Verso il 2027, Pd e M5S tra alleanze e fratture. Caso Siracusano e Cateno De Luca agitano il quadro

Riformisti Pd contro l’appiattimento sul M5S. Caso Siracusano, polemica bipartisan sulla foto ritoccata. In Sicilia Cateno De Luca resta al centro delle trattative

Sintesi

La politica nazionale e siciliana entra con largo anticipo nel clima delle elezioni del 2027. A Prato i riformisti del Pd chiedono a Elly Schlein di preservare l’identità democratica soprattutto su Ucraina, primarie e rapporto con Giuseppe Conte e il M5S.

La minoranza dem chiarisce però di non preparare nuove fuoriuscite dal partito: l’obiettivo dichiarato è rafforzare dall’interno una linea riformista distinta da M5S e Avs. Sul metodo per scegliere l’eventuale candidato del centrosinistra chiede primarie aperte, ai gazebo, senza voto online e con doppio turno, lasciando aperta anche la possibilità di una candidatura espressione della stessa area riformista. Giorgio Gori non si è candidato, ma ha affermato che la presenza di una voce riformista nella competizione sarebbe positiva.

In Sicilia, però, alle differenze tra Pd e Movimento si sommano fratture interne a entrambi i partiti, già emerse anche a Messina. Intanto il caso della foto alterata di Matilde Siracusano pubblicata sui social da Roberto Vannacci provoca una reazione trasversale delle forze politiche. Intanto nell’Isola, Cateno De Luca continua a dialogare con interlocutori di centrosinistra e centrodestra senza avere ancora formalizzato la propria collocazione. Sullo sfondo c’è anche la riforma della legge elettorale nazionale, che domani 28 settembre torna alla Camera e può incidere sulle strategie delle formazioni minori.

Il Pd riformista avverte Schlein: alleanza sì, ma non a qualsiasi prezzo

La politica italiana guarda ormai apertamente al 2027, anno entro il quale dovranno svolgersi le prossime elezioni politiche se la legislatura arriverà alla scadenza naturale. Ma il confronto dentro il centrosinistra è già cominciato e il nome che ricorre più frequentemente, accanto a quello di Elly Schlein, è quello di Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle.

Ieri 26 settembre, alla Casa del Popolo di Coiano, a Prato, in Toscana, si è riunita l’assemblea nazionale dell’area riformista del Partito Democratico. Tra i presenti Giorgio Gori, Lorenzo Guerini, Graziano Delrio, Simona Malpezzi, Filippo Sensi, Lia Quartapelle e Matteo Biffoni. Il messaggio politico è stato abbastanza netto: costruire un’alternativa al centrodestra, ma evitando che il Pd perda una propria riconoscibilità dentro l’alleanza con M5S e Alleanza Verdi e Sinistra.

La principale linea di frattura riguarda l’Ucraina. Giorgio Gori (europarlamentare del Pd) ha ribadito che per l’area riformista il sostegno anche militare a Kiev resta un punto non negoziabile e ha contestato le posizioni del Movimento 5 Stelle. Lorenzo Guerini (deputato Pd ed ex ministro della Difesa) ha respinto, da parte sua, la logica del “prendere o lasciare” attribuita alle proposte di Conte. Non è quindi in discussione soltanto chi debba guidare un’eventuale coalizione, ma quale politica estera questa debba sostenere.

Anche sul rapporto complessivo con gli alleati il messaggio è esplicito. Gori ha sostenuto che il Pd non debba rinunciare alla propria specificità né accettare quella che considera un’egemonia politica del M5S. Biffoni ha ribadito che i riformisti intendono restare nel Partito Democratico e condurre lì la propria battaglia politica. L’area chiede inoltre che, qualora si arrivi alle primarie del centrosinistra, possa esserci anche una candidatura espressione della componente riformista. Il nome di Gori circola, ma allo stato non esiste una candidatura ufficialmente formalizzata.

Il messaggio uscito da Prato non è però quello di una corrente pronta alla rottura. I riformisti rivendicano di voler restare nel Pd e incidere sulla sua linea, anche dopo le uscite maturate negli ultimi tempi nell’area moderata del partito. La richiesta più concreta riguarda piuttosto il metodo con cui il centrosinistra dovrà scegliere la propria leadership: primarie aperte, svolte fisicamente ai gazebo e con doppio turno, soluzione che secondo Gori consentirebbe di allargare realmente la partecipazione ed evitare una competizione troppo chiusa.

