Campo largo diviso su difesa, guida e alleanze. In Sicilia pesano il congresso PD e le fratture del M5S

Tensioni ad agosto 2026: Ucraina, difesa europea e scelta della guida mettono alla prova il fronte progressista. Nell’Isola le regionali del 2027 si intrecciano con il contenzioso nel PD e le divisioni del M5S messinese

Sinteasi

L’espressione “campo largo” non è nata con l’attuale centrosinistra e neppure nel 2021. È stata utilizzata in ambito politico già negli anni precedenti ed è documentata nel centrosinistra almeno dal 2005. Enrico Letta l’ha però rilanciata con forza nel 2021, quando da segretario del PD ha indicato l’obiettivo di costruire intorno ai democratici un’alleanza più estesa, capace di comprendere il M5S e altre forze progressiste, ecologiste e centriste.

Dal 2022 la guerra in Ucraina ha fatto emergere una delle divergenze più profonde. Il PD ha continuato a sostenere l’appoggio a Kiev e una maggiore capacità europea di difesa, mentre il M5S ha assunto una posizione sempre più contraria all’invio di armi. Anche AVS ha mantenuto forti riserve sul riarmo. Nell’estate 2026 le differenze sono tornate evidenti sul SAFE e sullo scostamento di bilancio. Pd, M5S e AVS hanno concordato una risoluzione comune che, per ragioni regolamentari, non è stata sottoposta al voto, ma la divisione è riemersa sui documenti presentati da Italia Viva e Più Europa. Una parte dei parlamentari riformisti del PD ha votato diversamente dal resto del gruppo.

In Sicilia il confronto ha assunto una forma più pragmatica in vista delle elezioni regionali del 2027. Ismaele La Vardera ha avanzato la propria candidatura alla presidenza della Regione già nel febbraio 2026, mettendola a disposizione del fronte progressista e sollecitando le primarie. Il percorso programmatico territoriale è poi partito il 20 luglio da Gela con “Work in progress”, dedicato fra l’altro a rifiuti, sanità, infrastrutture e permanenza dei giovani nei territori. Era stata annunciata una seconda tappa a Catania per il 3 agosto. Il PD ha continuato a proporre le primarie dopo la definizione del programma.

Dentro il PD Sicilia la frattura è precedente alla costruzione del campo progressista regionale. È esplosa durante il percorso congressuale del 2025, quando una parte dei dirigenti ha contestato le procedure scelte per il rinnovo della segreteria, chiedendo maggiore trasparenza e sostenendo il ricorso alle primarie. Anthony Barbagallo è stato poi riconfermato e proclamato segretario regionale il 21 giugno 2025, mentre gran parte dei deputati democratici all’Ars contrari alla procedura ha disertato l’assemblea. Dopo i ricorsi agli organismi di garanzia del partito, la controversia è arrivata davanti al Tribunale di Palermo: l’udienza, inizialmente prevista per il 14 maggio 2026, è stata rinviata al 27 ottobre 2026.

Anche il M5S messinese porta con sé divisioni che risalgono a diversi anni fa. Valentina Zafarana è stata eletta per la prima volta all’Ars nel 2012, è stata poi riconfermata nel 2017 e ha guidato anche il gruppo parlamentare pentastellato. Nel 2022 è stata indicata come vicesindaca nella coalizione guidata da Franco De Domenico ed è stata candidata al Consiglio comunale di Messina, senza essere eletta. Nel maggio 2026 Angela Raffa ha reso pubblica la propria distanza dalla gestione locale che ha ricondotto ad Antonio De Luca e Barbara Floridia, parlando di decisioni concentrate in una cerchia ristretta. Il 10 luglio Marco Oriolesi è stato scelto alla guida del nuovo gruppo territoriale Messina Nord, in un quadro di richiesta di rinnovamento dopo il deludente risultato delle amministrative.

