Sicilia, lavoro a rischio nei cantieri ferroviari tra Messina e Catania e nei call center da Palermo a Catania

Mini svincoli ancora senza tutti i via libera. Aricò promette risposte entro una settimana. Sciopero dell’assistenza clienti l’11 novembre

Sintesi

Sono 242 i lavoratori interessati dalla cassa integrazione nei cantieri ferroviari e nella produzione dei conci, secondo la Feneal Uil Sicilia. Il sindacato chiede un confronto urgente con Regione, Rfi e Webuild. Le sospensioni pesano già sui redditi delle famiglie.

L’audizione all’Ars si è conclusa con l’impegno dell’assessore Aricò a rispondere entro una settimana alle richieste di Rfi sulle tre rampe di cantiere. Restano da risolvere anche i problemi dei collegamenti stradali. Per proseguire i lavori servono autorizzazioni e percorsi sicuri.

Nei call center siciliani oltre 7.000 posti sono in pericolo, secondo la Slc Cgil di Palermo. Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil hanno proclamato lo sciopero nazionale dell’11 novembre dopo il fallimento della conciliazione. La protesta riguarda il futuro dell’intero settore.

Articolo

Nei cantieri ferroviari siciliani la crisi ha già conseguenze occupazionali. Secondo Pasquale De Vardo (segretario generale della Feneal Uil Sicilia, il sindacato degli edili della Uil), dal 12 ottobre la cassa integrazione per 13 settimane interessa 170 dipendenti Seli impegnati sulla Messina-Catania e 72 addetti dello stabilimento Webuild di Catania che produce i conci, gli elementi prefabbricati utilizzati per rivestire le gallerie. Complessivamente sono 242 lavoratori.

De Vardo collega le sospensioni al contenzioso tra Rfi e Webuild (rispettivamente Rete ferroviaria italiana, committente dell’opera, e gruppo di costruzioni). Il sindacalista chiede alle società di trovare una soluzione che tuteli occupazione e continuità dei lavori e sollecita Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana) e Alessandro Aricò (assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità) a convocare un tavolo istituzionale. La cassa integrazione comporta una sospensione o riduzione dell’attività accompagnata da un sostegno al reddito: non equivale al licenziamento, che il sindacato teme come possibile conseguenza di un aggravamento della crisi.

Le altre organizzazioni sindacali

Nel settore delle costruzioni operano anche Fillea Cgil e Filca Cisl, le federazioni dei lavoratori dell’edilizia e dei comparti collegati, guidate in Sicilia rispettivamente da Giovanni Pistorio e Paolo D’Anca. L’allarme specifico sui 242 lavoratori è stato diffuso dalla Feneal Uil e non va attribuito automaticamente alle altre sigle.

Sul fronte della viabilità, la Cisl messinese aveva già segnalato il rischio di ripercussioni su lavoratori e imprese. Il 9 ottobre sono intervenuti Antonino Alibrandi (segretario generale della Cisl Messina), Letterio D’Amico (segretario della Fit Cisl, federazione dei trasporti) e Nino Botta (segretario generale della Filca Cisl Messina), richiamando le difficoltà determinate dalle limitazioni autostradali e da quelle sui ponti Mili e Galati.

L’audizione e l’impegno della Regione

Ieri 14 ottobre la IV Commissione dell’Ars ha affrontato i problemi della viabilità dei cantieri, delle rampe autostradali e della passerella sul torrente Nisi, insieme ai rischi di chiusura parziale delle attività e di perdita dei posti di lavoro. Sono questi i temi indicati nella convocazione ufficiale della seduta.

L’esito riferito da Pippo Lombardo (deputato regionale di Sud chiama Nord) è l’impegno di Aricò a fornire entro una settimana un riscontro alle richieste di Rfi. Non è ancora il completamento delle autorizzazioni. Secondo il deputato, restano adempimenti che coinvolgono la Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali, gli uffici dei beni culturali, la Soprintendenza di Messina e l’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente).

