Sintesi
La commissione Bilancio dell’Assemblea regionale siciliana ha approvato oggi 1° ottobre un emendamento presentato da Giorgio Assenza, capogruppo di Fratelli d’Italia, alla manovra correttiva, che introduce un’indennità per i presidenti dei 6 Liberi Consorzi comunali, gli Enti che hanno sostituito le Province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani. L’importo sarebbe pari a quello riconosciuto al sindaco del rispettivo Comune capoluogo e non sarebbe cumulabile con l’eventuale indennità già percepita come sindaco. Non si tratta ancora di una norma definitiva: dovrà essere approvata dall’Aula dell’Ars.

Applicando il criterio previsto dall’emendamento, cioè l’allineamento all’indennità del sindaco del rispettivo Comune capoluogo, i presidenti dei Liberi Consorzi di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa e Trapani si attesterebbero a circa 9.660 euro mensili lordi. Più elevata sarebbe invece l’indennità del presidente del Libero Consorzio di Siracusa, pari a circa 11.040 euro al mese. A differenza delle Città metropolitane, dove il sindaco metropolitano coincide con il sindaco del capoluogo, nei Liberi Consorzi il presidente è una figura distinta dal sindaco della città capoluogo.

Diversa la situazione delle 3 Città metropolitane: i sindaci di Palermo, Catania e Messina svolgono anche le funzioni di sindaco metropolitano e percepiscono un’indennità di circa 13.800 euro lordi al mese ciascuno, parametrata al trattamento economico del presidente della Regione.

Per i consiglieri dei Liberi Consorzi e delle Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina le cariche rimangono gratuite, ma vengono previsti rimborsi delle spese di viaggio per chi risiede fuori dal Comune sede dell’Ente e una disciplina delle assenze dal lavoro e dei relativi permessi. La distinzione è importante: l’indennità vera e propria riguarda i presidenti, mentre per i consiglieri vengono riconosciuti soprattutto rimborsi e tutele connesse all’esercizio della funzione.