In questo quadro si è inserito anche il durissimo confronto nazionale tra Giuseppe Conte e Giorgia Meloni dopo l’audizione del 6 agosto 2026 davanti alla Commissione Covid. Conte ha accusato la Maggioranza di aver trasformato l’organismo in uno strumento politico contro di lui e ha invitato Meloni ad affrontarlo sul terreno politico. La presidente del Consiglio ha respinto l’accusa sostenendo che accertare quanto accaduto durante la pandemia costituisce un diritto dei cittadini. La Commissione, costituita nel settembre 2024, è però un organismo parlamentare d’inchiesta e non un tribunale.

Articolo

Il “campo largo” che nell’estate 2026 tenta di costruire l’alternativa al centrodestra è il risultato di un percorso politico molto più lungo di quanto possa suggerire l’uso recente dell’espressione. La formula non è stata inventata da Enrico Letta (ex segretario del Partito Democratico ed ex presidente del Consiglio): Treccani ne documenta l’impiego nel dibattito sul centrosinistra almeno dal 2005, quando Walter Veltroni la utilizzò parlando della necessità di ampliare il perimetro della coalizione. Letta l’ha tuttavia rilanciata e resa centrale nel lessico politico dal marzo 2021, indicando l’obiettivo di costruire intorno al Partito Democratico un’area “larga e articolata” comprendente anche il Movimento 5 Stelle e altre componenti progressiste. Non si tratta, dunque, di una coalizione dotata di una struttura giuridica o di un programma permanente, ma di un metodo politico che cerca di sommare culture differenti per rendere competitivo il centrosinistra.

Negli anni successivi quel progetto ha dovuto misurarsi con differenze che non riguardano soltanto i candidati. La più difficile è diventata la politica estera dopo l’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022. Elly Schlein (segretaria nazionale del PD) ha mantenuto il sostegno politico a Kiev (capitale dell’Ucraina, nell’Europa orientale) e alla necessità di una sicurezza europea comune, mentre Giuseppe Conte (presidente del M5S ed ex presidente del Consiglio) ha progressivamente irrigidito la contrarietà del Movimento a ulteriori forniture militari. Anche AVS (Alleanza Verdi e Sinistra) ha espresso una linea fortemente critica verso l’aumento della spesa militare. Il pranzo politico tra Schlein e Conte dei primi giorni di agosto 2026 non ha eliminato questa distanza: il dialogo è proseguito, ma la posizione sull’Ucraina è rimasta differente.

La questione è diventata ancora più delicata con SAFE (Security Action for Europe, Azione per la sicurezza dell’Europa), strumento finanziario dell’Unione europea approvato dal Consiglio il 27 maggio 2025 ed entrato in vigore il 29 maggio dello stesso anno. Non si tratta propriamente di un fondo perduto: il regolamento europeo prevede prestiti concessi dall’Unione agli Stati membri fino a un massimo complessivo di 150 miliardi di euro, destinati ad accelerare investimenti e approvvigionamenti nel settore della difesa. L’Italia ha manifestato interesse per un importo fino a 14,9 miliardi, mentre nel luglio 2026 il Governo ha chiarito che la quantità effettivamente utilizzata sarebbe stata valutata sulla base delle condizioni finanziarie e delle esigenze nazionali.

È proprio su questo passaggio che le differenti culture del campo largo sono tornate a scontrarsi. Ai primi di agosto PD, M5S e AVS sono riusciti, dopo una lunga mediazione, a predisporre una risoluzione comune sullo scostamento di bilancio per escludere che le nuove risorse venissero automaticamente destinate a impegni di spesa militare. Quel documento non è stato infine messo ai voti per una questione procedurale. La divisione politica si è però resa visibile quando l’Aula ha esaminato i documenti di Italia Viva e Più Europa favorevoli all’accesso al SAFE: il nucleo principale di PD, M5S e AVS si è astenuto, mentre alcuni esponenti dell’area riformista democratica, tra i quali Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle, Virginio Merola, Nicola Carè e Piero Fassino, hanno votato a favore. I riformisti dem hanno sostenuto anche nelle settimane precedenti che una comune capacità europea di difesa e l’utilizzo del SAFE siano compatibili con una linea progressista ed europeista.

