Sintesi
Le imprese aderenti alla protesta annunciata da Confindustria Catania fermeranno i camion dal 16 al 22 ottobre, con possibilità di proseguire se non arriveranno risposte. Il Comitato autotrasportatori siciliani ha invece proclamato il fermo fino al 20 ottobre. Le consegne potrebbero rallentare.

Gasolio più caro, maggiorazioni sui collegamenti marittimi e contributi non ancora liquidati sono al centro delle rivendicazioni. Secondo Confindustria, per un mezzo pesante l’aggravio del carburante supera gli 8.000 euro in 8 mesi. Trasportare merci nell’Isola costa di più.

Gli agricoltori continuano la mobilitazione, mentre a Sciacca i pescatori hanno deciso di riprendere l’attività da lunedì 12 ottobre, limitando inizialmente le uscite a 3 giorni alla settimana. Tornare al lavoro non significa avere superato la crisi.

Il gasolio ha registrato un lieve calo, ma resta sopra i 2,25 euro nella media nazionale. Eni ha riportato il prezzo consigliato a 2,19 euro, mantenendo il tetto a 2,25. Il governo valuta un nuovo intervento fiscale e in Europa prosegue il confronto sugli extraprofitti. Il sollievo resta parziale.

Articolo
Una settimana di fermo per chiedere risposte
Dal 16 al 22 ottobre si fermeranno i mezzi delle imprese coinvolte nella mobilitazione annunciata dalla sezione Trasporti di Confindustria Catania (associazione di rappresentanza delle imprese). La decisione, comunicata Ieri, 10 ottobre, è stata presa all’unanimità dopo mesi di confronto con le istituzioni. L’inizio è previsto alle 00.01 del 16 ottobre, la conclusione alla mezzanotte del 22. Alla base ci sono l’aumento del gasolio, i maggiori costi del trasporto marittimo e i sostegni che, secondo l’associazione, non sono arrivati nei tempi attesi.
Il calendario va distinto da quello del Comitato autotrasportatori siciliani (organizzazione di imprese del settore), coordinato da Salvatore Bella. Quest’ultimo ha proclamato il fermo dal 16 al 20 ottobre, presente anche nel calendario del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il Comitato ha annunciato che i camion resteranno nei piazzali e che non saranno movimentati i semirimorchi nei porti siciliani. Si tratta quindi di iniziative con una partenza comune, ma una durata annunciata differente.
Un’adesione estesa potrebbe rallentare la circolazione delle merci da e verso l’Isola, con conseguenze per attività produttive e distribuzione. L’entità dei disagi dipenderà dalla partecipazione effettiva e dalla durata della protesta: gli annunci non consentono di quantificare oggi le consegne che saranno rinviate.
Il peso del gasolio e della traversata
Secondo i dati richiamati da Confindustria, il prezzo medio mensile del gasolio è aumentato di circa 0,35 euro al litro rispetto a febbraio, superando a settembre i 2,16 euro. L’associazione fa riferimento alle rilevazioni del Mase (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica) e stima, per un veicolo pesante che percorre 100.000 chilometri l’anno, un aggravio superiore a 8.000 euro in 8 mesi. È una valutazione riferita al mezzo e ai consumi considerati, non una spesa identica per ogni camion.
Per i trasportatori siciliani al rifornimento si aggiunge il costo della nave. Confindustria contesta il trasferimento sulle tariffe marittime degli adeguamenti carburante e degli oneri Ets (sistema europeo di scambio delle quote di emissione). La denuncia riguarda dunque più componenti della stessa catena di trasporto: il camion consuma gasolio sulla strada e sostiene ulteriori maggiorazioni quando attraversa il mare.
