Sintesi
Il 21 luglio 2026 Renato Schifani ha presentato all’ARS lo stato di attuazione del programma avviato all’inizio della legislatura. Il presidente ha rivendicato il risanamento finanziario, l’incremento delle entrate, gli investimenti produttivi, gli interventi contro le crisi idrica e dei rifiuti, il rafforzamento amministrativo e la crescita del turismo. Sul piano politico ha difeso la linea garantista adottata nei confronti degli esponenti coinvolti in procedimenti giudiziari, distinguendo le responsabilità individuali dall’azione dell’esecutivo. Nella stessa giornata il nuovo bollettino AGENAS ha documentato un peggioramento della Sicilia nel rispetto dei tempi delle prime visite e degli esami diagnostici durante il primo semestre 2026. Le Opposizioni hanno contrapposto questi dati alla rappresentazione positiva proposta dal governo e hanno criticato la gestione sanitaria, la questione morale e l’instabilità del centrodestra. Il parere negativo espresso in commissione sul DEFR, pur non essendo vincolante, ha infine mostrato ulteriori tensioni nella coalizione.

Articolo
Il confronto si è svolto ieri 21 luglio 2026 durante la 265ª seduta pubblica dell’ARS convocata alle 15 a Palazzo dei Normanni (sede dell’Assemblea regionale), mentre l’intervento è iniziato intorno alle 16 ed è proseguito per circa 1 ora. Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana ed esponente di Forza Italia) ha illustrato una relazione di circa 45 pagine sullo stato di realizzazione del programma di Governo. Non si è trattato di un voto di fiducia né di un rendiconto contabile, ma di un obbligo annuale di responsabilità politica introdotto dall’articolo 4 della legge regionale 28 ottobre 2020, numero 26, la legge statutaria che disciplina la forma di governo siciliana. Il programma della legislatura era stato presentato all’Assemblea il 1° dicembre 2022, poco dopo l’insediamento dell’esecutivo.

Il presidente ha sostenuto di avere amministrato un’Isola ancora gravata da debolezze finanziarie, rendiconti arretrati, opere incomplete e ritardi burocratici, alla quale si sono poi aggiunte la siccità, l’emergenza idrica e le difficoltà internazionali. Nel bilancio politico ha rivendicato il passaggio da un disavanzo superiore a €4 miliardi a un avanzo di amministrazione oltre €5 miliardi, la chiusura del rendiconto 2024 con un risultato positivo di €2,1 miliardi e l’aumento delle entrate tributarie di circa €5 miliardi in 3 anni senza innalzare la pressione fiscale regionale. Ha inoltre indicato una crescita complessiva del PIL del 18,9% negli ultimi 5 anni, oltre €2,3 miliardi destinati al sistema produttivo, più di €280 milioni impiegati nel comparto idrico e €4,9 miliardi assegnati attraverso l’Accordo per la coesione. Questi numeri rappresentano la ricostruzione proposta dal Governo e devono essere letti come risultati rivendicati dall’Esecutivo, da confrontare progressivamente con rendiconti, certificazioni della spesa e ricadute effettive sui servizi.

Nel settore dei rifiuti il Governo ha richiamato l’approvazione del nuovo piano regionale e il progetto dei 2 termovalorizzatori previsti a Palermo e Catania Il finanziamento complessivo indicato è di €1,5 miliardi, dei quali €800 milioni destinati direttamente agli impianti, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il conferimento in discarica, interrompere le spedizioni fuori dall’Isola e produrre energia per circa 174.000 famiglie. Sul fronte dell’acqua sono stati ricordati il recupero di pozzi e sorgenti, la riattivazione dei dissalatori di Gela, Porto Empedocle e Trapani e gli interventi sulle dighe e sulle reti. Il presidente ha collegato queste opere al risanamento finanziario, sostenendo che la credibilità dei conti avrebbe consentito alla Regione di programmare e spendere risorse prima bloccate.
Tuttavia, i €5 miliardi indicati non appaiono tutti soldi realmente liberi nelle casse della Regione e subito utilizzabili, in quanto una parte è certamente già destinata a spese precise, accantonata per obblighi futuri o ancora legata a verifiche contabili. La somma effettivamente accertata come risultato positivo del 2024 è invece di circa €2,15 miliardi. Va anche aggiunto che nel 2024 la Sicilia ha beneficiato dell’Accordo per lo sviluppo e la coesione, sottoscritto a Palermo il 27 maggio di quell’anno dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani. L’intesa ha sbloccato 6,862 miliardi di euro del FSC (Fondo per lo sviluppo e la coesione) per il ciclo 2021-2027, lo stanziamento più rilevante firmato a livello nazionale, destinandolo a 580 interventi infrastrutturali e di riqualificazione distribuiti nell’Isola.
