Sicilia, Schifani e Tajani ai ferri corti. Il caso Armao scuote il Governo, sul voto pesa anche la pensione dei deputati

Incontro a Roma per affrontare la crisi. Controcorrente chiede chiarimenti in Aula. Cateno De Luca prospetta elezioni anticipate, ma il calendario resta da definire

Sintesi

L’inchiesta su Gaetano Armao ha aggravato lo scontro tra Renato Schifani e i vertici di Forza Italia. Dopo le richieste di rinnovamento avanzate da Nino Minardo e una telefonata dai toni accesi con Antonio Tajani, il presidente della Regione ha annunciato valutazioni sulle decisioni da assumere. Oggi, 8 ottobre, è prevista una riunione della Giunta. Le dimissioni restano un’ipotesi.

La crisi politica si intreccia con le variazioni di bilancio e con la preparazione della prossima Finanziaria. Controcorrente chiede che Schifani riferisca al Parlamento prima del voto sulla manovra e annuncia battaglia parlamentare. Nel frattempo, il Governo ha presentato nuovi interventi per imprese, occupazione e servizi. Il rischio è rallentare le risposte ai cittadini.

Cateno De Luca prospetta una conclusione anticipata della legislatura e un possibile accorpamento con le elezioni politiche. Le sue indicazioni sul calendario non costituiscono decisioni ufficiali. Anche il nodo previdenziale dei deputati entra nel confronto. Nessuna data elettorale può ancora essere presentata come stabilita.

Sul versante giudiziario, le contestazioni riguardano presunti pagamenti e interventi sulle pratiche regionali. Armao respinge le accuse e sostiene di poterne dimostrare l’infondatezza. Gli interrogatori preventivi precederanno la decisione del Giudice sulle misure richieste dalla Procura. L’inchiesta deve ancora passare al vaglio giudiziario.

Articolo

Lo scontro sul futuro di Schifani

La questione della ricandidatura di Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana, esponente di Forza Italia) è divenuta una crisi politica aperta. L’inchiesta su Gaetano Armao (avvocato, già vicepresidente della Regione e fino al 2 ottobre esperto del presidente) ha aumentato la pressione sui vertici del partito e sui rapporti tra Palermo e Roma.

Il passaggio decisivo è arrivato dopo le dichiarazioni di Nino Minardo (commissario regionale di Forza Italia), che ha chiesto un cambiamento della proposta politica del partito nell’Isola. Martedì 6 ottobre Schifani ha risposto annunciando che stava valutando le decisioni da assumere. È seguita una telefonata dai toni accesi con Antonio Tajani (segretario nazionale di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri).

I retroscena descrivono un presidente deciso a rivendicare i risultati finanziari della Regione e il consenso raccolto da Forza Italia, contrapposto a una dirigenza nazionale intenzionata a cambiare candidato. La durata precisa della telefonata, le frasi attribuite ai protagonisti e le condizioni di un’eventuale uscita concordata restano ricostruzioni giornalistiche, senza un resoconto pubblico condiviso.

La giunta e il confronto a Roma

Oggi, 8 ottobre, è prevista la riunione della Giunta convocata per affrontare provvedimenti urgenti. La convocazione non equivale a una decisione sulle dimissioni. Ieri, 7 ottobre, Schifani ha partecipato a un convegno a Palermo senza chiarire pubblicamente le proprie intenzioni.

Minardo ha proposto un incontro a Roma con Tajani e Schifani per definire il percorso politico. La proposta documenta il tentativo di mantenere aperto il confronto, mentre resta irrisolta la distanza sul futuro del presidente. Altre ricostruzioni della Tgr Sicilia riferiscono di contatti successivi alla tensione di martedì sera.

Nel materiale giornalistico raccolto vengono prospettati un possibile ritorno di Schifani al Senato e candidature alternative, tra cui Minardo e Giorgio Mulè (vicepresidente della Camera, esponente di Forza Italia). Sono scenari di trattativa, non candidature formalizzate né incarichi garantiti. Anche un eventuale cambiamento del candidato di Forza Italia richiederebbe un confronto con gli alleati del centrodestra.

La manovra e le risposte che rischiano di aspettare

La crisi politica arriva mentre l’Ars (Assemblea regionale siciliana) deve decidere come utilizzare nuove risorse e modificare le spese già previste. Sul tavolo c’è una manovra correttiva da oltre 600 milioni di euro, che comprende interventi e contributi al centro del confronto sulle risorse del Fit e sulle cosiddette “mancette”. Successivamente il Parlamento dovrà approvare la Finanziaria da circa 2 miliardi, con le misure per il prossimo anno. Sono due provvedimenti diversi: le somme annunciate per singoli interventi possono essere già comprese nella manovra e non vanno aggiunte automaticamente al totale. Se lo scontro politico rallenta i lavori, rischiano di slittare anche gli aiuti a famiglie e imprese e i finanziamenti per i servizi.

Un dato documentato è quello comunicato dalla Regione il 5 ottobre: ulteriori 150 milioni di euro per gli emendamenti governativi, derivanti da nuove spettanze riconosciute dallo Stato. Tra gli interventi presentati figurano quasi 50 milioni per l’agricoltura, 30 milioni contro il caro gasolio, 22 milioni per il settore idrico e altrettanti per attrezzature sanitarie. Sono proposte destinate al confronto parlamentare, non somme già tutte erogate. Il dettaglio è contenuto nella comunicazione ufficiale sulle variazioni di bilancio.

La possibilità di concentrare le misure più urgenti in un unico emendamento viene indicata nei retroscena come una strada per accelerare l’approvazione. Una crisi prolungata potrebbe però complicare sia questa manovra sia la preparazione del bilancio successivo. L’eventuale esercizio provvisorio comporterebbe limiti alla gestione della spesa, senza coincidere con il blocco di ogni pagamento.

