Kaliningrad, Putin evoca l’arsenale nucleare. Le vecchie tensioni Nato in un’Europa più esposta

Mosca accusa la Nato di esercitarsi vicino ai confini russi. Precedenti simili dal Baltico alla Norvegia. La guerra in Ucraina e le incertezze sul rapporto tra Stati Uniti ed Europa rendono più delicato il confronto

Sintesi

Ieri 1 ottobre Vladimir Putin ha ribadito che la Russia non avrebbe intenzione di attaccare Paesi europei, ma ha avvertito che un attacco diretto contro Kaliningrad o un’altra parte del territorio russo potrebbe portare Mosca a impiegare “tutti i mezzi a disposizione”. Il riferimento comprende anche l’arsenale nucleare. La Nato ha replicato di essere un’alleanza difensiva e di non minacciare il territorio russo. Il confronto resta soprattutto una guerra di deterrenza, ma utilizza ormai apertamente il linguaggio nucleare.

Le proteste russe per le esercitazioni occidentali ai propri confini non sono nuove. Mosca aveva contestato negli anni Defender Europe e Steadfast Defender, mentre nel Baltico parallelamente alle manovre Nato si sono più volte affiancate esercitazioni russe. Nel 2024 il Cremlino definì Steadfast Defender una minaccia, mentre la Nato sosteneva che le esercitazioni servissero a verificare la capacità di difendere gli alleati. È una contrapposizione che dura da anni, con ciascuna parte che interpreta le mosse militari dell’altra come potenzialmente pericolose.

Il quadro di oggi è però diverso. La guerra iniziata con l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 continua, Finlandia e Svezia sono entrate nella Nato, Kaliningrad è circondata sul lato terrestre da Paesi dell’Alleanza e la fiducia europea nella continuità dell’impegno statunitense non è più scontata come in passato. Washington resta comunque parte della difesa collettiva della Nato e Mark Rutte ha ribadito che non esiste al momento una minaccia russa imminente contro il territorio dell’Alleanza. Il rischio maggiore è quindi quello di una crisi alimentata da incidenti, errori di valutazione e successive reazioni.

Alla tensione militare si aggiungono quella diplomatica ed economica. Mosca ha espulso diplomatici ungheresi dopo l’allontanamento di 10 funzionari russi deciso da Budapest, mentre Londra ha adottato 31 nuove misure sanzionatorie contro navi legate alla cosiddetta flotta ombra, reti di disinformazione e soggetti accusati di violenze sui civili e coinvolgimento nella deportazione e nell’indottrinamento di bambini ucraini. Il confronto tra Russia ed Europa investe ormai contemporaneamente sicurezza, diplomazia, informazione ed economia.

Articolo

Putin torna sul nodo Kaliningrad

Ieri 1 ottobre Vladimir Putin (presidente della Federazione Russa), intervenendo al Valdai Discussion Club (un rinomato think tank e forum di discussione geopolitica con sede a Mosca fondato nel 2004), ha sostenuto che Mosca “non ha intenzione di attaccare nessuno, né nel 2029, né nel 2030, né nel 2050”, ma ha collegato questa rassicurazione a un nuovo e molto esplicito avvertimento. Se Kaliningrad o un’altra parte del territorio russo subisse un attacco diretto, secondo il presidente si porrebbe la questione dell’impiego di “tutti i mezzi a disposizione”. Reuters e Associated Press hanno riferito che il riferimento comprende anche le armi nucleari.

Kaliningrad (exclave russa sul Mar Baltico (exclave è una porzione di territorio che appartiene politicamente e amministrativamente a uno Stato in questo caso alla Russia, ma che è fisicamente separata dal corpo principale di quel territorio da uno o più confini esteri o di altre regioni), separata dal resto della Federazione e compresa tra Polonia e Lituania, rappresenta uno dei punti più sensibili del confronto con la Nato (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord). È un territorio fortemente militarizzato, sede della Flotta russa del Baltico e di sistemi missilistici, ma allo stesso tempo geograficamente isolato dal territorio principale della Russia. L’area confina con 2 Stati Nato ed è vicina al corridoio di Suwałki, la fascia terrestre che collega Polonia e Lituania e quindi i Paesi baltici al resto dell’Alleanza.