La divergenza non significa automaticamente la rottura dell’alleanza, ma mostra che la somma elettorale dei partiti non coincide ancora con un indirizzo di governo condiviso. Anche le componenti centriste chiedono che il perimetro non venga ridotto a un asse esclusivo tra Schlein e Conte. Riccardo Magi (segretario di Più Europa) ha sostenuto nelle settimane scorse che il tavolo vero sul programma della coalizione dovrà affrontare senza scorciatoie le questioni sulle quali esistono differenze, mentre dall’area riformista è arrivata la richiesta di non rinunciare a una componente liberaldemocratica ed europeista.

La difficoltà sulla guida rimane altrettanto evidente. Schlein ha indicato un percorso che antepone la costruzione del programma alla scelta del candidato e non ha escluso le primarie. Conte, pur dialogando con il PD, conserva una propria autonomia politica e una posizione diversa su alcuni dei dossier internazionali più sensibili. È quindi ancora prematuro individuare il futuro candidato alla presidenza del Consiglio di una coalizione che, prima delle elezioni politiche, dovrà stabilire non soltanto chi debba guidarla, ma anche quale politica estera, economica e sociale dovrà rappresentare.

La Sicilia riproduce parte di questi problemi, ma con dinamiche proprie. In vista delle regionali previste nel 2027, il fronte progressista ha cominciato a costruire un percorso territoriale che dovrebbe condurre prima alla definizione del programma e successivamente alla scelta del candidato alla presidenza della Regione. Il 14 febbraio 2026 Ismaele La Vardera (deputato regionale, fondatore di Controcorrente ed eletto nel 2022 con Sud chiama Nord) ha annunciato la propria candidatura, precisando di volerla mettere a disposizione dell’intera area progressista e chiedendo che fossero le primarie a stabilire il candidato unitario.

Il confronto ha acquistato maggiore concretezza il 20 luglio a Gela (comune del libero consorzio comunale di Caltanissetta), dove è partito “Work in progress” (lavori in corso), calendario di incontri del fronte progressista per elaborare il programma delle regionali. Politici, amministratori, sindacalisti, esperti e rappresentanti della società civile hanno affrontato temi come gestione dei rifiuti, sanità, infrastrutture e “restanza” (scelta di restare, ritornare o investire nei territori d’origine). Nuccio Di Paola (coordinatore regionale del M5S e vicepresidente dell’ARS, Assemblea Regionale Siciliana) ha presentato quel percorso come una fase di ascolto dei territori e non come una competizione anticipata fra aspiranti presidenti.

Anthony Barbagallo (segretario regionale del PD Sicilia e deputato nazionale) ha continuato invece a indicare le primarie come metodo preferibile una volta definito il programma. La Vardera e Controcorrente hanno sollecitato tempi più stringenti, chiedendo che entro settembre venga chiarito il sistema con cui individuare il candidato. La tappa successiva del percorso era stata annunciata per il 3 agosto a Catania. Nelle fonti giornalistiche iconsultate fino ad oggi 7 agosto, tuttavia, è facilmente rintracciabile l’annuncio dell’appuntamento ma non una documentazione altrettanto solida che consenta di ricostruirne lo svolgimento effettivo.

A rendere più complesso il percorso siciliano contribuisce la lunga resa dei conti all’interno dello stesso PD. La vicenda è esplosa all’inizio del 2025. Il 7 gennaio un documento firmato da 16 esponenti democratici ha contestato modalità e legittimità della convocazione dell’assemblea regionale e ha chiesto di fermare il percorso congressuale. Tra i firmatari figuravano Giovanni Burtone (deputato regionale PD e sindaco di Militello in Val di Catania), Giuseppe Lupo, Anna Maria Furlan, Michele Catanzaro, Fabio Venezia, Ersilia Saverino, Tiziano Spada, Calogero Leanza, Mario Giambona, Teresa Piccione, Antonio Rubino, Pietro Bartolo, Domenico Venuti, Eleonora Sciortino, Marco Guerriero e Felice Calabrò. La contestazione ha riguardato, fra l’altro, le competenze per la convocazione dell’assemblea, la validità delle procedure e la mancata scelta delle primarie aperte.