Controcorrente chiede Schifani in Aula

Il gruppo parlamentare di Controcorrente (movimento politico di opposizione) ha chiesto che il presidente spieghi la situazione prima del voto sulla manovra. La richiesta porta i nomi di Ismaele La Vardera, José Marano, Alessandro De Leo e Carlo Gilistro (deputati regionali del gruppo).

I parlamentari si sono rivolti a Gaetano Galvagno (presidente dell’Ars, esponente di Fratelli d’Italia), sostenendo che il Parlamento debba conoscere le condizioni politiche del Governo prima di affrontare una variazione di bilancio così rilevante. In assenza di un chiarimento, annunciano l’impiego degli strumenti parlamentari per ostacolare l’approvazione.

Le previsioni di Cateno De Luca e le regole sul voto

Cateno De Luca (leader di Sud chiama Nord e sindaco di Taormina, Comune costiero ionico della Città metropolitana di Messina) legge la crisi come il possibile avvio della conclusione anticipata della legislatura. Nella sua ricostruzione, sarebbe venuta meno una prospettiva di ingresso di Schifani al Csm (Consiglio superiore della magistratura, organo di governo autonomo della magistratura).

De Luca prospetta inoltre un voto regionale accorpato alle elezioni politiche e amministrative. Il presunto accordo sul Csm e la data delle politiche indicata per maggio restano affermazioni politiche prive, nelle fonti consultate, di conferme ufficiali. Non consentono quindi di annunciare un calendario elettorale già deciso.

La regola siciliana è invece precisa: l’articolo 10 dello Statuto dispone che, in caso di dimissioni del presidente, si proceda alla nuova e contestuale elezione del presidente e dell’Assemblea entro i successivi 3 mesi. Dimissioni a fine gennaio non permetterebbero automaticamente di attendere la seconda settimana di maggio. Il termine decorre dall’atto effettivo, come stabilisce lo Statuto regionale.

Le pensioni dei deputati e il tempo della legislatura

Nel confronto entra anche il trattamento previdenziale dei deputati al primo mandato. Le cronache e le dichiarazioni politiche indicano numeri diversi dei parlamentari interessati. La consistenza esatta della platea richiede una verifica individuale, considerando decorrenza del mandato, eventuali subentri e contribuzione.

Il Regolamento delle pensioni pubblicato dall’Ars prevede, come regola generale, 65 anni di età e almeno 5 anni di mandato. Una frazione non inferiore a 6 mesi e un giorno viene computata come anno intero, con la relativa contribuzione. Da qui deriva il riferimento politico a 4 anni, 6 mesi e un giorno. Il raggiungimento di questa soglia non significa ricevere immediatamente la pensione.

Anche l’ipotesi di votare prima e rinviare l’insediamento della nuova Assemblea per consentire la maturazione del requisito non può essere presentata come una soluzione automaticamente praticabile. Richiede una verifica delle regole elettorali, dei termini di convocazione e del computo effettivo del mandato.

Armao, le accuse e la difesa

L’indagine della Procura di Palermo riguarda presunti scambi di denaro in cambio di interventi sulle pratiche regionali. Il 2 ottobre sono state eseguite perquisizioni e sono stati notificati gli inviti agli interrogatori preventivi. Per Armao (avvocato amministrativista e docente universitario, già assessore e vicepresidente della Regione, ex presidente della Commissione tecnica specialistica ed ex esperto e consigliere giuridico del presidente regionale)  e Pierluigi Matta (avvocato indicato dall’accusa come intermediario) è stata chiesta la custodia in carcere. La richiesta non equivale a un arresto già disposto. Armao ha respinto le accuse e annunciato le dimissioni dall’incarico presso Schifani.

Uno dei filoni riguarda Seap Bio Energy (società interessata a un impianto di trattamento dei rifiuti e produzione di biometano), rappresentata da Sergio Vella (imprenditore), e un progetto ad Aragona (Comune dell’entroterra della provincia di Agrigento). Secondo l’accusa, Armao avrebbe favorito l’iter anche attraverso l’individuazione dei funzionari incaricati. La Cts (Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali regionali) esprime valutazioni tecniche: il suo parere va distinto dall’intero procedimento autorizzativo.

Le ricostruzioni giornalistiche aggiungono un episodio relativo a Mario Doronzo (imprenditore indicato nel testo come amministratore della Doronzo Infrastrutture), con una presunta consegna di 5 mila euro a Roma, collegata ai lavori sulla costa di Santa Maria del Focallo (località costiera del Comune di Ispica, in provincia di Ragusa). Questo specifico episodio non ha trovato un riscontro indipendente nelle fonti accessibili consultate. Non è stato possibile esaminare direttamente gli atti investigativi richiamati, necessari anche per verificare il ruolo attribuito a Marcello Vernola (avvocato ed ex eurodeputato).

Gli interrogatori sono indicati per il 12 e 13 ottobre, prima della decisione sulle richieste cautelari. Il quadro resta quello di accuse da valutare nel contraddittorio con le difese.

I precedenti di Mediterranea24

Mediterranea24 ha già ricostruito le contestazioni, le dimissioni di Armao e i primi effetti sulla ricandidatura di Schifani, approfondendo successivamente il confronto sulla manovra e il percorso degli incarichi regionali dell’ex vicepresidente. Sono vicende da seguire mantenendo distinti responsabilità politiche, decisioni amministrative e accertamenti giudiziari.

Nell’immagine di copertina, Antonio Tajani e Renato Schifani (nella composizione leggermente ritoccata con Ia); Schifani con Gaetano Armao; e Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana, simbolo da sempre del potere in Sicilia.