Il nuovo intervento di Putin è arrivato dopo la comunicazione inviata da Mosca alla Nato il 29 settembre. Il ministero degli Esteri russo aveva accusato l’Alleanza di esercitarsi in scenari finalizzati all’isolamento di Kaliningrad, definendo la linea occidentale “avventurista e irresponsabile” e sostenendo che un blocco o un attacco contro l’exclave provocherebbero una risposta con l’intero arsenale disponibile. La Nato ha confermato di avere ricevuto la comunicazione e ha replicato che le proprie attività sono difensive.

Il portavoce della Commissione europea Christian Wigand ha definito “irresponsabile” la retorica nucleare russa e ha sostenuto che Bruxelles non intende alimentare quelle che considera tattiche di intimidazione. Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha contemporaneamente invitato alla calma: secondo la valutazione dell’Alleanza non esiste oggi una minaccia imminente di un attacco russo contro un Paese Nato e un’eventuale offensiva convenzionale sarebbe normalmente preceduta da una concentrazione militare visibile.

Le esercitazioni contestate da Mosca hanno precedenti lontani

Le accuse russe contro le esercitazioni Nato nelle vicinanze dei propri confini precedono di molti anni l’attuale crisi di Kaliningrad. Una delle fasi più evidenti si è registrata nel 2018 con Trident Juncture, condotta soprattutto in Norvegia con oltre 50.000 militari, 250 aerei, 65 unità navali e migliaia di mezzi. La Nato la presentò come un’esercitazione difensiva e pianificata con largo anticipo, specificando che la parte principale delle manovre terrestri si svolgeva a oltre 1.000 chilometri dal confine russo. Mosca manifestò comunque preoccupazione per il progressivo rafforzamento militare occidentale nel Nord Europa.

La reazione russa, in quella occasione, fu tuttavia meno dura di quella attuale. Putin dichiarò nel novembre 2018 di guardare alle manovre “con calma”, auspicando che il dialogo impedisse conseguenze negative. Durante Trident Juncture anche Mosca annunciò proprie attività missilistiche nella stessa regione, mostrando già allora un meccanismo destinato a ripetersi: a un aumento dell’attività Nato seguivano movimenti o esercitazioni russe e viceversa.

Nel 2020 e nel 2021 un altro punto di frizione diventò Defender Europe, serie di esercitazioni guidate dagli Stati Uniti per verificare la capacità di trasferire rapidamente uomini e mezzi attraverso l’Atlantico e sul territorio europeo. Defender Europe 20 comportò il trasferimento dagli Stati Uniti di circa 6.000 militari e migliaia di mezzi, soprattutto verso Germania e Polonia, prima che la pandemia ne riducesse l’estensione. Mosca e i mezzi di informazione filorussi descrissero ripetutamente quelle manovre come un avvicinamento militare verso i confini della Federazione, mentre Nato e Pentagono ne sottolinearono il carattere difensivo e la trasparenza.

Anche nel Baltico la tensione non è iniziata oggi. Nel giugno 2022, mentre si svolgeva Baltops, esercitazione navale organizzata annualmente nella regione, la Russia avviò proprie manovre con la Flotta del Baltico nell’area di Kaliningrad. Le flotte occidentali e russe operarono quindi nello stesso spazio strategico a distanza relativamente ridotta, pur senza arrivare a uno scontro.

Steadfast Defender e il salto successivo alla guerra in Ucraina

Una svolta ulteriore si è verificata nel 2024 con Steadfast Defender, la più grande esercitazione Nato dalla fine della Guerra fredda, alla quale hanno preso parte circa 90.000 militari, oltre 80 velivoli, 50 unità navali e circa 1.100 mezzi da combattimento. Le attività si sono sviluppate dal Nord Atlantico fino all’Europa centrale e orientale e hanno verificato per la prima volta su vasta scala i nuovi piani di difesa elaborati dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Il Cremlino la definì allora una minaccia alla sicurezza russa. Dmitry Peskov (portavoce della presidenza russa) sostenne che Mosca considerava la Nato uno “strumento di confronto” e richiamò il progressivo avvicinamento dell’infrastruttura militare dell’Alleanza ai confini russi. La Nato sostenne invece che Steadfast Defender serviva a dimostrare la capacità di rinforzare e difendere i propri Stati membri e non preparava un attacco contro la Federazione Russa.

Questa differenza di lettura è fondamentale per comprendere la crisi attuale. Per Mosca l’allargamento e le esercitazioni dell’Alleanza producono una pressione crescente sui propri confini; per la Nato il rafforzamento del fianco orientale è una conseguenza della guerra iniziata dalla Russia contro l’Ucraina e della necessità di proteggere soprattutto Polonia e Paesi baltici. Le 2 interpretazioni sono opposte e vengono utilizzate da entrambe le parti per giustificare ulteriori misure militari.

