Difterite a Palermo, genitori indagati e controlli nelle scuole

Autopsia il 26 agosto e cuginetto positivo ma in miglioramento. Vaccinazioni in aumento, mentre la stretta sulle prenotazioni deve ancora essere formalizzata

Sintesi

I genitori di Anna Rosa Bartolotta, morta a 4 anni il 20 agosto a Palermo, sono indagati per omicidio colposo per omissione. L’autopsia è stata fissata per il 26 agosto e dovrà chiarire la causa del decesso e il possibile peso della mancata vaccinazione. L’inchiesta deve ancora accertare responsabilità e nesso causale.

Il cuginetto della bambina è risultato positivo alla difterite, ma sta migliorando. Aveva ricevuto 3 dosi del ciclo vaccinale primario. L’Asp ha avviato il tracciamento dei contatti e le misure di prevenzione per familiari e personale sanitario. La protezione già acquisita può avere attenuato la malattia, mentre le persone esposte vengono controllate.

Dopo il decesso è aumentato l’afflusso ai centri vaccinali di Palermo. A Pallavicino sono stati raddoppiati i medici e in via Giorgio Arcoleo è stato necessario utilizzare le scorte di riserva. L’incremento fino al 10% resta, però, una stima e non un dato definitivo. Molte famiglie stanno recuperando le vaccinazioni, ma il bilancio complessivo non è ancora disponibile.

La Procura per i minorenni ha disposto verifiche urgenti nelle scuole materne ed elementari della zona nord di Palermo. Asp e Regione hanno annunciato una stretta contro l’uso ripetuto dei certificati di prenotazione, ma la nuova procedura non risulta ancora pubblicata. In sostanza, i controlli partiranno, mentre le nuove regole dovranno essere definite in un atto scritto. <h2 align=”center”>Articolo;</h2>

L’inchiesta e l’autopsia

Il 22 agosto 2026 la Procura della Repubblica di Palermo ha iscritto nel registro degli indagati i genitori di Anna Rosa Bartolotta (la bambina palermitana di 4 anni al centro della vicenda). La piccola è morta intorno alle 2,30 del 20 agosto all’Ospedale dei Bambini Giovanni Di Cristina, presidio dell’ARNAS (Azienda di rilievo nazionale e di alta specializzazione) Civico Di Cristina Benfratelli, a Palermo.

L’ipotesi provvisoria è di omicidio colposo per omissione, collegata alla scelta di non sottoporre la figlia alla vaccinazione antidifterica obbligatoria. Le indagini sono coordinate da Laura Vaccaro (procuratrice aggiunta di Palermo) e Maurizio de Lucia (procuratore della Repubblica di Palermo). L’autopsia è stata fissata per mercoledì 26 agosto.

L’iscrizione ha anche una funzione di garanzia, perché l’autopsia è un accertamento tecnico non ripetibile. I genitori potranno nominare consulenti che parteciperanno agli esami. L’indagine non equivale a una dichiarazione di colpevolezza.

Sul piano penale, l’ipotesi unisce il principio secondo cui non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare equivale a cagionarlo, previsto dall’articolo 40 del Codice penale, e l’omicidio colposo disciplinato dall’articolo 589. Non sarà sufficiente provare la mancata vaccinazione. Dovranno essere dimostrati: la causa effettiva della morte; la capacità del batterio di produrre la tossina; la condotta colposa contestata; la verifica controfattuale, cioè che con la vaccinazione il decesso sarebbe stato evitato con elevata probabilità.

Gli inquirenti hanno acquisito le cartelle cliniche dal primo accesso ospedaliero del 13 agosto e hanno ascoltato medici e pediatra. Al 23 agosto non è stata resa pubblica l’iscrizione di sanitari nel registro degli indagati. Il percorso clinico e i dati sulle coperture dell’Isola sono già stati ricostruiti nel precedente approfondimento del 22 agosto.

Gli elementi clinici e di laboratorio indicano fortemente la difterite, anche alla luce della positività del cuginetto. Non risulta però ancora pubblicato il referto conclusivo dell’Istituto superiore di sanità (ISS, ente tecnico-scientifico nazionale) sulla tossigenicità, cioè sulla capacità del batterio isolato di produrre la tossina responsabile delle forme gravi. Anche l’autopsia deve ancora essere eseguita.

Il cuginetto positivo e il significato delle 3 dosi

Il cuginetto della stessa età, ricoverato al Di Cristina, è risultato positivo ma presenta un quadro molto più lieve. Domenico Cipolla (direttore sanitario dell’ARNAS Civico Di Cristina Benfratelli) ha comunicato che “sta migliorando clinicamente”. Il bambino ha manifestato febbre, mal di gola e placche ed è rimasto in isolamento e sotto osservazione.

