Ars, bandi e manovrina sotto esame: si corre contro i tempi tra rilievi del CGA e caso CAS

Il governo Schifani tenta di portare all’ARS la variazione da circa 400 milioni prima della pausa estiva. C'è il nodo dei bandi regionali contestati da Cga e una richiesta di 100 milioni del Cas

Sintesi

La vicenda nasce con la finanziaria regionale 2026 e con i bandi destinati a sostenere imprese, assunzioni e investimenti. In primavera la Regione ha pubblicato gli avvisi e ha aperto la piattaforma per i contributi alle nuove assunzioni. A fine maggio il confronto con il CGA ha fatto emergere un problema sulla natura degli atti adottati non essendo stato chiesto il parere preventivo. Da qui la scelta dell’assessorato all’Economia di proporre una norma di copertura per gli atti non ancora arrivati a effetti definitivi. Intanto il Governo Schifani ha provato ad accelerare anche sulle deroghe al blocco delle assunzioni per alcune partecipate, mentre all’ARS cresceva l’ipotesi di rinviare a settembre la manovrina da circa 400 milioni. Nello stesso periodo, l’inchiesta sui pedaggi del CAS, culminata nella sospensione di 5 casellanti e di un tecnico esterno, ha riaperto il capitolo del risanamento del Consorzio, che punta a maggiori incassi, automazione e sostegno regionale per oltre 100 milioni in 3 anni.

Articolo

La partita politica e amministrativa che si sta giocando a Palazzo dei Normanni non riguarda soltanto una variazione di bilancio. Dentro la cosiddetta manovrina regionale da circa 400 milioni confluiscono interventi economici urgenti, norme per imprese e partecipate, fondi anti-crisi e una disposizione pensata per mettere al riparo alcuni bandi già pubblicati. Il presidente Renato Schifani ha fatto sapere di voler portare il testo all’Assemblea regionale siciliana (ARS) prima della pausa estiva, anche forzando il calendario d’Aula. Tuttavia, tra i Gruppi parlamentari e dentro la Maggioranza è circolata con insistenza l’ipotesi di uno slittamento a settembre, soprattutto dopo le difficoltà emerse sull’iter della legge in materia di attività produttive. Le ultime ricostruzioni parlamentari confermano che il Governo ha cercato di accelerare sugli emendamenti più urgenti e che il rinvio della variazione di bilancio resta una possibilità concreta se il percorso in commissione e in Aula non si chiuderà entro luglio.

L’origine della vicenda risale alla legge di Stabilità regionale per il triennio 2026-2028, costruita dalla Regione attorno a misure per lavoro, imprese e investimenti. Tra le norme più rilevanti c’è quella sui contributi alle aziende che assumono a tempo indeterminato o trasformano contratti a termine in rapporti stabili. La dotazione annunciata è di 150 milioni per ciascuna annualità dal 2026 al 2028, con domande gestite tramite Irfis FinSicilia. Gli avvisi sono stati pubblicati ad aprile e la piattaforma per le richieste è stata aperta a maggio. Il contributo, secondo la scheda pubblica della misura, copre il 10% del costo del lavoro per 36 mesi e resta collegato al regime “de minimis” (di minima entità), cioè alla disciplina europea che consente aiuti pubblici entro soglie limitate senza notifica preventiva alla Commissione. Dal 1 gennaio 2024 tale soglia è stata innalzata a 300.000 euro in 3 anni dal regolamento UE (Unione europea) 2023/2831.

Il punto critico è nato quando l’assessorato all’Economia, guidato da Alessandro Dagnino, ha chiesto un chiarimento sulla compatibilità del bando con le regole europee sugli aiuti di Stato. Nel corso dell’esame, secondo la ricostruzione disponibile, il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana (CGA) avrebbe rilevato un vizio più profondo: il decreto-bando sarebbe stato un atto di natura regolamentare e, proprio per questo, avrebbe richiesto prima dell’emanazione il parere dello stesso organo consultivo. Il CGA ha funzioni consultive previste dall’ordinamento speciale siciliano e la sezione consultiva risulta presieduta da Gabriele Carlotti. Il nodo non è formale, perché se un bando viene qualificato come regolamento e non come semplice atto amministrativo, la mancata richiesta del parere preventivo può esporlo ad annullamento in caso di ricorso.

Da qui si comprende il senso dell’emendamento proposto dall’assessorato. La formula prevede che gli atti amministrativi adottati dal Governo per attuare disposizioni di legge non abbiano natura regolamentare, salvo diversa previsione espressa. La disposizione avrebbe efficacia anche per gli atti che non hanno ancora esaurito i propri effetti, cioè per quei bandi non arrivati a graduatoria definitiva. Il riferimento più delicato è proprio l’avviso sui contributi alle assunzioni, considerato una delle misure simbolo della finanziaria. La stessa bozza di intervento, secondo le fonti parlamentari, è stata agganciata alla legge sulle attività produttive insieme alle deroghe al blocco delle assunzioni per Sicilia emergenza urgenza sanitaria (SEUS), Azienda siciliana trasporti (AST), Sicilia Digitale e Mercati agro-alimentari Sicilia (MAAS).