Il nuovo elemento del 2026

Nelle ultime settimane il confronto si è nuovamente concentrato proprio intorno a Kaliningrad e al corridoio di Suwałki (una striscia di terra lunga circa 65 chilometri situata al confine tra Polonia e Lituania). L’11 settembre Radosław Sikorski (vicepremier e ministro degli Esteri polacco) aveva proposto di intensificare le esercitazioni Nato vicino all’exclave per obbligare la Russia, secondo il suo ragionamento, a mantenere maggiori forze nella regione e sottrarle eventualmente al fronte ucraino. Si trattava di una proposta politica e non dell’annuncio di un attacco o di un piano per conquistare Kaliningrad, ma a Mosca è stata interpretata come un’ulteriore conferma della pressione occidentale.

Nel corso di settembre si sono inoltre svolte esercitazioni alleate nell’area baltica, mentre la Nato ha continuato le missioni di polizia aerea. Tra il 21 e il 27 settembre i caccia dell’Alleanza sono decollati più volte per identificare e accompagnare aerei militari russi che viaggiavano tra Kaliningrad e la Russia continentale in spazio aereo internazionale, in diversi casi senza piano di volo depositato o con transponder spenti, secondo il ministero della Difesa lituano.

Nelle stesse settimane la Bielorussia, stretta alleata della Russia, ha condotto proprie esercitazioni vicino ai confini polacco e lituano, compresa l’area prossima al corridoio di Suwałki. Minsk (la capitale della Bielorussia) le ha definite attività esclusivamente difensive. Il risultato è una concentrazione di addestramento militare sui 2 lati di una delle frontiere più delicate d’Europa, senza che ciò dimostri l’esistenza di un piano immediato di guerra da una delle parti.

Perché oggi il quadro è più delicato

Il precedente storico mostra dunque che grandi esercitazioni Nato vicino alla Russia e proteste di Mosca non costituiscono di per sé una novità. Ciò che è cambiato è l’ambiente strategico nel quale avvengono. Nel 2018 Russia e Nato non combattevano, direttamente o indirettamente, intorno a una guerra convenzionale della dimensione di quella ucraina. Oggi la Russia occupa territori ucraini, l’Occidente arma e sostiene Kiev, Finlandia e Svezia sono entrate nell’Alleanza e il Baltico ha assunto un peso militare molto maggiore.

È cambiato anche il linguaggio nucleare. Nel novembre 2024 Putin ha approvato una nuova dottrina russa che ha ampliato le condizioni dichiarate nelle quali Mosca può prendere in considerazione l’impiego dell’arma atomica, comprendendo anche determinate aggressioni convenzionali considerate una minaccia critica alla sovranità o all’integrità territoriale della Russia o della Bielorussia.

Il richiamo di Putin alla superiorità nucleare russa va inoltre collocato nei dati disponibili. Il SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute, istituto internazionale indipendente che studia armamenti e sicurezza) stima che nel gennaio 2026 Russia e Stati Uniti possedessero ancora la larghissima maggioranza delle testate nucleari mantenute in elevata prontezza operativa, mentre Francia e Regno Unito dispongono di arsenali molto più piccoli. Il SIPRI ha contemporaneamente segnalato un aumento generale del ricorso alle armi nucleari come strumento di potenza e un crescente pericolo di errori di valutazione ed escalation.

È soprattutto questo secondo elemento a rendere il confronto attuale più delicato. Il rischio non coincide necessariamente con la volontà di Mosca o della Nato di iniziare una guerra, bensì con la possibilità che un incidente aereo, navale, informatico o infrastrutturale venga interpretato come un attacco deliberato e produca una sequenza di risposte. Anche Nikolai Sokov (ex diplomatico russo ed esperto di politica nucleare), interpellato da Reuters sulla crisi di Kaliningrad, ha richiamato il pericolo crescente di errori di calcolo.

Gli Stati Uniti restano nella Nato, ma l’Europa non dà più per scontato il loro ruolo

A questo quadro si aggiunge il mutamento dei rapporti transatlantici. Parlare di un completo distacco degli Stati Uniti dall’Europa sarebbe eccessivo: Washington continua ad avere truppe, basi e capacità nucleari impegnate nella difesa europea e Rutte ha ribadito ancora il 30 settembre che gli Stati Uniti rimangono coinvolti nella difesa convenzionale e nucleare dell’Alleanza.