La norma europea dell’ETS marittimo
L’Ets marittimo (Emission Trading System, in italiano: Sistema di scambio delle quote di emissione) è un sistema europeo che obbliga le compagnie di navigazione a pagare per le emissioni inquinanti delle navi. Il costo può essere trasferito sulle tariffe e quindi su chi deve imbarcare camion e merci. La regola vale anche altrove, ma pesa particolarmente sulla Sicilia, perché il mare è un passaggio necessario per gran parte degli scambi con il resto d’Italia.
Le imprese siciliane devono così sostenere sia il gasolio dei camion sia il costo della traversata, aggravato dalle maggiorazioni marittime. Per determinati collegamenti con isole sotto i 200.000 residenti sono previste esenzioni, ma la Sicilia non rientra in questa categoria. La dipendenza dai trasporti rende quindi più costoso portare merci nell’Isola e vendere fuori i prodotti siciliani, con rincari che possono arrivare fino alla spesa delle famiglie.
Gli incentivi attesi dalle imprese
Un altro problema riguarda il Sea Modal Shift (“trasferimento del trasporto verso il mare”, nel caso delle merci, indica il passaggio dalla strada al trasporto marittimo, è anche il nome del contributo che incentiva le imprese a utilizzare le navi per una parte del viaggio, riducendo i chilometri percorsi dai camion su strada) aiuta le imprese a trasportare le merci via mare anziché percorrere tutto il tragitto su strada. Secondo Confindustria, i pagamenti della prima annualità, attesi entro luglio, non sono ancora arrivati.
I fondi disponibili, inoltre, basterebbero a coprire soltanto circa un quinto delle richieste. Per questo il contributo sarebbe sceso da 30 centesimi a poco più di 6 centesimi per ogni chilometro riconosciuto a ciascun veicolo. Le imprese riceverebbero quindi molto meno del previsto e devono nel frattempo anticipare le spese. Secondo l’associazione, anche gli impegni assunti dal ministero nell’incontro di aprile non hanno avuto seguito concreto.
Le richieste comprendono pagamenti immediati e scadenze certe, maggiori risorse per le annualità successive, l’impiego dei proventi Ets per rafforzare l’incentivo e un tavolo permanente sui costi dell’insularità. Confindustria chiede inoltre di estendere il periodo agevolabile al 31 dicembre 2026 e di definire i tempi delle autorizzazioni europee necessarie per una parte dei contributi regionali.
Sonia Nicosia (presidente della sezione Trasporti di Confindustria Catania) riconosce alla Regione di avere stanziato risorse e avviato un confronto, ma sottolinea la distanza fra somme annunciate e denaro utilizzabile. Le imprese devono pagare il carburante subito, mentre parte degli aiuti resta subordinata al via libera europeo. Nicosia conferma la disponibilità a sospendere il fermo davanti a risposte concrete, avvertendo che, in loro assenza, la protesta potrà proseguire oltre il 22 ottobre.
Agricoltura e pesca, decisioni diverse
La mobilitazione coinvolge anche gli agricoltori di Agrisat (associazione di produttori agricoli). Il 9 ottobre si è svolto un secondo presidio allo svincolo di Bolognetta (Comune collinare della Città metropolitana di Palermo), lungo la statale Palermo-Agrigento, con la partecipazione anche di rappresentanti di altri settori. Il rincaro del carburante si somma alle spese per energia e produzione. Nel testo ricevuto viene prospettata un’ulteriore iniziativa vicino alla Valle dei Templi, ma nelle fonti consultate non emerge un calendario verificato.
A Sciacca (Comune costiero della provincia di Agrigento, sul versante sud-occidentale dell’Isola) la marineria ha invece deciso a maggioranza di riprendere la pesca da lunedì 12 ottobre. Secondo la cronaca locale, inizialmente le uscite saranno limitate a lunedì, martedì e mercoledì per contenere le spese. Resteranno ferme le imbarcazioni della pesca a volante, impiegate soprattutto per il pesce azzurro. La decisione riguarda Sciacca e non può essere estesa automaticamente alle altre flotte.
