Lavoro, disoccupazione al 6,2%. Legge elettorale verso il voto finale, nel centrosinistra torna il nodo della leadership

Occupazione stabile ma più persone cercano lavoro. Inattività al minimo dal 2004. Alla Camera respinte le pregiudiziali sulla legge elettorale. Conte apre a un nome terzo, nel dibattito riemerge Bersani

Sintesi

Ad agosto il mercato del lavoro italiano ha mostrato due tendenze diverse: gli occupati sono rimasti sostanzialmente stabili a 24 milioni 352mila, mentre le persone in cerca di lavoro sono aumentate di 48mila. Il tasso di disoccupazione è così salito al 6,2% e quello giovanile al 20,3%. Contemporaneamente gli inattivi sono diminuiti e il relativo tasso è sceso al 32,7%, minimo dall’inizio della serie storica nel 2004. Più persone, quindi, sono entrate o rientrate nel mercato del lavoro.

Su base annua il quadro resta positivo per l’occupazione: 291mila lavoratori in più rispetto ad agosto 2025, soprattutto grazie alla crescita dei dipendenti a tempo indeterminato. Aumenta però anche l’età media della forza lavoro, con una crescita particolarmente forte tra gli ultracinquantenni. Il lavoro cresce rispetto a 1 anno fa, ma negli ultimi mesi procede molto più lentamente.

Sul fronte politico, Ieri 1 ottobre la Camera ha respinto a scrutinio segreto le 5 pregiudiziali di costituzionalità sulla nuova legge elettorale con 229 voti contrari e 151 favorevoli. Il testo era stato approvato dalla Camera il 16 luglio e modificato dal Senato il 15 settembre. Il prossimo passaggio decisivo sarà l’esame degli articoli, prima del voto finale previsto dal calendario parlamentare della prossima settimana.

Nel centrosinistra, intanto, Giuseppe Conte ha dichiarato di essere disponibile a una figura terza per la guida della coalizione, alternativa a un confronto diretto con Elly Schlein alle primarie. Conte non ha indicato pubblicamente Pier Luigi Bersani, ma il nome dell’ex segretario del Pd è tornato nel dibattito politico e in ambienti del Movimento 5 Stelle. Oggi 2 ottobre la Direzione nazionale del Pd si riunisce al Nazareno, con la relazione di Schlein al centro dei lavori. La scelta della leadership resta quindi ancora aperta.

Articolo

Lavoro, più persone cercano un’occupazione

I dati provvisori diffusi dall’Istat (Istituto nazionale di statistica) mostrano che ad agosto il mercato del lavoro ha rallentato, anche se il numero degli occupati è rimasto quasi invariato. Gli occupati sono 24 milioni 352mila, circa 5mila in meno rispetto a luglio, una differenza così piccola che l’Istat considera il dato sostanzialmente stabile. Rispetto ad agosto 2025, invece, ci sono 291mila occupati in più, pari all’1,2%. Il tasso di occupazione tra le persone dai 15 ai 64 anni è del 63%: è sceso di 0,1 punti rispetto a luglio, ma è aumentato di 0,6 punti rispetto ad agosto 2025.

Il dato che cambia maggiormente riguarda chi cerca un impiego. Le persone disoccupate sono arrivate a 1 milione 591mila, 48mila in più rispetto a luglio e 129mila in più rispetto ad agosto 2025. Il tasso di disoccupazione è salito così al 6,2%, 0,2 punti in più in 1 mese, mentre quello dei giovani tra 15 e 24 anni è arrivato al 20,3%, con un aumento mensile di 0,6 punti.

Il contemporaneo aumento dei disoccupati e calo degli inattivi non significa necessariamente che siano stati persi altrettanti posti di lavoro. Gli inattivi (persone che non lavorano e non cercano attivamente un’occupazione) tra 15 e 64 anni sono diminuiti di 21mila unità sul mese e di 381mila nell’anno, portando il tasso al 32,7%, minimo dall’inizio della serie storica nel 2004. Una parte delle persone che prima non cercava lavoro, dunque, ha cominciato a farlo ed è entrata statisticamente tra le forze di lavoro.

Crescono i contratti stabili e gli occupati con più di 50 anni

All’interno dei 24 milioni 352mila occupati cambia anche la composizione. I dipendenti permanenti hanno raggiunto 16 milioni 669mila, mentre quelli a termine sono scesi a 2 milioni 391mila e gli autonomi a 5 milioni 292mila. Nel confronto con agosto 2025, i dipendenti a tempo indeterminato sono aumentati di 370mila e gli autonomi di 78mila, mentre i lavoratori a termine sono diminuiti di 157mila.

Prosegue anche l’invecchiamento della forza lavoro. Gli occupati di almeno 50 anni sono arrivati a 10 milioni 520mila, 367mila in più rispetto a 1 anno prima. Nella fascia tra 50 e 64 anni il tasso di occupazione ha raggiunto il 68%, contro il 44,9% dell’agosto 2006. L’Istat ha già evidenziato che la crescita dell’occupazione negli ultimi anni si è concentrata soprattutto nelle fasce più mature, collegandola anche alle trasformazioni demografiche e alle riforme pensionistiche. ANSA.it

Confcommercio vede un rallentamento, ma aumentano le forze di lavoro

Mariano Bella (direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio) ha osservato che da alcuni mesi l’occupazione ha sostanzialmente smesso di crescere. L’associazione propone però 2 possibili letture: una perdita di slancio dell’economia oppure una stabilizzazione della produttività, considerando che tra il primo e il secondo trimestre del 2026 Pil e occupazione sono aumentati entrambi dello 0,2% su base congiunturale. Le forze di lavoro, cioè occupati più persone attivamente alla ricerca di un impiego, sono intanto vicine ai 26 milioni, ai livelli più elevati della serie.

