Elezioni anticipate, alleanze in movimento. Sicilia, centrodestra diviso e centrosinistra senza candidato unico

De Luca sceglie Meloni per le Politiche. Schifani attende il confronto con Tajani. Nel Campo largo programmi, candidature e primarie ancora da definire

Sintesi

L’ipotesi di elezioni politiche anticipate nel 2027 torna nel confronto nazionale, dopo l’apertura di Giovanbattista Fazzolari al voto di giugno. Giorgia Meloni mantiene prudenza e Antonio Tajani sostiene la conclusione ordinaria della legislatura. Anche un eventuale accorpamento con le Regionali siciliane resta da decidere. Nessuna data è stata fissata.

Il centrosinistra nazionale si ritrova nella contestazione dello Stabilicum, ma deve ancora concordare programma e leadership. Giuseppe Conte sollecita un tavolo entro ottobre e propone successive primarie, mentre Riccardo Magi vorrebbe evitarle. Schlein e Conte rimangono i principali protagonisti del confronto. Il candidato comune non è stato scelto.

In Sicilia il campo progressista prepara il programma e deve sciogliere il nodo della presidenza. Ismaele La Vardera mantiene la candidatura, Pietro Bartolo ha il sostegno di Italia Viva e Nuccio Di Paola ha espresso disponibilità. Si discutono anche altri profili politici e civici. Nessuno ha ancora ottenuto l’investitura dell’intera coalizione.

Renato Schifani non si è dimesso nella Giunta di Ieri, 8 ottobre 2026. Il confronto romano con Tajani e Nino Minardo dovrebbe chiarire il futuro della legislatura. Per la successione circolano i nomi di Giorgio Mulè, Minardo e Marco Falcone, mentre Fratelli d’Italia rivendica proprie proposte. Anche il centrodestra deve trovare un accordo.

Cateno De Luca ha annunciato l’intesa nazionale con Fratelli d’Italia, conservando simbolo e identità di Sud chiama Nord. Per la Sicilia ribadisce la candidatura alla presidenza e l’opposizione a Schifani. La possibile componente alla Camera dovrebbe facilitare la presentazione delle liste. I dettagli saranno illustrati il 13 ottobre.

Il Tar ha lasciato in piedi le elezioni di Barcellona Pozzo di Gotto, decidendo sul ricorso che contestava anche l’ammissione di liste senza firme. Per Messina l’udienza è fissata al 20 ottobre. Il risultato rafforza politicamente Sud chiama Nord, ma il procedimento messinese resta distinto.

Articolo

Il voto anticipato resta una possibilità

Il calendario elettorale nazionale e quello siciliano si stanno avvicinando nel dibattito politico, ma Oggi, 9 ottobre 2026, non esiste una decisione che stabilisca elezioni anticipate o una giornata comune per Politiche e Regionali.

Giovanbattista Fazzolari (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, esponente di Fratelli d’Italia) ha indicato, nell’intervista al Foglio dell’8 ottobre, la possibilità di votare a giugno 2027 oppure verso la conclusione della legislatura. A suo giudizio, il voto prima dell’estate lascerebbe al prossimo Governo più tempo per preparare la legge di bilancio.

Giorgia Meloni (presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia) mantiene prudenza e considera premature le discussioni sulle date. Antonio Tajani (segretario nazionale di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri) sostiene invece il voto a fine legislatura. Anche Maurizio Lupi (presidente di Noi Moderati) invita a proseguire il lavoro sulla manovra. L’eventuale election day (più consultazioni nella stessa giornata) rimane quindi ancora uno scenario, non un appuntamento convocato.

Il centrosinistra nazionale, unito contro la legge ma ancora senza guida comune

L’approvazione definitiva dello Stabilicum (nome attribuito alla nuova riforma elettorale nazionale), avvenuta Ieri, 8 ottobre 2026, ha rafforzato la protesta delle Opposizioni. Elly Schlein (segretaria del Partito democratico), Giuseppe Conte (presidente del Movimento 5 Stelle), Angelo Bonelli (coportavoce di Europa Verde) e Nicola Fratoianni (segretario di Sinistra Italiana) contestano una riforma che ritengono squilibrata. Le ultime 2 formazioni costituiscono Avs (Alleanza Verdi e Sinistra).

La battaglia proseguirà anche sul terreno giudiziario. Per lunedì 12 ottobre, alle 13, alla Camera è stata annunciata la presentazione del percorso dei ricorsi promosso dalla “Rete per un voto libero e uguale”, con la partecipazione di rappresentanti di Pd (Partito democratico), M5S (Movimento 5 Stelle), Italia Viva, +Europa e Avs. È questo fronte comune che viene descritto come una “coalizione dei ricorsi”.

