Sintesi
La telefonata di Alexander Stubb e Jonas Gahr Støre a Vladimir Putin riapre il confronto sulla rappresentanza europea nei negoziati. I due leader hanno agito per i rispettivi Paesi, consultando l’Ucraina. L’Italia chiede di scegliere personalità con un mandato condiviso. Resta da decidere chi parlerà per l’Europa.

A Oleshky le Autorità ucraine e russe riferiscono di 30 ore senza violazioni della tregua. La pausa, prevista fino al 1° novembre, deve consentire aiuti ed evacuazioni per circa 2.000 abitanti. Il Papa aveva sollecitato entrambi i presidenti, mentre Melania Trump ha partecipato alla mediazione. La priorità è raggiungere i civili.

Gli attacchi proseguono nel resto dell’Ucraina, con nuovi feriti a Kharkiv dopo i raid su Kiev. Intanto si preparano colloqui tra Ucraina, Russia e Stati Uniti ad Abu Dhabi e Washington valuta un possibile alleggerimento delle sanzioni a un fondo russo. Il cessate il fuoco generale rimane lontano.

Articolo
La tregua umanitaria di Oleshky ha superato le prime 30 ore senza violazioni segnalate, ma nel resto dell’Ucraina continuano gli attacchi. Mentre si cerca di portare soccorso ai civili intrappolati nella città occupata dalla Russia, la diplomazia europea affronta una questione ancora irrisolta: chi debba rappresentarla nel confronto con Mosca. A riaprire il dibattito è stata la telefonata di novanta minuti tra Vladimir Putin (presidente russo), Alexander Stubb (presidente finlandese) e Jonas Gahr Støre (primo ministro norvegese).