La riduzione degli inattivi può essere compatibile con il ritorno sul mercato di persone che in precedenza avevano rinunciato a cercare lavoro, ma dai soli dati Istat non è possibile stabilire una causa unica. Sullo sfondo pesa anche il recente aumento dei prezzi: a settembre l’inflazione italiana è stata stimata dall’Istat al 4,2% annuo.

Legge elettorale, respinte le pregiudiziali

Ieri 1 ottobre la Camera dei deputati ha superato il primo voto della nuova fase di esame della legge elettorale. Le 5 questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni sono state respinte a scrutinio segreto con 229 voti contrari e 151 favorevoli. Ai voti della Maggioranza si sono aggiunti quelli di Futuro Nazionale, mentre Azione ha votato con le altre Opposizioni. La proposta di legge C. 2822-B era stata approvata una prima volta dalla Camera il 16 luglio, quindi modificata dal Senato il 15 settembre ed è tornata a Montecitorio per l’esame delle parti cambiate.

Il testo cambia anche il modo in cui si eleggono deputati e senatori. In particolare, prevede un premio di governabilità per la lista o la coalizione che ottiene almeno il 42% dei voti a livello nazionale e introduce la possibilità per gli elettori di esprimere fino a 3 preferenze per i candidati della lista scelta, escluso il capolista. Se si indicano più preferenze, devono riguardare candidati di sesso diverso.

Vengono inoltre modificati i collegi elettorali di Bolzano, Merano e Bressanone (Comuni della Provincia autonoma di Bolzano, in Trentino-Alto Adige/Südtirol), cioè cambia la suddivisione territoriale utilizzata per assegnare alcuni seggi. Il provvedimento è ancora all’esame della Camera e dovrà completare l’iter parlamentare prima dell’approvazione definitiva.

Tra le modifiche approvate dal Senato c’è una facilitazione ai caregiver per esercitare il diritto di voto. Alcuni caregiver familiari (persone che assistono stabilmente un familiare) potranno infatti votare nel Comune in cui si trovano temporaneamente, senza dover rientrare in quello di residenza, quando per almeno 3 mesi, comprendenti il giorno delle elezioni, assistono una persona sottoposta a cure in una struttura sanitaria situata in un’altra Regione. La stessa possibilità è prevista per i genitori o i familiari conviventi che accompagnano e assistono un minore sottoposto a cure.

Conte apre a un nome terzo, Bersani resta un’ipotesi

Parallelamente continua il confronto nel centrosinistra sulla scelta del candidato alla guida della coalizione. Giuseppe Conte (presidente del Movimento 5 Stelle) ha dichiarato di avere dato la propria disponibilità a individuare “un nome terzo” rispetto ai leader, sostenendo però di non avere trovato finora aperture sufficienti. Il riferimento è alla possibilità di evitare un confronto diretto alle primarie tra Conte ed Elly Schlein (segretaria del Partito Democratico).

Conte non ha pubblicamente indicato Pier Luigi Bersani come proprio candidato. Il nome di Pier Luigi Bersani (già segretario del Pd e presidente della Regione Emilia-Romagna) è però circolato nuovamente come possibile figura di raccordo. Alcuni esponenti del M5S ne hanno parlato favorevolmente e già nei mesi scorsi era stato indicato da esponenti dell’area progressista come possibile “federatore”. Lo stesso Bersani, il 5 settembre, aveva evitato di candidarsi alla funzione, affermando di essere disponibile a dare una mano indipendentemente dalla scelta finale.

Non risultano invece elementi documentali sufficienti per presentare come fatto accertato un accordo Conte-Bettini-D’Alema che prevederebbe Conte a Palazzo Chigi e Bersani al Quirinale. Si tratta di un’interpretazione o di un retroscena attribuito ad ambienti politici e giornalistici e, in assenza di conferme dirette dei protagonisti, non può essere riportato come un’intesa già definita.

Oggi 2 ottobre il confronto nel Pd

Oggi 2 ottobre alle 11 è convocata al Nazareno la Direzione nazionale del Pd (Partito Democratico), che si apre con la relazione di Schlein. Sul tavolo ci sono anche la prospettiva delle primarie e la scadenza del mandato della segretaria, prevista all’inizio del 2027 e per la quale è stata prospettata una proroga in vista delle prossime elezioni politiche.

Nei giorni precedenti la linea emersa dalla segreteria del Pd è stata quella di proseguire nella costruzione del programma insieme alle altre forze della coalizione, comprese quelle moderate e centriste, mantenendo aperta la strada delle primarie. Il confronto tra Schlein, Conte e gli altri alleati rimane quindi politico e programmatico prima ancora che personale, mentre l’eventuale figura terza non è stata finora concordata formalmente.

Nell’immagine di copertina, operai impegnati in uno stabilimento automobilistico, l’Aula della Camera dei deputati e Giuseppe Conte con Elly Schlein.