La parte politicamente più delicata è stata dedicata alla questione morale. Il presidente ha escluso che i procedimenti riguardanti singoli parlamentari possano essere estesi automaticamente all’attività dell’intero Governo. Michele Mancuso (deputato regionale di Forza Italia eletto nel Nisseno) era stato posto agli arresti domiciliari nel febbraio 2026 nell’ambito di un’indagine per corruzione relativa a un finanziamento regionale. Riccardo Gallo Afflitto (esponente forzista eletto nell’Agrigentino) era stato sottoposto alla stessa misura cautelare il 16 luglio nell’inchiesta denominata “Corte dei Miracoli”, ma si era dimesso dall’Assemblea il 20 luglio, un giorno prima della relazione. Le contestazioni dovranno essere accertate nei rispettivi procedimenti e, allo stato, per tutti gli indagati e imputati resta valida la presunzione di non colpevolezza.
La medesima impostazione garantista è stata utilizzata per giustificare la permanenza nell’esecutivo di Elvira Amata (assessora regionale al Turismo ed esponente di Fratelli d’Italia), rinviata a giudizio per corruzione con prima udienza fissata al 7 settembre 2026, e di Luca Sammartino (assessore regionale all’Agricoltura ed esponente della Lega), imputato in procedimenti ancora in corso. Il presidente ha inoltre ricordato l’allontanamento della Nuova DC (Nuova Democrazia Cristiana) dalla Giunta e il suo successivo rientro dopo il ridimensionamento dell’impianto investigativo. Come precedenti, il presidente ha richiamato Raffaele Lombardo (ex presidente della Regione e fondatore del Movimento per l’Autonomia), definitivamente assolto nel marzo 2023 dalle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale aggravata, e Giuseppe Lupo (eurodeputato del Partito democratico), assolto nel marzo 2024 perché il fatto non sussiste in un procedimento per corruzione. Tuttavia, la difesa delle garanzie costituzionali è giuridicamente fondata, ma non eliminerebbe il diverso piano della responsabilità politica: un amministratore può non essere penalmente colpevole e, nello stesso tempo, essere sottoposto a una valutazione pubblica sull’opportunità di conservare l’incarico.
Nella stessa giornata è stato pubblicato il numero 0 del bollettino dell’AGENAS (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), basato sui dati della PNLA (Piattaforma nazionale delle liste di attesa). Il documento ha confrontato il primo semestre 2026 con il corrispondente periodo del 2025, esaminando 14 tipologie di prime visite e 22 esami diagnostici. Nel complesso nazionale le prenotazioni sono aumentate da 13,3 a 14,9 milioni, mentre il rispetto delle scadenze è salito dal 76,4 al 78,5% per le prime visite e dall’82,8 all’84,6% per gli accertamenti. La tendenza italiana è stata quindi positiva, ma la Sicilia si è mossa nella direzione opposta.
Nell’Isola le prime visite eseguite entro i tempi garantiti sono diminuite dall’87,2 al 79,7%. La percentuale è rimasta leggermente superiore alla media nazionale, ma il calo annuale è stato netto. Il quadro è risultato più grave per gli esami diagnostici, scesi dal 75,9 al 71,9%, contro l’84,6% raggiunto in Italia. Il bollettino ha collocato la Sicilia tra le poche realtà territoriali in peggioramento e ha documentato che, mentre numerose regioni hanno recuperato terreno, il servizio sanitario isolano ha perso efficienza in entrambe le categorie considerate.
La piattaforma nazionale deriva dal decreto legge 7 giugno 2024, numero 73, convertito con modificazioni dalla legge 29 luglio 2024, numero 107, che ha introdotto strumenti di monitoraggio e trasparenza per ridurre i tempi delle prestazioni sanitarie. In Sicilia il SovraCUP (Sistema sovraregionale del Centro unico di prenotazione) è divenuto dal 1° luglio 2025 lo strumento ufficiale per raccogliere e controllare i dati, mentre i contratti dei direttori generali prevedono obiettivi specifici e verifiche periodiche sulle liste d’attesa, con la possibile decadenza in caso di mancato raggiungimento. Proprio per questo i risultati del 2026 pongono in Sicilia una questione non soltanto finanziaria, ma anche organizzativa e gestionale.