L’europarlamentare ha richiamato il precedente del 2012, quando alle primarie di coalizione parteciparono Bersani, Renzi, Puppato, Vendola e Tabacci, e quello del congresso del Pd che consentì successivamente a Elly Schlein di concorrere per la segreteria. Quanto a una sua eventuale candidatura, Gori non l’ha annunciata, limitandosi a osservare che, se alle primarie ci fosse anche «una voce riformista», sarebbe un fatto positivo.

Un altro terreno di contrasto interno riguarda il disegno di legge contro l’antisemitismo, sul quale nel Pd sono emerse posizioni differenti. La questione è stata richiamata anche a Prato come uno degli esempi sui quali i riformisti chiedono alla direzione nazionale di non comprimere le diverse sensibilità esistenti nel partito.

In Sicilia il campo largo esiste, ma i confini restano mobili

Quello che accade a Roma trova in Sicilia una versione ancora più articolata. Pd, Movimento 5 Stelle, Avs, Italia Viva-Casa Riformista, Controcorrente e altre formazioni hanno già avviato da mesi un confronto comune verso le Regionali siciliane del 2027, ma non hanno ancora definito né il candidato unitario né definitivamente il perimetro dell’alleanza.

Il nuovo vertice del campo progressista, riunito il 24 settembre al Centro Pio La Torre di Palermo, ha confermato la volontà di costruire una proposta comune, ma ha lasciato aperto soprattutto il problema Cateno De Luca. Italia Viva sostiene l’opportunità di un confronto con il leader di Sud chiama Nord; Avs e Controcorrente sono contrarie al suo ingresso; nel Pd esistono posizioni differenti e anche il M5S mantiene un atteggiamento prudente. Mediterranea24 aveva ricostruito proprio questo quadro in “Sicilia verso le Regionali, coalizioni divise. Campo largo su Cateno, centrodestra sulle risorse”. Sicilia verso le Regionali, coalizioni divise. Campo largo su Cateno, centrodestra sulle risorse

Anche Pd e M5S hanno i propri problemi interni

La difficoltà non riguarda soltanto i rapporti tra alleati. Il Pd siciliano porta ancora con sé la frattura maturata durante il congresso regionale del 2025, concluso con la riconferma di Anthony Barbagallo a segretario. Una parte del partito ha contestato le procedure e la vicenda è arrivata davanti al Tribunale di Palermo, dove è fissata per il 27 ottobre 2026 un’udienza sul ricorso. Al di là dell’esito giudiziario, resta quindi una differenza politica tra l’attuale maggioranza regionale del partito e settori della componente riformista.

Una situazione per certi versi analoga, sebbene con caratteristiche differenti, è stata documentata nel M5S messinese. Mediterranea24 aveva già ricostruito le tensioni interne dopo che Angela Raffa (deputata nazionale del Movimento) si era definita una “separata in casa” rispetto alla gestione territoriale da lei ricondotta ad Antonio De Luca (capogruppo M5S all’Ars) e Barbara Floridia (senatrice messinese del Movimento). Nel luglio scorso è inoltre nato il nuovo gruppo territoriale M5S Messina Nord, guidato da Marco Oriolesi. Non risultano 2 correnti formalmente costituite, ma sono documentate differenti aggregazioni e valutazioni sulla gestione politica locale.

Le amministrative messinesi del 2026 hanno reso il problema ancora più evidente: M5S e Controcorrente avevano formato una lista a sostegno della candidata del centrosinistra Antonella Russo, ma la lista si era fermata al 3,05%, riaprendo il confronto sull’organizzazione del Movimento nel capoluogo dello Stretto. Anche questo precedente pesa adesso nel passaggio dalla costruzione di un semplice tavolo politico a quella di una coalizione regionale capace di reggere una competizione elettorale.

Il caso Siracusano irrompe nella campagna elettorale

A rendere ancora più teso il clima politico nazionale è intervenuto nelle ultime ore il caso Matilde Siracusano. La sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento e deputata messinese di Forza Italia è comparsa in una fotografia alterata diffusa sui social da Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, durante la campagna per le elezioni suppletive della Camera nel collegio di Reggio Calabria, in programma Oggi 27 e domani 28 settembre.

Matilde Siracusano, messinese, è una deputata di Forza Italia, partito nel quale milita dal 2018 e con cui è stata eletta alla Camera. Attualmente ricopre l’incarico di sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento. Forza Italia fa parte della coalizione di centrodestra, insieme principalmente a Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati, che sostiene il Governo guidato da Giorgia Meloni.

Nell’immagine Siracusano è seduta accanto a Fabio Roscioli (candidato sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati e Udc) e a Claudio Lotito (senatore di Forza Italia e patron della Reggina). Rispetto alla fotografia originale, però, la maglietta bianca indossata dalla sottosegretaria sotto una giacca floreale è stata eliminata digitalmente, creando una scollatura che nello scatto autentico non esiste. Vannacci ha sostenuto di non avere realizzato personalmente l’alterazione e di avere rilanciato un’immagine già comparsa su un blog calabrese.

