la cronaca locale, circa un metro. La statale venne chiusa e il traffico dirottato per circa 5 ore sull’A18. Una ditta specializzata intervenne facendo defluire l’acqua e utilizzando mezzi meccanici e idrovore per rimuovere fango, detriti e rifiuti; la circolazione riprese poco dopo le 3.

La Città Metropolitana di Messina ha documentato in quelle stesse ore interventi di bonifica con squadre di cantonieri e una ditta specializzata soprattutto sulle SP12 e SP16, interessate da frane, fango e detriti. Lo stesso ente metropolitano ha riferito che le operazioni di soccorso avrebbero potuto essere più tempestive se non fossero state rallentate dall’allagamento del sottopasso ferroviario di Sant’Alessio Siculo.

Mediterranea24 ha già seguito recentemente la fragilità della viabilità di Sant’Alessio e della Val d’Agrò attraverso la lunga vicenda del ponte sulla SS114; la testata ha inoltre approfondito gli effetti degli eventi estremi e delle opere di difesa lungo la costa ionica nel dossier dedicato ai cicloni e all’erosione.

Nell’immagine di copertina, la tragedia nel sottopasso di Latisana; il sottopasso ferroviario della SS114 allagato a Sant’Alessio Siculo nell’ottobre 2025; il sottopasso tra Rivarolo Canavese e Feletto, dove nel 2018 morì Guido Zabena.