L’obiettivo è arrivare alla Corte costituzionale, ma il passaggio non è automatico: normalmente occorre una causa davanti a un Giudice, che deve ritenere il dubbio sulla legge rilevante per decidere e non manifestamente infondato. L’annuncio dei ricorsi non sospende la riforma e non ne anticipa la bocciatura.

Sul piano politico, Conte ha chiesto di aprire il confronto sul programma entro ottobre, dopo gli appuntamenti delle singole forze, e poi scegliere la leadership attraverso le primarie. Schlein e Conte restano i principali protagonisti della discussione, senza che sia stato designato il candidato comune alla Presidenza del Consiglio.

Riccardo Magi (segretario di +Europa), nell’intervento a Omnibus dell’8 ottobre, ha espresso una posizione diversa: evitare primarie che considera divisive e aprire un tavolo su pochi obiettivi condivisi. La necessità di costruire un’alleanza non ha ancora prodotto un accordo su come guidarla.

Il 43% è uno scenario, non una vittoria già assegnata

Un’analisi pubblicata dalla Stampa il 21 settembre prospettava un centrosinistra unito al 43%, davanti al centrodestra al 41%. In quello scenario la riforma avrebbe favorito il Campo progressista. Non è un risultato elettorale né un dato aggiornato a oggi: dipende dalla composizione delle alleanze e dalle intenzioni di voto considerate.

Il significato politico è che il premio può avvantaggiare lo schieramento che raggiunge i requisiti, anche se oggi è all’Opposizione. Non basta però sommare sulla carta i consensi dei partiti: un’alleanza deve convincere gli elettori e mantenere il sostegno delle sue componenti.

La riforma richiede inoltre alle forze coalizzate di indicare la stessa persona proposta per guidare il Governo. Questa indicazione non equivale all’elezione diretta del presidente del Consiglio, la cui nomina resta affidata al presidente della Repubblica.

In Sicilia, prima il programma e poi la scelta del presidente

Il centrosinistra siciliano ha un percorso proprio. Lo Stabilicum riguarda Camera e Senato e non modifica automaticamente il sistema delle elezioni regionali. Il legame tra le 2 partite è politico: alleanze, candidature e possibili date possono influenzarsi, mentre le regole rimangono distinte.

Il 24 settembre, al centro Pio La Torre di Palermo, le componenti del campo progressista hanno concordato di accelerare su un programma comune da presentare nel mese di ottobre, scegliendo successivamente le modalità per individuare il candidato presidente.

Al confronto partecipano Pd, M5S, Controcorrente, Sinistra Italiana, Europa Verde, Italia Viva, +Europa e altre formazioni politiche e civiche. Tra i protagonisti figurano Anthony Barbagallo (segretario regionale del Pd), Nuccio Di Paola (coordinatore siciliano del M5S e vicepresidente dell’Ars), Ismaele La Vardera (deputato regionale e leader di Controcorrente), Pierpaolo Montalto (segretario regionale di Sinistra Italiana), Fabio Giambrone (portavoce regionale di Europa Verde) e Davide Faraone (deputato di Italia Viva). Ars indica l’Assemblea regionale siciliana.

Le priorità emerse comprendono sanità, servizi sociali, lavoro e futuro dei giovani, con il coinvolgimento di associazioni, parti sociali e categorie produttive. Il programma è in costruzione: l’impegno a elaborarlo non significa che tutte le proposte siano già condivise.

La finestra tra fine ottobre e la prima metà di novembre, riportata nelle cronache di settembre per sciogliere il nodo della candidatura, resta un’indicazione del percorso politico.

La Vardera e Bartolo, 2 candidature che restano in campo

Ismaele La Vardera mantiene la propria candidatura alla presidenza della Regione. Il leader di Controcorrente ha accolto con apprezzamento personale l’ingresso di Pietro Bartolo nella competizione, ma non ha annunciato un passo indietro.

Pietro Bartolo (medico di Lampedusa ed ex europarlamentare) ha ricevuto il sostegno di Matteo Renzi (senatore e leader di Italia Viva) alla Leopolda del 4 ottobre, a Firenze (capoluogo della Toscana). È dunque una proposta sostenuta da una componente della coalizione, non il candidato già scelto dall’intero centrosinistra.

Come raccontato da Mediterranea24 nell’approfondimento su Bartolo e il confronto nel campo progressista, Dafne Musolino (senatrice di Italia Viva) ha confermato il sostegno alla proposta. La notorietà di Bartolo deriva soprattutto dall’assistenza ai migranti a Lampedusa (isola appartenente al Comune di Lampedusa e Linosa, nel libero consorzio comunale di Agrigento). Il passaggio da una candidatura di partito a quella dell’intera alleanza rimane da costruire.