È però documentata una crescente incertezza europea sulla continuità e sulla dimensione futura di questo impegno. Una recente analisi Reuters (una delle più grandi e conosciute agenzie di stampa internazionali) ha ricostruito come la politica di Donald Trump (presidente degli Stati Uniti, Repubblicano) e le pressioni sugli alleati affinché assumano maggiori responsabilità militari nonché la revisione della presenza americana, abbiano ridotto la fiducia di diversi Paesi europei nella garanzia statunitense, accelerando i programmi di riarmo e di autonomia industriale e militare dell’Europa. Il timore, quindi, non è che gli Stati Uniti abbiano già abbandonato la difesa europea, ma che in futuro il loro sostegno possa essere meno ampio, meno automatico e maggiormente subordinato a un contributo diretto degli alleati europei.

Mediterranea24 aveva già ricostruito il tema della riduzione della presenza militare statunitense in Europa e delle tensioni con gli alleati, così come aveva evidenziato, analizzando il recente confronto tra Mosca e Londra, che una minaccia russa contro uno Stato Nato non equivale automaticamente alla prospettiva di un attacco imminente, ma coinvolge un sistema di deterrenza collettiva nel quale la coesione politica resta decisiva.

L’Europa aumenta la propria capacità militare proprio mentre il rapporto con gli Stati Uniti appare meno automatico rispetto agli ultimi decenni. Questo può rafforzare nel tempo la capacità europea di difendersi, ma durante la fase di transizione aumenta anche l’attenzione sulla credibilità della deterrenza occidentale. La Corte dei conti europea ha recentemente osservato che trasformare la forte crescita della spesa per la difesa in capacità operative realmente disponibili entro il 2030 rimane una sfida difficile, come aveva già riportato Mediterranea24.

Diplomatici espulsi e nuove sanzioni britanniche

Sul piano diplomatico Mosca ha intanto annunciato ieri 1 ottobre l’espulsione di un gruppo di dipendenti dell’Ambasciata ungherese e dei Consolati generali di San Pietroburgo e Kazan. È una misura di reciprocità dopo l’espulsione da parte dell’Ungheria, nel settembre scorso, di 10 diplomatici russi, accusati da Budapest di attività incompatibili con il loro status. I diplomatici ungheresi dovranno lasciare la Russia entro 2 settimane.

Sempre ieri il governo britannico ha annunciato 31 nuove sanzioni contro interessi russi. Le misure colpiscono navi del trasporto di gas naturale liquefatto associate alla cosiddetta shadow fleet (flotta ombra utilizzata per aggirare restrizioni e sanzioni), reti attribuite alla propaganda e alla disinformazione del Cremlino e persone accusate di torture sui civili ucraini o di avere partecipato alla deportazione e all’indottrinamento di minori.

La crisi di Kaliningrad non può quindi essere letta isolatamente. Si inserisce in una contrapposizione Russia-Europa che si estende ormai dalle operazioni militari in Ucraina alle sanzioni, dalle espulsioni diplomatiche alle infrastrutture energetiche, dalla sicurezza del Baltico alle attività ibride e informatiche. In questo contesto una grande esercitazione, che in passato poteva generare una protesta diplomatica e poi concludersi senza conseguenze, oggi si svolge dentro un sistema molto più carico di tensioni.

Mediterranea24 si era occupata proprio il 30 settembre della nuova tensione tra Russia e Nato attorno a Kaliningrad e nelle settimane precedenti aveva approfondito il rapporto tra minaccia russa, Nato e rischio di escalation e il ritorno della dimensione nucleare nella sicurezza europea. Mediterranea24

Il punto che emerge dai precedenti non è quindi che le esercitazioni Nato rendano inevitabile un conflitto, né che le dichiarazioni russe dimostrino che Mosca abbia deciso di attaccare l’Europa. La differenza rispetto agli anni precedenti sta nella quantità di fattori che oggi possono rischiosamente sommarsi: una guerra già in corso, eserciti schierati sui 2 lati, arsenali nucleari modernizzati, rapporti diplomatici deteriorati e una relazione transatlantica meno prevedibile. In queste condizioni aumenta soprattutto il costo potenziale di un errore.

Nell’immagine di copertina, Vladimir Putin durante il Valdai Discussion Club; militari Nato impegnati nelle esercitazioni nell’area del corridoio di Suwałki; il confine dell’exclave russa di Kaliningrad.