Sintesi
L’inchiesta “Corte dei Miracoli”, avviata nel giugno 2023, è diventata pubblica il 4 giugno 2026 con perquisizioni, inviti a comparire e richieste di misure cautelari per 8 persone. Dopo gli interrogatori preventivi, il 16 luglio il Gip di Caltanissetta ha disposto gli arresti domiciliari per Riccardo Gallo Afflitto e provvedimenti interdittivi per gli altri indagati. Secondo l’accusa, il deputato avrebbe utilizzato il proprio peso politico per orientare la gestione del Cefpas, sostenere la permanenza del direttore, favorire incarichi e affidamenti e ottenere disponibilità nella conduzione dell’ente. La difesa respinge l’esistenza di accordi corruttivi, ritiene ridimensionate diverse contestazioni e ha annunciato il ricorso al Tribunale del riesame. L’Ars attende gli atti necessari per formalizzare la sospensione del parlamentare e affidare temporaneamente il seggio al primo dei non eletti. Le Opposizioni chiedono al presidente della Regione di assumere una responsabilità politica davanti alle numerose vicende giudiziarie che coinvolgono esponenti della Maggioranza di centrodestra. Il caso riapre la “questione morale” siciliana. Vittoria, il murale per Piersanti Mattarella e Pio La Torre simboli di legalità e impegno civile.

Articolo
Le indagini sul Cefpas (Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario), Ente regionale con sede a Caltanissetta, sarebbero cominciate nel giugno 2023. Il procedimento è emerso pubblicamente il 4 giugno 2026, quando la Polizia di Stato ha notificato 8 inviti a comparire davanti al Giudice e ha eseguito diverse perquisizioni. La Procura ipotizza, a vario titolo, reati di corruzione e falso ideologico collegati a un presunto intreccio di favori, nomine concordate, consulenze e affidamenti costruiti su misura.

L’indagine è stata denominata “Corte dei Miracoli”. L’espressione deriva dal francese cour des miracles (corte dei miracoli) e indicava, nella Parigi medievale, le zone nelle quali mendicanti che durante il giorno simulavano infermità tornavano improvvisamente sani durante la notte. Nel linguaggio figurato descrive un ambiente dominato da rapporti opachi, artifici e persone alla ricerca di protezioni o vantaggi. La denominazione è stata utilizzata dagli investigatori per rappresentare il presunto sistema sviluppatosi intorno all’Ente sanitario, senza che ciò costituisca naturalmente una prova di responsabilità penale.

Il 16 luglio 2026 Santi Bologna Giudice per le indagini preliminari del Tribunale nisseno, ha disposto gli arresti domiciliari per Riccardo Gallo Afflitto (deputato dell’ARS, appartenente a Forza Italia ed eletto nel collegio di Agrigento). Secondo il quadro accusatorio, il parlamentare avrebbe sfruttato il proprio ruolo istituzionale per influenzare l’amministrazione del centro, agevolare incarichi, consulenze e affidamenti e sostenere la permanenza del vertice gestionale. L’inchiesta comprende inoltre una contestata procedura di gara relativa alla biblioteca virtuale del progetto BLVLS, la cui regolarità è ancora oggetto di accertamento.
Nel provvedimento cautelare il Giudice descrive, secondo quanto riportato dalle cronache, uno “spaccato sconfortante” e una conduzione ritenuta “padronale”, nella quale incarichi, accordi pubblici e consulenze sarebbero stati impiegati per consolidare consenso e relazioni personali. L’ipotesi formulata dagli inquirenti è quella di un patto nel quale il sostegno politico sarebbe stato ricambiato con disponibilità nella gestione dell’Ente. Si tratta, tuttavia, di una ricostruzione ancora sottoposta al vaglio giudiziario e contestata dalle difese.
Le misure applicate riguardano: Roberto Sanfilippo (direttore pro tempore, cioè temporaneamente in carica, del centro), sospeso per 12 mesi dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio; Giuseppe Capodieci (ex direttore generale dell’ASP, Azienda sanitaria provinciale, di Agrigento, comune e capoluogo dell’omonimo libero consorzio siciliano), raggiunto da una misura interdittiva; Gioacchino Pontillo e Maria Luisa Zoda (funzionari dell’ente), sospesi per 12 mesi; Vincenzo Raitano (funzionario regionale in pensione), sospeso per lo stesso periodo; Salvatore Enrico Giambelluca (medico in quiescenza), interdetto per 6 mesi; Pietro Tirone (legale rappresentante della Sice Srl), destinatario per 12 mesi del divieto di stipulare contratti con la PA (pubblica amministrazione).
