Sicilia, Renzi sostiene Bartolo. Centrosinistra da unire, confronto con Forza Italia sul centro

La Vardera resta in corsa, Musolino sostiene Bartolo e Cateno De Luca riconosce il valore della proposta. Tra gli alleati resta aperto il confronto su programma e primarie. Tajani rivendica il ruolo di Forza Italia tra i moderati

Sintesi

Italia Viva sostiene Pietro Bartolo per la presidenza della Regione Siciliana. L’annuncio di Matteo Renzi è arrivato ieri, 4 ottobre, alla Leopolda di Firenze. Dafne Musolino ha confermato il sostegno, mentre Ismaele La Vardera mantiene la propria candidatura e Cateno De Luca considera Bartolo un candidato valido per il centrosinistra. Ma il Campo largo deve ancora scegliere un candidato comune.

Sul piano nazionale, Renzi chiede un’alleanza unita e un accordo scritto sul programma, rilanciando a Giuseppe Conte tre condizioni politiche su Salvini, Giorgetti e Trump. Stefano Bonaccini propone di concentrarsi prima sui contenuti e poi sulla leadership. L’intesa deve precedere la scelta di chi guiderà la coalizione.

L’invito ai riformisti di Forza Italia a entrare in Casa Riformista ha provocato la replica di Antonio Tajani e l’apertura, in direzione opposta, di Roberto Occhiuto. Giorgia Meloni rivendica il ruolo della cultura moderata nel governo, mentre altri dirigenti azzurri frenano sugli ingressi. La contesa riguarda gli elettori di centro e la loro collocazione nelle alleanze.

Articolo

Bartolo, il sostegno di Italia Viva e la candidatura ancora da condividere

Pietro Bartolo entra nel confronto per la presidenza della Regione Siciliana con il sostegno di Italia Viva. Ieri, 4 ottobre, Matteo Renzi (senatore, ex presidente del Consiglio e leader di Italia Viva) ha annunciato dalla Leopolda di Firenze (capoluogo della Toscana) l’appoggio alla sua candidatura, invitandolo sul palco tra lunghi applausi e il pubblico in piedi. La proposta riguarda le prossime elezioni regionali, attese nel 2027. Il centrosinistra deve ancora raggiungere un’intesa sul nome da presentare contro il centrodestra.

Bartolo (medico di Lampedusa ed ex europarlamentare) ha confermato la disponibilità ad affrontare la sfida, subordinando la possibilità di costruire un’alternativa alla capacità delle Opposizioni di superare i veti reciproci. Unità e risposte concrete per la Sicilia sono i punti sui quali ha insistito anche nel messaggio pubblicato dopo l’intervento. Il sostegno renziano individua dunque una candidatura da proporre al confronto politico, mentre l’accordo complessivo della coalizione resta da costruire.

Il suo percorso politico ha già attraversato un passaggio significativo: dopo l’esperienza nel Parlamento europeo con il Partito democratico, Bartolo ha aderito nel gennaio 2026 a Casa Riformista (progetto politico promosso da Italia Viva). L’ingresso è stato annunciato all’assemblea nazionale del 17 gennaio e successivamente commentato anche sul sito della formazione siciliana, che ne ha richiamato l’impegno nell’accoglienza e nella difesa dei diritti.

Accoglienza, Europa e critica al Governo

Alla Leopolda Bartolo ha riportato al centro il soccorso ai migranti e la responsabilità europea. Ha ricordato il proprio lavoro a Lampedusa (isola del Mediterraneo e parte del Comune di Lampedusa e Linosa, nel libero consorzio comunale di Agrigento), criticando le barriere e gli accordi con Paesi governati da dittature. Il richiamo alle vittime in mare ha accompagnato un duro attacco a Giorgia Meloni (presidente del Consiglio), il cui esecutivo ha definito “governo di fascisti”. Si tratta delle parole e della valutazione politica espresse dal medico durante l’intervento.

Bartolo ha inoltre collegato la propria presenza a Firenze alle commemorazioni del naufragio del 3 ottobre 2013, avvenuto davanti a Lampedusa e costato la vita a 368 persone. Nel suo discorso la memoria della tragedia è diventata una sollecitazione a elaborare proposte politiche sull’accoglienza e a difendere l’Unione europea dalle spinte che, secondo la sua lettura, ne mettono a rischio il futuro.

Musolino sostiene la proposta, La Vardera conferma la corsa

Il sostegno è arrivato da Dafne Musolino (senatrice e vice capogruppo di Italia Viva-Casa Riformista al Senato), che ha indicato in Bartolo una possibile alternativa all’attuale Governo regionale. La senatrice ha criticato l’immobilismo amministrativo e un sistema nel quale, a suo giudizio, i diritti vengono trattati come favori. Ha quindi richiamato la necessità di trasparenza, servizi nei territori e discontinuità rispetto alle logiche clientelari.

Ismaele La Vardera (deputato regionale e leader del movimento Controcorrente) ha riconosciuto la qualità personale di Bartolo, augurandogli una buona campagna elettorale, ma ha ribadito che la propria candidatura resta in campo. Ha anche giudicato positivamente la scelta rispetto a quella di Gaetano Armao (ex vicepresidente della Regione Siciliana), sostenuto nel 2022 dall’alleanza tra Azione e Italia Viva. La reazione conferma che la proposta renziana apre un confronto tra aspiranti candidati, senza risolverlo.