Il piccolo aveva ricevuto le prime 3 dosi del ciclo primario. Gli esami hanno rilevato un titolo protettivo di immunoglobuline antidifteriche, cioè anticorpi capaci di contrastare gli effetti della tossina. La positività non dimostra quindi un fallimento del vaccino.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS, agenzia delle Nazioni Unite competente per la salute) chiarisce che l’immunità indotta dal vaccino protegge soprattutto dalla malattia e dai danni della tossina, ma non impedisce sempre la presenza e il trasporto del batterio. Una persona vaccinata può pertanto risultare portatrice o sviluppare sintomi lievi, mantenendo una protezione molto maggiore contro insufficienza respiratoria, miocardite e danni neurologici.

Tracciamento dei contatti e rischio di focolaio

L’Azienda sanitaria provinciale (ASP) di Palermo, ente sanitario territoriale responsabile anche della prevenzione, ha avviato l’indagine epidemiologica per ricostruire i contatti familiari, scolastici e sanitari. Circa 20 componenti della famiglia si sono presentati ai centri per controllare e, quando necessario, aggiornare la propria posizione vaccinale. Anche gli altri figli della coppia sono stati immunizzati dopo la morte della sorella.

Per le persone esposte sono previste la verifica delle vaccinazioni, i tamponi e la chemioprofilassi (somministrazione preventiva di antibiotici). L’espressione “paziente zero” è giornalistica: l’obiettivo scientifico è individuare la possibile sorgente del contagio, che potrebbe essere anche un portatore privo di sintomi.

Antonio Cascio (direttore dell’unità di Malattie infettive del Policlinico Paolo Giaccone, azienda ospedaliero-universitaria di Palermo) ha invitato a non confondere i casi collegati con un’epidemia estesa. Ha indicato come scenario possibile un focolaio circoscritto e ha valutato minimo, al momento, il rischio di diffusione, fermo restando il controllo delle persone non vaccinate entrate in contatto con la bambina. Le procedure adottate dall’ASP e l’afflusso dei familiari rispondono proprio a questa esigenza.

La corsa ai centri e i numeri da non gonfiare

Nel centro vaccinale di Pallavicino (borgata di Palermo vicina al quartiere San Filippo Neri) è stato necessario raddoppiare la presenza dei medici. Nella sede di via Giorgio Arcoleo le disponibilità immediate dell’esavalente sono terminate ed è stato utilizzato il quantitativo di riserva.

L’esavalente è un vaccino combinato contro 6 malattie. Protegge da difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e infezioni invasive da Haemophilus influenzae di tipo B (batterio che può causare gravi infezioni). La pagina ufficiale dell’ASP indica 21 centri attivi nel territorio provinciale.

L’aumento del 10% degli accessi ai centri vaccinali, riportato dalla stampa, è per ora soltanto una stima. L’ASP ha spiegato che il dato definitivo sarà disponibile solo dopo aver raccolto i numeri di tutte le sedi, come precisato nell’aggiornamento sull’afflusso.

Un’altra ricostruzione ha indicato circa 800 posizioni pediatriche non in regola a Palermo. Il numero non può essere tradotto automaticamente in 800 bambini mai vaccinati, in quanto comprende situazioni differenti, tra cui cicli incompleti, richiami mancanti e documentazione da aggiornare.

Giacomo Scalzo (dirigente generale del DASOE, Dipartimento per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico della Regione Siciliana) ha segnalato che la reazione registrata a Palermo non è stata percepita con la stessa intensità a Messina e Catania. L’osservazione resta qualitativa: al 23 agosto non risulta pubblicata una tabella provinciale aggiornata che consenta un confronto numerico.

Scuole, Carabinieri e responsabilità genitoriale

Claudia Caramanna (procuratrice della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo) ha aperto un fascicolo civile per valutare la responsabilità genitoriale. Il procedimento ha natura di protezione e accertamento e non determina automaticamente decadenza o limitazione della responsabilità dei genitori.

La Procura per i minorenni ha disposto verifiche urgenti nelle scuole materne ed elementari della zona nord di Palermo. Dal 15 settembre l’Arma dei Carabinieri dovrebbe acquisire gli elenchi degli alunni e confrontarli con l’anagrafe vaccinale, secondo la ricostruzione sui controlli negli istituti.

Secondo quanto emerso da ricostruzioni di stampa, Anna Rosa non frequentava più l’asilo da dicembre poiché la famiglia, nonostante diversi solleciti, non aveva regolarizzato la sua situazione vaccinale. Stando alla stampa, prima dell’allontanamento i genitori avrebbero presentato 6 certificati di prenotazione del vaccino. Poiché questi documenti e gli atti della scuola non sono pubblici, la notizia non può essere verificata direttamente.

La pediatra ascoltata dagli inquirenti ha riferito la diffusione, nel quartiere San Filippo Neri, noto come Zen (Zona espansione nord, quartiere di Palermo), della falsa convinzione che i vaccini possano provocare l’autismo. Si tratta di una testimonianza riferita nel procedimento, non di un’indagine statistica e non può essere estesa indistintamente a tutti gli abitanti del quartiere.

I genitori avrebbero motivato la propria scelta con un caso di autismo attribuito alla vaccinazione di un cugino. La più recente revisione dell’OMS, pubblicata nel dicembre 2025 e basata su 31 studi svolti in diversi Paesi tra il 2010 e l’agosto 2025, ha nuovamente concluso che non esiste un rapporto causale tra vaccini e disturbi dello spettro autistico.