Il Giudice ha inoltre modificato la qualificazione giuridica della contestazione riferita all’ex dirigente sanitario, passando dalla corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio alla corruzione per l’esercizio della funzione. Per il funzionario nominato esperto giuridico-amministrativo sono stati ritenuti sussistenti gravi indizi limitatamente al presunto contributo fornito per ottenere quello specifico incarico. Questa delimitazione non equivale a un’assoluzione, ma restringe il perimetro cautelare rispetto alla prospettazione originaria dell’accusa. In parole semplici: Il Giudice ha ritenuto che l’ex dirigente sanitario non avrebbe ricevuto o promesso vantaggi per compiere uno specifico atto illegittimo, ma, eventualmente, per mettere in generale la propria funzione pubblica a disposizione di determinati interessi. L’accusa resta quindi quella di corruzione, ma in una forma diversa e generalmente meno legata a un singolo provvedimento contrario alla legge. Per il funzionario nominato esperto, invece, il Giudice ha riconosciuto indizi seri soltanto riguardo al presunto aiuto dato per ottenere quell’incarico, escludendo o non ritenendo sufficientemente provato, almeno nella fase cautelare, un suo coinvolgimento più ampio nell’intero sistema contestato. Si parla comunque di accuse e indizi, non di colpevolezza definitiva.
Le ordinanze sono state eseguite dalla Squadra mobile nissena e dallo SCO (Servizio centrale operativo) con la collaborazione degli uffici investigativi di Palermo (comune e capoluogo della Sicilia), Siracusa (comune e capoluogo dell’omonimo libero consorzio siciliano) e Agrigento. Le attività sono state coordinate dai pubblici ministeri Chiara Benfante, Vera Giordano e Piera Anzalone, sotto la direzione di Salvatore De Luca (procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta). La Procura aveva richiesto la custodia cautelare in carcere per il parlamentare, il direttore e il funzionario giuridico-amministrativo, mentre per gli altri destinatari erano stati domandati gli arresti domiciliari.
Durante l’interrogatorio preventivo del 16 giugno, il deputato si era avvalso della facoltà di non rispondere, depositando però una memoria scritta con la quale aveva escluso l’esistenza di accordi corruttivi. Luigi Troja e Lillo Fiorello, avvocati penalisti del parlamentare) sostengono che alcune contestazioni siano state escluse o ridimensionate dal giudice e che le segnalazioni attribuite al loro assistito riguardassero contratti formalmente consentiti. Il collegio difensivo comprende anche Giuseppe Dacquì, Sergio Iacona, Marianna Montagliani, Gaja Bonafede, Antonino Gaziano e Vincenza Gaziano. La difesa ha annunciato un ricorso davanti al tribunale del riesame.
I legali affermano inoltre che la misura custodiale sarebbe stata applicata perché la funzione parlamentare deriva da un’elezione diretta e non potrebbe essere neutralizzata attraverso una normale interdizione giudiziaria. Questa costituisce la tesi della difesa e non una conclusione definitiva sul merito del procedimento. La sospensione del mandato regionale segue infatti un percorso distinto, disciplinato dal decreto legislativo 235 del 2012, conosciuto come legge Severino, che regola l’incandidabilità, la sospensione e il divieto di ricoprire determinate cariche elettive. In parole semplici, gli avvocati sostengono che il Giudice abbia disposto gli arresti domiciliari poiché non poteva limitarsi a sospendere il deputato dal suo incarico con una normale interdizione. Essendo stato eletto dai cittadini, il suo mandato può essere sospeso solo attraverso una procedura specifica prevista dalla legge. Secondo la difesa, quindi, se non fosse stato parlamentare sarebbe potuta bastare una misura meno grave. È però la tesi dei legali, non una decisione definitiva sulla colpevolezza.
Alla data del 16 luglio l’Assemblea attendeva la comunicazione formale dell’Autorità giudiziaria e il successivo decreto governativo necessario per rendere effettiva la sospensione di diritto. Solo dopo il completamento della procedura Luigi Salvaggio, esponente agrigentino di Forza Italia e primo dei non eletti, potrà assumere temporaneamente le funzioni parlamentari.