Un sostegno commerciale è arrivato anche da Eni (gruppo energetico), che dal 2 ottobre offre agli attuali clienti Enilive uno sconto del 20% al netto dell’Iva sul gasolio e sulla benzina destinati ad agricoltura e motopesca. La misura è prevista fino al 31 ottobre, con possibile proroga. Condizioni e destinatari sono indicati nel comunicato della compagnia.
Prezzi in lieve calo, accise ancora da decidere
Oggi, 11 ottobre, l’ultimo dato verificato riguarda Ieri, 10 ottobre. Il Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) ha registrato una media nazionale al self service (rifornimento effettuato dal cliente) di 2,252 euro al litro per il gasolio e 2,035 euro per la benzina. In autostrada i valori erano rispettivamente 2,271 e 2,045 euro. Il diesel stradale è sceso di 0,006 euro rispetto al 9 ottobre: 0,6 centesimi al litro, pari a 30 centesimi su 50 litri.
Il 9 ottobre Eni ha riportato a 2,19 euro il prezzo consigliato del gasolio, dopo la riduzione a 2,21 euro annunciata il 7 ottobre. Il tetto massimo comunicato dalla compagnia resta però a 2,25 euro. Prezzo consigliato, limite commerciale e media nazionale indicano quindi cose differenti: i 2,19 euro non costituiscono un prezzo obbligatorio per tutti i distributori italiani.
Lo sconto fiscale di 6,1 centesimi sul diesel è terminato il 5 ottobre. Giorgia Meloni (presidente del Consiglio) ha dichiarato che il Governo valuta quando impiegare le risorse disponibili per le accise mobili, il meccanismo che permette, alle condizioni previste, di utilizzare il maggiore gettito fiscale per ridurre l’accisa sui carburanti. La scelta prospettata è fra un intervento immediato e una riserva da utilizzare alla fine delle misure commerciali delle compagnie. Non equivale all’annuncio di uno sconto già operativo.
Bilancio ed extraprofitti
La decisione sui carburanti si intreccia con la preparazione della manovra. Giancarlo Giorgetti (ministro dell’Economia e delle Finanze) illustrerà lunedì 12 ottobre il Dpfp (Documento programmatico di finanza pubblica), mentre martedì 13 è previsto il confronto parlamentare anche sullo scostamento di bilancio. Il quadro annunciato contempla circa 14,4 miliardi per l’energia e altrettanti per la difesa fino al 2028. Questi spazi di bilancio non sono uno sconto già disponibile alla pompa.
In Europa si valuta una tassa sugli extraprofitti, cioè sui guadagni eccezionali che le società energetiche ottengono quando i prezzi di gas, petrolio e carburanti aumentano. L’obiettivo è usare parte di questi guadagni per aiutare famiglie e imprese a sostenere i rincari.
Dopo la richiesta di Thomas Byrne (ministro irlandese agli Affari europei), il 9 ottobre i ministri economici dell’Unione europea hanno deciso di approfondire la proposta, senza approvare una nuova tassa. In Italia Elly Schlein (segretaria del Partito democratico) chiede anche di riattivare le accise mobili, per ridurre le imposte sui carburanti utilizzando il maggiore gettito fiscale legato ai rincari.
Il rincaro interessa anche il trasporto aereo.
Assoaeroporti (associazione degli aeroporti italiani) ha segnalato che il carburante pesa per il 31% sui costi dei voli, indicando il rischio di aumenti tariffari e cancellazioni. È una preoccupazione espressa dal settore, non la conferma di collegamenti già soppressi.
Mediterranea24 ha seguito la vicenda attraverso gli approfondimenti sui limiti ai prezzi introdotti dalle compagnie, sugli aiuti per agricoltura e pesca e sulla fine dello sconto fiscale sul gasolio. Gli annunci di fermo aggiornano il quadro precedente, quando la mobilitazione degli autotrasportatori risultava ancora da definire.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









