Schlein si candida a Palazzo Chigi. Il Pd la sostiene, la coalizione deve scegliere

Prorogato il mandato della segretaria. I riformisti contestano la candidatura unica. Con Conte restano da concordare programma e primarie

Sintesi

Elly Schlein si è dichiarata pronta a correre per la presidenza del Consiglio, “con o senza le primarie”. L’assemblea del Pd l’ha indicata come propria candidata nell’eventuale consultazione del centrosinistra. La guida della coalizione resta da concordare con gli alleati.

Il congresso del Pd si terrà dopo le elezioni politiche. La modifica statutaria ha ottenuto 602 voti favorevoli, 1 contrario e 1 astenuto. Sulla designazione della segretaria alle primarie, invece, i riformisti si sono astenuti. Sostengono Schlein, ma contestano la chiusura ad altre candidature.

L’incontro con Giuseppe Conte nella piazza della Cgil ha confermato la volontà di costruire un’alternativa al centrodestra. Restano differenze sull’Ucraina, sul fisco e sull’ingresso di Italia Viva. L’unità dovrà tradursi in scelte comuni.

Articolo

Elly Schlein (segretaria del Partito democratico) ha esplicitato la propria disponibilità a guidare il centrosinistra alle prossime elezioni politiche. Ieri, 18 ottobre 2026, all’assemblea nazionale del Partito democratico, riunita al centro congressi La Nuvola di Roma, ha annunciato di essere pronta alla candidatura per Palazzo Chigi, “con o senza le primarie”. Il partito le ha dato il proprio sostegno, ma la scelta del candidato dell’intera alleanza richiede ancora un accordo con le altre forze.

Due votazioni, due decisioni diverse

L’assemblea ha prima modificato le regole sulla scadenza della segreteria. L’intervento sull’articolo 8, comma 2, dello Statuto consente di convocare il congresso dopo le elezioni politiche quando la fine del mandato cade nello stesso anno del rinnovo del Parlamento. La modifica ha ricevuto 602 voti favorevoli, 1 contrario e 1 astenuto. Schlein potrà quindi affrontare la campagna elettorale senza un congresso contemporaneo.

Un secondo voto ha riguardato le eventuali primarie della coalizione. Con 578 favorevoli, 3 contrari e 26 astenuti, l’assemblea ha designato la segretaria come candidata del Pd. Sono decisioni distinte: la prima riguarda la durata dell’incarico nel partito, la seconda il nome da sostenere nella scelta della guida del centrosinistra. I risultati sono riportati nel resoconto ufficiale dell’assemblea.

I riformisti sostengono Schlein, ma contestano le regole

Il dissenso della minoranza interna riguarda la possibilità di presentare altre candidature democratiche. Igor Taruffi (responsabile organizzazione del Pd) ha illustrato l’ordine del giorno sulla designazione della segretaria. Lorenzo Guerini (deputato ed esponente dell’area riformista del Pd) ha motivato l’astensione sostenendo che una deliberazione politica non possa superare le disposizioni dello Statuto.

Guerini ha comunque assicurato il sostegno a Schlein nelle eventuali primarie. La distinzione è rilevante: i riformisti non hanno annunciato una candidatura contrapposta, ma hanno contestato lo strumento utilizzato per escluderla.

Con Conte resta da scegliere il percorso

Schlein propone due modi per scegliere chi guiderà il centrosinistra alle elezioni. Il primo è un accordo tra i partiti alleati: la candidatura spetterebbe a chi guida il partito con più consensi, quindi, secondo la sua proposta, a lei come segretaria del Pd. Il secondo è organizzare le primarie, lasciando agli elettori del centrosinistra la scelta tra più candidati. Prima, però, i partiti devono concordare che cosa fare se andranno al governo. E chi sarà scelto dovrà rappresentare tutti gli alleati, non soltanto il proprio partito.

Giuseppe Conte (presidente del Movimento 5 Stelle, M5S) chiede invece di arrivare alle primarie dopo l’intesa sui contenuti. Già l’8 ottobre aveva sollecitato un tavolo subito dopo gli appuntamenti delle singole forze politiche, evitando di rinviare la scelta a ridosso della campagna elettorale. Il voto del Pd rafforza dunque Schlein nel confronto, ma non sostituisce la decisione degli alleati.

Dalla piazza al programma comune

Il 17 ottobre i principali esponenti progressisti si sono ritrovati alla manifestazione della Cgil (Confederazione generale italiana del lavoro) in piazza del Popolo a Roma. Dopo l’intervento di Maurizio Landini (segretario generale della Cgil), Schlein e Conte hanno incontrato Nicola Fratoianni (segretario di Sinistra Italiana) e Angelo Bonelli (coportavoce di Europa Verde). Queste ultime formazioni costituiscono Avs (Alleanza Verdi e Sinistra).

L’incontro ha confermato la volontà di lavorare insieme, senza risolvere tutte le divergenze. Restano da concordare la politica sull’Ucraina, le scelte fiscali e il rapporto con Matteo Renzi (leader di Italia Viva), sul quale il M5S continua a chiedere garanzie. Conte ha espresso fiducia nella possibilità di raggiungere un’intesa sul sostegno a Kiev.

Un ulteriore terreno di collaborazione potrebbe essere una manifestazione comune su carovita, salari e giustizia sociale. Schlein ha accolto la proposta avanzata da Fratoianni e Bonelli. L’obiettivo dichiarato è collegare il lavoro sul programma alle richieste emerse nelle mobilitazioni.

Salis critica la leadership, ma non si candida

Il confronto era stato preceduto dalle osservazioni di Silvia Salis (sindaca di Genova). Nell’intervista a 7, il settimanale del Corriere della Sera, aveva contestato al centrosinistra l’assenza di una guida riconosciuta e il rischio di una competizione interna divisiva. Ha però ribadito di volersi dedicare al mandato comunale.

Schlein ha risposto rivendicando la possibilità di vincere con un’alleanza unita. Il 16 ottobre, al seminario dei deputati democratici a Rondine (borgo del Comune di Arezzo, in Toscana), si è detta convinta che il Pd abbia un consenso superiore a quello delle precedenti europee.

La candidatura di Schlein rende più chiara la posizione del Pd, mentre il centrosinistra deve ancora definire il proprio accordo. Mediterranea24 aveva già ricostruito il confronto su programma, primarie e scelta della guida comune e le differenze su difesa e alleanze. Sono questi i passaggi che separano la disponibilità dei singoli leader da una proposta condivisa di governo.

Nell’immagine di copertina, Palazzo Chigi illuminato con i colori della bandiera italiana e a destra Elly Schlein e Giuseppe Conte.