L’approvazione ha provocato un duro confronto politico. M5s e Controcorrente hanno votato contro, mentre il Pd in commissione ha espresso voto favorevole, provocando la reazione del deputato democratico Nello Dipasquale. Secondo i calcoli indicati dallo stesso parlamentare, l’effetto complessivo della misura potrebbe avvicinarsi a 370.000 euro al mese. La questione era già arrivata in Aula nel maggio scorso, quando una norma analoga era stata respinta con voto segreto.
Le critiche si sono estese anche al dibattito pubblico e sui social, dove molti interventi hanno messo in relazione i nuovi costi con le difficoltà economiche di famiglie e imprese e con le risorse disponibili per i servizi. Sul fronte opposto viene richiamata la necessità di riconoscere economicamente funzioni istituzionali e responsabilità che, per i presidenti dei Liberi Consorzi, sono attualmente esercitate senza una specifica indennità provinciale. Il confronto resta quindi aperto e la decisione conclusiva spetterà a Sala d’Ercole.
Articolo
Il primo via libera in commissione Bilancio
La commissione Bilancio dell’Ars (Assemblea regionale siciliana) ha approvato oggi 1° ottobre un emendamento inserito nella manovra correttiva regionale che interviene sul trattamento economico degli amministratori delle ex Province siciliane. La proposta porta la firma di Giorgio Assenza (capogruppo di Fratelli d’Italia all’Ars e componente della commissione Bilancio).
La misura interessa innanzitutto i presidenti dei 6 Liberi Consorzi comunali di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani. Per loro viene prevista un’indennità di carica pari a quella spettante al sindaco del Comune capoluogo, posta a carico dell’ente. Il presidente del Libero Consorzio, però, non coincide necessariamente con il sindaco del capoluogo, a differenza delle Città metropolitane, nelle quali il sindaco metropolitano coincide con quello di Palermo, Catania o Messina. L’importo non può comunque sommarsi all’eventuale indennità già percepita dal presidente nella sua qualità di sindaco.
È quindi più corretto parlare di indennità per i presidenti, e non genericamente di stipendi per tutti i presidenti e consiglieri delle ex Province. Il dossier parlamentare che ha già esaminato una disciplina sostanzialmente corrispondente chiarisce infatti che le cariche di consigliere metropolitano e di consigliere del Libero Consorzio restano gratuite.
Rimborsi e permessi per i consiglieri
Per i consiglieri delle 3 Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina e dei 6 Liberi Consorzi viene invece introdotto il rimborso delle spese di viaggio, quando risiedono fuori dal Comune nel quale ha sede l’ente.
L’emendamento disciplina inoltre le assenze dal lavoro degli amministratori. Sindaci metropolitani, presidenti e consiglieri potranno assentarsi per l’intera giornata quando sono convocati i rispettivi Consigli. Se la seduta si svolge in orario serale, viene riconosciuto il diritto a non riprendere il lavoro prima delle 8 del giorno successivo; quando i lavori superano l’una di notte, è prevista l’assenza per l’intera giornata seguente. I relativi oneri restano a carico degli enti di area vasta.
Quanto potrebbero percepire i presidenti
Le cifre che hanno alimentato maggiormente il confronto politico sono quelle indicate da Nello Dipasquale (deputato regionale del Partito Democratico). Secondo i suoi calcoli, l’indennità del presidente del Libero Consorzio di Agrigento passerebbe da circa 4.000 a 9.660 euro mensili, quella di Enna da circa 3.000 a 9.660 euro, mentre per Siracusa si passerebbe da 2.208 a circa 11.000 euro al mese.
Applicando lo stesso criterio previsto dall’emendamento, cioè l’allineamento all’indennità del sindaco del Comune capoluogo, anche i presidenti dei Liberi Consorzi di Caltanissetta, Ragusa e Trapani avrebbero un’indennità di 9.660 euro mensili lordi.
Per le Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina il quadro è diverso rispetto ai Liberi Consorzi. I rispettivi sindaci ricoprono anche la carica di sindaco metropolitano e la loro indennità di funzione è parametrata al 100% del trattamento economico del presidente della Regione. Nel 2026 l’importo previsto per ciascuno dei 3 sindaci metropolitani è di 13.800 euro lordi al mese. Non si tratta quindi di sommare una seconda indennità metropolitana a quella comunale, ma dell’indennità prevista per la funzione di sindaco delle 3 città metropolitane.
Il Pd vota sì ma si divide
Sul piano politico il voto ha prodotto una situazione particolare. Il Partito Democratico presente in commissione ha sostenuto l’emendamento, insieme a esponenti della maggioranza, mentre M5s e Controcorrente hanno votato contro. Il Governo regionale si è astenuto e si sono astenuti anche il presidente della commissione Dario Daidone (Fratelli d’Italia) e Marianna Caronia (Noi Moderati), secondo la ricostruzione di LiveSicilia.
Proprio il voto favorevole del Pd ha aperto una frattura interna. Dipasquale ha contestato duramente la scelta e il confronto si sarebbe acceso con Antonello Cracolici (deputato regionale del Pd), tanto da rendere necessaria una sospensione dei lavori della commissione. Dipasquale ha definito l’approvazione “vergognosa” e ha ricordato che una misura analoga era già stata respinta dall’Assemblea nei mesi scorsi.
M5s e Controcorrente contrari
Il Movimento 5 Stelle, attraverso Nuccio Di Paola, Roberta Schillaci e Angelo Cambiano, ha contestato la scelta sostenendo che, mentre famiglie e imprese affrontano il caro vita e il caro energia, vengono reperite nuove risorse per i costi connessi agli incarichi politici. La critica riguarda quindi soprattutto le priorità nell’impiego delle risorse pubbliche.
Contrario anche Controcorrente, con Ismaele La Vardera, José Marano, Alessandro De Leo e Carlo Gilistro, che ha giudicato negativamente l’emendamento e votato contro. Sono valutazioni politiche delle opposizioni, mentre l’argomento a sostegno della nuova disciplina è che il trattamento economico debba essere adeguato alle responsabilità esercitate dagli amministratori degli enti di area vasta.
Il precedente del maggio scorso
Non è il primo tentativo di intervenire sulla materia. Il 13 maggio 2026 l’Ars aveva già affrontato una norma che prevedeva le indennità per i presidenti dei Liberi Consorzi. In quell’occasione il testo era stato bocciato attraverso voto segreto: la Maggioranza era stata battuta e le Opposizioni, tra cui allora anche il Pd, avevano rivendicato lo stop alla maggiore spesa.
Il passaggio rende politicamente significativo quanto avvenuto oggi: una parte del Pd che a maggio aveva contribuito a fermare la misura ha questa volta votato a favore in commissione, mentre Dipasquale ha mantenuto la sua contrarietà.
Cosa sono oggi le ex Province
La Sicilia ha sostituito le precedenti Province regionali con i Liberi Consorzi comunali e le Città metropolitane attraverso la riforma degli Enti di area vasta. Dopo una lunga fase commissariale, il 27 aprile 2025 si sono svolte le elezioni di secondo livello: presidenti e consiglieri non sono quindi scelti direttamente dai cittadini, ma dagli amministratori comunali aventi diritto al voto.
La legge regionale n. 15 del 2015 aveva già previsto una disciplina delle indennità degli organi degli Enti di area vasta, successivamente modificata più volte. Proprio su questo assetto interviene adesso il nuovo emendamento, nel tentativo di ridefinire compensi, rimborsi e permessi dopo il ritorno degli organi politici provinciali.
Le reazioni sui social
Il provvedimento ha alimentato anche numerose reazioni critiche sui social, soprattutto intorno al rapporto tra costi della politica e difficoltà economiche. I commenti più ricorrenti contestano l’opportunità di aumentare le risorse destinate agli amministratori mentre vengono denunciati rincari, problemi nei servizi pubblici e difficoltà dei bilanci locali. Altri interventi sostengono invece che responsabilità istituzionali continuative non dovrebbero essere esercitate gratuitamente. Sono posizioni emerse nel dibattito pubblico e non modificano il dato centrale: la misura non è ancora legge.
La commissione Bilancio ha dato soltanto il primo via libera. L’ultima parola spetterà all’Aula dell’Ars, che potrà confermare, modificare o respingere la disposizione, come era già avvenuto nel precedente voto di maggio.
Nell’immagine di copertina, una seduta dell’Assemblea regionale siciliana a Palazzo dei Normanni; Giorgio Assenza, primo firmatario dell’emendamento; Nello Dipasquale, contrario alla misura.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