La telefonata e il mandato europeo
Il colloquio si è svolto ieri, 27 ottobre, da Helsinki (capitale della Finlandia), dopo l’incontro del 20 ottobre a Oslo (capitale della Norvegia). La presidenza finlandese ha precisato che l’iniziativa è stata concordata con l’Ucraina e collegata ai prossimi negoziati di Abu Dhabi (capitale degli Emirati Arabi Uniti). Stubb e Støre hanno parlato per i rispettivi Paesi, senza rappresentare l’Europa nel suo insieme. Entrambi hanno ribadito il sostegno a Kiev e chiesto una riduzione delle ostilità.
Dopo la conversazione con Putin, i due hanno informato Volodymyr Zelensky (presidente ucraino). Non è emersa una svolta sulle condizioni della pace: Støre ha riconosciuto che rimangono forti divergenze, mentre Vladimir Putin ha insistito sulla necessità di soddisfare quelli che Mosca definisce i propri interessi di sicurezza. Zelensky ha riferito che i leader nordici hanno chiesto passi concreti, soprattutto per fermare gli attacchi contro energia e infrastrutture.
L’iniziativa ha incontrato le riserve di Mette Frederiksen (prima ministra danese), che ne ha contestato il coordinamento. Per il Governo nazionale italiano, guidato da Giorgia Meloni (presidente del Consiglio), occorre individuare rapidamente una o più personalità con un mandato europeo condiviso. Secondo quanto riferito da ANSA, Roma considera superato anche il formato E3, il gruppo composto da Francia, Germania e Regno Unito. La Commissione europea (organo esecutivo dell’Unione europea) ha invece richiamato la pluralità dei canali diplomatici già aperti.
Oleshky, una città rimasta senza vie sicure
Il risultato concreto riguarda per adesso Oleshky (città dell’Ucraina meridionale, nella regione di Kherson, sulla riva sinistra del Dnipro). Occupata dalle forze russe dall’inizio dell’invasione del febbraio 2022, è stata devastata dai combattimenti e dall’alluvione seguita alla distruzione della diga di Kakhovka nel giugno 2023. Dei circa 24.000 abitanti precedenti alla guerra ne sarebbero rimasti circa 2.000, con gravi carenze di cibo, medicinali e servizi essenziali. Mine e attacchi sulle strade hanno reso pericolosissimi i rifornimenti e la fuga.
Oggi, 28 ottobre, Dmytro Lubinets (commissario del Parlamento ucraino per i diritti umani) e Yana Lantratova (commissaria russa per i diritti umani) hanno riferito che la tregua è stata rispettata nelle prime 30 ore. La pausa, iniziata il 27 ottobre e prevista fino a domenica 1° novembre, deve permettere lo sminamento degli accessi, la consegna degli aiuti e la partenza di chi vuole lasciare la città. L’assenza di violazioni segnalate è un primo risultato, mentre l’operazione umanitaria deve ancora completarsi.
Le informazioni disponibili prevedono un percorso di evacuazione attraverso la Crimea (penisola ucraina occupata e annessa dalla Russia nel 2014, annessione non riconosciuta dalla gran parte della comunità internazionale). Zelensky ha espresso il timore che Mosca possa trattenere gli evacuati in territori sotto il proprio controllo. Destinazione, libertà di scelta e possibilità di raggiungere le aree amministrate dall’Ucraina restano quindi aspetti decisivi dell’operazione.
La richiesta del Papa e le missioni a Mosca
L’intervento di Leone XIV ha preceduto l’annuncio dell’accordo. Il 16 ottobre il Papa ha telefonato a Putin chiedendo una tregua per consentire aiuti alimentari e sanitari e un’evacuazione volontaria e sicura. La richiesta è documentata dal comunicato della Santa Sede. Il 19 ottobre Leone XIV ha affrontato lo stesso tema con Zelensky, sollecitando la collaborazione di entrambe le parti.
Questo passaggio era stato preparato anche dalla missione umanitaria del cardinale Matteo Zuppi (arcivescovo di Bologna, presidente della Conferenza episcopale italiana e inviato del Papa). Durante la visita a Mosca, dal 28 al 30 settembre 2026, Zuppi ha discusso di prigionieri, civili, bambini e ricongiungimenti familiari. Con Lantratova ha affrontato specificamente la situazione di Oleshky, cercando soluzioni per mettere in sicurezza la popolazione. Ha inoltre visitato prigionieri di guerra ucraini.
Sul versante diplomatico, dal 24 al 28 agosto si era recato in Russia anche Paul Richard Gallagher (arcivescovo e segretario della Santa Sede per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali). Il resoconto ufficiale della visita documenta colloqui con Sergei Lavrov (ministro degli Esteri russo) e Yuri Ushakov (consigliere di Putin per la politica estera). Anche Zuppi ha incontrato Ushakov durante la propria missione.
All’azione vaticana si è affiancata la mediazione statunitense con il coinvolgimento di Melania Trump (moglie del presidente degli Stati Uniti). L’accordo è stato annunciato il 23 ottobre, inizialmente con avvio indicato per il 29, poi anticipato al 27. Il ruolo di Melania è stato riconosciuto sia dalle autorità ucraine sia da quelle russe. Il percorso ha così unito gli appelli del Papa, i contatti umanitari e l’intervento americano.
Gli attacchi continuano, si preparano nuovi colloqui
La pausa nel settore di Oleshky non si estende all’intera guerra. Nella notte tra il 27 e il 28 ottobre un attacco russo con un drone ha provocato 5 feriti, compreso un bambino di 4 anni, a Kharkiv (città dell’Ucraina nordorientale), secondo i soccorsi ucraini. Mosca ha riferito a sua volta di attacchi ucraini e di 5 feriti in 2 regioni russe. Nelle ore precedenti, i raid su Kiev (capitale dell’Ucraina) avevano colpito anche un campus universitario e infrastrutture di trasporto.
Il prossimo passaggio diplomatico previsto è la ripresa dei colloqui tecnici tra Ucraina, Russia e Stati Uniti nella prima metà di novembre ad Abu Dhabi. Kiev continua a chiedere garanzie di sicurezza solide e sostegno duraturo alle proprie forze armate. La tregua umanitaria può offrire un precedente utile, ma non risolve le divergenze su territori e condizioni di un accordo.
Intanto Donald Trump (presidente degli Stati Uniti) starebbe valutando la revoca delle sanzioni al Russian Direct Investment Fund (fondo statale russo per gli investimenti diretti), guidato da Kirill Dmitriev (dirigente del fondo e interlocutore nei contatti con Washington). La notizia del New York Times (quotidiano statunitense), ripresa da altre testate, riguarda una valutazione ancora in corso, collegata anche agli accordi sulle forniture di gasolio russo agli Stati Uniti. Non risulta una revoca già approvata.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.








