Minacce a Sciotto e nuovo scioglimento di Mazzarrà. Cronache da Prato a Crema, violenze, truffe e indagini

Dalle intimidazioni contro il sindaco e deputato regionale messinese al secondo scioglimento di Mazzarrà Sant’Andrea, fino alle cronache di Cinisello Balsamo, Ari, Castrovillari, Prato e Crema

Sintesi

La storia recente di Mazzarrà Sant’Andrea è stata profondamente segnata dalla discarica di contrada Zuppà e dalle vicende giudiziarie e amministrative che le sono ruotate attorno. L’impianto è stato sequestrato nel 2014 e, il 13 ottobre 2015, il Comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Dopo la gestione straordinaria, i cittadini sono tornati alle urne nel novembre 2017. Nel giugno 2024 un grave incendio ha aggravato ulteriormente i problemi della discarica messinese, danneggiando gli impianti destinati alla gestione del biogas e del percolato. Nel novembre successivo la Regione ha dichiarato lo stato di crisi. Nel 2025 è stata avviata una nuova verifica sull’Amministrazione comunale per accertare eventuali condizionamenti mafiosi. Il 5 agosto il Consiglio dei ministri ha disposto un nuovo scioglimento degli organi elettivi del Comune messinese per condizionamenti della criminalità organizzata. Il giorno successivo si è insediata una commissione straordinaria di 3 componenti destinata a gestire l’Ente per 18 mesi, salvo l’eventuale proroga prevista dalla legge. L’ex sindaco ha annunciato di voler conoscere gli atti prima di decidere se presentare ricorso.

Nel maggio 2019 una coppia si sarebbe trasferita a Tenerife insieme al padre anziano dell’uomo. Dopo la morte del pensionato, avvenuta nel settembre dello stesso anno, secondo l’indagine condotta a Castrovillari il decesso non sarebbe stato comunicato all’Ente previdenziale e la pensione avrebbe continuato a essere incassata fino a raggiungere una somma superiore a 245.000 euro. Gli accertamenti hanno riguardato anche l’utilizzo ritenuto abusivo per oltre 6 anni di un alloggio di edilizia popolare.
In parole povere, gli investigatori ritengono che una pensione intestata a una persona morta sia stata riscossa per anni come se fosse ancora in vita.

Nella notte tra il 27 e il 28 aprile 2025, a Sesto San Giovanni, una donna è rimasta ustionata dopo che il compagno, secondo l’accusa, le ha versato addosso liquido infiammabile durante una lite. L’uomo è stato successivamente arrestato e per la vittima sono stati indicati 40 giorni di prognosi.

Il 20 luglio 2026 ad Ari un uomo di 48 anni, trasferitosi da Penne, ha denunciato di essere stato circondato durante la notte da 5 persone e picchiato con mazze di ferro. Gli aggressori gli avrebbero intimato di lasciare il paese e gli avrebbero sottratto un anello e 200 euro prima di allontanarsi su un’automobile condotta da una donna. La prognosi riportata dalla stampa locale è stata di 20 giorni.

Sempre il 5 agosto un detenuto nigeriano di 32 anni, arrivato da poche ore nel carcere della Dogaia di Prato, è morto dopo una colluttazione nella cella in cui si trovava insieme ad altri 3 reclusi. L’inchiesta è stata aperta per omicidio preterintenzionale e i compagni di cella sono stati iscritti nel registro degli indagati. Le prime risultanze hanno indicato un grave trauma cranico, mentre gli accertamenti medico-legali devono stabilire con precisione la dinamica.

Nella notte tra il 5 e il 6 agosto un uomo di 35 anni si è dato fuoco a Cinisello Balsamo durante una videochiamata con l’ex compagna ed è stato ricoverato in condizioni gravissime con ustioni su circa il 70% del corpo. La donna ha riferito ai Carabinieri che, dopo la fine della relazione, l’ex avrebbe assunto comportamenti persecutori, pur senza che in precedenza fossero state presentate denunce.

Il 6 agosto Matteo Sciotto ha denunciato ai Carabinieri le minacce di morte ricevute attraverso messaggi e registrazioni audio nei 2 giorni precedenti. Il sindaco e deputato regionale ha consegnato il materiale agli investigatori e ha dichiarato di voler proseguire il proprio impegno amministrativo e politico senza farsi intimidire. Sono arrivate manifestazioni di solidarietà dalla sua formazione politica e dai vertici delle istituzioni regionali.

