Scuola, tetto del 30% dal 2027/28. In Sicilia 30.977 alunni stranieri. A Palermo un caso significativo

Il decreto introduce il tetto del 30% in alcune classi prime per specifiche categorie di studenti stranieri, con deroghe, corsi di italiano per le famiglie, divieto di volto coperto e nuovi fondi. Oggi 26 settembre il testo non risulta ancora al Quirinale, mentre in Sicilia l’Ufficio scolastico regionale ne valuta gli effetti

Sintesi

Il decreto legge sulla scuola approvato il 24 settembre dal Consiglio dei ministri introduce dall’anno scolastico 2027/28 un limite del 30% nelle classi prime, ma non riguarda indistintamente tutti gli studenti stranieri. Alla primaria vengono conteggiati gli alunni con cittadinanza non italiana non nati in Italia o che non abbiano frequentato almeno 2 anni di scuola dell’infanzia; alle medie e alle superiori quelli che non abbiano concluso positivamente almeno 3 anni nel sistema scolastico italiano. Se il limite non può essere rispettato, dovranno intervenire gli Uffici scolastici territoriali cercando soluzioni nelle scuole vicine. Il criterio effettivo è quindi molto più ristretto del semplice possesso di una cittadinanza straniera.

Oggi 26 settembre il provvedimento non risulta ancora trasmesso al Quirinale, mentre il Governo sta definendo le coperture finanziarie. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha paventato difficoltà per quartieri nei quali la presenza di figli di immigrati supera il 30%; il presidente dell’Anci Gaetano Manfredi ha richiamato invece la necessità di considerare territori nei quali le comunità immigrate sono presenti da decenni. Sindacati e organizzazioni studentesche hanno espresso critiche, mentre l’Associazione nazionale presidi ha invitato a verificare soprattutto come le norme saranno applicate. La questione aperta non è soltanto la percentuale, ma dove collocare concretamente gli alunni quando le scuole vicine presentano situazioni analoghe.

In Sicilia gli studenti con cittadinanza non italiana nell’anno scolastico 2024/25 erano 30.977. Ragusa ne contava 6.689, Catania 5.281, Palermo 5.210, Messina 4.324, Trapani 3.016, Siracusa 2.453, Agrigento 2.448, Caltanissetta 1.050 ed Enna 506. Queste percentuali descrivono però la distribuzione dei 30.977 studenti stranieri tra le province e non la loro incidenza sull’intera popolazione scolastica provinciale. Per capire quanto cambierà davvero nelle scuole, bisogna vedere quali singoli istituti e quali classi prime superano concretamente il limite previsto.

A Palermo il problema è già visibile in alcune realtà. Nel plesso Verga dell’Istituto comprensivo Lombardo Radice-Nuccio la presenza di alunni figli di stranieri viene indicata tra il 70 e il 75%, ma il dirigente Francesco Paolo Camillo ha precisato che molti sono di seconda generazione, parlano italiano e hanno buoni risultati. Una parte rilevante, pertanto, potrebbe non rientrare nel nuovo limite. Una scuola può avere molti alunni stranieri senza che tutti vengano conteggiati nel tetto previsto dal decreto.

Il provvedimento introduce inoltre corsi gratuiti di italiano per i genitori quando le difficoltà linguistiche impediscono il rapporto con la scuola, con possibile sanzione in caso di mancata partecipazione dopo la diffida. Vieta la partecipazione alle attività scolastiche con il volto non riconoscibile, salvo motivi sanitari certificati oppure esigenze legate alle attività didattiche o formative. Aumentano anche le risorse per libri di testo, contrasto al cyberbullismo ed educazione contro la violenza di genere. Il decreto interviene quindi su un insieme molto più ampio di materie rispetto al solo tetto agli studenti stranieri.

