Sintesi
Il centrosinistra nazionale prepara il confronto tra i leader, ma programma, primarie e sostegno militare all’Ucraina restano nodi aperti. Giuseppe Conte e Avs chiedono di accelerare la scelta del candidato premier. La consultazione interna al M5S ha rafforzato la contrarietà a proseguire gli invii di armi. L’accordo politico è ancora da costruire.

Il confronto sulle alleanze è complicato anche dalle dichiarazioni di Maurizio Acerbo su Hamas e sull’attacco del 7 ottobre, contestate da esponenti del Pd e dalle altre forze politiche. La polemica coinvolge l’aiuto dato dai democratici a Rifondazione Comunista attraverso il passaggio del senatore Andrea Crisanti al gruppo Misto. Anche l’allargamento della coalizione divide.

In Sicilia, Anthony Barbagallo ha lasciato la segreteria regionale del Pd, rimettendo il mandato alla direzione nazionale dopo la lunga frattura sul congresso. Si valuta una guida collegiale, mentre il centrosinistra deve ancora scegliere il candidato alla presidenza della Regione. Le dimissioni aprono una transizione.

Anche il centrodestra nazionale deve fare i conti con contrasti sull’Ucraina e sulla candidatura di Antonio Di Pietro al Csm. Matteo Salvini chiede lo stop alle forniture militari, mentre Antonio Tajani e Guido Crosetto confermano il sostegno a Kiev. Forza Italia respinge l’ipotesi dell’ex magistrato. La maggioranza mostra linee diverse.

All’Ars, Carlo Auteri è passato dalla Dc alla Lega, mentre democristiani, Noi Moderati e Udc hanno annunciato un nuovo gruppo comune. Cateno De Luca costruisce un’intesa nazionale con il centrodestra, mantenendo la contrapposizione a Renato Schifani in Sicilia. Le alleanze cambiano secondo la competizione.
Intanto Giusi Savarino è stata ascoltata dalla commissione regionale Antimafia nell’approfondimento sui casi di presunta corruzione e sui controlli amministrativi. Sullo sfondo rimane l’inchiesta riguardante Gaetano Armao. La responsabilità politica dei controlli resta una questione aperta.
Articolo
Il voto si avvicina e comincia la ricerca dell’unità
In vista delle elezioni del 2027, i partiti del centrosinistra e del centrodestra stanno cercando alleati e discutendo chi candidare, sia a livello nazionale sia in Sicilia. Organizzano incontri, valutano le primarie per scegliere i candidati e accolgono esponenti provenienti da altre formazioni. Ma dentro le coalizioni restano disaccordi su programmi, nomi e incarichi, come già raccontato da Mediterranea24 nell’approfondimento sulle divisioni tra gli alleati e sulle intese ancora da definire. La data delle elezioni politiche non è stata ancora fissata: l’eventuale anticipo del voto resta un’ipotesi discussa dai partiti, non una decisione già presa.
Il rischio politico appare che, avvicinandosi le urne, la necessità di presentarsi insieme prevalga sulla soluzione dei disaccordi. Come pure allora che, poltrone, sedie, sgabelli e strapuntini diventino, dagli Scranni alti fino all’ultimo piccolo Ente, la notoria, quanto edulcorata se non anche dissimulata, metafora di una rappresentanza difesa a ogni livello, ad ogni costo e sopra chiunque ed ogni cosa, implicitamente anche degli innumerevoli collaterali, blasonati e borghesi. Non è possibile attribuire questa intenzione indistintamente a tutti, ma è legittimo chiedere se le intese in preparazione produrranno programmi coerenti oppure soltanto una fotografia di unità elettorale.
Il centrosinistra accelera, ma sulle primarie manca l’accordo
Il primo passaggio nazionale è l’incontro annunciato per venerdì 30 ottobre tra Elly Schlein (segretaria del Pd, Partito democratico), Giuseppe Conte (presidente del M5S, Movimento 5 Stelle), Angelo Bonelli (coportavoce di Europa Verde) e Nicola Fratoianni (segretario di Sinistra Italiana). Le ultime 2 formazioni costituiscono Avs (Alleanza Verdi e Sinistra). Il confronto dovrebbe avviare il lavoro comune su programma, composizione della coalizione e percorso verso il voto, senza che questo significhi avere già risolto le divergenze.
Conte sollecita tempi rapidi e respinge una competizione chiusa preventivamente a 2 candidati. Bonelli propone di non andare oltre il 1° febbraio 2027. Nel Pd, però, non esiste una posizione uniforme sull’attesa: Dario Franceschini (deputato ed esponente democratico) ha indicato un’intesa programmatica entro novembre e primarie all’inizio di febbraio. Le distanze riguardano quindi anche le regole, il numero dei concorrenti e il rapporto tra programma e scelta della guida, non soltanto la data.