Il calendario, però, resta stretto. Prima dell’approdo della manovrina in Aula occorre completare il passaggio in Giunta, il confronto con i gruppi, l’esame nelle commissioni e il nodo dei rendiconti. La Corte dei conti ha parificato parzialmente il rendiconto 2022 della Regione il 27 maggio 2026, un passaggio indispensabile nel percorso di riallineamento dei conti pubblici siciliani. Finché questi atti contabili non vengono messi in sicurezza, la discussione sulla variazione di bilancio procede con un vincolo politico e tecnico pesante. È per questo che la norma sui bandi, se non venisse approvata subito con la legge sulle attività produttive, potrebbe finire dentro la manovrina, con il rischio di slittare insieme a essa.

Nella stessa fase si è aperto un secondo fronte, quello del Consorzio autostrade siciliane (CAS). Il caso nasce da un’indagine della Procura di Termini Imerese su presunte sottrazioni di pedaggi ai caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono. Secondo la ricostruzione degli investigatori, alcuni addetti avrebbero alterato le tratte dichiarate dagli automobilisti, facendo risultare percorsi più brevi e trattenendo la differenza in contanti. Il Giudice per le indagini preliminari (GIP) ha disposto la sospensione per 6 mesi di 5 dipendenti del Consorzio e di un tecnico di una società esterna. Le contestazioni riguardano 266 episodi di peculato, collocati soprattutto tra novembre 2025 e gennaio 2026, mentre l’indagine sarebbe partita da anomalie rilevate da tempo negli incassi.

Dopo l’emersione dell’inchiesta, i dati sugli incassi hanno rafforzato i sospetti di una perdita strutturale di risorse. Un monitoraggio dell’assessorato regionale alle Infrastrutture, guidato da Alessandro Aricò, ha indicato che nel solo mese di giugno i 3 caselli finiti al centro dell’indagine hanno registrato circa 870.000 euro in più. L’aumento più rilevante non sarebbe arrivato dai pagamenti elettronici, cresciuti di poco più di 56.000 euro, ma dal contante. Lo stesso assessore ha collegato il dato a una maggiore attenzione nei controlli e ha parlato di incassi precedenti non congrui rispetto ai flussi di traffico. Se il ritmo fosse confermato nel secondo semestre, le entrate complessive del CAS potrebbero crescere di circa 10 milioni.

Il piano di risanamento del Consorzio si inserisce in questo quadro. Il documento, secondo la ricostruzione disponibile, segnala un ricavo medio di circa 30 centesimi per chilometro di rete, valore ritenuto inferiore alla media nazionale e tale da collocare il CAS in una posizione di forte debolezza tra i concessionari. Per riequilibrare i conti, il Consorzio punta a un contributo regionale superiore a 100 milioni in 3 anni, all’introduzione del pedaggio sulla Siracusa-Gela a partire dalla barriera di Cassibile, all’adeguamento delle tariffe agli indici ISTAT (Istituto nazionale di statistica) e a un progetto fotovoltaico per ridurre una spesa energetica stimata in circa 12 milioni l’anno. Nel confronto politico sono intervenuti anche il deputato regionale Giuseppe Tomarchio, che ha parlato di fragilità profonde del sistema, e l’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo, che ha chiesto audizioni per chiarire le responsabilità gestionali.

La prospettiva organizzativa va nella stessa direzione: meno dipendenza dagli esattori e più automazione. Il nuovo piano di fabbisogno privilegia profili tecnici, operai specializzati, ingegneri e dirigenti, mentre non prevede nuovi casellanti. Le cifre circolate parlano di 47 posti tra ingegneri, istruttori tecnici e operai, più 4 da dirigente. Per il personale già in servizio, i dati sindacali più aggiornati indicano 105 addetti all’esazione in regime part-time, destinati a passare progressivamente dal 25% al 50% dell’orario entro il 2027, così da coprire i vuoti prodotti dai pensionamenti senza avviare nuove assunzioni nello stesso profilo.

Il quadro finale è quello di una Regione costretta a correre su più tavoli contemporaneamente. Da un lato c’è la necessità di approvare in fretta la manovrina per finanziare misure considerate urgenti, comprese quelle per produttori di grano e vino e per il sostegno alle imprese. Dall’altro c’è l’esigenza di blindare i bandi già avviati, evitando che una carenza procedurale possa travolgere interventi da centinaia di milioni. Sullo sfondo resta il caso CAS, che non è soltanto una vicenda giudiziaria, ma anche il sintomo di un ente regionale chiamato a dimostrare di poter risanare i conti, aumentare la trasparenza e riorganizzare il proprio modello di gestione.

Immagine parzialmente realizzata con Ia.