Bartolo si è detto disponibile a partecipare alle primarie, chiedendo che chi perde sostenga il vincitore. Il punto è decisivo: una consultazione può rafforzare la coalizione soltanto se tutti ne accettano preventivamente regole ed esito.

Di Paola, i nomi del Pd e la proposta civica di Abramo

Nuccio Di Paola ha espresso la propria disponibilità a concorrere, privilegiando una candidatura concordata tra gli alleati. La sua linea insiste prima sull’accordo politico e sui temi, evitando che le primarie accentuino le divisioni. Le cronache dell’8 ottobre riferiscono anche la richiesta di un candidato capace di riunire il campo progressista, sostenuto da una lista del presidente accanto a quelle dei partiti.

Nel Pd sono stati discussi i profili di Antonello Cracolici (deputato regionale e presidente della commissione Antimafia dell’Ars) e Giuseppe Provenzano (deputato del Pd, già ministro per il Sud). Non risulta una scelta ufficiale del partito sul candidato da proporre alla coalizione. Cracolici ha manifestato apertura alla sfida, mentre il confronto interno resta da completare.

Sul versante civico, Emiliano Abramo (esponente della Comunità di Sant’Egidio) è stato proposto dal movimento Solidali, che guarda al campo progressista e al mondo cattolico. Mario Cicero (sindaco di Castelbuono e coordinatore regionale del movimento) ha dichiarato di voler lavorare sulla sua candidatura. È una proposta da sottoporre al confronto, senza investitura unitaria. Castelbuono è un Comune delle Madonie, nella Città metropolitana di Palermo.

Il nome di Giuseppe Antoci (eurodeputato del M5S) compare in ricostruzioni e ragionamenti sulle possibili primarie, ma non va equiparato a una candidatura formalmente concordata. Anche per Rosario Valastro (presidente nazionale della Croce Rossa Italiana), citato nelle indiscrezioni, non è stata riscontrata una conferma pubblica della disponibilità a candidarsi.

La chiusura a De Luca e i dissensi nel campo progressista

Il vertice del 24 settembre ha tracciato un confine politico: la coalizione progressista vuole un’alternativa al centrodestra e non intende includere chi non distingua i due schieramenti. Le cronache hanno letto questo passaggio come una chiusura a Cateno De Luca (leader di Sud chiama Nord e sindaco di Taormina).

Non tutti nel centrosinistra erano d’accordo su chi includere nell’alleanza. Faraone era più disponibile a coinvolgere De Luca, mentre altre forze erano contrarie. Oltre a discutere il programma e scegliere il candidato presidente, i partiti dovevano quindi decidere con chi presentarsi insieme alle elezioni.

Ora che De Luca ha annunciato l’accordo con Meloni per le elezioni politiche, la sua distanza dal centrosinistra è più chiara. Non si presenterà da solo: Sud chiama Nord manterrà il proprio simbolo e la propria lista, ma sarà alleato del centrodestra.

Il campo progressista siciliano ha intanto convocato per martedì 13 ottobre, alle 14, davanti a Palazzo d’Orleans a Palermo, una manifestazione per chiedere le dimissioni di Schifani. La protesta comune documenta un’iniziativa unitaria, ma non sostituisce l’accordo sul candidato presidente.

Schifani resta, il centrodestra cerca una soluzione

Anche nella Maggioranza regionale la candidatura rimane irrisolta. Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana, esponente di Forza Italia) ha presieduto la Giunta di Ieri, 8 ottobre 2026, senza dimettersi. La seduta ha approvato provvedimenti amministrativi, lasciando aperta la crisi politica.

Il confronto a Roma (capitale d’Italia) con Tajani e Nino Minardo (commissario regionale di Forza Italia e presidente della commissione Difesa della Camera) è atteso tra martedì 13 e mercoledì 14 ottobre. Tra le soluzioni riportate dalla stampa figura un’uscita concordata dalla Regione, accompagnata da una candidatura di Schifani come capolista al Senato.

Non è un accordo concluso e il primo posto in lista non garantisce da solo l’elezione: occorre che alla lista spetti un seggio nel collegio. Per la successione circolano Giorgio Mulè (vicepresidente della Camera, esponente di Forza Italia), Minardo e Marco Falcone (eurodeputato di Forza Italia, già assessore regionale all’Economia).

