Sintesi
Sono stati presentati entro aprile i progetti di fattibilità tecnico-economica dei termovalorizzatori di Palermo e Catania inseriti nel Piano regionale dei rifiuti approvato a livello europeo. La progettazione è stata affidata a un raggruppamento di società specializzate che ha prodotto centinaia di elaborati tecnici da sottoporre a consultazione pubblica. È in corso l’avvio dell’iter autorizzativo comprensivo della Via con coinvolgimento di diversi enti. Le gare saranno bandite da Invitalia entro la fine dell’anno sotto la vigilanza dell’Anac. L’investimento pubblico ammonta a 800 milioni e punta a una capacità complessiva di 600 mila tonnellate annue con produzione energetica per circa 150 mila famiglie. Il sistema integrato sarà completato entro il 2028 con riduzione del conferimento in discarica al 10%.

Articolo
Entro la scadenza prevista del mese di aprile è stata depositata la versione definitiva dei progetti di fattibilità tecnico-economica relativi ai termovalorizzatori destinati a Palermo e Catania, elementi centrali del nuovo Piano regionale dei rifiuti della Regione Siciliana già validato dall’Unione europea, cioè l’organismo sovranazionale che coordina le politiche ambientali e di sviluppo dei Paesi membri. La documentazione tecnica, articolata in oltre 700 elaborati, è stata predisposta da un gruppo composto da Crew Srl appartenente al gruppo FS (Ferrovie dello Stato), Systra Spa, Martino Associati Grosseto Srl, E.Co. Srl, Utres Ambiente Srl, Ibi Studio Srl e dal professionista Corrado Pecora, e sarà resa accessibile attraverso una piattaforma digitale per la consultazione pubblica, cioè il procedimento partecipativo che consente a cittadini ed enti di esprimere osservazioni.

Parallelamente, la struttura commissariale guidata dal presidente della Regione Renato Schifani ha avviato le procedure amministrative necessarie per ottenere le autorizzazioni ambientali, tra cui la Via (Valutazione di Impatto Ambientale, cioè l’analisi preventiva degli effetti di un’opera sull’ambiente) e i molteplici pareri richiesti dagli uffici competenti. Questo percorso, che coinvolge vari enti pubblici e autorità tecniche, richiederà diversi mesi e dovrebbe concludersi con la pubblicazione dei bandi di gara entro la fine dell’anno da parte di Invitalia, l’agenzia pubblica per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, sotto la supervisione dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione, organismo indipendente che vigila sulla trasparenza delle procedure pubbliche).

Nel quadro politico e istituzionale, Schifani ha evidenziato come l’iniziativa rappresenti un progresso significativo verso la risoluzione strutturale dell’emergenza rifiuti in Sicilia, superando un modello storicamente fondato quasi esclusivamente sull’utilizzo delle discariche e introducendo un sistema più avanzato basato sull’economia circolare, cioè il paradigma che privilegia il recupero delle risorse, il riuso e la valorizzazione energetica dei materiali non riciclabili. Tale impostazione è coerente con le direttive europee più recenti in materia ambientale, tra cui il pacchetto sull’economia circolare aggiornato negli ultimi anni e le politiche di riduzione dei rifiuti destinate agli Stati membri.
Dal punto di vista economico e industriale, il progetto prevede un investimento pubblico complessivo pari a 800 milioni di euro e la realizzazione di impianti capaci di trattare 600 mila tonnellate di rifiuti all’anno con una potenza superiore a 50 megawatt e una produzione stimata di circa 450 mila megawattora di energia elettrica, quantitativo sufficiente ad alimentare circa 150 mila nuclei familiari. Le due infrastrutture saranno integrate con una rete di nove impianti dedicati alla selezione, al recupero e alla raffinazione dei materiali distribuiti nelle diverse province, rafforzando così l’intero ciclo dei rifiuti. Dopo l’aggiudicazione delle gare, la fase di costruzione dovrebbe durare circa 18 mesi.
In prospettiva cronologica, il completamento dell’intero sistema integrato dei rifiuti è previsto entro il 2028, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il conferimento in discarica al 10%, in linea con i target europei e con l’evoluzione normativa nazionale che negli ultimi anni ha progressivamente limitato l’uso delle discariche favorendo soluzioni alternative come il recupero energetico. Sul piano giurisprudenziale e normativo, la realizzazione dei termovalorizzatori si inserisce in un contesto in cui la normativa ambientale italiana ed europea, inclusi i principi derivanti dalle direttive UE e le pronunce della giurisprudenza amministrativa, riconosce la legittimità di tali impianti se conformi agli standard ambientali e inseriti in una strategia complessiva di gestione sostenibile dei rifiuti. Anche nel dibattito pubblico recente, diversi esponenti istituzionali italiani hanno sottolineato la necessità di dotare le regioni del Mezzogiorno di infrastrutture moderne per colmare il divario impiantistico e ridurre i costi e l’impatto ambientale legati al trasferimento dei rifiuti fuori regione.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









