Palermo. Escalation criminale tra Zen e Sferracavallo: nuove bande imitano modelli camorristici

Cinque attacchi armati in un mese con fucili d’assalto e azioni rapide: investigatori ipotizzano una trasformazione delle dinamiche mafiose tradizionali nel capoluogo siciliano

Sintesi

A Palermo si registra dal novembre 2025 a aprile 2026 una sequenza crescente di azioni violente concentrate tra Sferracavallo, Tommaso Natale e lo Zen. Gli episodi includono sparatorie con Kalashnikov (fucile d’assalto di fabbricazione sovietica) incendi e intimidazioni contro attività economiche legate soprattutto al settore automobilistico. Il 10 aprile 2026 si è verificato il quinto raid in un mese con circa 30 colpi esplosi contro un’autorimessa. Le modalità rapide e spettacolari senza preavvisi estorsivi evidenziano un cambio di strategia rispetto ai metodi tradizionali di Cosa nostra. Gli investigatori ipotizzano l’emergere di gruppi criminali giovani e meno strutturati che si ispirano a modelli tipici della camorra (organizzazione criminale campana). Il fenomeno si inserisce in un contesto di vuoto di potere nei mandamenti colpiti da arresti e nel crescente traffico di armi soprattutto nelle periferie.

Articolo

Tra la fine di novembre 2025 e il 10 aprile 2026 il quadrante nord-occidentale di Palermo, comprendente le aree di Sferracavallo, Tommaso Natale, San Lorenzo e lo Zen, è stato teatro di una sequenza ravvicinata di episodi criminali che mostrano una progressiva intensificazione della violenza e un mutamento delle modalità operative. Il primo segnale si è registrato a fine novembre, quando ignoti hanno collocato bottiglie incendiarie accompagnate da messaggi estorsivi davanti a diverse attività commerciali tra piazza di Sferracavallo e Tommaso Natale, seguite poco dopo dall’incendio di alcune imbarcazioni in un rimessaggio di Isola delle Femmine.

Nel mese successivo si è consolidata una escalation con almeno 5 azioni intimidatorie concentrate in circa 30 giorni, culminate il 10 aprile 2026 con una sparatoria contro un’autorimessa a Sferracavallo. In quell’occasione un individuo è sceso da una utilitaria priva di targa e ha aperto il fuoco con un Kalashnikov (fucile automatico da guerra) esplodendo circa 30 colpi che hanno perforato vetrate blindate e danneggiato 7 veicoli. L’azione, durata pochi secondi, è stata confermata dalle immagini di videosorveglianza acquisite dalle Forze dell’ordine e ha messo in evidenza una pianificazione rapida e militare, con fuga immediata verso la zona di Tommaso Natale.

Gli episodi precedenti presentano caratteristiche analoghe per tempistiche e modalità. Una macelleria nella zona della Marinella era stata colpita con armi automatiche poco dopo disordini legati a una festa locale. Successivamente un deposito riconducibile a un’attività di noleggio auto era stato bersagliato da raffiche di arma lunga con circa 30 proiettili che avevano danneggiato più mezzi, mentre un commando composto da più persone aveva agito utilizzando un’auto rubata poi abbandonata sul posto. Nei giorni seguenti si sono verificati incendi dolosi presso un distributore di carburante e ulteriori attacchi contro autolavaggi nella zona di Cardillo, fino all’ultimo episodio di aprile.

Un elemento ritenuto significativo dagli inquirenti è l’assenza della cosiddetta “tuppuliata”, ovvero il segnale intimidatorio preliminare tipico delle dinamiche estorsive tradizionali di Cosa nostra, che consisteva in un avvertimento prima della richiesta economica. In questo caso, invece, le azioni risultano immediate, violente e dimostrative, con l’obiettivo di affermare controllo territoriale attraverso l’uso diretto della forza. Tale modalità richiama schemi operativi attribuibili alla camorra (organizzazione criminale originaria della Campania), caratterizzati da azioni rapide e visibili.

Secondo le ipotesi investigative, questo mutamento sarebbe favorito da un indebolimento delle strutture storiche mafiose nei mandamenti interessati, in particolare quello di San Lorenzo-Tommaso Natale, segnato negli anni da numerosi arresti che ne hanno ridotto la capacità di controllo. In questo contesto si inserirebbe l’emergere di gruppi criminali più giovani e meno gerarchizzati, pronti a colmare i vuoti di potere con strategie più aggressive e meno codificate.

Parallelamente si registra un incremento della disponibilità di armi da fuoco nel territorio, soprattutto nelle periferie urbane come lo Zen, dove secondo fonti investigative circolerebbero con maggiore facilità pistole e, più recentemente, anche armi lunghe. Il fenomeno coinvolgerebbe soggetti sempre più giovani, con un abbassamento dell’età di accesso agli strumenti di offesa e una maggiore esposizione a dinamiche criminali strutturate.

Le dichiarazioni raccolte tra i testimoni e le risultanze investigative convergono nel delineare un quadro in evoluzione, in cui la criminalità locale sembra attraversare una fase di trasformazione, abbandonando in parte i codici tradizionali per adottare modelli più immediati e violenti. Un cambiamento che, se confermato, potrebbe incidere profondamente sugli equilibri interni e sulle strategie di contrasto da parte delle istituzioni.