Siracusano ha reagito annunciando l’intervento dei propri legali e valutando anche una denuncia, denunciando quello che considera un attacco personale e un utilizzo degradante dell’immagine di una donna nella lotta politica. Il fatto ha assunto una dimensione più generale proprio perché la manipolazione non riguarda le idee o l’attività istituzionale della parlamentare, ma il suo corpo e il suo abbigliamento.

La condanna politica è stata trasversale. Antonio Tajani (vicepresidente del Consiglio e segretario di Forza Italia) ha definito l’episodio «volgare e inaccettabile»; Roberto Occhiuto (presidente della Regione Calabria, vicesegretario nazionale di Forza Italia e compagno di Siracusano) ha invitato Vannacci a confrontarsi sui contenuti e non sul corpo di una donna. Solidarietà è arrivata anche da esponenti di Noi Moderati, Pd, Avs, Movimento 5 Stelle, Italia Viva, Azione e dalla stessa Lega.

La vicenda si inserisce, peraltro, in una polemica sulle donne e sull’abbigliamento femminile che appena pochi giorni prima aveva coinvolto proprio Tajani e Vannacci. Il 19 settembre, intervenendo a Itaca, la kermesse politica organizzata a Formello, nel Lazio, il leader di Forza Italia, ragionando sulla donna che consiglierebbe al figlio di sposare, aveva contrapposto una ragazza «affascinante» e più incline, secondo il suo esempio, a tradire, a una donna «più seria», «meno appariscente» e «più affidabile», aggiungendo che quest’ultima avrebbe potuto avere «le gonne più lunghe». Le parole avevano provocato dure critiche soprattutto dalle opposizioni e da numerose esponenti politiche; il 21 settembre, a New York, Tajani si era poi scusato con quanti si fossero sentiti offesi, precisando di non avere mai avuto intenzione di offendere le donne.

Il giorno successivo, 22 settembre, a Start su Sky TG24, era intervenuto Roberto Vannacci, chiamato a commentare quelle dichiarazioni: «Tra una donna con la gonna lunga e una donna con la gonna corta, io una donna la preferisco sempre senza gonna», aveva risposto, premettendo che, trattandosi a suo giudizio di una domanda «leggera», avrebbe risposto «in modo altrettanto leggero». Anche quella frase aveva suscitato una nuova ondata di critiche. Vannacci non l’aveva propriamente ritirata: aveva rivendicato di non essere un «bacchettone» e sostenuto che non fosse un capo d’abbigliamento a qualificare una donna. Nello stesso pomeriggio senatrici di Pd, Italia Viva, Avs, M5S e Autonomie si erano presentate in gonna a Palazzo Madama, trasformando l’abbigliamento in una forma di protesta contro le dichiarazioni dei due esponenti politici.

A distanza di appena cinque giorni, la fotografia alterata di Siracusano riporta dunque Vannacci al centro di una polemica che riguarda ancora una volta l’immagine e il corpo di una donna, mentre Tajani, protagonista della precedente controversia e delle successive scuse, è questa volta tra i primi a condannare pubblicamente l’accaduto.

La successione degli episodi pone una questione che va oltre i singoli schieramenti: quanto spazio debbano occupare nella comunicazione politica giudizi sull’aspetto, sull’abbigliamento o sul corpo delle donne, soprattutto quando il confronto dovrebbe riguardare programmi, idee e responsabilità pubbliche. Il susseguirsi di dichiarazioni, battute, rettifiche e polemiche mostra quanto facilmente il linguaggio politico possa allontanarsi dai temi concreti e trasformarsi esso stesso nella notizia.

La vicenda assume inoltre un significato politico perché arriva mentre Futuro Nazionale tenta di misurare direttamente il proprio consenso alle urne a Reggio Calabria e mentre l’ex generale continua ad attrarre esponenti provenienti dal centrodestra. Tra questi c’è Tommaso Calderone, deputato siciliano eletto con Forza Italia, il cui passaggio ha portato a 9 i parlamentari indicati da Futuro Nazionale alla Camera. Mediterranea24 aveva già collegato questo spostamento agli equilibri politici dell’area dello Stretto.

Cateno De Luca parla con tutti e non sceglie ancora

In Sicilia, intanto, non potrebbe mancare Cateno De Luca. Il sindaco di Taormina, deputato regionale e leader di Sud chiama Nord continua a muoversi lungo una linea autonoma e trasversale, costruendo prima la propria forza politica e rinviando la scelta dell’eventuale alleanza.