Le primarie, cioè la consultazione per scegliere il candidato della coalizione, possono dare forza a una candidatura. Non possono però sostituire l’accordo sulle decisioni che un eventuale governo nazionale dovrebbe prendere. Il confronto sul carovita può favorire iniziative comuni, ma la politica estera continua a mostrare differenze più difficili da conciliare. Bonelli ha sostenuto la possibilità di un’intesa anche sull’Ucraina, mettendo al centro diritto alla difesa e iniziativa negoziale.
Resta da decidere quali altri partiti coinvolgere dopo il primo incontro tra Pd, M5S e Avs, a partire dai centristi e da Rifondazione Comunista. Intanto Maurizio Acerbo (segretario del Prc, Partito della Rifondazione Comunista) ha provocato forti proteste sostenendo sui social che inneggiare a Hamas e all’attacco del 7 ottobre non costituisca reato. Filippo Sensi e Sandra Zampa (senatori del Pd) hanno contestato queste parole e l’opportunità di aiutare il suo partito. Il riferimento è al passaggio di Andrea Crisanti (senatore eletto nel Pd) al gruppo Misto, che ha consentito a Rifondazione di costituire una componente al Senato per agevolare la presentazione delle liste elettorali. Acerbo ha respinto l’accusa di sostenere Hamas, affermando di voler difendere la libertà di opinione. La vicenda apre un ulteriore contrasto su chi includere nell’alleanza e su quali posizioni debbano essere condivise.
L’Ucraina resta una spina nel fianco del rapporto tra Conte e il Pd
La contrarietà di Conte a ulteriori forniture militari a Kiev (capitale dell’Ucraina) è stata rafforzata dalla consultazione degli iscritti conclusa il 20 settembre. Nei risultati ufficiali del percorso Nova, la proposta secondo cui continuare a inviare armi allontana la pace ha ottenuto il 91,7% dei consensi. Il no al piano europeo di riarmo ha raggiunto il 94,1% e quello all’aumento della spesa per la difesa il 91,8%. Sono percentuali della consultazione interna, non dell’elettorato italiano.
Il risultato, largamente maggioritario, rende più impegnativo per Conte modificare la propria posizione al tavolo degli alleati. Per il Pd la questione resta particolarmente delicata, poiché il sostegno all’Ucraina, anche militare, è difeso con decisione dall’area riformista. Giorgio Gori (europarlamentare democratico) ha indicato questo punto come non negoziabile, mentre Lorenzo Guerini (deputato Pd ed ex ministro della Difesa) ha contestato l’impostazione ultimativa attribuita alle proposte del Movimento.
È questa la spina nel fianco del centrosinistra: trasformare in una linea comune 2 posizioni che oggi conducono a scelte diverse sugli aiuti militari. Conte sostiene che la popolazione ucraina possa essere aiutata più efficacemente attraverso il negoziato. La posizione va descritta con precisione: contrarietà agli invii di armi e alla strategia militare, senza farla coincidere automaticamente con un’ostilità verso gli ucraini. Resta il problema politico di come conciliarla con la linea degli alleati.
In Sicilia il Pd cambia guida, ma deve ancora ricomporsi
Nell’Isola la difficoltà nazionale si somma alla crisi del principale partito della coalizione. Ieri, 27 ottobre 2026, Anthony Barbagallo (deputato nazionale del Pd) ha annunciato le dimissioni da segretario regionale, rimettendo il mandato alla segreteria nazionale. Come raccontato da Mediterranea24 nell’articolo di ieri sulle dimissioni e sulla richiesta di un nuovo assetto, il tentativo di ricomporre le diverse componenti non ha prodotto il risultato sperato.
La frattura riguarda il percorso congressuale che ha riconfermato Barbagallo nel 2025, contestato da esponenti delle aree vicine a Stefano Bonaccini e Matteo Orfini (dirigenti nazionali del Pd). Le contestazioni hanno interessato le procedure, la partecipazione e la mancata scelta delle primarie aperte, arrivando anche davanti al Tribunale di Palermo. Le dimissioni non dimostrano, da sole, la fondatezza dei ricorsi e non consentono di considerarli automaticamente ritirati o superati.
Tra le soluzioni prospettate figura una guida collegiale capace di accompagnare il partito alle prossime scadenze. La composizione e i poteri del nuovo organismo restano da definire. Il passaggio è tutt’altro che secondario: dalla capacità di ricomporre il Pd dipenderà anche il peso con cui il partito affronterà il confronto con gli alleati sulle candidature regionali.
Il centrosinistra siciliano deve infatti completare il programma, definire il perimetro dell’alleanza e scegliere il candidato presidente. Le candidature e le disponibilità emerse non equivalgono ancora a un’investitura comune. Cambiare il vertice del Pd può facilitare il confronto, ma non risolve automaticamente i rapporti tra le forze progressiste.
