Sintesi
Il Consiglio dei Ministri del 18 febbraio 2026 ha approvato un decreto-legge per contenere il prezzo di energia elettrica e gas a favore di famiglie e imprese, rafforzando la competitività e sostenendo la transizione ecologica. Per 2,7 milioni di nuclei vulnerabili è previsto un contributo aggiuntivo fino a 115 euro che porta il beneficio complessivo annuo a 315 euro, mentre per 4,5 milioni di famiglie con ISEE sotto 25.000 euro è introdotto un sostegno fino a 60 euro riconosciuto su base volontaria dai venditori. Per le imprese sono stanziate risorse per ridurre gli oneri di sistema e la componente ASOS (Oneri di Sistema per il Sostegno alle energie rinnovabili e alla cogenerazione), finanziate anche tramite l’aumento dell’IRAP dal 3,9% al 5,9% per i comparti energetici, con un impatto stimato di circa 1 miliardo in due anni. Il provvedimento interviene sull’ETS (il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di gas a effetto serra), con meccanismi di rimborso subordinati al via libera della Commissione europea, riduce i costi di trasporto del gas per le centrali termoelettriche e punta a calmierare i prezzi all’ingrosso dell’elettricità. Sono inoltre promossi i PPA per le Pmi (contratti a lungo termine, 10-25 anni, per l’acquisto di energia rinnovabile a prezzi stabili e competitivi), introdotte misure volontarie di rimodulazione degli incentivi dei Conti Energia, eliminato lo spread TTF-PSV (una misura strutturale e normativa ivolta ad allineare il prezzo del gas naturale in Italia a quello di riferimento europeo, abbattendo i costi di trasporto aggiuntivi che gravavano sulle bollette) tramite un servizio di liquidità del gas e semplificate le procedure per data center e connessioni alla rete, affrontando la saturazione virtuale.

Articolo
Il 18 febbraio 2026 il Consiglio dei Ministri, su proposta della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, ha approvato un decreto-legge che introduce interventi urgenti per contenere il costo dell’energia elettrica e del gas a favore di famiglie e imprese, rafforzare la competitività del sistema produttivo e accelerare la decarbonizzazione industriale. Il provvedimento si inserisce nel solco delle politiche europee sul clima e sul mercato energetico, in particolare nel quadro dell’ETS (Emission Trading System, sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2) disciplinato dalla normativa dell’Unione europea e soggetto al coordinamento della Commissione europea.

In ordine cronologico, il decreto nasce dopo mesi di elaborazione tecnica seguiti all’impennata dei prezzi energetici registrata negli anni precedenti, aggravata dal conflitto tra Russia e Ucraina e dalle tensioni sui mercati del gas. L’Esecutivo ha definito il testo definitivo alla vigilia della riunione di Palazzo Chigi del 18 febbraio 2026, articolandolo in 12 articoli e prevedendo una successiva fase di conversione parlamentare entro 60 giorni, come stabilito dall’articolo 77 della Costituzione.

