Sintesi
Diane Christine Palmer, turista australiana in vacanza in Sicilia con il marito, il 1 ottobre 2018 stava percorrendo un sentiero nel Parco delle Madonie, in contrada Fegotti a Geraci Siculo, borgo medievale a 1000 metri di altitudine in provincia di Palermo, quando un pino di grandi dimensioni, interessato da lavori di taglio, cadde sui 2 escursionisti. La donna riportò ferite gravissime, fu trasferita in elisoccorso a Palermo e morì il 14 novembre 2018 dopo 44 giorni di ricovero. Nel 2023 i familiari avviarono una causa civile chiedendo oltre 2 milioni e mezzo di euro alla Regione Siciliana. Nel 2026 il Tribunale di Palermo ha accolto le domande del marito, del figlio e della sorella, condannando l’assessorato regionale competente a pagare circa 800 mila euro, comprese le spese legali, con una decisione che sarebbe passata in giudicato.

Articolo
La vicenda riguarda la morte di Diane Christine Palmer, turista australiana che nell’autunno del 2018 si trovava in Sicilia con il marito per una vacanza naturalistica. La meta scelta era il Parco delle Madonie, area naturale regionale del palermitano che si estende per 39.941,18 ettari e comprende 15 comuni, tra cui Geraci Siculo, borgo medievale a 1000 metri di altitudine, dove si trova contrada Fegotti. Il Parco è stato istituito con decreto assessoriale numero 9 del 1 dicembre 1989 ed è gestito dall’Ente regionale Parco delle Madonie. È uno dei territori siciliani di maggiore pregio ambientale, per biodiversità, boschi, habitat montani e valenze geologiche.

La tragedia risale al 1 ottobre 2018. Secondo la ricostruzione emersa nel giudizio e riportata dai legali della famiglia, i 2 coniugi avevano programmato un’escursione lungo itinerari indicati da una guida specializzata e segnalati come percorsi escursionistici. Dopo essere entrati nell’area da contrada Fegotti, anche sulla base delle indicazioni ricevute da un dipendente del Corpo forestale, iniziarono a camminare sul sentiero. Durante la passeggiata incontrarono personale forestale impegnato in attività di manutenzione, ma non sarebbero stati avvertiti della presenza di lavori pericolosi di abbattimento o potatura.

Il punto centrale della causa è stato proprio questo: il percorso appariva accessibile e regolarmente fruibile. Secondo quanto ricostruito, non vi erano cartelli di pericolo all’ingresso, delimitazioni del cantiere, divieti di transito o altri avvisi idonei a impedire ai visitatori di proseguire. Poco dopo, un pino di grandi dimensioni, oggetto delle operazioni di taglio, precipitò sui 2 escursionisti. La donna riportò lesioni gravissime, fu trasportata in elisoccorso a Palermo, rimase ricoverata per 44 giorni, venne sottoposta a interventi chirurgici e cure intensive e morì il 14 novembre 2018.
Dopo l’incidente furono avviati accertamenti in sede penale. Nel 2023, quando i familiari promossero la causa civile, i loro legali richiamarono la ricostruzione della Procura, sostenendo che mancavano segnalazioni di pericolo, controlli adeguati sulle operazioni e corrette modalità di abbattimento dell’albero. In quella fase venne chiesto un risarcimento superiore a 2 milioni e mezzo di euro. L’avvocato Alessandro Palmigiano, in una dichiarazione riportata allora dalla stampa, parlò di responsabilità degli operai e quindi dell’assessorato sotto più profili, indicando l’assenza di cartelli, la carenza di vigilanza e il taglio eseguito in modo scorretto come i 3 punti essenziali della domanda risarcitoria.
La decisione civile è arrivata nel 2026. Il Tribunale di Palermo, terza sezione civile, giudice Simona Maria Cipitì, con sentenza numero 3475/2026, indicata dalle fonti come passata in giudicato, ha accolto le richieste del marito, del figlio e della sorella della vittima. L’assessorato dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea della Regione Siciliana è stato condannato a versare circa 800 mila euro, comprese le spese legali. Nel giudizio civile i familiari sono stati assistiti dagli avvocati Alessandro Palmigiano, Elisabetta Violante e Licia Tavormina dello Studio legale Palmigiano e associati.
Sul piano giuridico, la vicenda si colloca nel terreno della responsabilità civile per fatto illecito e per danno provocato da cosa in custodia. Il Codice civile stabilisce, da un lato, che chi cagiona ad altri un danno ingiusto con comportamento doloso o colposo è tenuto a risarcirlo e, dall’altro, che chi ha una cosa in custodia risponde dei danni da essa prodotti, salvo che provi il caso fortuito. Nel caso di lavori o cantieri, inoltre, il decreto legislativo numero 81 del 2008 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro prevede regole su accessi, recinzioni e misure idonee a impedire l’ingresso di estranei nelle aree operative.
La giurisprudenza più recente conferma che la responsabilità dell’Ente pubblico non è automatica per la sola presenza di un ostacolo o di un albero caduto, ma richiede la prova del collegamento tra bene custodito, difetto di vigilanza o manutenzione ed evento dannoso. La Cassazione con ordinanza numero 33136 del 18 dicembre 2024, ha ribadito che, quando il pericolo deriva da un fattore esterno, occorre verificare se l’evento sia stato favorito dalla conformazione del bene, da carenze manutentive, da insufficiente controllo o da ritardi nell’intervento. In questa vicenda, secondo l’esito del giudizio civile, il nodo decisivo non è stato un evento naturale improvviso e imprevedibile, ma la presenza di lavorazioni pericolose lungo un sentiero rimasto percorribile senza adeguati avvisi o interdizioni.
La condanna della Regione, dunque, non riguarda soltanto il risarcimento economico ai familiari di una turista morta durante una vacanza, ma richiama un principio più ampio: nei luoghi naturali aperti al pubblico, soprattutto quando sono in corso interventi di manutenzione, la fruizione turistica deve essere compatibile con obblighi effettivi di controllo, segnalazione e protezione. L’area protetta, per sua natura, invita alla visita e alla scoperta, ma proprio per questo chi ne gestisce lavori e percorsi deve evitare che un sentiero apparentemente sicuro si trasformi in un luogo esposto a un pericolo non percepibile da chi lo attraversa.
Immagine parzialmente realizzata con Ia.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