Il conflitto non si è chiuso. Un ricorso interno presentato il 15 gennaio da Burtone, Piccione, Rubino, Calabrò, Sciortino e Guerriero ha alimentato una lunga controversia sulle regole, sul numero degli aventi diritto, sul quorum e sulla possibilità di identificare con certezza chi avesse partecipato alle votazioni da remoto. In particolare, i ricorrenti hanno sostenuto che non fosse possibile accertare con sufficiente trasparenza l’elenco di chi aveva votato e se tutti i partecipanti fossero effettivamente componenti dell’assemblea. Si tratta delle contestazioni dei ricorrenti, non di irregolarità definitivamente accertate da un giudice.

Il congresso è comunque proseguito. Nelle consultazioni dei circoli Barbagallo, unico candidato, ha ottenuto circa il 77% dei voti espressi. Il 21 giugno 2025 l’assemblea regionale riunita a Palermo lo ha proclamato segretario per il secondo mandato. L’assise è stata però disertata da 8 degli 11 deputati regionali del PD e da numerosi dirigenti contrari all’iter. Nicola Stumpo, incaricato dal partito nazionale di seguire la fase congressuale, ha riconosciuto politicamente che quelle assenze rappresentavano un problema per l’unità del partito. I ricorsi interni hanno seguito un percorso tormentato fra commissione regionale e organismi nazionali di garanzia. Nell’ottobre 2025 la commissione regionale ha dichiarato inammissibile il ricorso del 15 gennaio per motivi procedurali, decisione a sua volta contestata dalle aree Energia Popolare e Left Wing. La disputa si è così spostata dal terreno esclusivamente politico e statutario a quello della giustizia civile.

Il procedimento oggi pendente non può essere definito un imminente “giudizio contro Barbagallo” in senso personale. Si tratta di un ricorso civile contro il PD Sicilia riguardante la procedura congressuale che ha portato alla sua riconferma. Il Tribunale di Palermo ha chiamato nel procedimento anche Igor Taruffi (responsabile nazionale dell’Organizzazione del PD). L’udienza inizialmente fissata per il 14 maggio 2026 è stata rinviata al 27 ottobre 2026, con termini per il deposito di memorie integrative.

La frattura politica, intanto, non si è esaurita. Nei mesi di giugno e luglio 2026 esponenti riconducibili soprattutto a Energia Popolare e Left Wing hanno nuovamente contestato la gestione regionale, chiedendo un cambio di passo e mettendo in discussione la possibilità che l’unità del partito possa ricostruirsi semplicemente intorno alla figura del segretario. La questione giudiziaria e quella politica rimangono però differenti: anche un eventuale esito processuale non risolverebbe automaticamente le divergenze sulla linea del PD siciliano, così come le critiche politiche non costituiscono una prova dell’illegittimità delle procedure contestate.

Nel M5S messinese il quadro è diverso e affonda le radici in una storia più lunga. Valentina Zafarana (ex deputata regionale del M5S ed ex presidente del gruppo parlamentare pentastellato all’Ars) è entrata nell’Assemblea regionale nel 2012, non nel 2011, ed è stata rieletta nel 2017 con 8.149 preferenze. Dal dicembre 2017 al dicembre 2018 ha anche ricoperto la presidenza del gruppo parlamentare del Movimento. La sua lunga presenza politica l’ha resa una delle figure di riferimento del primo M5S messinese e siciliano. Nel 2022 Zafarana è stata designata vicesindaca nella candidatura a sindaco di Franco De Domenico ed è stata contemporaneamente candidata al Consiglio comunale di Messina (comune capoluogo della Città metropolitana di Messina, Sicilia). La lista M5S ha raccolto 3.948 voti, pari a circa il 4,2%, senza ottenere consiglieri, mentre De Domenico si è fermato al 22,9%. Zafarana non è quindi entrata a Palazzo Zanca.