Per le famiglie vulnerabili, già beneficiarie del bonus sociale pari a 200 euro annui, è previsto un contributo aggiuntivo fino a 115 euro l’anno sulla bolletta elettrica, per un sostegno complessivo che raggiunge 315 euro annui, coperto con uno stanziamento di 315 milioni di euro trasferiti alla Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA, ente pubblico che gestisce componenti tariffarie del settore). Per ulteriori 4,5 milioni di nuclei con ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente) inferiore a 25.000 euro e non titolari del bonus sociale, è introdotto un contributo fino a 60 euro, riconosciuto su base volontaria dai venditori di energia a copertura della componente PE (Prezzo energia) relativa ai consumi del primo bimestre utile, con possibilità per gli operatori aderenti di ottenere un’attestazione utilizzabile anche a fini promozionali.
Sul fronte delle imprese, il decreto dispone un contributo complessivo di 431 milioni per il 2026, 500 milioni per il 2027 e 68 milioni per il 2028, traducendosi in una riduzione stimata rispettivamente di 3,4 euro/MWh, 4 euro/MWh e 0,54 euro/MWh. A ciò si aggiunge un ulteriore intervento da 850 milioni, pari a circa 6,8 euro/MWh, finanziato attraverso la riduzione dei tempi di giacenza degli oneri di sistema versati dai venditori alle imprese distributrici. Le coperture derivano in larga parte dall’aumento dell’aliquota IRAP dal 3,9% al 5,9% per gli anni d’imposta 2026 e 2027 a carico delle imprese operanti in via prevalente nei settori estrattivi, della raffinazione, della produzione e distribuzione di energia elettrica e gas, della fornitura di vapore e aria condizionata e dell’intermediazione energetica, secondo i codici ATECO (classificazione delle attività economiche) allegati al decreto.
Un capitolo centrale riguarda la revisione dell’impatto dell’ETS (il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di gas a effetto serra) sui costi di produzione delle centrali termoelettriche. Dal 1° gennaio 2027 ARERA (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) dovrà definire criteri e modalità per rimborsare parte del costo del gas utilizzato per la generazione elettrica entro il limite dei diritti ETS riconosciuti. Il beneficio lordo stimato arriva a 7,5 miliardi, con un impatto netto per i consumatori quantificato in circa 3 miliardi, ma la misura è subordinata alla preventiva autorizzazione della Commissione europea in materia di aiuti di Stato. È inoltre prevista una riduzione degli oneri di trasporto del gas per le centrali, con un effetto stimato di 700 milioni annui e un possibile calo dei prezzi all’ingrosso dell’energia.
Per le Pmi la riduzione della componente ASOS (oneri generali di sistema destinati al sostegno delle fonti rinnovabili e della cogenerazione) vale circa 1 miliardo in due anni. Parallelamente viene promossa la diffusione dei PPA (Power Purchase Agreement, contratti bilaterali di lungo periodo per la fornitura di energia), con il rafforzamento della piattaforma gestita dal GSE (Gestore dei servizi energetici, società pubblica che incentiva le rinnovabili) e la possibilità di accesso a garanzie pubbliche tramite SACE (Servizi assicurativi del commercio estero). Il meccanismo mira a disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas e a stabilizzare i costi per le imprese.
Il decreto interviene anche sugli impianti fotovoltaici incentivati con i Conti Energia, prevedendo un meccanismo volontario di riduzione del 15% o del 30% dell’incentivo nel secondo semestre 2026 e nel 2027, con estensione della durata rispettivamente di 3 o 6 mesi, oppure la fuoriuscita dal regime incentivante in cambio della possibilità di repowering, ossia potenziamento tecnologico dell’impianto, e accesso a nuovi strumenti di sostegno. L’obiettivo è contenere la componente ASOS senza imporre tagli obbligatori, in linea con gli orientamenti della giurisprudenza costituzionale che negli anni passati ha esaminato la legittimità degli interventi retroattivi sugli incentivi.
Ulteriori disposizioni riguardano l’eliminazione dello spread TTF-PSV (una misura strutturale e normativa ivolta ad allineare il prezzo del gas naturale in Italia a quello di riferimento europeo, abbattendo i costi di trasporto aggiuntivi che gravavano sulle bollette), pari a circa 2 euro/MWh, mediante un servizio di liquidità del gas finanziato entro il limite di 200 milioni attraverso la valorizzazione del gas stoccato dal GSE e da SNAM (Società nazionale metanodotti, operatore infrastrutturale del gas). È prevista la semplificazione della gas release (un meccanismo di politica energetica italiana, gestito tramite una piattaforma del GME, finalizzato a vendere gas naturale di produzione nazionale a prezzi calmierati) per aumentare i volumi nazionali a prezzi calmierati per i clienti industriali energivori e misure di tutela per i settori ad alta intensità energetica nell’approvvigionamento di biometano, riducendo l’esposizione ai costi ETS.
Il testo affronta inoltre la saturazione virtuale della rete elettrica, fenomeno dovuto a richieste di connessione non seguite dalla realizzazione degli impianti, introducendo procedure periodiche di assegnazione della capacità disponibile e garantendo priorità agli impianti già autorizzati. Per i data center è previsto un procedimento autorizzativo unico, con competenza regionale fino a 300 MW e ministeriale oltre tale soglia, integrato con l’autorizzazione integrata ambientale.
Secondo le dichiarazioni rese dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video diffuso sui canali istituzionali, il provvedimento garantirebbe “risparmi e benefici diretti nell’ordine di oltre 5 miliardi di euro”. Il confronto con le più recenti pronunce europee in materia di aiuti di Stato e con la normativa sul mercato interno dell’energia evidenzia che la sostenibilità delle misure, in particolare quelle legate all’ETS, dipenderà dall’esito del negoziato con Bruxelles e dal rispetto dei principi di concorrenza e proporzionalità.
Nel complesso, il decreto configura un intervento strutturale che combina leva fiscale, revisione regolatoria e strumenti di mercato, con l’obiettivo dichiarato di ridurre l’impatto delle bollette su cittadini e sistema produttivo, rafforzando al contempo la traiettoria di transizione energetica e la sicurezza degli approvvigionamenti nazionali.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.