Luca Sbardella (commissario regionale di Fratelli d’Italia) ha chiarito che, senza uno Schifani bis, il partito presenterà propri nomi al tavolo della coalizione. La candidatura non appartiene automaticamente a Forza Italia. La Lega, attraverso Luca Sammartino (vicepresidente della Regione e assessore all’Agricoltura), insiste invece sulla prosecuzione del lavoro finanziario e amministrativo.

De Luca con Meloni, autonomia rivendicata in Sicilia

Nell’intervista pubblicata Oggi, 9 ottobre 2026, da L’Identità, Cateno De Luca conferma l’intesa nazionale con Fratelli d’Italia e annuncia la presentazione dei contenuti per il 13 ottobre alla Camera.

Sud chiama Nord manterrà simbolo e identità. Il leader sostiene di avere ricevuto disponibilità anche dal centrosinistra, ma di avere scelto il centrodestra per le prospettive politiche offerte. La lista dovrebbe puntare soprattutto su sindaci e amministratori locali.

Per la Regione, invece, De Luca conferma la propria candidatura e l’opposizione a Schifani. L’autonomia siciliana è la posizione da lui dichiarata, mentre gli impegni dettagliati dell’intesa attendono la presentazione pubblica.

Un voto simultaneo renderebbe più delicata questa distinzione: gli elettori potrebbero trovarsi davanti ad alleanze diverse nelle schede nazionali, regionali comunali. Ciò non dimostra l’esistenza di un accordo siciliano nascosto, ma pone una questione politica che i protagonisti dovranno chiarire.

Messina, Pisano e il vantaggio delle nuove regole

L’idea è che Manlio Messina e Lillo Pisano si uniscano a Francesco Gallo, deputato di Sud chiama Nord, per rappresentare insieme il movimento alla Camera. Formerebbero una componente, cioè una piccola squadra politica riconosciuta all’interno del gruppo Misto, che riunisce deputati di diverse appartenenze. Per Messina le cronache prospettano prima il rientro in Fratelli d’Italia e poi il passaggio concordato alla componente. Questi passaggi devono ancora essere formalizzati.

Come spiegato da Mediterranea24 nell’articolo sullo Stabilicum, la componente potrebbe consentire a Sud chiama Nord di raccogliere da 1.500 a 2.000 firme, anziché da 6.000 a 7.000, in ogni collegio, cioè in ciascuna zona elettorale dove presenta la lista. Per le prime elezioni con le nuove regole, la componente deve però essere riconosciuta entro la data di entrata in vigore della legge. Il movimento dovrebbe quindi raccogliere comunque le firme degli elettori, ma con un impegno minore di persone, tempo e risorse.

L’esenzione completa significa invece poter presentare le liste senza raccogliere firme, rispettando gli altri requisiti. Per le prime elezioni, questa possibilità richiede un gruppo parlamentare autonomo in almeno una Camera già al 31 dicembre 2025. Una componente nel Misto costituita adesso non soddisfa questa condizione: l’operazione di Sud chiama Nord punta dunque a ridurre la raccolta, non a eliminarla.

La riforma offre anche possibili strade per ottenere parlamentari. Se Sud chiama Nord entrasse in una coalizione ammessa alla distribuzione dei seggi, potrebbe ottenere posti anche restando sotto il 3% nazionale, ma soltanto se fosse la lista alleata più votata tra quelle sotto questa soglia. Per il Senato esiste inoltre la possibilità di partecipare alla distribuzione dei seggi raggiungendo almeno il 20% dei voti validi in una regione, per esempio la Sicilia, anche senza arrivare al 3% nazionale. Servono quindi risultati elettorali precisi: l’accordo politico, da solo, non garantisce eletti.

Il movimento ha annunciato anche un appuntamento nazionale a Roma dal 27 al 29 ottobre 2026, dedicato al manifesto e al programma. Il confronto con Sindaci d’Italia, presentato anche all’Ars (Assemblea regionale siciliana) l’8 ottobre 2026, potrà chiarire quali amministratori e realtà territoriali parteciperanno al progetto e quanto questo riuscirà ad allargarsi oltre la Sicilia.

Barcellona e Messina, 2 procedimenti distinti

Mentre Sud chiama Nord costruisce le alleanze nazionali, resta aperta la questione delle elezioni comunali di Messina, che potrebbe influire sul peso politico del movimento nelle trattative. Il problema riguarda anche qui le firme per presentare le liste, ma le regole delle Comunali siciliane sono diverse da quelle dello Stabilicum.