Negli anni successivi gli equilibri interni sono cambiati, seppure sarebbe eccessivamente schematico trasformarli in una contrapposizione certificata tra un “blocco del Tirreno” originariamente riconducibile a Zafarana e, successivamente ad Antonio De Luca e Barbara Floridia e un “blocco messinese” facente capo ad Angela Raffa e Marco Oriolesi. Tuttavia le fonti disponibili giornalistiche documentano difficili rapporti personali e politici, contrasti sulla gestione e aggregazioni territoriali senza citare due correnti formalmente strutturate.

La testimonianza più esplicita è però arrivata l’11 maggio 2026 da Angela Raffa (deputata nazionale del M5S), che si è definita politicamente una “separata in casa” rispetto alla gestione del Movimento a Messina. Interpellata direttamente, ha ricondotto la direzione locale ad Antonio De Luca (capogruppo del M5S all’Ars) e Barbara Floridia (senatrice del M5S), sostenendo di essersi più volte trovata in disaccordo con le decisioni assunte e di avere preferito fare un passo indietro per non esporre pubblicamente le divisioni. Raffa ha inoltre affermato che, a suo giudizio, nel tempo si sarebbe costituita una cerchia ristretta capace di condizionare le scelte amministrative ed elettorali. Queste ultime sono valutazioni politiche della deputata e devono essere riportate come tali.

Nella stessa intervista Raffa ha fatto risalire l’origine del sistema da lei criticato al “2011” e alla prima elezione regionale di Zafarana, anche se Il riferimento temporale è diverso poiché gli atti ufficiali dell’Ars collocano la prima elezione di Zafarana nella XVI legislatura iniziata nel 2012. Il contenuto politico della dichiarazione di Raffa resta quindi quello di una critica a un modello decisionale che, nella sua ricostruzione, avrebbe origini lontane.

Raffa e Marco Oriolesi hanno inoltre agito insieme su diverse vertenze cittadine. Nel maggio 2026, per esempio, hanno presentato iniziative sulla litoranea nord e sulla tutela dell’area dell’ex mini autodromo di Sant’Agata. Oriolesi era già da anni impegnato nelle attività pentastellate ed è stato indicato anche come collaboratore parlamentare.

Le amministrative messinesi del 2026 hanno accentuato la discussione. Il M5S ha costruito una lista insieme a Controcorrente per sostenere la candidata progressista del PD Antonella Russo, ma la formazione si è fermata al 3,05% con 3.172 voti, mentre la candidata sindaca ha raggiunto poco più del 12%. Quel risultato ha riaperto il confronto sull’organizzazione territoriale e sulla capacità elettorale del Movimento.

Il 10 luglio 2026 Marco Oriolesi è stato nel frattempo eletto all’unanimità rappresentante del nuovo gruppo territoriale M5S Messina Nord. Raffa ha interpretato la nascita del gruppo come un’occasione di ripartenza dopo oltre 2 anni di difficoltà organizzative e dopo la sconfitta delle amministrative. È questo, allo stato delle fonti pubbliche, il dato più preciso per descrivere il nuovo equilibrio: esiste una componente territoriale che si sta riorganizzando intorno a Messina Nord e nella quale Raffa e Oriolesi appaiono politicamente vicini, mentre è documentata la distanza di Raffa dalla gestione associata a De Luca e Floridia.