Le tre rampe riguardano Nizza di Sicilia, Sant’Alessio Siculo e Taormina (Comuni della fascia ionica della Città metropolitana di Messina). Servono a collegare i cantieri alla rete autostradale, alleggerendo il passaggio dei mezzi pesanti sulla viabilità ordinaria. Lombardo aveva chiesto l’audizione già il 6 ottobre, segnalando il rischio che l’assenza di percorsi utilizzabili compromettesse la prosecuzione degli scavi.

I rappresentanti dei Comuni

Le cronache dell’incontro indicano la partecipazione dei rappresentanti di Sant’Alessio Siculo, Savoca, Alì Terme e Roccalumera, mentre gli altri Comuni erano rappresentati per delega. La convocazione nominativa dell’Ars riportava Domenico Aliberti (sindaco di Sant’Alessio Siculo), Massimo Stracuzzi (sindaco di Savoca, Comune collinare della Città metropolitana di Messina), Alessandro Triolo (sindaco di Alì Terme, Comune costiero ionico della Città metropolitana di Messina) e Angela Samara Puglisi (vicesindaca di Roccalumera, Comune costiero ionico della Città metropolitana di Messina).

Resta aperto anche il collegamento tra Giampilieri e lo svincolo di Tremestieri, nella zona sud di Messina. Le restrizioni sui ponti Mili e Galati e a Capo Alì richiedono una soluzione con Anas (società che gestisce la rete stradale statale). Secondo Lombardo, senza un percorso alternativo utilizzabile dai mezzi di cantiere potrebbe fermarsi la talpa meccanica impegnata negli scavi.

Call center, conciliazione fallita e sciopero

Un’altra vertenza coinvolge l’assistenza telefonica ai clienti e i servizi affidati in appalto, il comparto indicato come CRM/BPO (gestione dei rapporti con la clientela e processi aziendali esternalizzati). La Slc Cgil di Palermo stima oltre 7.000 posti direttamente in pericolo in Sicilia. Palermo è il principale centro delle criticità segnalate dai sindacati, con gli esuberi annunciati da Konecta Italia e System House e le conseguenze della chiusura di Almaviva Contact. Un altro territorio coinvolto è Catania, dove la vertenza degli ex dipendenti Almaviva ha lasciato aperto il problema della ricollocazione. Le situazioni sono diverse per azienda e commessa: la stima della Slc Cgil di oltre 7.000 posti in pericolo riguarda tutta l’Isola e non è accompagnata, nelle fonti consultate, da una ripartizione completa per città o stabilimento.

Il tentativo di conciliazione del 7 ottobre al Ministero del Lavoro si è concluso senza accordo. Al confronto hanno partecipato Daniele Carchidi per Slc Cgil (Sindacato lavoratori della comunicazione), Fabrizio Morroni per Fistel Cisl (Federazione informazione, spettacolo e telecomunicazioni) e Pierpaolo Mischi per Uilfpc Uil (federazione dei lavoratori di poste e comunicazioni). Per Asstel, l’associazione delle imprese della filiera delle telecomunicazioni, erano presenti Laura Di Raimondo e Roberta Cavuoto.

Le tre organizzazioni hanno proclamato lo sciopero per l’intera giornata dell’11 novembre. Nel comunicato nazionale del 10 ottobre segnalano accordi di sostegno al reddito già sottoscritti da giugno per oltre 3.000 addetti, ulteriori 2.500 esuberi annunciati e il timore di altre eccedenze nei mesi successivi. Queste cifre riguardano il quadro nazionale e non devono essere sommate alla stima siciliana.

Secondo i sindacati, automazione, intelligenza artificiale, trasferimento delle attività all’estero e riduzione delle commesse richiedono una risposta industriale complessiva. La richiesta è un confronto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e con quello del Lavoro, per accompagnare la trasformazione del settore e favorire la ricollocazione degli addetti. Gli ammortizzatori sociali, sostengono le organizzazioni, non possono restare l’unica risposta alle crisi aziendali.

I precedenti sul territorio

Mediterranea24 ha già seguito le limitazioni ai mezzi pesanti sul lungomare di Sant’Alessio Siculo, legate anche ai cantieri ferroviari, e le vertenze occupazionali e il ricorso alla cassa integrazione in Sicilia. Due percorsi che mostrano quanto le decisioni sulle infrastrutture e sui servizi incidano sulla vita dei lavoratori e delle comunità.