Sanità pubblica, fino a 861 giorni per un esame: la nuova Piattaforma nazionale certifica il divario tra Nord e Sud

Operativa presso Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), la banca dati voluta dal ministro Schillaci rileva nel 2025 ritardi critici per 8 prestazioni con picchi in Puglia e Abruzzo e performance migliori in Veneto e nelle Province autonome

Sintesi

Nel 2025 la nuova Piattaforma nazionale sulle liste d’attesa istituita presso Agenas su impulso del ministro della Salute Orazio Schillaci registra ritardi fino a 861 giorni per un ecocolordoppler carotideo a Teramo capoluogo dell’omonima provincia in Abruzzo e oltre 700 giorni per una colonscopia in Puglia a fronte di limiti massimi di 120 o 180 giorni previsti per le prestazioni programmabili. I dati su 8 prestazioni tra esami e visite evidenziano criticità concentrate nel Mezzogiorno con percentuali di alert fino all’85% al Policlinico di Bari e valori elevati in Abruzzo mentre il Veneto e la Provincia autonoma di Trento mostrano indicatori minimi. Il sistema assegna per la prima volta un indice di gravità del ritardo oltre il semplice rispetto dei tempi e monitora anche l’intramoenia, evidenziando riduzioni delle attese a pagamento. A Messina in 2 presidi, 365 giorni per ecocolordoppler e colonscopia. Il quadro conferma la rinuncia alle cure di circa 6 milioni di italiani e riapre il confronto su equità di accesso, attuazione del Piano nazionale di governo delle liste d’attesa e responsabilità regionali. La Piattaforma monitora l’intramoenia e rileva che nelle aree con attese più lunghe nel SSN i tempi si riducono notevolmente quando i pazienti pagano per la libera professione intramuraria. Secondo stime consolidate, circa 6 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato cure per le liste d’attesa, alimentando il dibattito su equità territoriale ed effettiva esigibilità dei LEA.

Articolo

Nel quadro normativo delineato dall’art. 32 della Costituzione e dal d.lgs. 502/1992 che disciplina il Servizio sanitario nazionale, nel 2024 il Ministero della Salute ha disposto l’attivazione presso Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) della Piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste d’attesa, divenuta pienamente operativa nel 2025 con l’obiettivo di verificare l’attuazione del Piano nazionale di governo delle liste di attesa e dei tempi massimi fissati dalle Regioni in 120 o 180 giorni per le prestazioni programmabili e in termini più stringenti per le classi di priorità brevi.

Le prime rilevazioni 2025, rese disponibili anche alla stampa specializzata, documentano attese che: raggiungono 861 giorni per un ecocolordoppler dei tronchi sovraortici presso l’Asl di Teramo capoluogo dell’omonima provincia in Abruzzo, a fronte di un limite ordinario di 120 giorni; 702 giorni medi per una colonscopia programmabile presso l’Asl Barletta-Andria-Trani; 235 giorni nella medesima azienda anche per prescrizioni a priorità breve che dovrebbero essere garantite entro 10 giorni; tra 310 e 325 giorni per visite ortopediche; 236 giorni per una colonscopia al Policlinico di Bari; 195 giorni per una prima visita cardiologica nella stessa struttura; quasi 365 giorni per ecocolordoppler e colonscopia in 2 presidi di Messina; circa 200 giorni per visite oculistiche e dermatologiche nella medesima area.

Il sistema analizza un campione di 8 prestazioni considerate rappresentative, ossia: colonscopia totale; ecocolordoppler dei tronchi sovraortici; gastroscopia; prima visita cardiologica; prima visita dermatologica o allergologica; prima visita oculistica; prima visita ortopedica; Tac (Tomografia assiale computerizzata) del torace. Per ciascuna assegna una percentuale di “alert” che misura la gravità dello scostamento rispetto ai tempi massimi, superando la precedente distinzione binaria tra rispetto e mancato rispetto. I valori più elevati si concentrano in Puglia con l’85% di alert al Policlinico di Bari per colonscopia e prima visita cardiologica e con percentuali tra 73% e 86% all’Asl Barletta-Andria-Trani per ecocolordoppler, visite dermatologiche, oculistiche, ortopediche e Tac torace, mentre per la gastroscopia l’alert più alto pari al 78% si registra a Teramo. A livello regionale emergono criticità in Abruzzo con 68% per colonscopia, 55% per gastroscopia, 56% per prima visita dermatologica e 37% per Tac torace, e in Puglia con 57% per ecocolordoppler, 52% per prima visita cardiologica e 52% per prima visita oculistica, mentre per l’ortopedia il dato più significativo riguarda il Friuli con 47%.

In controtendenza si collocano strutture del Centro-Nord e in particolare il Veneto che presenta percentuali minime di alert, pari a 3% per colonscopia, 1% per gastroscopia e prima visita cardiologica, 4% per visite dermatologiche e oculistiche e 3% per Tac torace, oltre alla Provincia autonoma di Trento con 2% per ecocolordoppler e all’Umbria con 2% per prima visita ortopedica. La Piattaforma monitora anche l’intramoenia, ossia la libera professione svolta dai medici all’interno delle strutture pubbliche con pagamento diretto da parte del paziente, evidenziando che nelle aree con attese più lunghe nel regime ordinario i tempi si riducono sensibilmente in regime a pagamento.

Secondo stime consolidate, circa 6 milioni di cittadini hanno rinunciato o rinviato cure soprattutto a causa delle liste d’attesa, fenomeno che alimenta il dibattito politico e istituzionale sull’equità territoriale e sull’effettiva esigibilità dei livelli essenziali di assistenza. Il Ministero ha ribadito che i dati costituiranno base per eventuali interventi correttivi e per la verifica delle responsabilità regionali, mentre autorevoli commentatori e rappresentanti delle associazioni dei pazienti sollecitano un rafforzamento degli organici, una migliore integrazione dei Cup (Centri unici di prenotazione) e un controllo più stringente sull’appropriatezza prescrittiva, in coerenza con i principi di universalità e uguaglianza del Servizio sanitario nazionale.