Su un piano differente, il 6 agosto 2026 lo scontro politico nazionale si è ulteriormente inasprito durante e dopo l’audizione di Conte davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus SARS-CoV-2 (Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus 2, coronavirus 2 della sindrome respiratoria acuta grave) e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l’emergenza epidemiologica. La Commissione è stata istituita con la legge 5 marzo 2024, n. 22, entrata in vigore il 28 marzo 2024, e si è costituita il 18 settembre dello stesso anno. È presieduta da Marco Lisei (senatore di Fratelli d’Italia).

La natura è quella di una commissione parlamentare d’inchiesta: può acquisire documenti, ascoltare persone e ricostruire responsabilità politiche e amministrative nei limiti attribuiti dalla legge, ma non emette condanne penali e non sostituisce la Magistratura. Questo punto è essenziale per comprendere il duro confronto seguito all’audizione di Conte a Palazzo San Macuto (sede parlamentare a Roma, capitale d’Italia).

L’ex presidente del Consiglio ha difeso la proclamazione dello stato di emergenza, l’utilizzo dei DPCM (decreti del Presidente del Consiglio dei ministri), la campagna vaccinale e le principali decisioni assunte durante la fase più drammatica della pandemia. All’uscita ha accusato la la Premier di essere politicamente la “regista” degli attacchi nei suoi confronti e ha definito la Commissione un “plotone di esecuzione”, invitando la premier a confrontarsi con lui direttamente sul terreno politico. Giorgia Meloni (presidente del Consiglio e presidente di Fratelli d’Italia) ha respinto la ricostruzione e ha replicato: “La verità non è un attacco politico. È un diritto degli italiani”. La seconda parte dell’audizione di Conte è stata programmata per il 14 settembre 2026.

È necessario, tuttavia, distinguere questa inchiesta parlamentare dagli accertamenti giudiziari già conclusi. Nel giugno 2023 il Tribunale dei ministri di Brescia ha archiviato le posizioni di Conte e di Roberto Speranza (ex ministro della Salute) nell’indagine riguardante la prima fase dell’epidemia a Bergamo e nella Val Seriana (area della provincia di Bergamo, Lombardia), con la formula riferita alle ipotesi esaminate secondo cui il fatto non sussisteva. Quella decisione riguarda lo specifico procedimento penale e non equivale né a un giudizio generale su ogni scelta compiuta durante la pandemia né a un impedimento per il Parlamento a svolgere un’inchiesta politica e istituzionale nei limiti stabiliti dalla legge.

Il duello Conte-Meloni non è, dunque, un conflitto interno al campo largo, ma costituisce lo sfondo di una competizione politica già entrata nella prospettiva delle elezioni del 2027. L’Opposizione deve contemporaneamente confrontarsi con il Governo e risolvere le proprie contraddizioni. La questione decisiva resta se PD, M5S, AVS, forze centriste, movimenti civici e realtà territoriali riusciranno a trasformare una possibile maggioranza numerica in una proposta di governo coerente.

La Sicilia rappresenta un banco di prova particolarmente significativo. Il percorso avviato da Gela tenta di spostare l’attenzione dai nomi ai problemi dell’Isola, ma convive con la competizione per la candidatura alla presidenza della Regione, con le tensioni tra PD, M5S e Controcorrente, con il contenzioso ancora aperto nel PD siciliano e con una riorganizzazione del Movimento messinese che ha riportato alla luce contrasti antichi. Il “campo largo”, tanto a Roma quanto nell’Isola, esiste quindi come spazio politico e come necessità elettorale, ma non ancora come coalizione priva di conflitti. Il nodo non è soltanto stabilire chi debba guidarlo: è decidere se soggetti che divergono su difesa, politica estera, primarie, organizzazione interna e rapporti con il centro siano capaci di costruire prima del voto una linea sufficientemente comune per governare.

Nell’immagine di copertina, il campo progressista riunito a Gela il 20 luglio 2026, la presentazione M5S-Controcorrente a Messina e Giuseppe Conte. La prima documenta direttamente l’avvio del percorso siciliano verso le regionali.