Sicilia, acqua potabile con le autobotti per il termovalorizzatore di Palermo ?

Il recupero dell’acqua industriale non scioglie il nodo della fornitura potabile. Tempi e costi dell’allaccio da chiarire. L'opinione

Sintesi

Un impianto moderno, presentato come capace di recuperare tutta l’acqua necessaria, potrebbe dipendere dalle autobotti per i servizi destinati alle persone. È il nodo sollevato oggi, 5 ottobre, da La Sicilia sul termovalorizzatore di Bellolampo, a Palermo. La segnalazione riguarda l’acqua potabile, non quella utilizzata nel processo industriale. Il riciclo, quindi, non chiude ogni questione.

La Regione ha annunciato il recupero delle acque per entrambi gli impianti, sfruttando anche il percolato a Palermo e le acque del depuratore a Catania. Gli atti pubblici confermano richieste di integrazione nel procedimento palermitano, ma il dettaglio sulle autobotti non è stato verificato direttamente nei pareri originali. Restano da accertare durata e condizioni della soluzione riferita dal quotidiano.

Articolo

L’acqua viene recuperata, trattata e rimessa in circolo. Ma quella per le persone come arriverà ? È la domanda che si apre sul termovalorizzatore previsto a Bellolampo, nell’area collinare di Palermo. Un impianto presentato dalla Regione come tecnologicamente avanzato, per il quale emerge adesso un problema molto concreto: garantire l’acqua potabile ai servizi dell’edificio.

Oggi, 5 ottobre, La Sicilia riferisce che il progetto prevede autobotti e cisterne per alimentare bagni, docce e mensa, mentre prospetta un confronto con Amap (Azienda municipalizzata acquedotto di Palermo, gestore del servizio idrico) per realizzare una conduttura. Secondo il quotidiano, il nodo è l’assenza di una rete collegata all’acquedotto nella zona dell’impianto.

La notizia incontra un annuncio regionale che sembrava lasciare pochi dubbi: “Zero consumo d’acqua”. Nella presentazione del 21 maggio 2026, la Regione ha spiegato che il fabbisogno sarebbe stato coperto recuperando pioggia e acque del processo, insieme a quelle provenienti dagli impianti vicini, senza prelievi da falde o acquedotto pubblico. La scheda descrive però la produzione di acqua industriale. È su questa distinzione che occorre fare chiarezza.

Recuperare acqua per far funzionare un impianto non significa aver risolto anche la fornitura potabile. A Palermo è previsto il trattamento del percolato (il liquido che si forma attraversando i rifiuti). A Catania si punta sulle acque in uscita dal depuratore di Pantano d’Arci. La Regione indica un trattamento con osmosi inversa (filtrazione attraverso membrane) per ottenere acqua industriale pulita. Questa descrizione, da sola, non dimostra che la stessa acqua possa alimentare ogni servizio destinato alle persone.

La questione non si esaurisce dunque nel chiedere se l’impianto consumi acqua. Bisogna capire quale acqua serva, per quali usi e da dove debba arrivare. Il recupero può ridurre il bisogno di nuove risorse per il processo industriale, mentre una fornitura separata può restare necessaria per gli altri servizi. Per valutare il progetto occorre conoscere entrambe le parti.

Gli atti pubblici mostrano che gli Enti hanno chiesto chiarimenti e integrazioni. Il documento regionale che convoca la conferenza di servizi del 28 agosto richiama il parere istruttorio intermedio n. 54/2026 del 10 luglio della CTS (Commissione tecnica specialistica), la nota del 23 giugno dell’ASP (Azienda sanitaria provinciale) di Palermo e quella del 9 luglio di ARPA Sicilia (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente). Registra inoltre le risposte trasmesse dal proponente il 10 agosto.

Il quotidiano inoltre riferisce anche dubbi sulla stima di 5,7 litri al secondo e sul dimensionamento delle fosse per i reflui.

Resta comunque una domanda ragionevole: per quanto tempo un’infrastruttura di queste dimensioni dovrebbe affidarsi alle autobotti ? Una soluzione provvisoria può avere una spiegazione, ma deve avere anche un termine, una spesa prevista e un’alternativa concreta. Occorre sapere se la conduttura sia soltanto un’ipotesi da discutere oppure un’opera già progettata e finanziata, con responsabilità e tempi definiti.

Se invece il rifornimento su strada dovesse diventare abituale, andrebbero resi chiari il costo delle consegne, l’autonomia delle cisterne e le garanzie in caso di interruzione. Sono dettagli che incidono sulla vita quotidiana dell’impianto. Meritano la stessa attenzione riservata ai forni, alla produzione di elettricità e alle prestazioni ambientali annunciate.

È qui che nasce la perplessità, senza bisogno di anticipare un giudizio tecnico. Sorprende che, accanto alla presentazione di un impianto all’avanguardia, resti da chiarire una necessità elementare come la fornitura potabile.

La vicenda non può essere estesa automaticamente a Catania. Nelle fonti consultate non è emerso un riscontro equivalente sull’impiego di autobotti per l’acqua potabile del secondo termovalorizzatore. La previsione regionale sul recupero delle acque del depuratore descrive il circuito industriale e non consente, da sola, di ricostruire tutti gli altri approvvigionamenti.

Mediterranea24 ha già seguito il percorso delle gare e delle autorizzazioni dei termovalorizzatori siciliani. Il nodo dell’acqua aggiunge una verifica concreta: quale soluzione sarà pronta quando l’impianto dovrà funzionare e quanto costerà mantenerla. È su risposte come queste che gli annunci possono diventare garanzie comprensibili anche per i cittadini.

Nell’immagine di copertina, la rappresentazione progettuale del termovalorizzatore di Palermo; un’autobotte per acqua potabile acquistata con finanziamento regionale; e la rappresentazione del futuro impianto di Catania.