Cateno De Luca (deputato regionale e leader di Sud chiama Nord) si è congratulato con Renzi e ha riconosciuto a Bartolo un profilo valido per il centrosinistra. Il riferimento a una competizione da affrontare con correttezza non contiene però l’annuncio di un sostegno alla sua candidatura. Anche questa presa di posizione lascia aperto il tema delle alleanze e della scelta finale nell’Isola.

Renzi e Conte, le condizioni per l’alleanza nazionale

La proposta siciliana si inserisce nella strategia nazionale presentata alla Leopolda: riunire il centrosinistra per battere il Governo Meloni. Nel discorso conclusivo Renzi ha rivolto a Giuseppe Conte (presidente del Movimento 5 Stelle) tre richieste politiche: escludere un ritorno di Matteo Salvini (leader della Lega e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti) alla guida del ministero dell’Interno, evitare la presenza di Giancarlo Giorgetti (ministro dell’Economia e delle Finanze) in un futuro governo e non schierarsi dalla parte di Donald Trump (presidente degli Stati Uniti).

Renzi ha riconosciuto la comprensibilità delle richieste di affidabilità avanzate da Conte, proponendo un accordo scritto su contenuti e impegni, sul modello dei contratti di coalizione tedeschi. Ha invece escluso che Elly Schlein (segretaria del Partito democratico) debba svolgere il ruolo di garante personale nei suoi confronti. Ha poi confermato la disponibilità a rispettare fino in fondo l’eventuale percorso delle primarie (consultazioni per scegliere il candidato della coalizione).

Nella stessa prospettiva ha chiesto un futuro presidente della Repubblica europeista e rivendicato il garantismo (tutela delle garanzie individuali e della presunzione d’innocenza). Ha inoltre dichiarato di volersi misurare con il consenso elettorale, rinunciando a una candidatura in una posizione di elezione assicurata nel listino collegato al premio di maggioranza.

Il riferimento a Meloni al Quirinale resta uno scenario politico prospettato da Renzi. L’ex premier lo ha utilizzato per sollecitare l’unità delle Opposizioni, sostenendo che una nuova vittoria del centrodestra potrebbe rafforzare il controllo della coalizione sulle principali istituzioni. Ha anche indicato nella competizione aperta da Roberto Vannacci (esponente politico della destra ed ex generale) un possibile elemento di difficoltà per gli attuali partiti di governo.

Bonaccini chiede prima il programma

Stefano Bonaccini (presidente del Partito democratico ed europarlamentare), intervenuto ieri prima delle conclusioni di Renzi, ha insistito sulla necessità di costruire un progetto comune prima di concentrarsi sulle primarie. Il programma, nella sua impostazione, deve rendere riconoscibile l’alternativa e impegnare tutte le forze che intendono sostenerla. Soltanto dopo si dovrebbe stabilire il metodo per scegliere la leadership.

Bonaccini aveva espresso lo stesso orientamento già il 3 ottobre a Bari (capoluogo della Puglia), chiarendo che l’unità è necessaria ma non sufficiente. Aveva indicato due possibili percorsi per la guida della coalizione: le primarie oppure l’espressione del candidato da parte della forza che raccoglie più voti. In entrambi i casi, aveva sottolineato, serve prima un’intesa programmatica per evitare successive rotture.

La contesa per i moderati e la risposta di Forza Italia

Renzi ha rivolto un appello ai riformisti di Forza Italia perché aderiscano a Casa Riformista, sostenendo che il loro orientamento europeista sia incompatibile con le spinte sovraniste del centrodestra. Roberto Occhiuto (presidente della Regione Calabria e vice segretario nazionale di Forza Italia) ha ribaltato l’invito: secondo lui, sarebbero Renzi, Maria Elena Boschi (deputata di Italia Viva), Carlo Calenda (leader di Azione) e Luigi Marattin (deputato e leader del Partito liberaldemocratico) a poter trovare spazio nel centrodestra. Occhiuto ha difeso la collocazione europea e occidentale della maggioranza e criticato le politiche delle opposizioni su tasse, imprese e rapporti internazionali.

Antonio Tajani (vicepresidente del Consiglio, ministro degli Esteri e segretario nazionale di Forza Italia) ha risposto rivendicando l’identità centrista del proprio partito, il legame con il Ppe (Partito popolare europeo) e l’appartenenza al centrodestra. Ha invitato moderati e riformisti ad aderire al progetto azzurro, richiamandone i principi liberali, europeisti e garantisti. Il confronto riguarda quindi anche quale coalizione possa rappresentare quegli elettori.

Nella stessa giornata Giorgia Meloni, intervenendo con un videomessaggio al convegno di Saint-Vincent (Comune montano della Valle d’Aosta) sull’eredità democristiana, ha definito il centro come una cultura di famiglia, lavoro, libertà e senso dello Stato. Maurizio Lupi (leader di Noi Moderati) ha accolto favorevolmente il richiamo, rivendicando il contributo della componente moderata alla coalizione di governo.

Dentro Forza Italia, tuttavia, le aperture hanno incontrato resistenze. Fulvio Martusciello (capogruppo azzurro al Parlamento europeo) ha richiamato la coerenza politica e il rischio di confondere gli elettori, opponendosi a una semplice operazione di acquisizione di esponenti provenienti da altri partiti. Maurizio Gasparri (senatore di Forza Italia e presidente della commissione Esteri e Difesa) ha invece attaccato duramente Renzi, respingendone l’appello.

Nell’immagine di copertina, Pietro Bartolo sul palco della Leopolda, l’abbraccio con Matteo Renzi e il leader di Italia Viva durante il suo intervento.