Articolo

Il decreto approvato e quello che ancora deve arrivare al Quirinale

Oggi 26 settembre 2026 il decreto legge sulla scuola, approvato dal Consiglio dei ministri il 24 settembre, non risulta ancora arrivato al Quirinale. Secondo le informazioni disponibili, sono ancora in corso verifiche sulle coperture e la trasmissione al presidente della Repubblica Sergio Mattarella potrebbe slittare a lunedì. Non siamo quindi ancora davanti a un testo promulgato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri reca misure per l’avvio dell’anno scolastico 2026/27, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), l’integrazione degli studenti stranieri, la formazione superiore e la ricerca. Il comunicato del Governo chiarisce soprattutto un elemento che nelle prime anticipazioni era rimasto poco definito: il nuovo tetto del 30% non scatterà nell’anno scolastico appena iniziato ma dal 2027/28 e riguarderà esclusivamente le classi prime.

Chi rientrerà davvero nel limite del 30%

Definire la norma semplicemente come un tetto del 30% agli “studenti stranieri” rischia di essere riduttivo. Nella scuola primaria saranno conteggiati gli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia oppure che non abbiano frequentato almeno 2 anni di scuola dell’infanzia. Nelle classi prime delle secondarie di primo e secondo grado il limite interesserà invece gli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo almeno 3 anni nel sistema nazionale di istruzione.

Ne consegue che un ragazzo con cittadinanza straniera nato in Italia e già inserito da anni nel percorso scolastico italiano può non rientrare nel conteggio. Lo stesso Giuseppe Valditara (ministro dell’Istruzione e del Merito) ha riconosciuto che dalle circa 34.000 classi nelle quali oggi la presenza complessiva di studenti stranieri supera il 30% dovranno essere sottratti quanti, sulla base dei nuovi criteri, non sono soggetti al limite. Il numero delle classi realmente interessate non è quindi ancora conosciuto.

È un passaggio decisivo anche per leggere correttamente i numeri siciliani: 30.977 studenti con cittadinanza non italiana non equivalgono a 30.977 studenti sottoposti al futuro tetto.

Cosa succede quando una classe supera la soglia

Quando le iscrizioni non consentiranno di rispettare il limite, il compito non sarà lasciato soltanto ai singoli dirigenti scolastici. Gli Uffici scolastici di ambito territoriale dovranno coordinare la distribuzione degli studenti tra istituzioni scolastiche limitrofe, rispettando il principio di prossimità al domicilio. In sostanza, l’eventuale alternativa dovrà essere cercata il più vicino possibile alla residenza e non potrà tradursi automaticamente nell’invio del ragazzo in una scuola lontana.

Proprio questo punto ha alimentato molte delle obiezioni. Giuseppe Sala (sindaco di Milano) ha affermato che in alcuni quartieri milanesi la presenza di figli di immigrati supera già il 30% e ha paventato il rischio di dover chiudere classi o perfino scuole se la norma rendesse impossibile formarle secondo l’attuale distribuzione della popolazione.

Gaetano Manfredi (sindaco di Napoli e presidente dell’Associazione nazionale Comuni italiani) ha invece richiamato la complessità dei territori nei quali comunità immigrate lavorano e risiedono stabilmente da decenni. Nella zona vesuviana, ha ricordato, la concentrazione di lavoratori stranieri nei comparti tessile e agricolo produce inevitabilmente una presenza elevata anche nelle scuole di prossimità.

La Sicilia conta 30.977 studenti stranieri, ma il dato va letto correttamente

L’Ufficio scolastico regionale (USR) per la Sicilia sta intanto studiando il provvedimento per misurarne le conseguenze sulle classi dell’Isola. Filippo Serra (direttore generale dell’USR Sicilia) è stato impegnato a Roma in incontri al Ministero dell’Istruzione e del Merito mentre gli uffici regionali stanno esaminando la distribuzione territoriale degli studenti.

Nell’anno scolastico 2024/25 gli studenti con cittadinanza non italiana nelle 9 province siciliane erano complessivamente 30.977: Ragusa 6.689; Catania 5.281; Palermo 5.210; Messina 4.324; Trapani 3.016; Siracusa 2.453; Agrigento 2.448; Caltanissetta 1.050; Enna 506. La Sicilia

Su questi dati va fatta una precisazione importante. Il 21,6% di Ragusa, il 17% di Catania, il 16,8% di Palermo e il 14% di Messina non indicano quanti studenti stranieri ci sono rispetto a tutti gli alunni della singola provincia.

