Sicilia. La Commissione europea approva i termovalorizzatori. Avvio dei lavori nella primavera del 2027

La Commissione europea approva senza rilievi il Piano rifiuti regionale promosso da Renato Schifani: impianti a Palermo e Catania, gare entro il 2026 e lavori dal 2027, mentre si accende il confronto su costi, ambiente e alternative tecnologiche

Sintesi

L’Unione europea approva il Piano rifiuti della Sicilia senza prescrizioni segnando un passaggio rilevante nella gestione ambientale dell’Isola. Il progetto prevede la costruzione di due termovalorizzatori a Palermo e Catania con gare entro il 2026 e avvio dei lavori nella primavera del 2027. Il piano include anche nuovi impianti per il trattamento avanzato dei rifiuti e un investimento complessivo superiore a 1,2 miliardi di euro. Le Istituzioni regionali evidenziano il superamento del modello basato sulle discariche mentre le opposizioni contestano l’impatto ambientale e la mancanza di alternative più sostenibili. Il percorso si inserisce nel quadro delle direttive europee e delle osservazioni della Corte dei conti che avevano segnalato criticità nella gestione del ciclo dei rifiuti.

Articolo

Il via libera definitivo dell’Unione europea segna un passaggio decisivo per la riorganizzazione del sistema dei rifiuti in Sicilia, ponendo fine a una lunga fase di incertezza istituzionale e tecnica. La Direzione generale della politica regionale e urbana della Commissione europea ha infatti approvato il Piano regionale senza prescrizioni, confermando la compatibilità con le normative comunitarie e sbloccando un iter atteso da mesi.

Il risultato arriva dopo un confronto avviato nel novembre precedente tra il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e il commissario europeo per l’Ambiente Jessika Roswall, incontro che aveva già lasciato intravedere un orientamento favorevole da parte di Bruxelles. L’approvazione rappresenta, secondo il presidente Schifani “un ulteriore avanzamento per superare definitivamente il ricorso alle discariche, oneroso per i conti pubblici e dannoso per l’ecosistema”.

Il cronoprogramma aggiornato prevede la conclusione dei progetti di fattibilità tecnico-economica entro le prossime settimane, dopo l’affidamento avvenuto a settembre tramite gara gestita da Invitalia per un valore di 44 milioni di euro. Successivamente si procederà con la pubblicazione dei bandi per la realizzazione degli impianti entro il 2026, mentre l’apertura dei cantieri è programmata per la primavera del 2027 con una durata stimata di circa 550 giorni.

Il piano contempla la realizzazione di due termovalorizzatori a Palermo, nell’area di Bellolampo, e a Catania, integrati da una rete di nove impianti per il trattamento avanzato dei rifiuti indifferenziati distribuiti sul territorio regionale. Queste strutture sostituiranno progressivamente gli attuali sistemi TMB (Trattamento Meccanico Biologico) considerati ormai superati, favorendo un incremento del recupero di materia e una riduzione significativa del conferimento in discarica.

Il documento tecnico elaborato dalla task force regionale guidata da Salvo Cocina ha avuto un ruolo determinante nell’orientare la decisione europea, recependo le osservazioni formulate dalla Corte dei conti nel dicembre precedente, quando erano state evidenziate lacune nella pianificazione e nella gestione del ciclo dei rifiuti. Il piano si basa su dati aggiornati, tra cui la produzione di oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani registrata nel 2023, e definisce una strategia di lungo periodo fino al 2035, con una stima di 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti indifferenziati trattati.

Dal punto di vista finanziario, l’investimento complessivo supera 1,2 miliardi di euro, articolato tra 800 milioni destinati ai termovalorizzatori attraverso il Fondo sviluppo e coesione e 161 milioni per gli impianti dedicati alla gestione della raccolta differenziata, con ulteriori risorse provenienti dai fondi europei per un totale di circa 275 milioni destinati all’impiantistica di supporto.

Il significato politico e istituzionale del via libera è rilevante anche perché si tratta del primo piano rifiuti siciliano approvato dall’Unione europea senza rilievi o riduzioni di finanziamenti, a differenza di precedenti esperienze caratterizzate da tagli e prescrizioni. Questo elemento rafforza la posizione della Regione nel rapporto con le istituzioni comunitarie e certifica l’allineamento alle direttive europee in materia ambientale.

Tuttavia, il progetto continua a suscitare un acceso dibattito politico. La deputata del Movimento 5 Stelle Jose Marano ha criticato l’impostazione del piano, sostenendo che il ricorso ai termovalorizzatori non rappresenta una soluzione a impatto zero e denunciando l’assenza di una visione orientata verso tecnologie più avanzate e meno impattanti. Secondo l’Opposizione, il rischio è quello di sostituire un problema con un altro senza affrontare in modo strutturale la riduzione dei rifiuti e l’economia circolare.

Nel complesso, l’approvazione europea apre una nuova fase per la gestione dei rifiuti in Sicilia, con un percorso che si sviluppa in ordine cronologico tra confronto istituzionale nel 2024, adeguamento tecnico ai rilievi della Corte dei conti, validazione definitiva nel 2026 e avvio operativo previsto nel 2027, delineando una trasformazione strutturale destinata a incidere su ambiente, economia e governance del territorio.