Sicurezza, stretta sui minori e nuovo reato per le violenze di piazza

Fermo esteso ai luoghi affollati. Sanzioni ai genitori e risarcimenti più rapidi. A Milano altri cinquecento militari. La Cgil in piazza contro violenze e disuguaglianze

Sintesi

Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto sulla sicurezza pubblica e sulla criminalità minorile. Prevede un nuovo reato per le violenze organizzate durante le manifestazioni, arresti differiti e maggiori strumenti di prevenzione. L’approvazione del Governo deve essere distinta dall’entrata in vigore delle norme.

Per i ragazzi dai 14 ai 17 anni viene introdotta la presunzione della capacità di intendere e di volere, salvo prova contraria. Sono previste sanzioni per i genitori e procedure più rapide per ottenere il risarcimento dei danni. La responsabilità penale del ragazzo dovrà comunque essere dimostrata.

A Milano sono destinati altri 500 militari fino alla fine del 2026. Nel provvedimento non è stata inserita l’estensione delle funzioni di Polizia giudiziaria alle Forze armate, contestata dai sindacati di polizia. Il rinforzo non comporta quei nuovi poteri.

Proseguono le indagini sui disordini del fine settimana, mentre la Cgil ha convocato una manifestazione per oggi in piazza della Scala. Il sindacato condanna saccheggi e aggressioni e chiede interventi su lavoro, salari, casa e giovani. La sicurezza riguarda anche la coesione sociale.

Articolo

Il decreto dopo i saccheggi di Milano

Ieri 20 ottobre 2026 il Governo ha approvato un decreto-legge sulla sicurezza pubblica e sul contrasto alla criminalità minorile, dopo gli scontri e i saccheggi del 17 e 18 ottobre a Milano. Il Consiglio dei ministri si è riunito alle 18.21 a Palazzo Chigi, presieduto da Giorgia Meloni (presidente del Consiglio), con Alfredo Mantovano (sottosegretario alla Presidenza) nelle funzioni di segretario.

Il provvedimento interviene su violenze organizzate nelle manifestazioni, responsabilità dei minorenni, sanzioni ai genitori, risarcimenti e prevenzione. Al termine della riunione, Carlo Nordio (ministro della Giustizia) e Matteo Piantedosi (ministro dell’Interno) ne hanno illustrato i contenuti.

Il nuovo reato richiede un gruppo organizzato e un pericolo concreto

La nuova fattispecie è denominata “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche”. Secondo il comunicato, riguarda chi partecipa a un gruppo di almeno 5 persone che agisce in modo organizzato, anche occasionalmente, utilizzando o lanciando oggetti capaci di ferire oppure artifici pericolosi, con un concreto rischio per l’incolumità delle persone.

La semplice presenza a una manifestazione non basta a integrare il nuovo reato. Nella descrizione del Governo devono concorrere organizzazione del gruppo, condotte violente e pericolo concreto. Le cronache della conferenza stampa riferiscono una pena da 2 a 5 anni di reclusione, con una multa fino a 20.000 euro, e da 4 a 12 anni per chi organizza o promuove i gruppi, anche attraverso strumenti informatici. Sono dettagli da confrontare con il testo normativo definitivo.

Il decreto prevede pene più severe per chi danneggia beni agendo in un gruppo organizzato di almeno 5 persone e per determinate forme di devastazione, saccheggio e attacco a impianti di pubblica utilità durante le manifestazioni. Per le lesioni agli agenti legate al loro servizio, la Magistratura potrà procedere senza che la persona ferita presenti querela, cioè chieda formalmente di perseguire il responsabile. Questa tutela non significa che gli altri cittadini debbano sempre attivarsi personalmente: per le lesioni non aggravate occorre generalmente la querela, mentre per quelle gravi o gravissime e per altri casi previsti dalla legge si procede già d’ufficio. Anche i danneggiamenti commessi durante manifestazioni pubbliche sono già perseguibili senza querela del proprietario. La richiesta di risarcimento resta una questione distinta dal procedimento penale.

Dai 14 anni cambia la valutazione della capacità, non la prova della colpevolezza

Per i minorenni che hanno compiuto 14 anni il decreto introduce una presunzione di capacità di intendere e di volere, superabile con prova contraria. Significa che si parte dal presupposto che il ragazzo fosse capace di comprendere il significato del proprio comportamento e di controllarlo, lasciando la possibilità di dimostrare il contrario.

Questa capacità è distinta dalla responsabilità per il fatto contestato. L’accusa dovrà comunque dimostrare che il ragazzo ha commesso il reato. La misura non equivale, dunque, a una presunzione di colpevolezza e non introduce l’imputabilità sotto i 14 anni. Il comunicato precisa inoltre che resta la diminuzione della pena prevista per i minori imputabili.