Quelle percentuali indicano invece come sono distribuiti tra le province i 30.977 studenti stranieri complessivamente presenti in Sicilia. In altre parole, Ragusa raccoglie il 21,6% del totale regionale degli studenti stranieri, Catania il 17%, Palermo il 16,8% e Messina il 14%.

Sono quindi 2 dati diversi: da una parte c’è il peso di ogni provincia sul totale regionale degli studenti stranieri; dall’altra ci sarebbe la percentuale di studenti stranieri rispetto a tutti gli alunni iscritti in quella provincia. Confondere i 2 valori farebbe apparire la presenza degli studenti stranieri molto più alta di quanto sia realmente.

La Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità), utilizzando dati Istat, ha suddiviso gli studenti stranieri in Sicilia anche in base al tipo di scuola frequentata. Nell’infanzia sono 5.402, pari al 4,8% di tutti gli iscritti; nella scuola primaria sono 10.253, il 4,9%; nella secondaria di primo grado sono 6.416, il 4,7%; nella secondaria di secondo grado sono 7.900, il 3,4%.

Questi numeri mostrano che, considerando l’intera Sicilia, la presenza degli studenti stranieri resta percentualmente contenuta in tutti i gradi scolastici. Il problema, quindi, non emerge tanto dalla media regionale, quanto dal fatto che in alcuni quartieri o in alcune singole scuole gli studenti stranieri possono essere molti di più rispetto alla media. È soprattutto in queste realtà che il nuovo limite del 30% potrebbe avere effetti concreti.

Palermo, il caso del Lombardo Radice-Nuccio

Una delle situazioni che rendono evidente questa differenza si trova a Palermo. Francesco Paolo Camillo (dirigente dell’Istituto comprensivo Lombardo Radice-Nuccio) ha riferito che nel plesso Verga gli alunni figli di stranieri possono rappresentare tra il 70 e il 75% delle classi, dalla scuola dell’infanzia alle medie. ANSA.it

Il dato, tuttavia, non può essere trasposto automaticamente nel nuovo limite del decreto. Lo stesso dirigente ha spiegato che molti studenti appartengono alla seconda generazione, parlano correttamente italiano e presentano anche risultati scolastici molto elevati. In base ai criteri annunciati dal Governo, una parte consistente potrebbe quindi rimanere fuori dal conteggio del 30%.

È questo il principale elemento che l’USR dovrà verificare scuola per scuola: non quanti studenti abbiano semplicemente cittadinanza straniera, ma quanti rientrino nelle condizioni espressamente individuate dal decreto e come siano distribuiti nelle classi prime.

Corsi di italiano anche per i genitori

Il decreto interviene poi sul rapporto tra scuola e famiglia. Quando le difficoltà linguistiche dei genitori impediscono una collaborazione efficace, le scuole potranno segnalarlo ai servizi sociali. Questi ultimi potranno prevedere la frequenza gratuita di corsi di italiano presso i Cpia (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti), con l’obiettivo di raggiungere almeno il livello A2 (conoscenza elementare della lingua che consente di comunicare nelle situazioni quotidiane).

Soltanto in caso di mancata partecipazione, dopo una diffida e fatte salve le cause di esenzione, potrà essere applicata una sanzione amministrativa. Il meccanismo è quindi più articolato di quanto lasci intendere l’espressione secondo cui verrebbero automaticamente multati i genitori che “non sanno l’italiano”.

Volto coperto: cosa prevede davvero il testo approvato

Un altro punto molto discusso riguarda burqa e niqab. La formulazione riportata nel comunicato del Consiglio dei ministri vieta di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto o con modalità che impediscano il riconoscimento. Sono però espressamente escluse le specifiche ragioni sanitarie certificate e quelle inerenti alle attività didattiche o formative.

