Sintesi
I dipendenti delle farmacie private hanno proclamato ieri 13 aprile 2026 uno sciopero nazionale per sbloccare il rinnovo del contratto scaduto nel 2024 e ottenere aumenti salariali adeguati al costo della vita. La mobilitazione, sostenuta dai sindacati di categoria, Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS, ha registrato un’adesione elevata con manifestazioni diffuse su tutto il territorio nazionale e una partecipazione significativa a Roma. I lavoratori denunciano una trattativa ferma con Federfarma e giudicano insufficiente l’offerta economica proposta. I datori di lavoro ridimensionano l’impatto della protesta sui cittadini mentre i sindacati chiedono la riapertura immediata del confronto. Il contesto si inserisce nelle recenti trasformazioni del settore farmaceutico e nelle normative che ampliano i servizi offerti dalle farmacie.

Articolo
La giornata del 13 aprile 2026 ha segnato un momento di forte tensione nel comparto delle farmacie private italiane, con uno sciopero generale proclamato dai dipendenti per sollecitare il rinnovo del CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro), scaduto il 31 agosto 2024 e rimasto da allora privo di aggiornamento. La protesta, promossa dalle principali sigle sindacali di categoria, Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS, nasce dalla richiesta di adeguamenti retributivi in linea con l’inflazione e dal riconoscimento della crescente professionalità richiesta agli operatori del settore.

Nel corso degli ultimi anni il ruolo delle farmacie si è progressivamente trasformato, evolvendo verso il modello della “farmacia dei servizi”, ovvero un sistema che amplia le prestazioni sanitarie offerte ai cittadini, includendo screening, prevenzione e assistenza di base. Questa evoluzione, sostenuta anche da interventi normativi nazionali e regionali, ha determinato un aumento delle responsabilità per farmacisti collaboratori e personale dipendente, senza però un corrispondente adeguamento economico secondo i sindacati.

La mobilitazione ha coinvolto oltre 75.000 lavoratori su scala nazionale e, secondo le organizzazioni sindacali, ha registrato un’adesione media intorno al 70%, con punte del 100% in alcune aree territoriali. A Roma si sono radunate circa 2.000 persone in una manifestazione centrale, mentre presìdi e iniziative si sono svolti anche a Torino, Udine e Palermo, con cortei organizzati anche nei pressi del Teatro Massimo.
Le rivendicazioni principali riguardano il superamento dello stallo negoziale con Federfarma, l’associazione che rappresenta i titolari delle farmacie private, accusata dai sindacati di aver avanzato proposte economiche ritenute insufficienti rispetto alla perdita di potere d’acquisto causata dall’aumento del costo della vita. In risposta, fonti interne a Federfarma hanno ridimensionato l’impatto dello sciopero, sostenendo che i disagi per i cittadini siano stati contenuti. I servizi essenziali sono stati comunque garantiti dagli scioperanti nel rispetto delle disposizioni della Commissione di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali.
Dal punto di vista normativo, il settore si colloca all’interno di un quadro regolatorio che riconosce le farmacie come presidio sanitario territoriale integrato nel Servizio sanitario nazionale (SSN). Le riforme degli ultimi anni hanno rafforzato questo ruolo, ma hanno anche aperto un dibattito sulla necessità di aggiornare i contratti di lavoro per riflettere le nuove competenze richieste.
Le organizzazioni sindacali, attraverso comunicati e dichiarazioni ufficiali, hanno ribadito l’urgenza di riaprire il tavolo negoziale, invitando Federfarma a “ascoltare la voce della piazza” e a cogliere il segnale proveniente da una mobilitazione definita ampia e diffusa. Dal canto loro, esponenti del mondo del lavoro e osservatori del settore sottolineano come la vertenza si inserisca in un contesto più ampio di tensioni contrattuali che coinvolgono diversi comparti del terziario, dove l’adeguamento salariale all’inflazione rappresenta una delle principali criticità. In assenza di sviluppi concreti nel breve periodo, non si esclude una nuova fase di agitazioni, con ulteriori iniziative di protesta.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.