Un minorenne accusato di un reato deve rispondere delle proprie azioni, ma con regole che tengano conto della sua età e della sua personalità ancora in formazione. Il Giudice deve valutare anche la maturità, le condizioni di vita e le possibilità di recupero del ragazzo. Lo scopo è impedirgli di commettere altri reati e aiutarlo a cambiare strada.

La Corte costituzionale (organo che controlla se le leggi rispettano la Costituzione), nella sentenza n. 2 del 2022, ha ribadito questo principio esaminando una vicenda nella quale un condannato sosteneva che avrebbe dovuto essere giudicato dal Tribunale per i minorenni anziché da quello ordinario. La Corte ha spiegato che la giustizia minorile ha una funzione specifica: valutare il ragazzo anche con l’aiuto di esperti, per scegliere una risposta che favorisca il suo recupero. Non ha però accolto la richiesta di mettere in discussione la condanna ormai definitiva.

Trattenimento fino a 12 ore e arresto differito sono misure diverse

Il comunicato indica un massimo di 12 ore per l’accompagnamento e il trattenimento negli uffici di Polizia, misura comunemente chiamata “fermo preventivo”. La possibilità, già prevista in occasione delle manifestazioni, viene estesa a specifiche operazioni svolte in luoghi con un consistente afflusso di persone.

La Polizia non può accompagnare e trattenere una persona nei propri uffici soltanto perché si trova in mezzo alla folla. Devono esserci fatti o comportamenti concreti che facciano ragionevolmente temere che quella persona possa mettere in pericolo gli altri. Un sospetto generico non basta.

La misura può riguardare anche i minorenni, con le protezioni previste per la loro età. Il comunicato del Governo non precisa però da quanti anni possa essere applicata. L’ANSA (agenzia nazionale di informazione) indica dai 16 anni, ma questa soglia deve essere confermata leggendo il testo definitivo del decreto.

Diverso è l’arresto in flagranza differita, esteso anche ai minorenni e ai reati indicati dal provvedimento. Consente, nei casi e nei termini stabiliti dalla legge, di arrestare una persona dopo l’episodio, quando la sua condotta sia documentata con i requisiti richiesti. Non coincide con un trattenimento disposto per prevenire un pericolo. Nell’arresto differito la persona viene arrestata per un reato già commesso, dopo essere stata identificata, per esempio attraverso un video. Nel trattenimento preventivo, invece, viene accompagnata e trattenuta temporaneamente negli uffici di Polizia in quanto elementi concreti fanno temere che possa compiere azioni pericolose.

Il decreto prevede anche una procedura più rapida per destinare Magistrati agli uffici giudiziari interessati da un numero elevato di arresti. L’obiettivo è consentire le udienze di convalida entro i termini di legge, assicurando il controllo del Giudice sulle privazioni della libertà.

Genitori, sanzioni e risarcimenti

Quando un minorenne, anche non imputabile, partecipa a determinati reati, chi esercita la responsabilità genitoriale può ricevere una sanzione amministrativa, salvo che dimostri di non aver potuto impedire il fatto. Non si tratta di una condanna penale del genitore per il reato del figlio.

Le ricostruzioni giornalistiche indicano multe da 500 a 1.000 euro, raddoppiabili in caso di reiterazione. Il comunicato descrive inoltre procedure più rapide per recuperare i danni: per i beni pubblici può intervenire direttamente il Prefetto, mentre i privati possono ricorrere al decreto ingiuntivo (ordine giudiziario di pagamento). Importi, condizioni e possibilità di opposizione dovranno essere letti nel testo pubblicato.

La sanzione e il risarcimento hanno funzioni differenti. La prima punisce la violazione prevista dalla norma, il secondo serve a rimborsare il danno subito. La formula politica “chi rompe paga” non elimina la necessità di accertare fatti, responsabilità e somme dovute.

Il Questore potrà vietare determinati raduni

Tra gli strumenti di prevenzione compare il divieto di riunirsi con persone determinate in luoghi individuati, per un periodo massimo di un anno. Il Questore (Autorità provinciale che dirige i servizi di pubblica sicurezza) potrà applicarlo anche ai minorenni che abbiano compiuto 14 anni.

La misura riguarda, secondo il comunicato, persone che abbiano tenuto in gruppo comportamenti intimidatori o violenti e presentino gli ulteriori precedenti indicati, come provvedimenti di prevenzione o condanne per delitti contro la persona o il patrimonio. Non viene descritto un divieto generale di frequentare amici o partecipare a manifestazioni.