Che cosa consente davvero la legge

La disciplina nazionale è contenuta nel decreto-legge 73/2017, convertito nella legge 119/2017 e comunemente denominato legge Lorenzin. Il Ministero della Salute ricorda che sono obbligatorie 10 vaccinazioni per i minori fino a 16 anni.

Per i servizi educativi e le scuole dell’infanzia, da 0 a 6 anni, la documentazione richiesta costituisce requisito per l’accesso. La mancata regolarizzazione può determinare la decadenza dall’iscrizione. Dalla scuola primaria in poi la mancata vaccinazione non impedisce la frequenza o la partecipazione agli esami, ma l’ASP avvia il recupero e per i genitori può essere applicata una sanzione da 100 a 500 euro.

Dall’anno scolastico 2019-2020 la procedura prevede: entro il 10 marzo le scuole trasmettono gli elenchi degli iscritti all’azienda sanitaria; entro il 10 giugno l’azienda restituisce le posizioni non regolari; entro il 10 luglio i genitori depositano la documentazione; entro il 20 luglio gli istituti comunicano gli eventuali inadempimenti.

La legge ammette anche la formale richiesta di vaccinazione presentata all’azienda sanitaria. Il punto, però, non è considerare invalida ogni prenotazione, ma distinguere una richiesta effettiva, inserita nel percorso di recupero, da certificati ripetuti senza completare le dosi. È questa verifica documentale che dovrà chiarire come sia stato possibile presentare più appuntamenti senza arrivare alla regolarizzazione.

La stretta annunciata e il nodo dell’atto scritto

Alberto Firenze (direttore generale dell’ASP di Palermo) ha annunciato il superamento dei certificati di prenotazione online utilizzati come lasciapassare. L’ipotesi è consentire l’accesso diretto ai centri per chi deve recuperare le dosi, evitando il rinnovo di appuntamenti mai rispettati. Firenze ha inoltre proposto di riportare il medico scolastico negli istituti, coinvolgendo l’Ordine dei medici di Palermo (ente professionale dei medici e degli odontoiatri) e professionisti in pensione.

Al 23 agosto, però, il sito dell’ASP, aggiornato il 17 agosto, continua a prevedere la prenotazione online. Non è stato pubblicato alcun provvedimento che stabilisca quando e in quali centri si potrà andare senza appuntamento. La nuova procedura, quindi, è stata soltanto annunciata e non risulta ancora in vigore

La Regione strebbe valutando una direttiva ispirata al Piemonte, ma anche questo testo non risulta pubblico. Il nodo giuridico è rilevante. La sentenza 186/2019 della Corte costituzionale ha stabilito che le Regioni non possono introdurre, per l’iscrizione e l’accesso scolastico, regole più severe o più permissive di quelle statali. La più recente sentenza 48/2025 ha ribadito che la procedura nazionale sui vaccini obbligatori può portare alla sanzione e, soltanto per nidi e scuole dell’infanzia, alla decadenza dall’iscrizione.

Ne deriva che una direttiva regionale può organizzare l’accesso ai centri e impedire l’uso abusivo dei certificati, ma dovrà coordinarsi con il valore attribuito dalla legge statale alla formale richiesta di vaccinazione. Non potrà modificare autonomamente le condizioni nazionali di accesso alla scuola.

Il precedente del 1991 e l’origine della malattia

La difterite è un’infezione provocata soprattutto da ceppi tossigenici, cioè capaci di produrre tossina, del Corynebacterium diphtheriae (batterio responsabile della forma classica della malattia). Si trasmette prevalentemente attraverso le secrezioni respiratorie. I sintomi compaiono solitamente dopo 2-5 giorni e possono comprendere febbre, mal di gola, ingrossamento del collo e una spessa membrana grigiastra capace di ostacolare respirazione e deglutizione.

La tossina può raggiungere cuore e sistema nervoso. Nelle persone non vaccinate e prive di un trattamento adeguato, l’OMS stima una mortalità intorno al 30%, con un rischio maggiore sotto i 5 anni. Il vaccino contiene un’anatossina, cioè la tossina resa innocua ma ancora capace di stimolare anticorpi protettivi.

In Italia la vaccinazione antidifterica è diventata obbligatoria nel 1939, come ricostruito dall’Istituto superiore di sanità e dalla legge 6 giugno 1939, numero 891. Un documento storico dell’ISS ha registrato 5 casi tra il 1990 e il 2009 e l’ultimo decesso italiano noto nel 1991, anch’esso riguardante una bambina non vaccinata. Se gli accertamenti su Anna Rosa confermeranno definitivamente diagnosi e causa della morte, si tratterà del primo decesso nazionale documentato per difterite dopo 35 anni.

Nell’immagine di copertina, Ospedale dei Bambini Giovanni Di Cristina, Vaccino esavalente, Palazzo di Giustizia di Palermo.