Palermo. Il Questore alla festa della Polizia di Stato: la criminalità organizzata arretra ma non cede terreno

Nel corso della Festa della Polizia di Stato a Palermo, il questore Vito Maurizio Calvino evidenzia come Cosa Nostra resti operativa, seppur ridimensionata, tra infiltrazioni economiche e nuove strategie di reclutamento

Sintesi

La mafia non è stata definitivamente annientata nonostante i numerosi interventi repressivi e preventivi delle Forze dell’ordine coordinati dalla magistratura. Cosa Nostra appare oggi meno strutturata ma ancora capace di insinuarsi nel sistema economico e istituzionale. Le operazioni investigative hanno prodotto risultati rilevanti indebolendo l’organizzazione criminale. Il ridimensionamento dei vertici mafiosi ha generato nuove dinamiche di reclutamento tra giovani e giovanissimi. Cresce parallelamente una criminalità diffusa e più aggressiva che alimenta l’insicurezza sociale.

Articolo

Nel quadro delle celebrazioni della Festa della Polizia di Stato svoltesi presso il Teatro Massimo di Palermo, il questore Vito Maurizio Calvino ha tracciato un’analisi articolata e aggiornata sullo stato della criminalità organizzata nel territorio siciliano, soffermandosi in particolare sull’evoluzione di Cosa Nostra. Il rappresentante della Pubblica sicurezza ha sottolineato come, a dispetto delle numerose operazioni condotte dalle Forze di polizia sotto il coordinamento dell’autorità giudiziaria, il fenomeno mafioso non possa essere considerato definitivamente debellato, ma continui a manifestarsi in maniera latente e sotterranea, penetrando nei circuiti economici, tentando di condizionare la Pubblica amministrazione e cercando di ottenere consenso sociale attraverso strategie mimetiche che si celano dietro una parvenza di legalità solo formale e ingannevole.

Dal punto di vista operativo, l’azione repressiva e preventiva messa in campo dalla Polizia di Stato e dalla Questura di Palermo ha prodotto esiti significativi nel corso degli ultimi anni, in linea con un trend consolidato dopo le grandi stagioni investigative seguite alle stragi degli anni 90. Le attività investigative, sviluppate attraverso indagini di lungo periodo e coordinate con la Magistratura, hanno coinvolto le diverse articolazioni operative, tra cui la Squadra Mobile, struttura specializzata nel contrasto alla criminalità organizzata, ai traffici di sostanze stupefacenti e ai reati contro la persona e il patrimonio, e la SISCO (Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo), organismo deputato alle indagini su scala interprovinciale.

Tali operazioni hanno progressivamente eroso la struttura gerarchica di Cosa Nostra, riducendone la capacità di controllo territoriale e decisionale. Tuttavia, questo indebolimento non ha coinciso con una scomparsa del fenomeno, bensì con una sua trasformazione adattiva. In particolare, il ridimensionamento dei quadri storici ha determinato una fase di ricambio generazionale che ha favorito il reclutamento di giovani e giovanissimi, spesso attratti da modelli criminali più fluidi e meno rigidamente organizzati.

Questo processo si inserisce in un contesto più ampio caratterizzato da una crescita della cosiddetta criminalità comune, fenomeno che assume forme sempre più violente e pervasive e che contribuisce ad alimentare la percezione di insicurezza tra i cittadini. In tale scenario, la risposta delle istituzioni si articola in un equilibrio tra prevenzione e repressione, con una presenza costante sul territorio e un rafforzamento delle attività di controllo e investigazione.

Sul piano normativo e giudiziario, il contrasto alla mafia continua a fondarsi su strumenti consolidati come il 416-bis del codice penale (associazione di tipo mafioso), introdotto dopo l’assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, e sulle misure di prevenzione patrimoniale che consentono il sequestro e la confisca dei beni illecitamente accumulati. Le più recenti pronunce giurisprudenziali della Corte di Cassazione hanno ribadito la centralità di tali strumenti, evidenziando come la capacità di infiltrazione economica rappresenti oggi uno degli aspetti più insidiosi del fenomeno mafioso.

Negli ultimi anni, inoltre, autorevoli Magistrati italiani come Nicola Gratteri e Nino Di Matteo hanno più volte evidenziato, anche in interviste pubbliche, come le organizzazioni mafiose stiano progressivamente privilegiando strategie meno eclatanti e più sofisticate, puntando sull’economia legale e sui flussi finanziari, spesso sfruttando le opportunità offerte dalle crisi economiche e dai fondi pubblici. Il quadro delineato dal Questore restituisce l’immagine di una mafia mutata ma non sconfitta, capace di adattarsi ai cambiamenti sociali ed economici, mentre lo Stato continua a contrastarla attraverso un’azione coordinata e strutturata, che richiede continuità, aggiornamento investigativo e una crescente collaborazione tra istituzioni e società civile.