A Barcellona Pozzo di Gotto (Comune sul versante tirrenico della Città metropolitana di Messina), il 2 ottobre 2026 il Tar (Tribunale amministrativo regionale) di Catania ha dichiarato in parte inammissibile e in parte respinto il ricorso principale sulle elezioni del 24 e 25 maggio 2026. È rimasta quindi in carica Melangela Scolaro (sindaca sostenuta da Sud chiama Nord). Il ricorso contestava anche l’ammissione di liste senza sottoscrizioni, facendo leva sull’esenzione collegata alla rappresentanza politica del movimento. Il dispositivo ha lasciato in piedi il risultato elettorale. Questa ricostruzione deriva dalle cronache del provvedimento, senza consultazione della motivazione integrale.

Per Messina, amministrata da Federico Basile (sindaco, esponente di Sud chiama Nord), l’udienza è fissata al 20 ottobre 2026. Mediterranea24 aveva illustrato il nodo delle firme e le contestazioni sulle liste. La decisione favorevole di Barcellona non risolve automaticamente il caso messinese.

Nella lettura di Mediterranea24, questa attesa potrebbe lasciare in sospeso una parte delle trattative sulle alleanze, soprattutto quelle siciliane e comunali: mantenere la guida di Messina darebbe al movimento una forza diversa rispetto a un eventuale esito che mettesse in discussione il risultato elettorale. Il ricorso non impedisce di concludere accordi politici, ma potrebbe spingere i protagonisti ad attendere il pronunciamento prima di definire tutti gli equilibri. È un’ipotesi politica, non uno stallo già accertato dell’intesa nazionale con Fratelli d’Italia.

La Giunta e il disegno di legge sulla trasparenza

La Regione continua intanto a deliberare. Con Alessandro Dagnino (assessore regionale all’Economia), la Giunta ha approvato una proposta sui rapporti tra interessi privati e amministrazione, prevedendo un registro dei rappresentanti di interessi e un’agenda pubblica degli incontri.

Le registrazioni dovrebbero avvenire entro 5 giorni, con altri 5 giorni per le verifiche regionali. Il testo riguarda anche contatti su autorizzazioni, concessioni, contributi e finanziamenti. È un disegno di legge della Giunta, ancora da sottoporre all’Ars.

Nella stessa seduta, Filippo Maniscalco è stato nominato responsabile della mobilità regionale, a titolo gratuito, mentre Carmen Madonia è diventata dirigente generale dell’Autorità di audit (struttura di controllo) dei programmi cofinanziati dalla Commissione europea. regione.sicilia.it

L’ipotesi di Mediterranea24, nuove alleanze anche nei Comuni

Il rapporto tra De Luca e Fratelli d’Italia potrebbe modificare Maggioranze e Opposizioni nei consigli comunali. Rappresentanti oggi contrapposti potrebbero domani discutere collaborazioni o candidature comuni. Sarebbe una scelta locale, non un effetto automatico dell’accordo nazionale.

Guidare i Comuni di Messina e Taormina e avere elettori e amministratori dalla propria parte potrebbe dare a Sud chiama Nord più forza nel discutere alleanze e incarichi in Sicilia e a Roma. È questa l’ipotesi di Mediterranea24. Per ora, però, non risultano decisioni su cambi di assessori o di responsabili delle società controllate dai Comuni.

La stessa attenzione deve riguardare il centrosinistra. Un programma comune perde credibilità se la scelta dei candidati si riduce alla spartizione degli incarichi. Primarie, accordi tra partiti e candidature civiche vanno giudicati per la chiarezza delle regole e per le risposte offerte ai cittadini.

L’elettore siciliano, di qualunque schieramento, dovrà quindi osservare liste, candidati, programmi e impegni pubblici. Poltrone, sedie, sgabelli e strapuntini possono cambiare fino all’ultimo. La critica di Mediterranea24 è che, se il confronto si ferma a questo, i “piccioli”, il potere e i territori trattati come feudi finiscono per occupare lo spazio dei bisogni collettivi. È una valutazione politica, non l’accertamento di interessi illeciti.

Sanità, acqua, rifiuti, trasporti, lavoro e servizi comunali dovrebbero restare il criterio con cui valutare le alleanze. Vale per chi governa oppure amministra, per chi si propone come alternativa e per chi cambia collocazione.

I precedenti e i prossimi passaggi

Gli approfondimenti di Mediterranea24 sul confronto nel centrosinistra siciliano, sulla crisi tra Schifani e Tajani e sulle nuove regole elettorali descrivono 2 schieramenti che devono ancora completare le proprie scelte. I prossimi incontri potranno chiarire accordi e candidature, senza sostituire il giudizio degli elettori sui programmi.

Nell’immagine di copertina, Palazzo Montecitorio a Roma, Palazzo dei Normanni a Palermo e piazza IX Aprile a Taormina.