Nel centrodestra Salvini riapre il contrasto sulle armi
Anche la maggioranza nazionale presenta una distanza evidente sull’Ucraina. Matteo Salvini (segretario della Lega, vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti) è stato riconfermato alla guida del partito il 25 ottobre, con 465 voti contro i 146 dello sfidante Massimo Garavaglia. Durante il congresso ha chiesto un mandato per portare nel Consiglio dei ministri la contrarietà a proseguire gli aiuti militari e finanziari.
Antonio Tajani (segretario di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri) e Guido Crosetto (ministro della Difesa) hanno ribadito la prosecuzione del sostegno a Kiev. Il contrasto riguarda quindi una scelta concreta del governo nazionale, non soltanto il linguaggio di un congresso. La verifica politica sarà nei provvedimenti e nei voti parlamentari: lì si misurerà quanto la posizione annunciata da Salvini inciderà sull’azione della maggioranza.
Il caso Di Pietro mostra un’altra frattura nella maggioranza
Un secondo terreno di tensione riguarda Antonio Di Pietro (ex magistrato di Mani Pulite ed ex ministro nei governi Prodi di centrosinistra), candidato a componente del Csm (Consiglio superiore della Magistratura, organo di governo autonomo della magistratura). Fratelli d’Italia ha mostrato interesse per il suo nome, ma Forza Italia ha espresso una contrarietà esplicita, attraverso Enrico Costa e Stefania Craxi (capigruppo alla Camera e al Senato). Un’ipotesi di candidatura sostenuta da una parte della maggioranza incontra così il veto di un’altra.
Deputati e senatori sono convocati insieme oggi, 28 ottobre 2026, alle 16.30, per eleggere i 10 membri del Csm che spettano al Parlamento. Nelle prime 2 votazioni, ogni candidato deve ottenere il voto favorevole di almeno il 60% di tutti i parlamentari, contando quindi anche chi è assente o non vota. Dalla terza votazione basta invece il 60% di chi partecipa al voto. Per raggiungere questi numeri servono accordi tra più partiti, anche tra maggioranza e opposizione. Si prevede che il primo voto possa concludersi senza eletti, ma il risultato sarà certo soltanto dopo lo scrutinio.
Auteri passa alla Lega, il precedente delle minacce a La Vardera
In Sicilia le manovre hanno già prodotto un nuovo cambio di appartenenza. Ieri, 27 ottobre 2026, Carlo Auteri (deputato regionale siracusano) ha ufficializzato il passaggio dalla Dc (Democrazia Cristiana) alla Lega. Alla presentazione hanno partecipato Luca Sammartino (vicepresidente della Regione Siciliana e assessore all’Agricoltura), Valeria Sudano (senatrice leghista), Nino Germanà (coordinatore regionale della Lega) e Salvo Geraci (capogruppo del partito all’Ars, Assemblea regionale siciliana). Auteri ha motivato la scelta con la volontà di tornare in un partito nazionale.
Entrato all’Ars attraverso la lista di FdI (Fratelli d’Italia), Auteri si è autosospeso dal partito di fratelli d’Italia nel novembre 2024 e ha poi aderito al gruppo Misto. Nel giugno 2025 è passato alla Dc allora guidata da Salvatore Cuffaro (ex presidente della Regione Siciliana), prima dell’attuale approdo alla Lega.
L’uscita da FdI è seguita al caso sollevato da Ismaele La Vardera (deputato regionale, oggi leader di Controcorrente) sui contributi regionali destinati a realtà culturali riconducibili alla famiglia di Auteri. Progetto Teatrando aveva sede nell’abitazione della madre, che ne era stata rappresentante legale, mentre Abc Produzioni veniva indicata dalle ricostruzioni giornalistiche come riconducibile alla moglie. Nel novembre 2024 è stata diffusa una registrazione delle minacce rivolte da Auteri al collega La Vardera dopo le contestazioni sui finanziamenti.
Nel gennaio 2026 la stampa ha riferito che la Procura di Palermo aveva chiesto altri 6 mesi per completare le indagini sulle minacce che Auteri avrebbe rivolto al collega Ismaele La Vardera, dopo le sue denunce sui contributi pubblici destinati a realtà legate alla famiglia del deputato. Auteri ha sostenuto che i finanziamenti fossero regolari e ha contestato le accuse. Essere indagato non significa essere colpevole, e una richiesta di prolungare gli accertamenti non è una condanna. Resta però una questione politica: la Lega ha scelto di accoglierlo nelle proprie file nonostante questa vicenda. Il passaggio a un altro partito non cancella i fatti emersi né le domande sul suo comportamento come rappresentante delle istituzioni.