Nella serata dello stesso giorno una donna di 43 anni è stata accoltellata a Crema ed è stata trasportata in ospedale senza essere considerata in pericolo di vita. Le ricerche iniziali si sono concluse intorno alle 21.30 con il fermo di un giovane di origini nordafricane, la cui posizione è stata sottoposta alle verifiche degli investigatori.

Articolo

La vicenda di Mazzarrà Sant’Andrea (comune della Città metropolitana di Messina) affonda le proprie radici in una lunga storia amministrativa, ambientale e giudiziaria legata soprattutto alla grande discarica di contrada Zuppà. L’impianto è stato sequestrato dalla magistratura nel 2014 e il 13 ottobre 2015 il Consiglio dei ministri ha disposto lo scioglimento dell’amministrazione comunale per infiltrazioni mafiose. La gestione è quindi passata a una commissione straordinaria e, concluso il commissariamento, il turno elettorale del 5 novembre 2017 ha riportato il paese a una guida politica eletta.

Nel 2024 l’emergenza della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea è tornata a manifestarsi con particolare gravità. Un incendio divampato il 25 giugno ha danneggiato infrastrutture essenziali per la gestione del biogas e del percolato. La Regione Siciliana ha successivamente dichiarato lo stato di crisi e di emergenza per l’impianto e ha destinato risorse agli interventi urgenti. Un atto parlamentare del Senato, pubblicato nel marzo 2026, ha ricostruito la successione dei provvedimenti e i rischi ambientali collegati alla discarica, mentre successivi interventi regionali hanno riguardato anche il carico, il trasporto e lo smaltimento del percolato.

Il 20 ottobre dello stesso anno la prefetta Cosima Di Stani (prefetta di Messina) ha nominato una commissione d’indagine incaricata di verificare la presenza di eventuali infiltrazioni o forme di condizionamento mafioso nell’Amministrazione del piccolo centro tirrenico. L’accesso ispettivo, previsto dall’articolo 143 del TUEL (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), è stato affidato a personale prefettizio, investigativo e amministrativo e ha rappresentato il passaggio preliminare che ha preceduto la decisione assunta nell’agosto 2026.

Il 5 agosto il Consiglio dei ministri ha quindi deliberato il secondo scioglimento degli organi elettivi del Comune siciliano per condizionamenti della criminalità organizzata. Il provvedimento ha determinato la cessazione dalle funzioni del sindaco, della giunta e del Consiglio comunale e l’avvio della gestione straordinaria. La commissione insediatasi il giorno successivo è formata da Alfonsa Caliò (viceprefetta a riposo), Cosimo Gambadauro (viceprefetto aggiunto) e Salvatore Mallemi (dirigente di seconda fascia), ai quali sono stati attribuiti i poteri spettanti agli organi decaduti. Nel caso concreto la durata indicata per la gestione è di 18 mesi.

La normativa generale stabilisce che lo scioglimento disposto in base all’articolo 143 può durare da 12 a 18 mesi e, in presenza delle condizioni previste, essere prorogato fino a un massimo di 24. Non significa però che ogni amministratore decaduto sia automaticamente ritenuto personalmente responsabile dei condizionamenti che hanno portato allo scioglimento. L’eventuale incandidabilità richiede un distinto accertamento giudiziario e riguarda gli amministratori ai quali siano attribuite le condotte che hanno provocato il provvedimento. In caso di dichiarazione definitiva, il divieto opera per i 2 turni elettorali successivi e interessa le competizioni indicate dalla legge. La Corte di cassazione, con la sentenza n. 18560 dell’8 luglio 2025, ha inoltre ribadito che, ai fini dell’incandidabilità collegata a questo tipo di scioglimento, deve essere accertata la natura mafiosa del condizionamento e che le limitazioni dell’elettorato passivo devono essere interpretate rigorosamente.