Luisella Lionti (segretaria generale della UIL Sicilia, Unione italiana del lavoro) e Fortunato Parisi (rappresentante regionale della UIL Medici) hanno espresso forte preoccupazione, chiedendo una riorganizzazione dei percorsi, il potenziamento del personale, investimenti informatici e controlli trasparenti. Giacomo Scalzo (dirigente generale del DASOE, Dipartimento per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico) ha replicato che i dati fotografano problemi conosciuti, sui quali sarebbe già in corso un profondo lavoro di riassetto. Il potenziamento tecnologico può essere utile, ma le percentuali mostrano che un sistema centralizzato di prenotazione, da solo, non garantisce visite tempestive se mancano agende disponibili, personale, appropriatezza delle prescrizioni e coordinamento tra strutture pubbliche e private.
L’Opposizione ha collegato la questione sanitaria al giudizio complessivo sull’esecutivo. Nuccio Di Paola (coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle e vicepresidente dell’Assemblea) ha chiesto perché non siano stati rimossi i dirigenti che non hanno ridotto le attese. Michele Catanzaro (capogruppo del Partito democratico) ha riconosciuto il percorso di riordino finanziario, osservando però che governare non significa soltanto mantenere i conti in equilibrio. Antonello Cracolici (deputato dello stesso partito e presidente della commissione regionale Antimafia) ha descritto una Maggioranza priva di capacità di controllo sulle Partecipate e sugli Enti. I rappresentanti di AVS (Alleanza Verdi e Sinistra) hanno giudicato inattendibile la relazione, mentre dal Movimento 5 Stelle è arrivata l’immagine di una “Sicilia che esiste soltanto nel racconto del presidente”.
Le difficoltà interne al centrodestra sono emerse anche nella commissione Affari istituzionali, dove il DEFR (Documento di economia e finanza regionale) 2027-2029 ha ricevuto 3 voti favorevoli e 4 contrari, con 5 assenti, 4 dei quali appartenenti alla Maggioranza. Il parere negativo non è stato vincolante e non ha arrestato l’iter, poiché le osservazioni sono state trasmesse alla commissione Bilancio, ma il voto ha assunto il significato politico di un avvertimento al Governo. La fragilità parlamentare non ha quindi impedito al presidente di ottenere sostegno in Aula sulla linea garantista, ma ha mostrato che la compattezza della coalizione non può essere considerata acquisita.
La relazione ha messo a confronto 2 rappresentazioni che possono essere entrambe parzialmente vere. Da una parte il risanamento dei conti, la riapertura dei rendiconti, la crescita delle entrate e l’avvio di investimenti hanno segnato una discontinuità rispetto alle precedenti fragilità regionali. Dall’altra parte, l’efficacia di un Governo non si misura soltanto attraverso saldi contabili e somme programmate, ma anche verificando se i cittadini riescano a ottenere una visita medica, se le opere vengano completate, se i rifiuti smettano realmente di essere trasferiti fuori dalla Sicilia e se gli investimenti producano occupazione stabile. Il bollettino sanitario ha fornito proprio uno di questi riscontri concreti e ha mostrato che, almeno nel primo semestre 2026, al miglioramento nazionale non è corrisposto un progresso dell’Isola.
L’opinione
Il problema in generale e pressoché ovunque nell’Isola, non è soltanto una politica ormai come incancrenita, senza distinzione di età, provenienza, titolo o genere.
A renderla ancora più opaca è il sottobosco di opportunisti, cortigiane e schiere di menestrelli (propaganda) che le gravitano attorno alimentandone il decadimento etico e civile.
Si è ormai consolidato un clima soffocante, quasi mafioso, strutturato come un sistema di cosche: metaforicamente vi sono capi di mandamento, schiere di gregari e picciotti, uomini e donne, pronti a difendere privilegi, interessi e appartenenze a qualsiasi costo, sopra chiunque ed ogni cosa.
Tutto poi sembra degenerare nel silenzio e nella retorica, in quanto parlare chiaramente di quanto accade diventa difficile e rischioso.
Chi conserva ancora lucidità, coscienza e il coraggio di resistere, non soltanto fatica a intravedere una via d’uscita, ma assiste ogni giorno a un declino interiore sempre più evidente.
Resistere significa spesso rimanere isolati ed esporsi a doppiezze, tranelli, intimidazioni, ritorsioni e vendette trasversali.
Pressioni che assumono soprattutto forme burocratiche, legali o giudiziarie e che possono colpire il proprio lavoro, le attività personali e persino gli affetti familiari.
Il livello di rischio cresce ulteriormente quando, accanto a questi meccanismi, entrano in gioco la delinquenza comune e la criminalità organizzata

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