Il 20 settembre, alla Festa dell’Unità provinciale del Pd a Villarosa, in provincia di Enna, De Luca ha partecipato a un confronto con Mirello Crisafulli (sindaco di Enna ed esponente storico dell’area democratica). Crisafulli è arrivato ad auspicare pubblicamente una candidatura di De Luca alla presidenza della Regione, sostenendo la necessità di superare i veti tra forze politiche. Una posizione che non rappresenta la linea ufficiale dell’intero Pd siciliano e che ha immediatamente riaperto la discussione nel campo progressista.

Pochi giorni dopo un altro fotogramma ha alimentato le interpretazioni: all’aeroporto di Roma Fiumicino, De Luca è apparso sorridente insieme a Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana e dirigente di Forza Italia) e Gaetano Galvagno (presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana ed esponente di Fratelli d’Italia). Lo scatto non dimostra da solo l’esistenza di un accordo politico, ma si inserisce in interlocuzioni che De Luca rivendica apertamente sia con il centrodestra sia con settori del campo progressista.

Mediterranea24 aveva già approfondito le oscillazioni del quadro in “Regionali siciliane, coalizioni in movimento: De Luca nel confronto progressista, Schifani punta al bis”, ricordando anche il peso crescente delle interlocuzioni con Sud chiama Nord e il contemporaneo rafforzamento di Futuro Nazionale nell’area siciliana e dello Stretto. Regionali siciliane, coalizioni in movimento: De Luca nel confronto progressista, Schifani punta al bis

Sud chiama Nord e il problema delle firme: la legge però non è ancora definitiva

Anche il livello nazionale interessa direttamente De Luca. Sud chiama Nord viene collocato nelle più recenti rilevazioni nazionali attorno all’1-1,5%, con differenze tra gli istituti. È un consenso numericamente contenuto ma che, in un quadro elettorale frammentato, può diventare politicamente rilevante nelle trattative tra coalizioni. Il dato deve tuttavia essere letto per ciò che è: una rilevazione nazionale e non una previsione del risultato delle prossime elezioni.

C’è poi il problema della riforma elettorale nazionale. Il Senato ha approvato il 15 settembre il nuovo testo, modificandolo, e per questo il disegno di legge torna domani 28 settembre alla Camera per la terza lettura. Non è quindi ancora una legge definitivamente approvata.

Il testo licenziato dal Senato aumenta da 1.500 a 6 mila per collegio le firme richieste alle formazioni prive di rappresentanza parlamentare, mentre conserva sistemi di esenzione o riduzione per le forze che dispongono già di gruppi o componenti parlamentari secondo requisiti specifici. Proprio per questo la consistenza parlamentare di Sud chiama Nord e le eventuali future adesioni alla sua area possono assumere un valore non soltanto politico, ma anche organizzativo-elettorale.

Il 2027 è già cominciato

Il dato politico che emerge accomuna quindi Roma, Palermo e Messina: le coalizioni esistono, ma non sono ancora blocchi definitivamente compatti. Nel centrosinistra nazionale i riformisti del Pd chiedono a Schlein maggiore autonomia rispetto alle posizioni di Conte; in Sicilia Pd e M5S devono contemporaneamente costruire un programma comune e governare proprie fratture interne; Cateno De Luca tratta con interlocutori appartenenti a entrambi i campi; nel centrodestra l’avanzata autonoma di Futuro Nazionale introduce un ulteriore elemento di competizione.

Mediterranea24 aveva già ricostruito questo scenario osservando come De Luca costruisca prima liste e forza contrattuale per decidere soltanto successivamente l’alleanza, mentre Schifani punta al secondo mandato e il campo progressista cerca ancora il proprio equilibrio.

Il caso Siracusano, nato nel pieno delle suppletive calabresi, aggiunge infine un tema che supera gli schieramenti: il limite entro il quale può spingersi la comunicazione politica nell’uso di fotografie alterate e dell’intelligenza artificiale. Le reazioni arrivate da Maggioranza e Opposizione mostrano, almeno su questo episodio, una condanna trasversale della manipolazione dell’immagine di una donna utilizzata come strumento di attacco politico.

Le elezioni del 2027 sono ancora lontane, ma la costruzione delle candidature, delle alleanze e soprattutto dei rispettivi confini politici è già pienamente cominciata.

Nell’immagine di copertina, Elly Schlein in primo piano con Lia Quartapelle, Giorgio Gori e Lorenzo Guerini, esponenti dell’area riformista del Pd; a destra Matilde Siracusano; e Cateno De Luca.