Inchieste sulle stragi. De Luca accusa Scarpinato di interferenze. Replicano il senatore e Natoli

Mafia e appalti al centro dell’audizione. Conte difende Scarpinato, il centrodestra ne chiede le dimissioni dall’Antimafia. Restano aperte altre piste

Sintesi

Salvatore De Luca ha rilanciato le contestazioni a Roberto Scarpinato, durante l’audizione del 20 ottobre in Commissione Antimafia. Il senatore respinge le accuse e denuncia l’omessa citazione di intercettazioni che considera decisive. Al centro ci sono le conversazioni con Gioacchino Natoli. Le due ricostruzioni restano contrapposte.

Oggi 21 ottobre anche Natoli ha replicato, rivendicando l’archiviazione della propria posizione e contestando il racconto del procuratore. Giuseppe Conte è intervenuto a sostegno di Scarpinato, contro il quale il centrodestra chiede provvedimenti politici. Lo scontro si allarga.

Per De Luca il dossier mafia e appalti rappresenta una concausa delle stragi, ma questa valutazione non esclude altri moventi. Il procedimento contro ignoti è stato archiviato, mentre proseguono accertamenti su altri filoni. La ricerca delle responsabilità non è conclusa.

Articolo

Il confronto sulle stragi del 1992 torna a dividere magistrati ed esponenti politici, con accuse pesanti e repliche altrettanto nette. Ieri 20 ottobre Salvatore De Luca (procuratore della Repubblica di Caltanissetta) ha ripreso davanti alla Commissione parlamentare Antimafia (organismo di Camera e Senato che indaga sul fenomeno mafioso) il ragionamento sui rapporti fra mafia e appalti e sulle conversazioni di Roberto Scarpinato (senatore del Movimento 5 Stelle ed ex procuratore generale di Palermo) con Gioacchino Natoli (ex magistrato della Procura di Palermo).

L’audizione del Procuratore, documentata dalla Camera dei deputati, riguardava il filone d’inchiesta sulla strage di via D’Amelio. Oggi 21 ottobre sono arrivate anche la replica di Natoli e la difesa politica di Scarpinato da parte di Giuseppe Conte (presidente del Movimento 5 Stelle).

Le conversazioni prima dell’audizione

Secondo De Luca, Scarpinato avrebbe concordato con Natoli che cosa dire e quali documenti presentare alla commissione Antimafia, anziché lasciare che l’ex magistrato riferisse liberamente ciò che ricordava. Il Procuratore basa questa contestazione sulle conversazioni intercettate prima dell’audizione di Natoli nel 2024.

De Luca ritiene che questo accordo potesse far arrivare alla Commissione una versione dei fatti preparata per sostenere la posizione dei due interlocutori, condizionando anche le indagini della Procura. Il punto, quindi, non è il semplice fatto che si siano parlati, ma se abbiano cercato di orientare il racconto e di nascondere o modificare circostanze importanti.

Scarpinato denuncia intercettazioni omesse

Scarpinato respinge questa ricostruzione: sostiene di aver invitato Natoli a riferire fatti veri e a presentarne i documenti, senza suggerirgli di mentire o nascondere qualcosa.

Nella replica dopo l’audizione, pubblicata da LiveSicilia (testata giornalistica regionale), Scarpinato sostiene che la Procura conoscesse anche altre conversazioni intercettate che, secondo lui, dimostrerebbero che non stava cercando di far raccontare a Natoli una versione falsa dei fatti. Accusa quindi l’ufficio diretto da De Luca di non aver citato quelle conversazioni, dando così un’immagine incompleta del suo comportamento.

Il senatore respinge anche l’idea che presentare molti documenti e proporre di ascoltare altri magistrati significhi voler ostacolare la ricerca della verità. Secondo la sua ricostruzione, quelle carte e quelle testimonianze sarebbero servite proprio a chiarire i fatti e a smentire affermazioni che considera sbagliate.

Quanto al Giudice Bologna, Scarpinato afferma di aver contestato ciò che il Giudice ha scritto sul suo conto, senza volerlo screditare o metterne in dubbio l’indipendenza. Anche l’accusa rivolta alla Procura dovrà però essere verificata: per stabilire se siano state effettivamente tralasciate conversazioni importanti, occorrerà esaminare gli atti e il loro contenuto completo. La dichiarazione del senatore, da sola, non dimostra che i Magistrati abbiano commesso irregolarità.

La replica di Natoli arrivata oggi

Oggi 21 ottobre Natoli ha rivendicato l’esito favorevole dell’indagine che lo ha riguardato. Nella dichiarazione diffusa dall’ANSA, l’ex magistrato sostiene che l’ipotesi di favoreggiamento sia stata archiviata per insussistenza del fatto e che il Giudice abbia riconosciuto la sua lealtà verso Borsellino.