Carmelo Pietrafitta (ex sindaco, già esponente di Forza Italia e uscito dal partito il 3 luglio 2026) ha reagito con amarezza, dichiarando di voler prima conoscere la relazione alla base dello scioglimento e di valutare successivamente un eventuale ricorso al TAR. Ha rivendicato quanto realizzato nei suoi mandati e ha invitato a evitare giudizi anticipati. Pietro Patti (segretario generale della CGIL, Confederazione generale italiana del lavoro, di Messina) ha definito il provvedimento una ferita per la vita democratica della comunità e ha richiamato la necessità che nelle amministrazioni pubbliche non trovino spazio opacità o condizionamenti. Armando Hyerace (segretario provinciale del PD, Partito Democratico, messinese) ha invece posto l’accento sulla particolare gravità di un secondo commissariamento nell’arco di 11 anni, invitando la politica a interrogarsi sulle ragioni che hanno consentito il ripetersi di uno scenario tanto problematico.

Nel maggio 2019 ha avuto origine un’altra delle vicende emerse in questi giorni. Secondo l’indagine della Guardia di finanza, 2 coniugi si sono trasferiti dall’Italia a Tenerife (isola spagnola dell’arcipelago delle Canarie, nell’oceano Atlantico) insieme all’anziano padre dell’uomo. Quest’ultimo è morto nel settembre dello stesso anno ed è stato sepolto sul territorio spagnolo, ma il decesso non sarebbe stato comunicato all’INPS. La pensione ha così continuato a confluire, secondo l’ipotesi investigativa, su un conto cointestato al defunto e alla nuora, dal quale il denaro sarebbe stato prelevato sistematicamente. Gli accertamenti coordinati dalla Procura di Castrovillari (comune della provincia di Cosenza) hanno quantificato in oltre 245.000 euro la somma complessivamente percepita e hanno fatto emergere anche il presunto utilizzo abusivo, per più di 6 anni, di un alloggio di edilizia residenziale pubblica. Le Autorità spagnole hanno collaborato all’acquisizione del certificato di morte e, una volta accertata la situazione, il pagamento della pensione è stato interrotto. I 2 coniugi restano naturalmente sottoposti al principio di presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo delle responsabilità.

Nella notte tra il 27 e il 28 aprile 2025, a Sesto San Giovanni (comune della Città metropolitana di Milano), un uomo di 37 anni è stato accusato di avere cosparso di liquido infiammabile la compagna durante una lite e di averle dato fuoco. La donna ha riportato ustioni e una prognosi di 40 giorni. Il 30 aprile sono arrivati gli sviluppi giudiziari relativi all’arresto e alla misura cautelare, ragione per cui quella data non deve essere confusa con quella dell’aggressione.

Nel frattempo, il 20 luglio di quest’anno, ad Ari (comune della provincia di Chieti, Abruzzo), un 48enne proveniente da Penne (comune della provincia di Pescara, in Abruzzo) ha denunciato di essere stato vittima di una violenta aggressione notturna nei pressi della propria abitazione. Secondo il suo racconto, 5 persone lo hanno riconosciuto, circondato e colpito con mazze di ferro, intimandogli di lasciare il paese e minacciando conseguenze ancora più gravi qualora fosse rimasto. L’uomo ha inoltre riferito la sottrazione di un anello con una testa di leone e di 200 euro. Il gruppo si sarebbe poi allontanato su un’automobile bianca guidata da una donna. I Carabinieri stanno verificando il racconto e l’identità degli aggressori, mentre la qualificazione giuridica definitiva dei fatti dipenderà dagli elementi raccolti.

Sempre il 5 agosto un’altra grave vicenda ha riguardato Prato (in Toscana). Un detenuto nigeriano di 32 anni, trasferito poche ore prima dal carcere di Pistoia, è morto nella camera di sicurezza 171 della settima sezione della Dogaia, riservata ai cosiddetti “sex offenders” (autori di reati sessuali). Nella cella si trovavano complessivamente 4 persone. La Procura ha aperto un procedimento per omicidio preterintenzionale nei confronti degli altri 3 reclusi, 2 cittadini albanesi e 1 italiano. Le prime verifiche medico-legali hanno rilevato un grave trauma cranico e altre lesioni compatibili con un episodio violento, mentre resta da accertare se sia stato utilizzato un oggetto contundente e quale sia stata l’esatta dinamica della colluttazione.