Il caso si inserisce in un quadro politico già gravato da altre vicende giudiziarie, che riguardano soggetti con posizioni differenti nella Maggioranza regionale siciliana di centrodestra. Il panorama richiamato dalle Opposizioni comprende: Gaetano Galvagno (presidente dell’ARS ed esponente di Fratelli d’Italia), sottoposto a processo per corruzione, peculato e falso ideologico; Elvira Amata (assessora regionale al Turismo dello stesso partito), rinviata a giudizio per corruzione con processo fissato dal 7 settembre 2026; Michele Mancuso (deputato regionale di Forza Italia), posto ai domiciliari il 18 febbraio nell’ambito di un’altra inchiesta per corruzione e successivamente sospeso dal mandato; Giuseppe Castiglione (deputato del Movimento per l’autonomia), sospeso e rinviato a giudizio per voto di scambio politico-mafioso. Tutte queste persone devono essere considerate non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle hanno trasformato l’inchiesta in un nuovo terreno di confronto con Renato Schifani (presidente della Regione e dirigente di Forza Italia). Anthony Barbagallo, segretario regionale democratico, ha definito il caso una rappresentazione del metodo con cui il centrodestra costruirebbe e amministrerebbe il consenso e ha chiesto al presidente della Regione di rimettere il mandato. I rappresentanti pentastellati hanno domandato invece che la questione venga affrontata formalmente in Aula, ribadendo la richiesta di discutere gli atti politici rivolti contro l’assessora regionale già sottoposta a processo. Queste valutazioni appartengono al confronto politico e non possono essere confuse con gli accertamenti penali, che spettano esclusivamente alla magistratura.
La vicenda è esplosa alla vigilia delle iniziative per il 34º anniversario della strage di via D’Amelio. oggi 17 luglio 2026, a Palermo, Elly Schlein (segretaria nazionale del Partito democratico), Leoluca Orlando (europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra) e Giuseppe Conte (presidente del Movimento 5 Stelle, collegato in videoconferenza) sono stati annunciati tra i protagonisti di “Legami di Memoria”, manifestazione promossa dal Centro Studi Paolo e Rita Borsellino e dall’Arci. Per il 19 luglio è stata inoltre programmata un’iniziativa con il leader pentastellato, Giuseppe Antoci (europarlamentare del medesimo movimento), Roberto Scarpinato (senatore ed ex magistrato) e Federico Cafiero De Raho (deputato ed ex procuratore nazionale antimafia).
Forza Italia nel frattempo aveva avviato una riorganizzazione territoriale nelle province più colpite dalle inchieste. Nell’Agrigentino il nuovo assetto, coordinato da Margherita La Rocca Ruvolo (deputata regionale del partito), era stato tuttavia ufficializzato l’11 luglio, quindi 5 giorni prima dell’esecuzione della misura cautelare.
La formula “questione morale” venne resa una categoria centrale del dibattito nazionale da Enrico Berlinguer (allora segretario del PCI, Partito comunista italiano), dopo averla posta al centro della propria iniziativa politica nel novembre 1980, la sviluppò nell’intervista concessa a Eugenio Scalfari e pubblicata da la Repubblica il 28 luglio 1981. Il problema, nella sua analisi, non coincideva soltanto con la commissione di singoli reati, ma con l’occupazione delle istituzioni da parte dei partiti, la confusione tra interesse pubblico e vantaggio privato e la trasformazione degli organismi statali in strumenti di potere e consenso.
In Sicilia quella denuncia aveva già trovato un’espressione concreta nell’opera di Piersanti Mattarella (presidente democristiano della Regione assassinato dalla mafia il 6 gennaio 1980), impegnato nella costruzione di una “Sicilia con le carte in regola”, fondata sulla trasparenza amministrativa, sul controllo degli appalti, sulla programmazione della spesa e sull’autonomia della politica dagli interessi criminali. Un ulteriore riferimento è rappresentato da Pio La Torre (dirigente comunista e parlamentare ucciso il 30 aprile 1982), protagonista della lotta contro la mafia e promotore dell’impianto legislativo che introdusse il reato di associazione mafiosa e l’aggressione ai patrimoni illeciti.
Il ritorno della questione morale non consente di sovrapporre responsabilità politiche e responsabilità penali. Le seconde richiedono prove, contraddittorio e sentenze definitive. Le prime riguardano invece la capacità delle Istituzioni di prevenire conflitti d’interesse, proteggere l’imparzialità delle nomine, rendere trasparenti gli affidamenti e impedire che gli Enti pubblici siano percepiti come luoghi di mediazione del consenso. Il punto decisivo non è stabilire anticipatamente la colpevolezza degli indagati, ma comprendere se la politica siciliana sia in grado di adottare regole e comportamenti capaci di spezzare un problema che attraversa da decenni governi, partiti e amministrazioni.
L’immagine di copertina riporta in parte il murale realizzato dall’artista Ligama sulla facciata della sede della Polizia municipale di Vittoria raffigura Piersanti Mattarella e Pio La Torre, due simboli siciliani della legalità e della lotta alla mafia, entrambi assassinati per il loro impegno politico e civile. L’opera, inaugurata nel dicembre 2024 nell’ambito del progetto “Le Strade da Seguire…”, mantiene viva la loro memoria e propone soprattutto alle nuove generazioni modelli fondati sul coraggio, sull’onestà e sulla difesa delle istituzioni.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









