Sicilia, il fermo dei tir pesa sulla spesa. Danni stimati fino a cinquanta milioni

Scorte in calo e prodotti freschi a rischio. Disagi nelle nove province, con intensità diverse. Oggi il confronto con Salvini. Diviso il fronte degli autotrasportatori

Sintesi

Il fermo degli autotrasportatori entra nel quinto giorno e mette sotto pressione la spesa delle famiglie siciliane. Confcommercio Sicilia stima conseguenze economiche comprese tra 40 e 50 milioni di euro nell’arco dei cinque giorni di protesta. A soffrire sono soprattutto prodotti freschi, commercio e distribuzione. Il conto coinvolge tutta la filiera.

Le carenze interessano diversi territori dell’Isola, ma non tutti i supermercati presentano la stessa situazione. Dal palermitano al messinese, dal trapanese all’ennese si segnalano scaffali sguarniti e assortimenti ridotti. Nel sud-est preoccupano anche le merci agricole che non riescono a partire. Mancano prodotti nei negozi mentre altri restano nelle aziende.

Oggi il confronto a Milano con Matteo Salvini potrebbe aprire la strada alla ripresa dei trasporti. Restano però divisioni tra i rappresentanti della protesta. Alcuni consumatori esprimono solidarietà ai camionisti, mentre gli acquisti per fare scorta accelerano l’esaurimento delle disponibilità. Anche chi sostiene il fermo ne subisce gli effetti.

Articolo

La crisi dell’autotrasporto è arrivata nelle corsie dei supermercati e nei bilanci delle imprese siciliane. Oggi 20 ottobre 2026, quinto giorno del fermo iniziato il 16 ottobre contro il caro carburante, l’attenzione si concentra sul confronto a Milano con Matteo Salvini (vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Lega). In attesa dell’incontro, si moltiplicano le segnalazioni di consegne rallentate, prodotti mancanti e raccolti che rischiano di perdere valore.

Il conto del fermo e il rischio per i prodotti freschi

Tra 40 e 50 milioni di euro nell’arco dei cinque giorni di protesta. È la stima di Confcommercio Sicilia (organizzazione di rappresentanza delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi) per la grande distribuzione e la filiera commerciale del fresco. La cifra va letta come una valutazione dell’associazione sulle conseguenze del fermo, senza trasformarla in un consuntivo certificato dei danni già subiti.

Secondo Gianluca Manenti (presidente di Confcommercio Sicilia), le difficoltà dei rifornimenti mostrano quanto rapidamente l’interruzione dei trasporti possa ripercuotersi sull’economia dell’Isola. Le valutazioni diffuse indicano 20–25 milioni di euro di mancate vendite nei reparti del fresco; 12–15 milioni di costi e conseguenze sulle piattaforme logistiche e sui centri di distribuzione; 8–10 milioni di valore delle merci deperibili a rischio. Sono voci della stessa stima complessiva, da non aggiungere nuovamente al totale.

Il problema colpisce contemporaneamente chi produce, chi vende e chi compra. Un carico di ortaggi fermo può perdere valore prima della consegna. Il supermercato rimane senza merce e il cliente deve cambiare acquisto oppure cercare altrove. Anche una ripresa dei viaggi richiederebbe il tempo necessario per smaltire i carichi arretrati e ricostituire gli assortimenti.

La situazione nelle nove province

Palermo e Trapani mostrano gli effetti sui consumi e sui rifornimenti. Nel capoluogo palermitano sono documentati scaffali sguarniti e una disponibilità ridotta di alcuni prodotti. Nel trapanese le cronache segnalano prime carenze in alcuni supermercati e preoccupazione per la continuità del trasporto pubblico, legata alle forniture di carburante. Il quadro varia tra esercizi e territori: non equivale alla chiusura generalizzata dei servizi.

Messina e Catania sono coinvolte sia nelle difficoltà della distribuzione sia nella mobilitazione. Nel messinese mancano soprattutto prodotti freschi e deperibili, con segnalazioni anche dal comprensorio di Taormina. Nel catanese una rilevazione di Consumerismo (associazione di tutela dei consumatori) ha documentato banchi vuoti o semivuoti. Sono riscontri locali, che non consentono di attribuire la stessa gravità a ogni punto vendita delle due province. t

Ad Agrigento e Ragusa le carenze si accompagnano alla vulnerabilità delle filiere agricole. Nell’agrigentino sono segnalati problemi di approvvigionamento e scorte di alimenti deperibili in esaurimento. Anche il ragusano compare nelle cronache sui prodotti mancanti. Per i territori agricoli il rischio è doppio: ricevere meno merci destinate al consumo e non riuscire a spedire regolarmente quelle prodotte dalle aziende locali. Quest’ultimo è un effetto economico possibile del fermo, da distinguere dal conteggio dei danni effettivamente accertati.