Altri cinquecento militari, senza l’estensione dei poteri contestata

Il contingente dell’operazione Strade sicure viene incrementato di 500 militari per Milano fino al 31 dicembre 2026. L’operazione impiega personale delle Forze armate a sostegno delle autorità di pubblica sicurezza nel controllo del territorio.

Non è stata inserita l’estensione delle funzioni di Polizia giudiziaria ai militari, sostenuta da Guido Crosetto (ministro della Difesa). Queste funzioni riguardano, tra l’altro, l’accertamento dei reati e la ricerca degli autori sotto la direzione dell’Autorità giudiziaria. Il rinforzo del contingente va quindi distinto dalla proposta di attribuirgli nuovi compiti investigativi.

La proposta aveva incontrato l’opposizione dei sindacati di Polizia. Giuseppe Tiani (segretario del Sindacato italiano appartenenti polizia) ha richiamato la formazione e l’esperienza necessarie quando si interviene sulle libertà dei cittadini. L’Associazione nazionale funzionari di Polizia (organizzazione sindacale dei funzionari) ha segnalato il rischio di sovrapposizioni e incertezze nelle responsabilità operative. Anche il Silp Cgil (Sindacato italiano lavoratori Polizia della Confederazione generale italiana del lavoro) e il Coisp (Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di Polizia) hanno contestato l’ipotesi.

Le cronache hanno riferito anche di interlocuzioni con il Quirinale (Presidenza della Repubblica).

Le prime decisioni sui disordini e le indagini sui social

Sul fronte giudiziario, 4 maggiorenni arrestati per gli episodi di sabato 17 ottobre restano in carcere, mentre un quinto è stato posto ai domiciliari con braccialetto elettronico. Le decisioni sono state adottate da Fabrizio Filice (Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano). Per 11 minorenni sono stati disposti il collocamento in comunità oppure la permanenza in casa. Sono misure cautelari, non condanne definitive.

Nelle ordinanze riportate dalla stampa, il Giudice prospetta un possibile progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico, capace di utilizzare la partecipazione spontanea di giovani. Gli accertamenti riguardano anche gli account “Italia in piazza” e “Movimento 17 ottobre”. L’esistenza di una regia, la sua eventuale struttura e le responsabilità dei singoli rimangono questioni investigative.

Le interpretazioni politiche non coincidono con gli esiti delle indagini. Le ipotesi su organizzazioni, interferenze esterne o forme di coordinamento devono essere sostenute da prove, evitando di attribuire indistintamente le stesse responsabilità a chi ha promosso una protesta, a chi vi ha partecipato pacificamente e a chi ha commesso violenze.

La Cgil convoca Milano contro violenza e disuguaglianze

Oggi 21 ottobre, alle 18.30, la Cgil di Milano ha convocato una manifestazione in piazza della Scala, davanti a Palazzo Marino (sede del Comune). L’appello è rivolto alle forze civiche, sociali, sindacali e politiche e alle associazioni che lavorano per la coesione della città.

Il sindacato condanna distruzioni, saccheggi e aggressioni, esprime solidarietà alle persone colpite e distingue il dissenso dalla violenza. Allo stesso tempo contesta al Governo nazionale insufficienti investimenti su salari, lavoro, diritto allo studio, casa e giovani, oltre alle carenze negli organici delle Forze dell’ordine. Sono valutazioni espresse nell’appello ufficiale della Cgil milanese.

La mobilitazione propone di affiancare alla tutela dell’ordine pubblico interventi contro le disuguaglianze. La condanna degli attacchi e la richiesta di affrontare le difficoltà sociali vengono presentate come impegni da portare avanti insieme.

Entrata in vigore e garanzie costituzionali

Per stabilire quando le nuove norme diventano applicabili occorre verificare il decreto emanato e pubblicato, compresa la disposizione sulla sua entrata in vigore. L’articolo 77 della Costituzione stabilisce inoltre che il Parlamento deve convertirlo in legge entro 60 giorni dalla pubblicazione, altrimenti perde efficacia sin dall’inizio.

Il nuovo reato e le disposizioni penali più severe non possono essere applicati retroattivamente ai fatti commessi prima della loro entrata in vigore. È la garanzia prevista dall’articolo 25 della Costituzione. Gli episodi del fine settimana devono quindi essere valutati sulla base delle norme applicabili quando sono avvenuti.

Mediterranea24 aveva già ricostruito i saccheggi di Milano, le misure allora annunciate e il richiamo di Sergio Mattarella (presidente della Repubblica) alla necessità di approfondire le nuove violenze. Dopo l’approvazione del decreto, l’attenzione passa ai suoi contenuti effettivi, alle garanzie e alla capacità di prevenire altri episodi.

Nell’immagine di copertina, la conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri, i saccheggi a Milano e l’appello della Cgil per la coesione sociale.