L’omicidio si è inserito in un quadro penitenziario che negli ultimi anni è stato ripetutamente descritto come critico. Documentazione giudiziaria e istituzionale ha segnalato sequestri di telefoni cellulari e sostanze stupefacenti, rivolte, evasioni e difficoltà nei controlli. Il problema del sovraffollamento riguarda l’istituto nel suo complesso e non la singola cella in cui è avvenuta la morte, che ospitava 4 detenuti a fronte di una capienza teorica di 4 posti. Il Procuratore capo Luca Tescaroli (magistrato a capo della Procura di Prato) aveva già richiamato pubblicamente il livello di illegalità presente nella struttura e le difficoltà organizzative connesse alla gestione del penitenziario.

Poche ore più tardi, nella notte tra il 5 e il 6 agosto, a Cinisello Balsamo (comune della Città metropolitana di Milano) un cittadino romeno di 35 anni si è dato fuoco durante una videochiamata con l’ex compagna, davanti all’abitazione della donna. Alcuni presenti sono intervenuti prima dell’arrivo dei soccorsi. L’uomo è stato trasferito al Niguarda di Milano in condizioni gravissime, con ustioni su circa il 70% del corpo. La 27enne ha riferito ai carabinieri che la relazione era terminata da circa 1 anno e che, successivamente alla separazione, avrebbe subito comportamenti insistenti e persecutori, pur senza avere mai presentato querela.

Gli approfondimenti sulle dichiarazioni dell’ex compagna possono rientrare nelle procedure accelerate previste per i possibili reati di violenza domestica, di genere e per gli atti persecutori, ma il tentativo di togliersi la vita non determina di per sé l’applicazione del cosiddetto “Codice rosso”. Quest’ultimo è stato introdotto dalla legge n. 69 del 19 luglio 2019 per rendere più rapida la comunicazione e la trattazione di determinati reati contro le vittime vulnerabili, fra i quali gli atti persecutori. La legge n. 168 del 24 novembre 2023 ha successivamente rafforzato gli strumenti preventivi e di protezione contro la violenza sulle donne e quella domestica.

Il 6 agosto la cronaca è tornata in Sicilia con le minacce rivolte a Matteo Sciotto (sindaco di Santa Lucia del Mela e deputato dell’ARS, Assemblea regionale siciliana, eletto con Sud chiama Nord e componente del gruppo Sud chiama Nord per le autonomie). Nei 2 giorni precedenti l’amministratore ha ricevuto attraverso strumenti telematici messaggi e registrazioni audio contenenti minacce di morte che, secondo quanto reso pubblico, sarebbero riconducibili a una persona trasferitasi da alcuni mesi a Santa Lucia del Mela (comune tirrenico della Città metropolitana di Messina). Tutto il materiale è stato consegnato ai Carabinieri insieme alla querela formale. Il deputato ha affermato che non intende modificare il proprio impegno amministrativo, ribadendo fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine e sostenendo che il confronto politico deve svolgersi esclusivamente sul terreno delle idee e della legalità.

Sud chiama Nord ha espresso piena solidarietà al proprio esponente. Lo stesso amministratore ha poi ringraziato pubblicamente cittadini, amici e colleghi per i numerosi messaggi ricevuti e ha riferito di essere stato contattato personalmente da Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana ed esponente di Forza Italia) e Gaetano Galvagno (presidente dell’Assemblea regionale siciliana ed esponente di Fratelli d’Italia). La vicinanza dei vertici regionali ha assunto così anche un significato istituzionale, riaffermando il principio secondo cui minacce e intimidazioni nei confronti di un rappresentante eletto devono ricevere una risposta affidata alle autorità competenti e agli strumenti previsti dall’ordinamento.

La stessa giornata ha registrato infine un’aggressione a Crema (comune della provincia di Cremona in Lombardia). Poco prima delle 20 una donna di 43 anni è stata ferita con un coltello nella zona di Santa Maria e trasportata in ospedale. Le sue condizioni, secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili, non sono state giudicate tali da metterne in pericolo la vita. Le pattuglie dei Carabinieri hanno avviato immediatamente le ricerche e, intorno alle 21.30, hanno fermato un giovane cittadino di origini nordafricane ritenuto potenzialmente collegato all’episodio. La sua posizione è rimasta al vaglio degli investigatori.