Quest’ultimo passaggio consente anche di chiarire la controversia nata ieri sulle diverse bozze circolate. L’eccezione legata alle attività didattiche o formative compare nel testo del provvedimento così come riassunto ufficialmente dalla Presidenza del Consiglio. Non si tratta pertanto di un generale permesso di utilizzare burqa o niqab, ma dell’esclusione dal divieto quando la copertura del volto deriva dalla specifica attività svolta.

Sindacati e presidi divisi sull’applicazione

Sul fronte sindacale le valutazioni restano differenti. Elvira Serafini (segretaria generale dello Snals) ha sostenuto che l’integrazione non possa dipendere soltanto dalle percentuali, chiedendo più organici, mediatori culturali, formazione e risorse. Giuseppe D’Aprile (segretario generale Uil Scuola Rua) ha criticato la non chiarezza di alcuni criteri e delle deroghe, mentre la Cisl Scuola ha chiesto di chiarire la finalità concreta della misura.

L’Anp (Associazione nazionale presidi), attraverso il presidente Antonello Giannelli, ha invece definito le disposizioni ispirate al buon senso, sottolineando però che il vero giudizio dipenderà dall’applicazione concreta. La Flc Cgil ha espresso una posizione nettamente contraria, definendo il provvedimento propagandistico e richiamando salari, precariato e inclusione tra le questioni che ritiene prioritarie.

Le proteste e lo striscione rimosso a Genova

Ieri 25 settembre il collettivo studentesco Osa ha promosso presidi in diverse città e un flash mob davanti a Montecitorio, definendo il provvedimento “decreto del razzismo”. La Flc Cgil ha invitato le scuole a esporre striscioni dedicati all’inclusione. A Genova la Digos ha rimosso da una scuola elementare uno striscione realizzato dai bambini e collocato dai genitori con la scritta “Qui nessun* è straniero”; sulla vicenda sono poi stati avviati approfondimenti.

Si tratta di contestazioni politiche e sindacali al decreto, mentre dall’altra parte il Governo sostiene che il limite serva ad evitare concentrazioni eccessive e a rafforzare l’apprendimento dell’italiano. Valditara ha ricordato che un tetto indicativo del 30% era già comparso nella circolare ministeriale del 2010, ma ha sostenuto che la nuova disciplina attribuirebbe responsabilità organizzative precise agli uffici scolastici territoriali.

Non soltanto studenti stranieri: latino, libri, sostegno e istituti tecnici

Il decreto contiene anche misure che hanno ricevuto minore attenzione. Dal 2027/28 prevede 33 ore annuali di latino facoltativo dalla seconda classe della scuola secondaria di primo grado. Dal 2027 viene inoltre istituito un fondo da 20 milioni di euro l’anno per contributi alle famiglie con Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) fino a 40.000 euro destinati alla gratuità totale o parziale dei libri di testo. Vengono incrementate anche le risorse contro il cyberbullismo e quelle destinate direttamente alle scuole per l’educazione al rispetto e il contrasto della violenza di genere.

Sul sostegno il Pei (Piano educativo individualizzato) dovrà consentire di stabilire con maggiore anticipo le ore necessarie alla classe e sarà aggiornato, ai fini delle ore di sostegno, nei passaggi tra i diversi gradi di istruzione. Gli istituti tecnici e professionali assumerebbero inoltre rispettivamente la denominazione di licei tecnologici e licei professionali, accompagnata dalla revisione del monte ore.

Mediterranea24 aveva già ricostruito le altre principali novità dell’anno scolastico 2026/27, dai nuovi programmi al potenziamento dell’italiano per gli alunni neoarrivati, ricordando che 937 posti della classe di concorso A-23 per l’italiano come seconda lingua erano già stati istituiti dal 2025/26. Scuola in Sicilia dal 15 settembre: nuovi programmi e riforme

Più recentemente la testata ha approfondito anche la nuova disciplina sul consenso informato e il confine tra educazione sessuale, insegnamenti curricolari ed educazione al rispetto. Scuola, consenso informato e parità: regole, referendum e progetto Cecchettin

Nell’immagine di copertina, conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri del 24 settembre 2026; Giuseppe Valditara ministro dell’Istruzione e del Merito; e l’istituto comprensivo Lombardo Radice-Nuccio Palermo.