Natoli nega di essersi occupato dell’archiviazione del rapporto originario mafia e appalti. Quanto alle conversazioni con Scarpinato, sostiene che l’intenzione fosse mettere a disposizione documenti già esistenti.

Contesta infine un precedente argomento del Procuratore: la sua assenza da un incontro con Borsellino del 18 luglio 1992, afferma, dipendeva dal fatto che si trovava a Roma per interrogare Gaspare Mutolo (collaboratore di giustizia), insieme al collega Guido Lo Forte (magistrato).

Conte difende Scarpinato, il centrodestra ne chiede le dimissioni

La contrapposizione ha assunto anche una dimensione apertamente politica. Il centrodestra ha rinnovato la richiesta che Scarpinato lasci la commissione. Oggi Giuseppe Conte, presidente del M5S, intervenendo insieme al senatore in una conferenza stampa, ha denunciato un tentativo di delegittimarlo e ha confermato il sostegno del Movimento.

Scarpinato ha ribadito che continuerà il proprio lavoro sulle stragi. Sono posizioni politiche e dichiarazioni dei protagonisti, che non modificano da sole gli esiti giudiziari.

Mafia e appalti, che cosa è stato archiviato

Il dossier originario e il procedimento archiviato nel 2026 sono passaggi differenti. Il rapporto elaborato nel 1991 dal ROS (Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri) riguardava gli intrecci fra Cosa nostra, imprese, politica e assegnazione dei lavori pubblici.

Il successivo procedimento contro ignoti ha esaminato il possibile collegamento fra quegli interessi e le stragi. Santi Bologna (Giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta) ha accolto la richiesta di archiviazione della Procura: gli elementi raccolti non hanno consentito di sostenere nuove accuse individuali per gli attentati, pur nel quadro di una valutazione favorevole alla rilevanza investigativa della pista.

De Luca continua a indicare mafia e appalti come una concausa delle stragi. Il significato è preciso: uno dei fattori che avrebbero contribuito alla decisione di uccidere, senza escluderne altri. La posizione del Procuratore non va trasformata in un accertamento definitivo di ogni movente e responsabilità.

Il giudice Bologna e il significato delle accuse

Nel provvedimento con cui ha chiuso quel filone d’indagine, il giudice Santi Bologna ha definito “depistante” il comportamento di Scarpinato nelle conversazioni con Natoli. Con questa parola ha indicato una condotta che, secondo la sua valutazione, poteva portare fuori strada la ricostruzione dei fatti.

Scarpinato ha respinto quel giudizio, sostenendo che fosse falso. De Luca ha difeso Bologna, ritenendo che le critiche del senatore avessero superato il limite della contestazione del provvedimento e fossero diventate attacchi al Giudice. Ha inoltre rimproverato alla direzione nazionale dell’ANM (Associazione nazionale magistrati, organismo rappresentativo della magistratura) di non essere intervenuta pubblicamente a difenderlo. Scarpinato sostiene invece di avere esercitato il diritto di contestare quanto scritto sul suo conto.

La pista nera e gli accertamenti ancora aperti

De Luca ha precisato che la pista nera non è chiusa. Con questa espressione si indicano possibili collegamenti con ambienti dell’estrema destra eversiva. Il suo giudizio fortemente negativo riguarda gli esiti di uno specifico percorso investigativo seguito dalla Procura generale di Palermo sotto Scarpinato, riferito a Stefano Delle Chiaie (esponente neofascista e fondatore di Avanguardia nazionale).

Il procuratore ha distinto quel giudizio dalla prosecuzione degli accertamenti. Ha richiamato anche i filoni sulla massoneria e sull’agenda rossa scomparsa di Borsellino, il taccuino sul quale il magistrato annotava informazioni e impegni. L’archiviazione di un procedimento, quindi, non coincide con la chiusura dell’intera ricerca sulle stragi.

I precedenti di Mediterranea24

Mediterranea24 ha già ricostruito il passaggio dalla richiesta di archiviazione agli accertamenti rimasti aperti e le successive decisioni sui procedimenti riguardanti gli ex magistrati. Nell’approfondimento su Falcone e Borsellino lasciati soli e sulle verità ancora incomplete, la testata ha inoltre distinto le responsabilità penali dalle valutazioni politiche, istituzionali e morali. Sono piani diversi, che richiedono prove, atti e parole altrettanto precise.

Nell’immagine di copertina, la seduta della commissione parlamentare Antimafia del 20 ottobre 2026 per l’audizione del procuratore Salvatore De Luca.