Nel siracusano l’allarme riguarda in particolare il pomodoro di Pachino (Comune costiero della provincia di Siracusa). Il Consorzio di tutela del Pomodoro di Pachino Igp (Indicazione geografica protetta) denuncia tonnellate di prodotto non raccolte perché le aziende non riescono a consegnarle. La disponibilità della merce nei campi, dunque, non garantisce che possa raggiungere negozi e mercati in tempo utile.

Anche le aree interne risentono dell’interruzione delle consegne. Nell’ennese sono documentate difficoltà per l’ortofrutta e, a Valguarnera Caropepe (Comune collinare della provincia di Enna), carenze di acqua e pasta. Per il nisseno (provincia di Caltanissetta) le fonti consultate non offrono una rilevazione altrettanto dettagliata dei supermercati: il rischio riguarda comunque la continuità dei rifornimenti e delle spedizioni agricole, in un territorio già interessato dalla protesta contro il caro carburante.

Consumatori solidali, ma gli acquisti di scorta pesano

Il disagio non si traduce automaticamente in ostilità verso gli autotrasportatori. Nelle testimonianze riportate nel materiale di partenza, alcuni clienti raccontano di avere visitato più supermercati senza trovare i prodotti abituali, continuando però a condividere le ragioni della protesta. Il caro carburante viene percepito come un problema comune a imprese e famiglie. Seppure appare documentato che Il timore del prolungamento del fermo sta favorendo gli acquisti di scorta, anche di pasta e acqua minerale.

Le scorte domestiche possono accelerare lo svuotamento degli scaffali. Se le consegne diminuiscono e, nello stesso momento, ogni cliente compra più del solito, la merce disponibile termina prima. Per anziani, persone senza automobile e famiglie con risorse limitate, cercare gli stessi alimenti in più negozi comporta inoltre spese e difficoltà aggiuntive.

Il tavolo con Salvini e le richieste delle imprese

Il confronto ministeriale prevede due momenti distinti: nella mattinata le associazioni nazionali, nel pomeriggio i gruppi spontanei dei territori interessati dalle proteste. Salvini ha confermato questa articolazione, annunciando l’intenzione del Governo nazionale di accelerare risorse già finanziate e cercarne altre. L’esito del confronto resta da verificare.

Le rivendicazioni riguardano soprattutto gasolio e collegamenti marittimi. Tra le richieste figurano lo sblocco di 430 milioni di euro di crediti d’imposta e altri 400 milioni per i periodi rimasti senza copertura. Si aggiungono i pagamenti del Sea Modal Shift (incentivo al trasferimento delle merci dalla strada alla nave) e un sostegno al costo dell’attraversamento dello Stretto.

Il Governo regionale siciliano ha sostenuto la partecipazione delle imprese dell’Isola. Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana, Forza Italia) ha riferito del confronto con Salvini e dell’impegno regionale a destinare risorse contro il caro carburante attraverso le variazioni di bilancio. L’annuncio politico dovrà tradursi in provvedimenti e tempi di pagamento concreti.

Le divisioni possono complicare la ripartenza

Un’eventuale intesa potrebbe non chiudere ogni forma di protesta. Salvatore Bella (coordinatore del Comitato autotrasportatori siciliani, Cts) ha espresso fiducia nel confronto. Giuseppe Richichi (presidente del Consorzio Aias, organizzazione di autotrasportatori) ha invece annunciato il distacco dal Comitato e iniziative autonome. La divisione rende decisivo capire quali rappresentanze aderiranno agli eventuali impegni assunti a Milano.

Il via libera annunciato ai trasporti ortofrutticoli non equivale al ripristino di tutte le consegne. Il Comitato ha ribadito che le imprese intenzionate a viaggiare possono farlo. Restano però le difficoltà operative accumulate e l’autonomia dei diversi gruppi coinvolti. Le denunce dei produttori mostrano che l’apertura ai carichi agricoli non ha ancora risolto ogni problema.

Sul fronte della pesca è stata sospesa la manifestazione prevista il 22 ottobre nello Stretto. La Federazione armatori siciliani (organizzazione delle imprese armatrici della pesca), guidata da Fabio Micalizzi (presidente), ha precisato che la sospensione non comporta la rinuncia alle rivendicazioni contro il caro gasolio. Non va quindi confusa con la conclusione della mobilitazione del settore.

Mediterranea24 aveva già ricostruito le difficoltà per trasporti e collegamenti e il successivo spiraglio per le spedizioni ortofrutticole. Il passaggio decisivo resta ottenere risposte verificabili sui costi delle imprese e consentire la ripresa regolare dei rifornimenti.

Nell’immagine di copertina, i camion della protesta, gli scaffali sguarniti e il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.