I centristi si aggregano per affrontare le Regionali
Contemporaneamente, democristiani, Noi Moderati e Udc (Unione di Centro) hanno annunciato un nuovo gruppo all’Ars. Ne fanno parte Ignazio Abbate, Nuccia Albano, Marianna Caronia, Serafina Marchetta e Carmelo Pace (deputati regionali). Nome e dettagli dell’iniziativa sono stati rinviati a una presentazione nei primi giorni di novembre. Il progetto punta a rafforzare la rappresentanza dell’area moderata.
L’aggregazione risponde anche all’obiettivo elettorale di costruire una lista sufficientemente forte per affrontare lo sbarramento regionale. Il Mpa (Movimento per l’Autonomia), guidato da Raffaele Lombardo (ex presidente della Regione Siciliana), viene indicato come interlocutore interessato, senza che questo permetta di darne per conclusa l’adesione. Il centrodestra prepara così una possibile ulteriore componente della coalizione.
Cateno De Luca vicino alla Meloni ma contro Schifani
Su un altro versante, Cateno De Luca (leader di Sud chiama Nord e sindaco di Taormina, Comune costiero ionico della Città metropolitana di Messina) lavora a un progetto nazionale con Sindaci d’Italia, guidati da Ernesto Magorno (presidente di Sindaci d’Italia, ex parlamentare del Pd e poi di Italia Viva ed ex sindaco di Diamante). L’obiettivo dichiarato è federare realtà civiche, autonomiste e moderate nell’area del centrodestra, mantenendo però una posizione autonoma nella competizione siciliana.
Alla convention nazionale sono stati annunciati interventi di Ignazio La Russa (presidente del Senato),Guido Crosetto (ministro della Difesa, esponente di Fratelli d’Italia), Francesco Lollobrigida (ministro dell’Agricoltura) e la presenza annunciata di Giorgia Meloni (presidente del Consiglio e leader di FdI) attesa giovedì 29 ottobre. Le cronache hanno inoltre riferito il sostegno di Gilberto Pichetto Fratin (ministro dell’Ambiente) e Matteo Piantedosi (ministro dell’Interno), oltre al passaggio di Luigi Marattin (leader del Partito liberaldemocratico).
Cateno De Luca continua intanto a rivendicare la contrapposizione a Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana, esponente di Forza Italia). Alleati sul piano nazionale e avversari nell’Isola: una scelta politicamente possibile, che richiederà agli interessati di spiegare agli elettori quali differenze di programma giustifichino i 2 percorsi. Mediterranea24 aveva già affrontato questo nodo nell’approfondimento sulle alleanze nazionali e sulle candidature regionali.
Savarino in Antimafia, resta il nodo dei controlli
Mentre si costruiscono le liste, continua l’approfondimento sulle responsabilità amministrative. Ieri, 27 ottobre 2026, Giusi Savarino (assessora regionale al Territorio e all’Ambiente, esponente di FdI) è stata ascoltata dalla commissione regionale Antimafia, presieduta da Antonello Cracolici (deputato regionale del Pd). La convocazione ufficiale dell’Ars indica come oggetto i recenti casi di corruzione, gli incarichi fiduciari e i sistemi di controllo interni alla Regione.
La vicenda riguarda anche Gaetano Armao (ex vicepresidente della Regione ed ex presidente della Cts, Commissione tecnica specialistica per le valutazioni ambientali), coinvolto in un’inchiesta per presunta corruzione. Le cronache precedenti all’audizione avevano già documentato tensioni con Savarino, il mancato rinnovo dell’incarico e richiami sui possibili conflitti d’interesse. Non essendo disponibile nelle fonti consultate il verbale integrale dell’audizione, le dichiarazioni dettagliate attribuite all’assessora non possono essere presentate come trascrizione verificata.
La responsabilità penale degli indagati deve essere accertata nelle sedi giudiziarie. La questione politica riguarda invece l’efficacia dei controlli, la scelta degli incarichi e la capacità di intervenire prima che emergano le inchieste. Sono aspetti sui quali Maggioranza e Opposizione dovrebbero misurarsi anche durante la campagna elettorale.
Un accordo elettorale non basta a cancellare le contraddizioni
I precedenti raccontati da Mediterranea24 sulle divisioni del campo progressista e sulle alleanze in movimento verso il 2027 mostrano che molte delle difficoltà attuali vengono da lontano. Le trattative possono ricomporre uno schieramento senza averne risolto le differenze. È il punto sul quale gli elettori hanno diritto di ricevere risposte prima del voto.
La fotografia finale, con leader sorridenti e simboli affiancati, potrà anche arrivare. La prova sarà ciò che verrà scritto negli accordi e rispettato dopo le elezioni. In quanto l’unità serve a governare quando tiene insieme scelte riconoscibili. Se serve soltanto a distribuire candidature e conservare posizioni, il conto delle contraddizioni viene rinviato ai cittadini.
L’immagine di copertina realizzata con IA.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









